A proposito di L'amore è eterno finché dura e Along Came Polly

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3 ottobre, 2012 - 17:05

Due film usciti in questi giorni nelle nostre sale ci parlano della fragilità dell'amore e della possibilità di controllare il rischio che l'amore finisca.

I due film vengono da terre tra loro geograficamente lontane: l'Italia e gli Stati Uniti, circostanza che rende particolarmente interessante un confronto. Il primo ad apparire sui nostri schermi è stato L'amore è eterno finché dura. Titolo irridente, che non manca di suscitare nel futuro spettatore una vaga malinconia, se non una nostalgia vera e propria. Regista, co-autore e protagonista, Carlo Verdone. Il poster che pubblicizza il film, ritraente su fondo nero i volti sorridenti di Verdone, Laura Morante e Stefania Rocca, allude al solito triangolo lei lui lei, ma la vicenda si rivela subito più attuale e problematica.

Siamo a Roma. Gilberto (C. Verdone) è un oculista di cinquant'anni, sposato con Tiziana (L. Morante), di professione psicologa nel programma televisivo S.O.S. Coppia. Gilberto si è iscritto a uno speed-date, come dire "appuntamento lampo", in cui due gruppi di partecipanti si fronteggiano a rotazione avendo tre minuti per farsi conoscere, piacere e esser scelti. Al momento dell'iscrizione, Gilberto ha dichiarato di essere "vedovo". A nulla vale virare su "veneto" quando Tiziana lo scopre, in seguito alla scomparsa di una partecipante allospeed-date (la più bella, o piuttosto l'unica bella).

Scacciato di casa, Gilberto inizia suo malgrado una nuova vita, a casa del socio, il salutista, affidabile, cuoco provetto Andrea (Rodolfo Corsato), e della sua compagna, la sbarazzina Carlotta (S. Rocca), agente immobiliare. Andrea e Carlotta sono innamoratissimi; stanno insieme da circa un anno, per Carlotta un tempo record.

In breve Gilberto scopre che da due anni Tiziana ha una relazione con un comune amico, Guido (Antonio Catania). Mentre Tiziana tenta di mettere alle strette l'amante per nulla tale, per poi giungere a pentirsi di aver cacciato di casa Gilberto, e intanto continua ad apparire, sempre più sfigurata dalle lacrime, nello show televisivo a impartire consigli a coppie in crisi, Gilberto è tutto preso ad accontentare Carlotta, la quale oltre a cercargli casa, di giorno, di sera fuma con lui di nascosto mentre aspettano che la cena sia pronta e si dà da fare per aiutarlo a trovare chi lo consoli.

(A Laura Morante ha giovato deporre i panni di moglie e madre esemplare e liberare la sua vena comica, che è esplosiva pur se sapientemente contenuta.)

Il primo appuntamento è con una pimpante ventenne. La ragazza ha fretta (il tipo con cui vive la sta scaraventando fuori di casa) e dà appuntamento a Gilberto per di lì a venti minuti. La serata si conclude con un mezzo amplesso al ritmo di squilli di cellulare e invii di sms. Carlotta non demorde e salta fuori un'amica non giovanissima, garbata, ginecologa, un matrimonio finito. Con lei Gilberto passa una serata nostalgica al concerto della loro comune passione Joe Coker, quindi una notte patologica. Distesi sul letto, stretti stretti, i due si scambiamo informazioni sulle malattie e i disturbi più vari, non escluse ragadi e emorroidi, mentre la macchina da presa si ritrae sempre più fino a uscire dalla finestra dell'albergo.

Nel frattempo Carlotta appare sempre meno presa dall'impeccabile fidanzato e sempre più in ansia per l'inconsapevole Gilberto. La bella dello speed-date ricompare, ma Gilberto intuisce che si tratta di un caso clinico. Non così Andrea, che, preso da subitanea passione per la maliarda, lascia il campo libero a Carlotta, che può così finalmente dichiararsi all'inconsapevole ma non indifferente Gilberto.

Il film giunge al clou: come si pongono due persone che si scoprono innamorate e hanno sperimentato la fine di legami che sembravano indissolubili (l'uno per via di legge, l'altra di amore puro e semplice) di fronte a un nuovo amore, o meglio alla possibilità di un nuovo amore? Se l'amore finisce, vale la pena farne iniziare un altro, abbracciando il rischio che anche questo finisca? Se la risposta è sì, che cosa si può escogitare per farlo durare (di più? il più possibile?)?

Complice la professione di Carlotta, la nuova coppia decide di metter su due case. Due cuori e due capanne, ma vicine – più che vicine: dirimpettaie –, con possibilità di sconfinamenti e ritirate in tempi rapidi. Mentre Gilberto e Carlotta si allontanano nella folla, abbracciandosi e battibeccando su dimenticanze incrociate di chiavi e effetti personali, ci chiediamo se questa distanza in vicinanza saprà proteggerli dalle insidie, del tempo, di altri incontri – se, a dispetto della formula di condivisione non totale, ugualmente l'amore finirà. Se l'incapacità dell'amore di tollerare limiti e proibizioni porterà uno dei due a lasciare la propria casa.

In Along Came Polly… e alla fine arriva Polly, scritto e diretto da John Hamburg, il problema del rischio è il centro della storia. Il film inizia pochi attimi prima della celebrazione delle nozze di Reuben (Ben Stiller) e Lisa (Debra Messing). Reuben è felice di sposare Lisa perché, come confida all'amico del cuore Sandy (Philip Seymour Hoffman) che lo sta scortando al gran passo e nel far ciò gli chiede se ci ha pensato bene, è innamorato di Lisa e tutto si sta svolgendo secondo programma. Reuben è un analista specializzato in rischi, fiore all'occhiello di una grande compagnia assicurativa newyorchese.

La luna di miele riserva a Reuben un fuoriprogramma tale da spezzare il più duro dei cuori, se non fosse che siamo in una commedia romantica ma non zuccherina: la scoperta di sua moglie in un amplesso focoso con il fascinoso maestro di immersioni – il fascino latino, nella fattispecie francese – cui l'ha affidata (per errato calcolo di rischio?) poche ore prima. Per impedire a Reuben e a noi stessi di soffrire anche solo un po', l'amplesso si consuma in un convulso dibattersi e schioccare di sgargianti pinne da immersione che i due non hanno fatto in tempo a sfilarsi prima di infilarsi sottocoperta. Allo stesso scopo dolorifugo, il ritorno di Reuben al lavoro è preceduto dall'eco dell'accaduto, avendo la mamma informato tutti nei minimi dettagli, in ufficio e nel vicinato. Partito così, il film non può che procedere a spron battuto tra gag e momenti di comicità fisica in perfetto stile slap-stick ovvero "torte in faccia". Aiutano in ciò la "Sindrome da Intestino Sensibile" di Reuben e il suo igienismo maniacale.

Mentre Gilberto dopo essere stato espulso da casa ha bisogno di un tempo di ripensamento e sofferenza, per quanto breve, Reuben passa quasi subito al contrattacco – quasi si può toccare con mano la felina vitalità statunitense, che il minuto ma elastico Ben Stiller rappresenta molto bene. Il montaggio contribuisce a smussare la sofferenza, fornendoci rapide dissolvenze di Reuben solo sul divano di casa e in camera da letto. Inoltre, mentre Reuben ritorna nel suo appartamento, Gilberto è invece più che lieto dell'offerta di ospitalità dei suoi amici e neanche lo sfiora l'ipotesi di trasferirsi in albergo o in un residence.

L'amico Sandy, attore già di belle speranze ora in competizione sleale con i ben più giovani compagni di palcoscenico, forte della propria esperienza attorale cerca di consolare Reuben mostrandogli per mezzo di rallentatore e fermo-immagine l'espressione "terrorizzata" ("terrified"?) di Lisa nel video del giorno delle nozze. Senza soluzione di continuità, alla prima uscita pubblica Reuben è riconosciuto da una compagna di scuola delle medie, Polly (Jennifer Aniston). Un tempo assennata e promettente scolaretta, Polly è un tipo svagato, strascica il proprio nome ("Polly… Prince"), fa la cameriera – ma come scopriremo, nel tempo libero scrive libri (cruenti) per bambini – e vive alla giornata.

Malgrado gli ammonimenti dell'amico, Reuben vede in questo incontro un segno del destino – un tentativo inconscio di razionalizzare la misteriosa legge dell'attrazione dei contrari? Conquistare Polly non è impresa facile perché Polly è allergica al matrimonio – l'avversione, scopriremo in extremis, viene da lontano: la scoperta che il padre aveva due famiglie. Inoltre, a Polly piace tutto ciò che Reuben detesta: in primo luogo il cibo etnico, che costringe Reuben a sudate da collasso e corse al bagno; in secondo i balli latino-americani, in particolare la salsa. A un certo punto rischiamo di veder replicare il trauma di Reuben, ma poi scopriamo che il fusto con cui Polly si sdilinquisce nelle salse è gay. Reuben non perde un attimo e il ballerino diventa il suo segreto maestro di salsa.

Si tratta del primo passo di avvicinamento di Reuben a Polly. Passo dopo passo, per amore di Polly Reuben arriverà a esibirsi in una salsa scatenata e a divorare scompostamente noccioline raccolte da terra, senza vomitare o farsi venire i sudori freddi. Ma non si tratta di un semplice "amerò ciò che ami": Reuben e Polly finiscono con lo scambiarsi i ruoli, come apprendiamo nell'ultima scena, dove li troviamo sdraiati sulla stessa spiaggia esotica che già vide infrangersi la luna di miele di Reuben – possiamo esser sicuri che Reuben ha superato il trauma nuziale.

Al solito istruttore di sub che, non pago di essere stato piantato da Lisa, nel frattempo tornata a Canossa, è corso loro incontro, Polly confessa di pensare al gran passo, mentre Reuben, liberatosi definitivamente dalla moglie a prescindere dal fatto che il Risk Master ha decretato Polly sensibilmente meno rischiosa di Lisa, controbatte in tono flautato che si vedrà, che per il momento stanno bene così.

Ma nella scena precedente Reuben ha supplicato Polly, furiosa per aver scoperto l'altarino del Risk Master, di non partire: forse il loro amore non durerà, ma solo se lei non prenderà quell'aereo potranno scoprirlo.

Polly finisce con l'assumere l'aspetto, le movenze e persino il tono di voce – a quanto è dato capire nella versione italiana –, della ragazza che sogna il principe azzurro e l'abito bianco. Il suo cambiamento è speculare a quello di Reuben, certo ispirato dall'amore per lui e di lui, ma forse anche dalla trasformazione di Reuben in personaggio più arrischiato.

La storia potrebbe ancora non finire in matrimonio, o potrebbe finire tout court. Ma la fissazione di Reuben di calcolare ogni possibile rischio per poterlo meglio evitare si è tramutata in accettazione della rischiosità della vita e della sua mutevolezza. Tale punto d'arrivo è consolidato dalla sotto-trama principale: un folle milionario che conduce una vita arrischiatissima, ma a cui finora è andata sempre bene. Significativamente e nonostante il parere avverso del Risk Master, alla fine Reuben, per poter correre da Polly in procinto di lasciare New York, delega l'amico Sandy a presentarsi come suo sostituto per convincere la commissione ad assicurare l'eccentrico milionario – ma se non fosse per l'abilità con cui Sandy recita la parte del braccio destro di Reuben probabilmente non se ne farebbe niente.

È proprio con il neo-assicurato che Reuben e Polly vanno ad immergersi dopo aver salutato il rischioso istruttore francese. (Resta da sperare che il milionario non metta gli occhi addosso a Polly, o lei a lui.)

Altro finale aperto, dunque. Lo stesso messaggio ci giunge dalla decadente e forse decaduta Europa e dai baldanzosi Stati Uniti. Rischiare è bene, ma non rischiare troppo è meglio. L'amore è tutta una questione di rischio, che però si può calcolare – calculated risk. Il finale aperto consente a entrambi i film di lasciarci nella speranza che ciò possa bastare.

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