"MATCH POINT" di Woody Allen

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3 ottobre, 2012 - 12:11

Osannato dalla critica all'unanimità, "Match point", l'ultimo film di Woody Allen presentato a Venezia lo scorso anno e finalmente uscito sui nostri schermi, vuole essere una lucida e amara metafora sulla vita e sui grandi temi che la governano: il Caso, la Fortuna, il Crimine, la Colpa.

Personalmente mi accade (come credo a tutti i fanatici di Allen come me) che ogni volta che vedo o rivedo un film di Woody Allen, sia del genere comico che di quello drammatico come questo, mi sento un po' come ‘a casa'; mi ritrovo cioè immediatamente in quel clima sempre intelligente, sempre garbato, acuto, colto senza essere intellettualistico, abitato dalle persone vere con le loro storie, I loro conflitti e le loro miserie, cosi' come capita a noi e come vediamo ogni giorno in chi ci chiede aiuto. L'idea di fondo di questo bellissimo film e' la Fortuna: che ruolo ha la fortuna nella vita?

In un'intervista in cui gli fu chiesto se e' meglio essere bravi o fortunati, Woody Allen ha risposto "sicuramente fortunati", aggiungendo che si ritiene lui stesso una persona molto fortunata in quanto i critici hanno da subito creduto in lui, ha avuto genitori che hanno vissuto a lungo in buona salute, ha un certo talento per la scrittura grazie al quale ha potuto fare questo lavoro visto non avrebbe saputo fare altro, che mangia bene, dorme bene e riesce a fare le cose che gli piacciono. Si può essere bravi e condurre una vista disgraziata perché non si ha fortuna, ha aggiunto, o non essere particolarmente bravi ma grazie alla fortuna condurre una vita molto buona.

"Si e' riluttanti — aggiunge — a riconoscere il ruolo della fortuna perché rifiutiamo il pensiero di non avere controllo sulla nostra vita".

E' la fortuna a guidare il protagonista in tutta la prima parte del film. Chris e' un giovane insegnate di tennis, irlandese, proviene da una famiglia povera ma e' bello, ha buoni gusti e cultura, per cui viene subito assunto in un esclusivo tennis club londinese (l'ambientazione a Londra, anziché nell'amata Manhattan, nulla toglie al tocco personale del regista; e' semmai la città la esserne in qualche modo abbellita e adattata alla poetica della macchina da presa.)

Qui Chris conosce e diventa intimo di Tom, rampollo di una famiglia della upper class che prova per lui immediata simpatia (hanno in comune la passione per l'opera lirica) e lo inserisce nel proprio ambiente. Chris cattura le simpatie dei genitori di Tom e della sorella Chloe, della quale tiepidamente si innamora e che sposa, mentre il suocero gli prospetta una brillante e rapida carriera da manager nella sua azienda.

L'ascesa di Chris in questo mondo agiato, fatto di caccia alla volpe e concerti d'opera, e' morbida e lineare, senza scossoni; seguiamo il personaggio in una naturale collocazione in un mondo che non conosceva prima, ma che sembra essere stato sempre nelle sue corde. Questa felicita' ovattata e' turbata pero' dalla passione erotica che Chris prova per Nola, la ragazza di Tom, una inquieta e sensuale Americana del Colorado, dai passati non felici, che tenta inutilmente la carriera d'attrice.

A differenza di Chris, Nola non e' fortunata. Fallisce nei tentativi artistici, si intuisce la relazione con una sorella con cui si e' penosamente confrontata ("lei e' bella, io sono sexi"), Tom la lascia anche perché non incontra I favori della madre (e' troppo yankee, e' troppo sincera forse) e la anche la successiva relazione adulterina con Chris sarà tormentata e mai completa.

Oppresso da un vago senso di colpa, Chris non riesce a lasciare la moglie, che intanto desidera fortemente un figlio e polarizza la sua intera esistenza intorno al desiderio di maternità; quando anche Chloe, intuendo qualcosa, gli offre l'occasione di un chiarimento chiedendogli se ha un'amante, Chris risponde di no.

Inizia cosi' il tragico circuito del triangolo, la spirale che via via si annoda intorno ai personaggi i quali acquistano sempre più spessore narrativo e sembra quasi che rivelino a se stessi, oltre che allo spettatore, I loro veri bisogni. Chris, dopo l'iniziale innamoramento per Nola, comincia a sentirne il peso: telefonate e minacce lo esasperano, se per un attimo ha fantasticato di uscire dalla sua prigione dorata (chiede alla segretaria "lei non ha mai la claustrofobia qui dentro?") ben presto questi impulsi rientrano, si rende conto di essere un tassello ormai indispensabile e perfettamente inserito nel disegno della famiglia e della ditta, e' un uomo ricco, con un suocero che ha puntato su di lui e una moglie un po' puerile ma dolce e buona…impossibile immaginare una rottura.

Nola, dopo gli inizi riottosi e il tentativo di difendersi dalla corte di Chris (quasi intuisse il baratro in cui l'avrebbe gettata) trova lavoro come commessa e rivela sempre più profondamente il suo bisogno di amore, la sua antica disperazione, rivendicando un posto di legittima compagna accanto a lui. Nel frattempo, il cognato Tom si e' sposato e ha avuto un figlio, e tutti ora attendono il bambino di Chris e Chloe. E' invece Nola a restare incinta……..

Come in "Crimini e misfatti" di circa vent'anni fa (forse il capolavoro di Woody Allen), si arriva ad un punto in cui, per preservare la vita fortunata che Chris ormai abita a pieno titolo, occorre eliminare un personaggio divenuto di troppo. Qui e' Nola l'incomodo, cosi' come in ‘Crimini e misfatti' la vita agiata dell'oculista Landau era minacciata dall'amante interpretata da Angeljca Huston.

Quando la tensione giunge al culmine, Chris uccide Nola, inscenando un delitto che vuole apparire per furto, uccidendo anche l'anziana e mite vicina di casa. Poi corre all'opera dove lo aspetta la moglie la quale, una volta eliminato il fantasma della rivale, resterà finalmente incinta.

Ispirato consapevolmente a ‘Delitto e castigo' di Dostojevskij, in Match point vi e' si' il delitto (duplice, proprio come in Delitto e castigo, ma non senza movente), ma non vi e' castigo. Il caso, la fortuna, fanno si' che sebbene un detective nutra forti sospetti su Chris, alla fine la colpevolezza ricada fortuitamente su un ladruncolo. La vita riprende a scorrere come se niente fosse.

Tuttavia l'ultimo primo piano di Chris, che accarezza sbadatamente la moglie e un po' scostato dal gruppo sembra osservare la distanza tra se' e loro, e' spiegato nelle stesse parole di Woody Allen: "Il senso tragico del film sta nel fatto che Chris uccide il proprio sogno…".

Anche Chris e' in qualche modo vittima. La sua vicenda, che Allen che ci fa seguire cosi' in dettaglio, con questa attenzione psicologica cosi' straordinaria, nasce casualmente: Chris non e' un cattivo, non e' un delinquente, non e' neanche un franco arrampicatore sociale, ma ci si e' trovato. Una volta impregnato dai modi e dai valori di una vita calata in un totale benessere, di un'esistenza cosi' elitaria, e' diventato per lui impossibile uscirne, ha perso ormai di vista, diremmo noi, il proprio se'.

Vi e' davvero una tragicità nel destino degli uomini, anche quando non interviene il castigo o quando e' messo tacere il senso di colpa (quello che fa invece capitolare, come sappiamo, il Raskolnikov di Dostojesvskij). Se vi e' una punizione, non risiede nelle leggi umane, nel corso di una giustizia che e' anch'essa intrappolata nelle maglie del caso e della fortuna; se vi e' una punizione finale essa consiste forse in quella certa alienazione di se'che intravediamo nello sguardo finale di Chris.

La metafora tennistica dunque, che colloca nell'intervento della fortuna il fatto che la pallina faccia centro o no, tuttavia non sembra esaurire la piena tragicità della vita umana. E' come se vi fosse comunque sempre un prezzo da pagare, anche laddove non collettivamente sancito dalle leggi e dalle pene dei tribunali umani, e' tuttavia intimo e privato, e finisce col ricadere solo nel mondo interno dell'individuo, che ne porterà poi per sempre il peso dentro di se'.

E' interessante la figura di colui che tradisce, Chris. Ci potremmo chiedere: perché si sente in colpa verso la moglie e soprattutto verso l'entourage famigliare e non verso Nola, molto più sola e bisognosa? Perche' e' cosi' importante per un individuo il timore, la fantasia, di perdere un universo cosi' confortevole ma anche cosi' angusto? Perche' cosi' frequentemente, cosi' facilmente potremmo dire, le persone adulte, rispettabili, che si imbattono in un amore extraconiugale in seguito, spaventate, lo mutilano o lo esiliano dalla propria vita? E' cinismo puro quello di Chris, o vi e' anche l'insidia della rinuncia, quel disagio della civiltà che ci vede sempre intenti a far compromessi tra il desiderio e la realtà?

Avrebbe forse desiderato Chris un castigo, inconsciamente (come farebbe pensare la scena in cui, dopo il delitto, e' raggiunto dai suoi fantasmi che gli chiedono perché) qualche punizione esterna che lo allievasse dalla punizione interna, con la quale dovrà fare I conti lui solo, e verso la quale non potrà neanche atteggiarsi a vittima agli occhi del mondo?

Apparentemente risolutorio, il film resta invece insaturo e aperto, ci lascia con molte domande senza risposta, come tutti I film importanti. Ciascuno può attribuire a Chris le proprie fantasie, come testimoniato dai commenti tra gli spettatori (non ucciderà mica per davvero? e' uno stronzo. non riesce a fare il delitto perfetto….), e il disagio che si percepiva in gran parte del pubblico.

In una vicenda cosi' ordinaria eppure cosi crudele e' difficile identificarsi con sincerità, si tende a pensare che noi non lo faremmo mai, che e' pura finzione. Eppure di vicende scabrose sono piene le nostre vite, di sfruttamenti, di intrecci clandestini, di ambizioni, di delitti del cuore. Se non con la concreta uccisione, ogni giorno la ruota della fortuna pesca I suoi favoriti e I suoi espulsi (altro riferimento dostojevskiano, Il giocatore), e in ogni momento vengono commessi crimini affettivi, o reali, o inutili, o folli, o che hanno per oggetto proprio coloro che amiamo.

Diversamente dal solito, infine, qui Woody Allen accompagna l'intera vicenda dalle musiche de La Traviata, sottolineando cosi' molto efficacemente l'atmosfera melo' di tutto il dramma. Come Violetta ha dovuto sacrificare il suo amore, e quindi il suo sogno , per accontentare le ragioni della famiglia di Alfredo e morirà consumata nello strazio di questo sacrificio, cosi' Chris, pur negli abiti moderni di uno yuppy non privo pero' di sensibilità e intelligenza, deve sacrificare Nola, e con lei quel sogno di vitalità, di speranza e di integrità che risiedeva in lei e solo in lei.

"Riesco a tirare avanti perché ci sei tu" le aveva confessato in un momento di disperazione, quando l'ufficio lo faceva soffocare e le azioni in borsa cominciavano a risentirne.

Ma Woody Allen sembra dire che in un questa vita "priva di senso, affidata al caso" (dall'intervista di cui sopra) attimi di contatto con la verità a volte ci raggiungono, si', ma sono destinati a durare poco.

 

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