Editoriale
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di Francesco Bollorino

Dove diavolo è Matt?

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8 febbraio, 2013 - 16:44
di Francesco Bollorino

Dal giorno 20 giugno è disponibile su YOUTUBE un video realizzato dallo statunitense Matt Harding che ne giro di pochi giorni ha superato in una corsa a incremento logaritmico inarrestabile di sempre maggiore successo i 2.000.000 di download piazzandosi imperiosamente al primo posto tra i video di Youtube in tutto il mondo.

Chi è Matt Harding?

Un robusto trentunenne "squattrinato" (così si autodefinisce sul suo sito -http://www.wherethehellismatt.com) del Connecticut che gira il mondo e danza facendosi riprendere mentre fa ciò in tutti gli angoli della terra e pubblicando alla fine di ogni viaggio i filmati in rete su YOUTUBE.

Tutto ha inizio nel 2003 quando Matt lascia il suo lavoro in una ditta australiana di videogame e con la liquidazione e i pochi risparmi inizia a girare il mondo, aprendo contestualmente un sito web per far sapere alla famiglia dove si trova.

Matt ama girare il mondo e ama ballare.

Non è un gran ballerino, conosce un unico passo di danza piuttosto goffo in realtà.

Un giorno a Hanoi un amico di viaggio gli propone di ballare per strada e di inviare il video in rete, nel giro di due anni per merito del passaparola tanto efficace su internet più di una milionaria campagna promozionale la sua performance diventa conosciuta e apprezzata al punto che Matt, come egli stesso si autodefinisce, diventa "semi-famoso" al punto che una ditta di gomme da masticare americana, la Stride, decide di assumerlo al solo scopo di consentirgli di viaggiare a basso costo per il mondo e realizzare altri video basati sulla stessa idea, semplice e geniale al tempo stesso: Matt che fa il suo unico, goffo, passo di danza in ogni luogo possibile, dall’Antartide a Venezia, da Austin, Texas a Dublino, passando per le Isole Fiji, la Giordania, la Bolivia, il Perù, Tokyo, Brisbane, il Laos, Brunei, il Guatemala,la Nuova Zelanda, la Micronesia, Londra, New Mexico, l’Isola di Pasqua, Turchia, New York, Guam, Berlino, Sydney, il Ruanda, la Norvegia, San Francisco, Seattle, poi le immagini vengono montate sulla base musicale e messe in rete.

Data la complessità logistica delle realizzazioni Matt non è un produttore compulsivo di videoclip: in tutti questi anni ne ha pubblicato solo tre e per realizzare quest’ultimo prodotto ci sono voluti 14 mesi di viaggi e riprese.

La prima musica usata è stata una canzone delle Isole Salomone che ha fatto da colonna sonora dei primi due video prodotti da Matt, per il terzo, quello di cui stiamo parlando, la musica è stata composta appositamente dal californiano Garry Schyman che ha musicato delle splendide parole del poeta indiano Tagore, tratte da "Stream of life", cantate in indi da Palbasha Siddique, su una melodia che ricorda quella di straordinaria bellezza e forte coinvolgimento dei precedenti video e che, in perfetto "stile internet" è disponibile solo in download in formato MP3 in rete su Amazon.com.

Che cosa rende così particolare questo videoclip? Che cosa ha colpito i navigatori di Internet che tanto l’hanno apprezzato? Perché vale la pena assolutamente vederlo (http://www.youtube.com/watch?v=zlfKdbWwruY)?

Di là dall’idea iniziale di montare in rapida sequenza decine di location diverse provenienti da ogni angolo del globo in questo video vi è un salto di qualità che lo porta al rango del capolavoro assoluto che merita una visione e come tutti i capolavori assoluti la sua bellezza viene dal cuore e non dal calcolo e al cuore di chi guarda si rivolge.

Matt è sempre al centro della scena, con gli usuali sottotitoli che indicano i luoghi disparati e lontanissimi delle riprese, ma dopo le prime sequenze non è più solo, ai suoi lati arrivano frotte di persone ad unirsi a lui e così da Plaza Major a Madrid passando per decine di luoghi ora la sua danza è fatta assieme a centinaia di persone di tutte le età, di tutte le estrazioni sociali e razziali che con lui vengono a rappresentare quel senso di eguaglianza tra gli uomini che trasforma questa piccola gemma visiva nel più bell’inno alla pace che mi sia capitato di vedere.


 


Con un linguaggio semplice, diretto, emozionale (successione di piani sequenza senza alcun movimento di camera o zoomata) quest’artista di strada, mai come in questo caso di nome e di fatto, dice a tutti noi molto di più di quanto ci possano avere detto un saggio sociologico, un discorso politico, una tavola rotonda: vedere i bambini arabi della West Bank di Gerusalemme ballare per strada, subito dopo i giovani ebrei di Tel Aviv con la stessa passione e lo stesso sorriso, emozionarsi dinanzi ai bimbi neri del Madagascar e dello Zambia, così come dinanzi alle giovani studentesse in divisa giapponesi, credo valga molto di più di una inutile risoluzione dell’ONU perché parla al nostro cuore e ci commuove e ci fa soprattutto pensare; vedere i guerrieri Papua della Nuova Guinea nello loro tenute rituali fuori dal tempo danzare una musica lontana dal loro mondo, che finisce per appartenergli e cogliere l’imbarazzo del poliziotto impettito nella zona demilitarizzata tra le due Coree, fino ai momenti topici del video in cui Matt in India a Gurgaon modifica il suo passo di danza per rendere un omaggio sincretico alla tradizione di quei luoghi ed essere ancora di più in armonia con le sue compagne e compagni di ballo e quando nel mare di Tonga balla con una balenottera sott’acqua, può far molto di più nella pubblica opinione di una pur lodevole marcia per la pace e lo può per la forza chissà forse preconsciamente inconsapevole che la vera arte porta con sé, nel trasmetterci emozioni e "concetti" che spesso purtroppo ci arrivano troppo mediati e in maniera tanto meno diretta e, come la vera arte, il messaggio del video è compreso da tutti a leggere i commenti che vengono scritti a migliaia sotto la finestrella del video su YOUTUBE.

Da viaggio attorno al mondo com’erano i primi video realizzati negli anni scorsi la performance di Matt si trasforma in viaggio dentro l’umanità mai avvertita con tanta immediatezza come uguale e in sintonia con la sua essenza unificante e una. Forse la pace e il senso di eguaglianza dobbiamo cercarlo nella danza, nel senso simbolico che essa acquista nel video di Matt, come momento che ci accomuna e ci rende vicini, in quest’ottica, credo, potremmo definire il lavoro di Matt Harding un manifesto del postmoderno, ma a differenza del simulacro esso è pieno della vitalità propria di tutti i messaggi profondi perché strettamente e necessariamente connessi con l’elan vital di ogni essere umano.

In questo modo "Where the hell is Matt (2008)" si trasforma nella celebrazione più piena dello spirito innovativo e rivoluzionario della rete che, nella sua accezione migliore e più creativa, significa collaborazione, libertà di espressione, interazione tra persone vere e non semplici terminali informatici, nascita dal basso di contenuti di qualità vera che la tecnologia, mai come in questo caso mero strumento di comunicazione, consente di diffondere veramente ovunque nel mondo ad una velocità che credo debba e possa colpire e far meditare, va detto, nel bene e nel male sugli scenari del futuro prossimo venturo.

Scoprire gemme di tal fatta ci rincuora nel proseguire la nostra strada


polit

Una delle domande più frequenti che sono poste a Matt sulla rete è se egli danza per viaggiare o viaggia per danzare, la sua risposta è: IO DANZO… con tutto il cuore spero che continui a farlo a lungo, Forrest Gump reale e consapevole della sua missione.

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