IL CONTROLLO DELLA LIBERTA'

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8 febbraio, 2013 - 17:02

"Ciò che rende la costituzione di uno stato realmente forte e duratura è l'osservanza stretta delle convenzioni [sociali] affinché le relazioni naturali e le leggi vengano a trovarsi in armonia su tutti i punti, così che la legge … sembra solo assicurare, accompagnare e correggere ciò che è naturale"

 

Jean Jacques Rousseau
 

LO STATO NEL CYBERSPAZIO

La rapida espansione dell'e-commerce dipende da una regolazione legislativa efficace della Rete. Come nel resto dell'economia, i tribunali e la polizia sono necessari per far rispettare le "regole del gioco" nei mercati online. I furti rimangono furti anche quando vengono commessi con la più recente tecnologia. Dal momento che la Rete incoraggia le sue forme proprie di comportamento anti-sociale, i governi devono anche aggiornare la loro legislazione per contrastare le nuove minacce del cosiddetto ‘cyber-terrorismo'. La legge deve ora proteggere i sistemi dei computer, così come le costruzioni fisiche. Non sorprendentemente, le società dei mezzi di comunicazione di massa si aspettano che i tribunali e la polizia continuino a proteggere la loro proprietà intellettuale. Chiunque distribuisce delle copie non autorizzate di materiale protetto da diritto d'autore in Rete deve essere punito. Chiunque crei un software potenzialmente utile per la pirateria online dovrebbe essere criminalizzato. Come altre società, le media corporations necessitano di una struttura legale sicura per condurre l'e-commerce con i loro clienti. Come nel vecchio selvaggio West, gli affari prospereranno solo una volta che la legge e l'ordine saranno stabiliti sulla nuova frontiera elettronica.

Questo nuovo senso comune ha sostituito l'affascinante anti-statismo di alcuni anni fa. Secondo la Californian Ideology, i governi nazionali sono incapaci di controllare il sistema globale delle comunicazioni mediate dal computer. Invece, gli individui e gli affari competeranno per fornire beni e servizi nei mercati online non regolati. Il movimento verso il futuro hi-tech è contemporaneamente un ritorno ad un passato liberale. Soprattutto, questo ‘Nuovo Paradigma' nostalgico, presumibilmente, non solo fornisce una più grande efficienza economica, ma estende anche la libertà individuale. Per esempio, il regolamento dello stato per fare programmi radio-televisivi, diventerà obsoleto una volta che tutti potranno acquistare e vendere programmazione in Rete. Proprio come dopo la rivoluzione americana, le istituzioni pubbliche saranno solo necessarie per fornire le ‘regole del gioco' minime per le persone per scambiarsi le informazioni. Nella loro costituzione, i Padri Fondatori hanno proibito formalmente la censura di governo sulla stampa: il Primo Emendamento. Questo concetto ‘negativo' della libertà dei media ha enfatizzato l'assenza di sanzioni legali contro la pubblicazione di opinioni dissidenti. Come i loro colleghi imprenditori, gli scrittori e gli editori dovrebbero essere in grado di produrre ciò che i loro clienti vogliono comprare. Libertà di parola è libertà di scambio.

Per decenni, gli esperti ed i loro simili hanno predetto che la società emergente dell'informazione emergente avrebbe realizzato interpretazioni più libertarie del Primo Emendamento. Essi non hanno mai dubitato del trionfo finale dell'idea dell'hi-tech: un mercato virtuale per il commercio delle materie prime dell'informazione. Invece di acquistare oggetti fisici, la gente comprerebbe versioni online di libri, giornali, films, televisione, radio, musica, software e giochi – e venderebbe anche le proprie creazioni. Soprattutto, questa forma ‘pay-per-use' di comunicazioni mediate dal computer avrebbero la protezione del copywright cablata nella sua architettura sociale e tecnica. Il Primo Emendamento sta commerciando la proprietà intellettuale nel cyberspazio.

‘Chiunque con un computer con un po' di informazione organizzata in esso può offrire l'informazione da vendere. I clienti sono così vicini al data base, come il loro telefono. La pubblicazione di informazioni è probabile che diventi un'industria più competitiva …'.

La proprietà intellettuale è stata vista per lungo tempo una merce come le altre. Tuttavia, allo stesso tempo, i venditori di informazione hanno sempre voluto evitare completamente di alienare i loro prodotti ai loro clienti. Perfino sulle stampe primitive i costi di riproduzione delle pubblicazioni esistenti erano molto più bassi che non fare la prima copia di un nuovo lavoro. Come pure giustificato dalla filosofia liberale, le leggi di copywright erano anche una soluzione pragmatica al problema del plagio. Lo stato ha rinforzato il monopolio di particolari individui sulla riproduzione di specifici items di informazione per ricompensare la loro creatività. A differenza della censura politica, i liberali credevano che questa censura economica fosse essenziale per la libertà dei mezzi di comunicazione di massa. Per esempio, i Padri Fondatori inclusero la protezione del copywright a fianco del Primo Emendamento nella costituzione americana. Se la libertà di parola era sinonimo di libero mercato, lo stato doveva difendere la proprietà intellettuale.

Nella prima legislazione sul copywright, il possesso dell'informazione era sempre condizionato. Proprio come le materie prime dei media non erano mai pienamente alienate, nessuno poteva reclamare il possesso assoluto sulla proprietà intellettuale. Invece, i diritti d'autore potevano essere espropriati legalmente per un ‘corretto uso' nell'interesse pubblico, come il dibattito politico, l'educazione, la ricerca o l'espressione artistica. Tuttavia, durante gli ultimi decenni, queste restrizioni sul possesso del copywright sono lentamente scomparse. Secondo i neo liberali hi-tech, tutta l'informazione deve essere trasformata in semplici merci scambiate in mercati globali non regolati. Nella Californian Ideology, la libertà dei media è la libertà ‘negativa' dall'interferenza dello stato. Tuttavia, in pratica, la commercializzazione dell'informazione richiede più regole della Rete. Per esempio, le leggi nazionali ed i trattati internazionali sono stati già adottati per proteggere il commercio online delle materie prime dei media. Anche se gli stati hanno rinunciato a censurare il contenuto della Rete, i loro tribunali e la polizia saranno necessari più che mai per difendere il possesso dei diritti d'autore. Come John Locke ha enfatizzato tempo fa: ‘Il grande e principale fine degli … Uomini … sottomettendosi al Governo … è la protezione della loro Proprietà'.

 

 

IL PANOPTICON DIGITALE

Mentre la Rete è rimasta un sistema prevalentemente basato sul testo utilizzato dagli accademici e dagli appassionati, le media corporations potrebbero felicemente ignorare il sorgere di questa forma partecipativa di comunicazioni mediate dal computer. Secondo gli esperti, la maggioranza della popolazione era solo interessata alle nuove tecnologie informatiche che avrebbero offerto una più ampia scelta di materie prime dei media. Tuttavia questa strategia da struzzo è diventata sempre più insostenibile nel momento in cui sempre più persone sono andate online. Insieme al crearsi la loro forma di intrattenimento, gli utilizzatori della Rete si divertono anche a scambiarsi informazioni tra loro. Ad esempio, molti possessori di CDs musicali inviano delle copie MP3 ai loro amici online – e persino a perfetti sconosciuti. Con loro grande timore, le media corporations si sono lentamente rese conto che la Rete minaccia il centro dei loro affari: la vendita della proprietà intellettuale.

I possessori dei diritti d'autore stanno ora chiedendo che lo stato avvii la ‘guerra alla riproduzione'. I tribunali e la polizia devono evitare di consentire agli adulti dal condividere informazione tra loro senza consenso. In una serie di casi di alto profilo, le industrie stanno citando i providers dei servizi tecnici per lo scambio di materiale protetto da diritto d'autore. Allo stesso tempo, le media corporations stanno sperimentando la crittografia ed altri software che impediscono copie non autorizzate. Tuttavia, questa offensiva contro la pirateria sta dimostrando di essere solo parzialmente efficace. Per esempio, l'industria della musica tenta di chiudere Napster semplicemente incoraggiando le persone ad installare software più sofisticati per scambiare la musica. Ancora peggio, il fallimento nell'accordarsi su un metodo comune di crittografia significa che MP3 è diventato lo standard de facto per la distribuzione della musica in Rete. Contrariamente alle profezie neo liberali, la trasformazione dell'informazione in materia prima sta diventando più difficile nell'era digitale.

Dal momento la proprietà intellettuale non può essere protetta nella Rete esistente, al suo posto le media corporations vogliono imporre una forma dall'alto al basso di comunicazioni mediate dal computer: la Panopticon digitale. Se le attività online di ognuno potessero essere continuamente monitorate, nessuno oserebbe contravvenire alle leggi di copywright. Quando l'informazione è stata venduta come una merce, le media corporations sarebbero state in grado di controllare i suoi ulteriori utilizzi. Nel mondo, le agenzie di sicurezza stanno già sviluppando tecnologie da ‘Grande Fratello' per tenere ciascun utilizzatore della Rete sotto costante sorveglianza. Per esempio, il regime cinese scoraggia il dissenso spiando le attività online dei suoi cittadini. Persino i governi eletti degli Stati Uniti e dell'Europa ficcano il naso nelle e-mail dei loro nemici reali o immaginari. Secondo la Californian Ideology, tale comportamento oppressivo diventerebbe un anacronismo nel mercato virtuale non regolato. Tuttavia, solo pochi anni più tardi sono le compagnie commerciali che stanno facendo pressione per monitorare l'utilizzo privato della Rete per difendere la loro proprietà intellettuale. Finché ci sarà qualche timore di investigazione, le persone continueranno spontaneamente a condividere il materiale protetto da diritto d'autore tra loro. Ironicamente, la libertà ‘negativa' del Primo Emendamento ora giustifica le ambizioni totalitarie del Panopticon digitale. Come il capo della Motion Picture Assciation of America ammonisce: ‘Se non sei in grado di proteggere ciò che possiedi, allora non possiedi niente'.

Nonostante la futuristica retorica dei suoi proponenti, il Panopticon digitale perpetua uno dei primi stadi della rivoluzione industriale: il Fordismo. Sempre fin dall'avvento della modernità, ogni esplosione fugace di innovazione tecnologica e sociale è stata idealizzata come un'utopia senza tempo. Durante l'ultimo secolo, la fabbrica Fordista non è solo diventata il paradigma economico dominante, ma ha fornito anche il modello per la politica, la cultura e la vita quotidiana. Le media corporations vogliono ora imporre questa struttura dall'alto al basso sulle comunicazione mediate dal computer. Come gli operai sulla linea di assemblaggio, gli utilizzatori del Panopticon digitale saranno sotto costante sorveglianza dall'alto. Come coloro che guardano la televisione, essi possono solo consumare passivamente i media prodotti da altri. La nuova società dell'informazione deve essere costruita ad immagine della vecchia economia industriale. La libertà di parola dovrebbe esistere solo come merce dei media.

 

 

L'ECONOMIA DEL REGALO HI-TECH

Molti intellettuali di Sinistra credono anche che la Rete – prima o poi – sarà sostituita dal Panopticon digitale. Come potrebbe la versione delle comunicazioni mediate dal computer, progettata da poveri accademici e da insignificanti fanatici dei computer, trionfare sulla struttura sostenuta dalle media corporations ricche ed influenti? Ironicamente, questi gurus contraddicono le loro predizioni masochistiche nel momento in cui essi stessi vanno online. Come chiunque altro, essi non utilizzano principalmente la Rete per utilizzare i media, ma per inviare e-mails, scambiare informazioni, condurre ricerche online e partecipare a comunità in rete. Mentre non ci può essere nulla di nuovo su più televisione, la collaborazione interattiva in Rete è una novità. Il Panopticon digitale è un futuro che è già storia.

L'emergente società dell'informazione si sta costruendo secondo i principi stabiliti dagli scienziati che hanno inventato la Rete. Finanziati dallo stato e dalle fondazioni, gli accademici collaborano tra loro consegnando le loro scoperte ai giornali e alle conferenze. Gli scienziati non hanno bisogno di sistemi online per scambiarsi informazioni. Invece, hanno costruito il codice della Rete ad immagine dell'economia accademica del regalo. Progettata per il loro personale utilizzo, essi hanno inventato una forma di comunicazioni mediate dal computer per condividere la conoscenza in un singolo spazio virtuale: ‘Il terzo Stato intellettuale'. Soprattutto, i pionieri della Rete sapevano che la pubblicazione di scoperte tra molti libri e giornali differenti stava ostacolando la ricerca scientifica. Da Vannevar Bush a Tim Berners-Lee, essi hanno messo a punto tecnologie che erano in grado di superare questa frammentazione della conoscenza accademica. Il consumo passivo di pezzi fissi di informazione diventerebbe il processo partecipativo della ‘creatività interattiva'.

Quando la Rete si è propagata al di fuori dell'università, i suoi nuovi utilizzatori rapidamente hanno scoperto i benefici di condividere la conoscenza tra loro. Non c'è mai stata molta richiesta per lo scambio alla pari di beni, quando le persone possono accedere al lavoro di un'intera comunità in cambio dei loro sforzi individuali. Molti non accademici si stanno anche battendo per superare i legami fissi imposti dalla ‘commodificazione' dell'informazione. Per esempio, i musicisti si sono appropriati a lungo delle registrazioni per il Dj-ing, il campionamento ed il remixaggio. La popolarità e le risorse della Rete stanno intensificando queste ambiguità nel sistema economico della creazione della musica. Il formato MP3 non rende proprio la pirateria del materiale protetto da copywright più semplice. Sebbene significativamente, le usanze sociali e la struttura tecnica della Rete incoraggino gli entusiasti a crearsi i loro suoni. Il consumo passivo di registrazioni inalterabili si sta evolvendo verso una partecipazione interattiva con la composizione di musica.

Ciò che è iniziato all'interno della ricerca scientifica sta ora trasformando il fare musica e molte altre forme di espressione culturale. Tornando indietro verso i primi anni '90, solo pochi accademici e appassionati potevano avere accesso a questa forma aperta di comunicazioni mediate dal computer. Un decennio più tardi, quasi tutte le discipline accademiche, le cause politiche, i movimenti culturali, gli interessi popolari e le ossessioni private vantano una presenza in Rete. O per lavoro, o per piacere, le persone stanno creando siti, bullettin boards, listservers e chat rooms. Sebbene solo una minoranza sia attualmente impegnata nella ricerca scientifica, tutti gli utilizzatori della Rete possono partecipare all'economia dell'omaggio hi-tech. Un po' di speranza che le comunità di rete stanno prefigurando le società cooperative ed ecologiche del futuro. Alcuni sono convinti che la ‘creatività interattiva' sia l'avanguardia dell'arte moderna. Molto semplicemente, partecipare a progetti online come attività di piacere. Assai distante dall'essere rimpiazzato dal Panopticon digitale, ‘Il Terzo Stato intellettuale' della Rete continua ad espandersi ad un tasso esponenziale. La libertà di parola è un omaggio.

 

COSA RESTA DEL COPYWRIGHT?

La Rete viene ora proclamata come il nuovo paradigma della società. Gli affari, il governo e la cultura si crede che si ristrutturino a sua immagine: flessibile, partecipativa e che si auto-organizza. Sebbene spesso le media corporations siano viste come pioniere del futuro hi-tech, sono spaventate da questo paradigma emergente. Poiché la rapida crescita della Rete sta mettendo allo scoperto la contingenza della loro proprietà intellettuale. Dal momento che l'informazione si separa dai prodotti fisici, il copywright perde la sua base apparente in natura. Abbastanza spontaneamente, le persone stanno optando per la condivisione della conoscenza piuttosto che per il commercio delle materie prime dei media in Rete. I progressi tecnologici sono simbiotici con l'evoluzione sociale. La libertà di parola può fiorire senza la libertà di commercio.

Le media corporations stanno disperando di far tornare indietro la storia al paradigma precedente: la fabbrica Fordista. Come nelle vecchie storie di fantascienza, essi sognano grandi mainframes che spiano le attività online di ciascuno. Come membri della polizia segreta, i possessori dei diritti d'autore sono nostalgici dei giorni della Guerra Fredda del ‘Grande Fratello'. Tuttavia, la storia è cambiata. La visione centralizzata delle comunicazioni mediate dal computer sono già tecnicamente obsolete. Quanta potenza di calcolo sarebbe necessaria per fare un'analisi dettagliata di ciascuna parte dei dati nei flussi di informazione che passano attraverso la Rete? Come potrebbe una costante sorveglianza dall'alto al basso essere imposta su tutta la condivisione dei files tra pari nel cyberspazio? Ma, senza un monitoraggio costante dall'alto, l'efficacia della crittografia e di altri dispositivi di sicurezza è limitata. Come gli hackers hanno ripetutamente dimostrato, qualsiasi cosa che è codificata verrà alla fine decodificata. Quando nessuno osserverà, le materie prime dei media spontaneamente si trasformeranno in omaggi in Rete.

Dal momento che non esiste un trucco tecnico per proteggere il copywright, le media corporations possono soltanto salvaguardare la loro salute in un unico modo: il potere dello stato. La polizia ed i tribunali devono impedire che la gente compia atti di pirateria sulla proprietà intellettuale o inventi software per creare delle copie non autorizzate. Le abitudini sociali ed i codici dei software della Rete devono essere criminalizzati. Solo il timore di una punizione può obbligare ciascuno nel Panopticon digitale. Per le media corporations, la forma ‘negativa' della libertà dei mezzi di comunicazione di massa è ora sinonimo del rafforzamento dello stato della censura economica. Alla legge si deve obbedire. La Rete deve essere sostituita dal Panopticon digitale. La libertà di commercio è più importante della libertà di parola.

Secondo la Free Software Foundation, la contraddizione crescente tra la legalità e la realtà all'interno della Rete può essere risolta soltanto ampliando la prospettiva del Primo Emendamento. Gli interessi economici dei pochi non dovrebbero più avere la precedenza sulle libertà politiche dei molti. Il concetto ‘negativo' della libertà dei media deve applicarsi ora anche alle grandi imprese private, così come alle istituzioni pubbliche. Soprattutto, lo stato dovrebbe astenersi dal rinforzare non solo la censura politica, ma anche la censura economica. Quando i privilegi del diritto d'autore scompaiono, l'informazione dovrebbe essere regolata in un modo più libero: ‘copyleft'. Sebbene i produttori dovrebbero essere ancora in grado di impedire che il loro lavoro venga rivendicato da altri, a tutti dovrebbe essere consentito di copiare e di alterare l'informazione per i propri scopi. La libertà di parola è la libertà da modificazioni obbligatorie.

Persino questa proposta non è abbastanza radicale per alcuni pionieri della Rete. Per esempio, Tim Berners-Lee ha deciso che i programmi originali del web dovrebbero essere resi di pubblico dominio. Invece di fare da proprietario dei software da vendere sul mercato, questo inventore stava creando degli strumenti per costruire ‘Il Terzo Stato intellettuale'. Era molto più probabile che i sui programmi web venissero adottati come standards comuni, se tutte le tracce residue di proprietà individuale venivano rimosse. Essendo uno scienziato finanziato dai contribuenti EU, Tim Berners-Lee era contento di dare via la sua ricerca a chiunque potesse trarre beneficio da comunicazioni più accessibili mediate dal computer. Non posseduto da alcuno, il web poteva diventare la proprietà comune di tutti.

Nelle profezie dei neo liberali hi-tech, tutta l'informazione stava per essere inevitabilmente trasformata in materie prime pure. All'interno del Panopticon digitale, tutti sarebbero costretti a dare la priorità al ‘modello del businness singolo': il commercio della proprietà intellettuale. Tuttavia, quando viene offerta una scelta, quasi tutti preferiscono la Rete dal basso all'alto rispetto a questa versione forma di comunicazione all'alto al basso, mediata dal computer. In modo decisivo, l'assenza della proprietà intellettuale all'interno della Rete non è mai stato un ostacolo alla commercializzazione di successo delle comunicazioni mediate dal computer. Al contrario, molti imprenditori dot-com hanno scoperto che si possono ricavare molti più profitti al di fuori dalla protezione del Panopticon digitale. Gli affari si fanno in modo più efficiente con i loro fornitori ed i loro clienti quando tutti utilizzano dei software open source. I dipendenti collaborano tra loro molto più facilmente all'interno della struttura non di proprietà della Rete. Nonostante la loro opulenza ed influenza, è improbabile che le media corporations persuadano i loro colleghi capitalisti ad adottare il Panopticon digitale. Mentre del denaro pulito si può ricavare dalla Rete esistente, perché gli affari dovrebbero adottare una forma di comunicazione meno flessibile e più intrusiva, mediata dal computer?

Persino per il commercio della proprietà intellettuale non c'è alcuna necessità pressante per investire in sistemi costosi di protezione del diritto d'autore. Tuttavia, l'informazione può essere ‘commodificata' tramite altri metodi provati e testati: pubblicità, consegne in tempo reale, merchandising, estrazione di dati e servizi di supporto. Mentre queste tecniche rimangono vantaggiose, l'indebolimento della proprietà intellettuale nella Rete può essere tollerato. L'informazione esiste sempre più sia come materia prima, sia come omaggio, sia come ibrido dei due. La distinzione sociale tra l'informazione di proprietà e gratuita, non più fissata ad oggetti fisici, diventa contingente. Per esempio, il sistema operativo Linux può essere o scaricato dalla Rete, gratuitamente, o può essere acquistato su CD-rom da una società dot-com. Questa esistenza ibrida non è confinata allo ‘spigolo' software. Per esempio, il consumo passivo di pezzi fissi di informazione ora coesiste con il processo partecipativo della ‘creatività interattiva'. La libertà di parola è sia libertà di mercato, sia di omaggi.

 

CREARE I MEDIA

Secondo la legislazione corrente sul copywright, questa nuova forma di libertà di parola è semplicemente un nuovo tipo di furto. L'informazione deve sempre rimanere una materia prima del cyberspazio. Tuttavia, in Rete, la libertà di parola si sta evolvendo nel processo fluido della ‘creatività interattiva'. L'informazione esiste come materia prima, omaggio ed ibrido dei due. Dimentichi di questa contraddizione crescente, i politici continuano a stringere la protezione legale del copywright ai livelli sia nazionale, sia internazionale. Essi sono decisi ad aiutare le loro media corporations locali a competere con successo nel mercato globale. Come risultato, la legge condanna le attività online di quasi tutti gli utilizzatori della Rete. Per esempio, dare via la cuffia di protezione MP3 è rubare la proprietà intellettuale delle media corporations. Il concetto ‘negativo' della libertà dei media proibisce la censura politica solo per giustificare la censura economica. La libertà di scambio è il potere dello stato.

Tuttavia, nelle loro vite quotidiane, tutti sanno che non c'è quasi possibilità di essere puniti per lo scambio di MP3. Le leggi di copywright esistenti sono sempre meno esecutive in Rete. Se solo per ragioni pragmatiche, il concetto di libertà dei media ora ha bisogno di essere esteso oltre la libertà dalla censura politica. Per esempio, nel diciannovesimo secolo, in Europa, Karl Marx dimostrò che la libertà di parola non avrebbe dovuto essere confinata all'interno della libertà di scambio. La Sinistra doveva lottare non solo contro la censura politica, ma anche contro la censura economica. L'eliminazione dei controlli legali era, in modo decisivo, una precondizione essenziale, ma non un fondamento sufficiente per la libertà di parola. Ognuno doveva avere anche accesso alle tecnologie per esprimere se stesso: il concetto ‘positivo' della libertà dei media. Durante l'epoca Fordista, la Sinistra ha quasi dimenticato questa definizione liberista della libertà di parola. Per motivi tecnici ed economici, la gente comune non sembrava essere in grado di crearsi i loro media. Invece, la Sinistra ha sostenuto il servizio pubblico di radiodiffusione, così che i suoi leaders potessero ottenere l'accesso alle onde radio. La libertà di parola era ristretta ai politici eletti.

Con l'avvento della Rete, questa situazione limitata della libertà dei media sta diventando un anacronismo. Per la prima volta, la gente comune può essere produttrice, così come consumatrice di informazione. Il concetto ‘positivo' di Marx della libertà dei media è ora una politica pragmatica. Invece di creare i media per sé, lo stato può aiutare le persone a crearsi i loro propri media. Per esempio, gli enti organizzatori della radiodiffusione del servizio pubblico possono allevare delle comunità di rete e i regolatori delle telecomunicazioni possono incoraggiare l'investimento nelle infrastrutture. Soprattutto, lo stato deve revocare la recente serrata delle leggi di copywright. Poiché il concetto ‘positivo' della libertà dei media impedisce una stretta censura economica. Il diffuso ‘uso corretto' del materiale protetto da copywright dovrebbe essere riconosciuto dalla legge, così come in pratica. Il rigido rafforzamento della proprietà intellettuale deve cedere alla tolleranza pubblica per forme di informazione più flessibili: cuffie di protezione, documenti aperti e pubblico dominio. ‘Uso corretto' è libertà di parola.

Per la maggior parte delle persone, l'indebolimento della protezione del copywright è un problema di qualcun'altro. Essi sono noncuranti che lo scambio delle materie prime nei vecchi media debba coesistere con la circolazione di omaggi nei nuovi media. Persino i neo liberali si stanno rendendo conto che lo scambio di beni fisici è molto più semplice fuori dal Panopticon digitale. Mentre l'e-commerce dipenderà sempre da una normativa legale, la ‘creatività interattiva' tra gli utilizzatori della Rete ha poco bisogno dei tribunali e della polizia. Quando copiare sarà onnipresente, punire le persone per il furto della proprietà intellettuale sembrerà perverso. Invece di leggi formali, la maggior parte delle attività online possono essere regolate dalle norme spontanee del comportamento educato.

‘La perfetta civilizzazione, è il minor numero di occasioni che ha per il governo, perché più regola i suoi affari e governa se stesso …'

Presto o tardi, lo stato abbandonerà i suoi tentativi di imporre la censura economica sulla Rete. Persino le media corporations, alla fine, dovranno accettare la morte dell'informazione Fordista. Invece del rafforzamento del copywright, l'intervento del governo può focalizzarsi sull'estensione ed il miglioramento dell'accesso alla Rete di tutte le persone. La libertà ‘negativa' dalla censura dello stato deve evolversi nella libertà ‘positiva' di creare i media. Nell'era della Rete, la libertà di parola può diventare: ‘… il diritto di fare rumore … di creare il proprio codice e il proprio lavoro … il diritto di fare la scelta libera e revocabile di concatenarsi con un altro codice – che è il diritto di costruirsi la vita'.

 

NOTE

Le note dell'autore per ‘Il controllo della libertà'

[1] Jean-Jacques Rousseau, The Social Contract, pagina 98.

[2] Per esempio, il governo britannico sta introducendo una legislazione che include qualsiasi azione che ‘interferisca seriamente o distrugga un sistema elettronico' nella sua definizione di ‘terrorismo'. Vedi Will Knight, ‘Hackers Will Become Terrorists Under New Law', pagina 1.

[3] Per un'analisi del crescente controllo legale della Rete, vedi Lawrence Lessing, Code.

[4] Vedi Richard Barbrook e Andy Cameron, ‘The Californian Ideology'.

[5] Vedi Mitch Kapor, ‘Where is the Digital Highway Really Heading?'

[6] Per un'analisi delle origini del Primo Emendamento nel liberalismo inglese, vedi Leonard Levy, Emergence of a Free Press. Un mandarino liberale inglese, in seguito, ha definito la libertà ‘negativa' come: '…l'area in cui il soggetto – una persona o un gruppo di persone – è o dovrebbe essere lasciato fare o essere ciò che egli (o ella) è in grado di fare o essere, senza interferenze da altre persone …'. Isaiah Berlin, ‘Two Concepts of Liberty', pagine 121-2.

[7] Ithiel de Sola Pool, Technologies of Freedom, pagina 211.

[8] Vedi Christopher May, A Global Political Economy of Intellectual Property Rights, pagine 16-44.

[9] Vedi Richard Barbrook, Media Freedom, pagine 7-18; e Leonard Levy, Emergence of a Free Press, pagine 220-281.

[10] Vedi Christopher May, A Global Political Economy of Intellectual Property Rights, pagine 45-66.

[11] Sebbene condanni la regolazione dello stato come obsoleta, il gruppo di esperti neo liberale di Newt Gingrich, tuttavia, ha affermato che: ‘Definire i diritti di proprietà nel cyberspazio è forse l'unico compito più urgente ed importante per la politica dell'informazione del governo'. The Progress and Freedom Foundation, Cyberspace and the American Dream, pagina11.

[12] John Locke, Two Treatises of Government, Mentor, New York 1965, pagina 395. Per una rilettura socialista di questa analisi liberale, vedi Eugeny Pashukanis, Law and Marxism.

[13] Questa analogia con la repressiva ‘guerra alle droghe' è presente in Richard Stallman, ‘Freedom or Copywright?', pagina 2.

[14] Vedi Recording Industry Association of America, ‘RIAA Lawsuit Against Napster'; e The Motion Picture Association of America, ‘DVD-DeCSS Press Room'.

[15] Per esempio, tutte le maggiori etichette di registrazione sono membri di un consorzio per lo sviluppo di metodi di crittografia per la musica coperta da copywright, vedi il sito del Secure Digital Music Initiative.

[16] Per esempio, vedi il sito Gnutella e Freenet.

[17] Vedi Howard Rheingold, The Virtual Community, pagine 289-296. La visione della Rete è ispirata dal simbolo della modernità oppressiva in Michel Focault, Discipline and Punish.

[18] Vedi Elmo Recio, ‘The Great Firewall of China'; e Duncan Campbell, ‘Inside Echelon'.

[19] Jack Valenti parla della minaccia potenziale del programma DeCSS di decriptaggio in ‘Film Studios Bring Claim Against DVD Hackers in Federal Court'.

[20] Vedi Simon Clarke, ‘What in the F---‘s Name is Fordism'.

[21] Per esempio, Robert McChesney dice: 'E' quasi una legge di ferro dei media americani … che … il settore corporativo salga al potere e … che conquisti tutto … altre persone cedono il passo ad esso che subentra'. ‘Towards a Democratic Media System', pagina 3.

[22] Lawrence Lessig, Code, pagina 141. Vedi anche Michael Hauben e Rhonda Hauben, Netizens, pagina IX.

[23] Tim Berners-Lee, ‘Realising the Full Potential of the Web', pagina 5. Vedi anche Richard Barbrook, ‘The Hi-Tech Gift Economy'; e ‘Cyber-communism'.

[24] Vedi Rishab Ghosh, ‘Cooking Pot Markets'; e Richard Barbrook, ‘The Hi-Tech Gift Economy'.

[25] Vedi Bill Brewster e Frank Broughton, Last Night a DJ Saved My Life; e Sheryl Garratt, Adventures in Wonderland.

[26] Vedi Jacques Attali, Noise, pagine 133-148. Vedi anche Romandson, ‘Interactive Music'.

[27] Dalla ricerca accademica alla teoria del management, questo nuovo paradigma ora affascina l'avanguardia della vita intellettuale. Per esempio, vedi Manuel Castells, The Rise of the Network Society; e Jonas Ridderstråle e Kjell Nordström, Funky Business.

[28] Vedi Richard Stallman, ‘Freedom – or Copywright?'. Alcuni giudici americani hanno definito già la programmazione del computer come una forma di libertà di parola, vedi Patricia Jacobus, ‘Court: Programming languages covered by First Amendment'.

[29] Vedi Free Software Foundation, What is Copyleft?

[30] Vedi Tim Berners-Lee, Weaving the Web, pagine 78-80.

[31] Vedi Tim Berners-Lee, Weaving the Web, pagine 70-71.

[32] Vedi John Hagel e Arthur Armstrong, net.gain.

[33] Vedi Esther Dyson, Release 2.0, pagine 131-163.

[34] Vedi Robert Young, ‘How Red Hat Software Stumbled Across a New Economic Model and Helped Improve an Industry'.

[35] Vedi Christopher May, A Global Political Economy of Intellectual Property Rights.

[36] Vedi Lawrence Lessig, Code, pagine 30-60.

[37] Vedi Karl Marx, ‘Debates on Freedom of the Press'. In contrasto con il suo predecessore ‘negativo', la libertà ‘positiva' è definita come: 'Voglio essere … uno che agisce – che decide, non indotto a decidere, auto-diretto, non costretto ad agire … da altri uomini come se fossi … uno schiavo incapace di … concepire degli obiettivi, delle politiche per conto mio e realizzarli'. Isaiah Berlin, ‘Two Concepts of Liberty', pagina 131. Per questa concezione socialista dei diritti politici, vedi anche Karl Marxs, ‘On the Jewish Question'.

[38] Vedi Richard Barbrook, Media Freedom, pagine 55-73.

[39] Vedi Richard Barbrook e Andy Cameron, ‘The Californian Ideology', pagine 63-68.

[40] Vedi Richard Barbrook, ‘Cyber-communism', pagine 26-35.

[41] Per una discussione della ‘frammentazione del copywright', vedi Christopher May, A Global Political Economy of Intellectual Property Rights, pagine 144-157.

[42] Tra i primi utilizzatori delle comunicazioni mediate dal computer, tale spontanea autoregolazione è stata soprannominata ‘netiquette', vedi Michael Hauben e Rhonda Hauben, Netizens, pagine 63-4.

[43] Tom Paine, Rights of Man, pagina 165.

[44] Jacques Attali, Noise, pagina 132.

 

*Traduzione dall'originale inglese di Anna Fata su gentile concessione dell'Autore.

 

 

Jacques Attali, Noise: the political economy of music, University of Minnesota Press, Minneapolis 1985.

Richard Barbrook, Media Freedom: the contradictions of communications in the age of modernity, Pluto, London 1995.

Richard Barbrook, ‘The Hi-Tech Gift Economy' in nettime (editors), Readme!: ASCII culture and the revenge of knowledge, Autonomedia, New York 1998, pagine 132-139.

Richard Barbrook, ‘Cyber-communism: how the Americans are superseding capitalism in cyberspace', Science as Culture, Numero 1, Volume 9, 2000, pagine 5-40.

Richard Barbrook and Andy Cameron, ‘The Californian Ideology', Science as Culture, No. 26, Vol. 6 Parte 1, 1996, pagine 44-72.

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Tim Berners-Lee, ‘Realising the Full Potential of the Web'.

Tim Berners-Lee with Mark Fischetti, Weaving the Web: the past, present and future of the World Wide Web by its inventor, Orion Business Books, London 1999.

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