PSICOPATOLOGIA SESSUALE
Sessualità e disturbi psicosessuali
di Stefano Sanzovo, Carlo Rosso

La rappresentazione dell’orgasmo femminile: mito o realtà?

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6 giugno, 2013 - 19:32
di Stefano Sanzovo, Carlo Rosso

Cos’è l’orgasmo?
L’orgasmo è un’intensa sensazione transitoria di intenso piacere accompagnata da alcune modificazioni fisiologiche. Nell’uomo è normalmente accompagnato dall’eiaculazione, che rende l’evento facilmente identificabile. Nelle donne il raggiungimento dell’orgasmo è meno facile da riconoscere e spesso per alcune difficile da ottenere.”
Questa la definizione di Balon & Seagraves nel loro Handbook of sexual  dysfunction.
Quindi, se l’orgasmo maschile è più facilmente identificabile con l’eiaculazione, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, per la donna non è così.
Esemplificativi sono infatti i criteri diagnostici per il disturbo dell’orgasmo femminile (DOF) dettati da quel manuale rigidamente categoriale che è il DSM IV R. Dopo avere indicato che si tratta di un persistente e ricorrente ritardo, o assenza, dell’orgasmo dopo una fase di eccitazione sessuale normale, aggiunge che “Le donne mostrano un’ampia variabilità nel tipo o nell’intensità della stimolazione che induce l’orgasmo”. Converrete che termini quali “ampia variabilità” non sono tipici del DSM. Ma siamo solo all’inizio. Infatti prosegue così: “La diagnosi di DOF dovrebbe basarsi sulla valutazione del clinico che la capacità di orgasmo della donna sia minore di quanto ci si aspetterebbe per età, esperienza sessuale, e adeguatezza della stimolazione sessuale ricevuta”. Ma come? Un classificatore così preciso ci infarcisce una definizione di congiuntivi e condizionali e poi ci dice che dobbiamo affidarci alla soggettiva valutazione?  
Del resto le idee sull’orgasmo femminile non sono mai state chiare: in Europa fino al XVIII secolo si credeva che le donne dovessero provare piacere per concepire. Poi il concepimento venne creduto possibile solo se non c’era piacere. Ma questo cambio d’interpretazione non era fondato su prove scientifiche, bensì su mode politiche e religiose. Freud concepì gli orgasmi clitoridei come superficiali ed immaturi, quelli vaginali autentici ed adulti; questa distinzione però gli permise di conciliare la presenza dell’orgasmo femminile senza mettere in discussione la visione principale del sesso procreatore. Master & Johnson sono stati i primi a dare un’ “immagine” dell’orgasmo femminile, attraverso il grafico del picco dell’eccitazione. E dopo si è addivenuti ad una visone più laica dove non è tanto importante attraverso quale organo (vagina o clitoride) lo si raggiunge ma diventa un must raggiungerlo.
Questo perché nessuno è riuscito scientificamente a disfare l'inestricabile matassa del quale sia l'orgasmo "giusto": ma questo è intanto divenuto un ingrediente necessario della realizzazione femminile, rubando un po' di terreno all'identità conferita dalla maternità.
E l’arte poi in tempi più recenti ci si è provata a rappresentare il piacere. Ricordiamo il pittore argentino Diego Beyrò, che ha tratto dall’esperienza nella Fabrica di Benetton la rappresentazione su lenzuola dell’orgasmo femminile tramite l’espressione del volto.
http://www.diegobeyro.com/orgasm-series
Più recente il fotografo Clayton Cubitt che definisce la sua visione dell’orgasmo, in maniera forse poco femminista, “Hysterical Literature” : una serie di video sul dualismo mente/corpo.

Penso che per gli uomini non faccia oggi problema il binomio orgasmo clitorideo / vaginale ma sia invece sempre più attuale il binomio orgasmo manifestato e/o sentito. Il primo dovrebbe rassicurare sulla presenza del secondo.
Ma rimane sempre il dubbio; noi, infatti, non possiamo sentire ciò che sentono gli altri, ecco che allora in modo un po' voyeuristico e ansiolitico Cubitt continua stucchevolmente a riproporre una sequenza di orgasmi "manifestati" quasi che nella noiosa visione della ripetitività dell'orgasmo "manifesto" si possa raggiungere l'incerta certezza dell'orgasmo "sentito", chiave di misura della virilità dell'uomo moderno.
Ma, una volta visti, il dubbio non viene sciolto. Ancora una volta: è finzione o realtà?
Bibliografia
Balon R & Seagraves R T “Handbook of sexual dysfunctions”. Taylor & Francis, Boca Raton 2005
Heiman J& Lopiccolo J “Becoming orgasmic: a sexual growth program”. Hachette, London 2010

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Commenti

Mario ESPOSITO, in un bel commento, pubblicato sul mio account di Facebook, evidenziava, come filo rosso dell'articolo, la problematica del rapporto essere-apparire. Non andrebbe trascurata, entro un'ottica (anche) storico-genealogica, la storicitá di tale questione cruciale, inerente il rapporto essere-apparire. Una questione giá presente nel pensiero antico e che nella nostra modernitá acquista un ruolo strategico in età barocca, anche all'interno della vexata quaestio della simulazione e delle dissimulazione... Si pensi al testo di Torquato Accetto (primo Seicento) sulla "dissimulazione onesta", valorizzata, cioè, come strumento indispensabile, ineliminabile, di ogni agire sociale. Questa apertura in chiave storico-genealogica del problema porta forse a giustificare il soggetto (in questo caso il soggetto femminile) che SIMULA l'orgasmo? Questione aperta. L'autorappresentazione rientra nella libertà di scelta di ognuno. Quindi, al posto del verbo "giustificare" - non c'è bisogno di giustificare una scelta che si considera apriori "libera" da costrizioni! - metterei il verbo COMPRENDERE. Lascerei, appunto, aperta la questione.

Ritengo opportuno riportare in questo spazio il commento di Mario Esposito, pubblicato sul mio account di Facebook, al quale ho risposto con il mio commento appena scritto e riportato qui sopra.
MARIO ESPOSITO
Appena preso il caffè, cerco di fare una riflessione. A mio parere, il problema proposto da questo post, cioè l'orgasmo femminile, può essere generalizzato in termini filosofici in quella che è l'eterna questione irrisolta della differenza fra essere ed apparire. Nel caso dell'orgasmo tale questione assume le sembianze della differenza fra il "sentire" ed il "manifestare" e quindi fra il relativo grado di identità. Se ci riflettiamo, però, un analogo problema emerge se cerchiamo di rispondere alla domanda se l'altro, mettiamo la moglie/marito o compagno/compagna ecc., ci ami oppure no o, magari, con quale intensità ci ami rispetto a quello che noi crediamo sia da un lato l'amore che dovrebbe manifestare (in quanto "essere" alla sua origine) e dall'altro quello che crediamo di manifestare noi stessi (come espressione dell' "essere" innammorati). Detto questo, l'approccio scientifico a questioni di questo genere non può che essere di tipo riduzionista in quanto necessariamente deve delimitare la sfera di analisi ai dati osservabili e desumibili in base al sapere scientifico stesso, ma trascura gioco forza ambiti sfuggenti, ma non per questo non essenziali, come la complessità della singolarità in quanto tale (la singola donna ed il singolo uomo) e l'infinita (almeno in linea teorica) gamma di differenze che essa può manifestare. A ciò si aggiunge una assiomatica culturale che ha fatto del sesso una sorta di "panacea di tutti i mali" e lo strumento primario di comunicazione fra i due generi (uomo-donna, ma potremmo sicuramente ampliare ai "molti generi" includendo gli omosessuali, le lesbiche, i trans ecc.), includendolo nella visione economicista della performance e del risultato, che guarda caso l'uomo sempre più raggiunge con farmaci (es. viagra) mentre la donna non sembra avere equivalenti chimici (da qui un ulteriore "differenza" e "mistero"). Riassumendo, quella che potremmo nominare come "la questione dell'orgasmo femminile" è e sarà un tema eterno che sarà declinato a seconda del tempo in maniera diversa e non ha, a mio avviso, alcuna soluzione così come, mi sembra, non la abbia avuta la questione dell'essere e dell'apparire (a meno di soluzioni scientiste da un lato o poetico-mistiche dall'altro). Se ne continuerà a parlare, ma ognuno dei singoli la vivrà in maniera differente. Grazie del tag e dello stimolo alla riflessione mattutina.


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