PSICHIATRIA E RAZZISMI
Storie e documenti
di Luigi Benevelli

I figli di tarati neuropsichici (1940)

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2 febbraio, 2015 - 16:30
di Luigi Benevelli

In italia, negli del razzismo di Stato, il confronto e la discussione sul che fare con i folli e i loro discendenti si svolsero alla luce del sole. Le due scuole principali che si misurarono facevano capo alle riviste "La Difesa della razza", su posizioni  filo-germaniche  e "Razza e civiltà" su posizioni più prudenti e "moderate". Propongo alcune considerazione di Luigi Cesari che fu tra i redattori di "Razza e civiltà".

Luigi Cesari, Una questione di bonifica della razza: per i figli dei tarati neuropsichici, «Razza e civiltà», anno I, n. 1, 23 marzo 1940, pp. 75-82, passim.
 
Se è facile riscontrare anomalie congenite di scarsa importanza per la vita sociale, con caratteri innegabilmente ereditari sia dominanti, sia recessivi, sia diaginici […] non sempre certi si è, in numerose malattie ereditarie, affermare se la trasmissione possa aver origine da caratteri dominanti o recessivi (Condorelli). […]
Non si dovrebbe confondere eredità familiare morbosa con i pericoli sociali di trasmissioni germinative, placentari, latteali, ecc.
Gutt, Rüdin, Ruttke hanno largamente studiato l’eredità di una serie di malattie e dalle loro deduzioni si è pervenuti in Germania alle leggi delle sterilizzazioni, le più complete, certamente, fra quelle promulgate, ma anche discutibili, in quanto la prognosi ereditaria, che dovrebbe essere quanto mai sicura e non dar luogo a scrupoli oltre che scientifici anche di coscienza, a dichiarazione del Rüdin stesso – come ci fa sapere il De Lisi- è basata sulla semplice determinazione dei dati forniti dall’esperienza, su calcoli di percentuale di malati tra i discendenti d’infermi, di collaterali, ecc.; in altri termini su di un empirismo. […] In Italia illustri clinici come il Condorelli, il Donaggio, il De Lisi, Jucci ed altri, espressero chiaramente con elevatezza di argomenti la loro autorevole opinione contro le leggi della selezione coattiva. […] L’ereditarietà per talune malattie, particolarmente quelle interessanti il sistema nervoso e psichico, ha bisogno di essere portata su un nuovo indirizzo di rilievo e di critica.
Tendenze originarie, cooperazione di fattori esogeni, ambientali, preparazione ereditaria del patrimonio psichico, nelle linee generali ereditarietà globale mentale associata a specifiche forme spirituali […] furono i termini delle diverse opinioni, specialmente per quanto riguarda l’eredità delle malattie nervose e psichiche. […] E’ assai più che presumibile che i disgenetici, in un momento dato, minaccino la biologia della collettività, avendo la tendenza a predominare numericamente su normali e migliori. La risoluzione del problema dell’eredità, nel senso stretto della parola, attende la sua definitiva conferma da due fattori essenziali: diagnosi sicura e attendibile ricostruzione di alberi genealogici. […] resta il fatto che per talune infermità, e per intenderci chiaramente per quelle mentali, la diagnosi presenta difficoltà che possono essere superate solo in seguito ad osservazione sapiente del decorso della malattia, non infrequentemente lungo tumultuoso ed impreciso. […] altri ostacoli sorgono e si frappongono per la non ancora definita classificazione delle malattie mentali. […]
L’urbanesimo va distruggendo il fenomeno dell’endogamia e il materiale che può agevolare la genetica umana va sempre più diminuendo; non si potranno, forse, più fare altro che in piccolissimi centri ricerche anagrafiche e nosografiche utili alla ricostruzione di un albero genealogico completo, ai fini di rivelare la recessività di talune malattie nei discendenti di famiglie tarate […].
Le malattie mentali (Alessio Carrel) deteriorano progressivamente la razza bianca, e la loro frequenza, che aumenta, indica un difetto gravissimo della civilizzazione moderna. […]
La vita libera abbonda di gente che presenta vaghe, piccole anomalie mentali o sessuali che, sopra certi aspetti dell’esistenza fanno di essi un pericolo ancora sconosciuto ed insospettato. La statistica c’invita a meditare e ad agire perché il quadro d’assieme che ci è offerto è assai impressionante. L’aumento della popolazione degli alienati ricoverati in Istituti di cura in tutte le nazioni è in progresso continuo: in Italia la statistica del periodo 1926-1938 segna un aumento di 39.288 di assistiti e di 32.789 di ricoverati presenti in istituti di cura. Nel 1938 furono assistiti ben 123.076 individui. A tale cifra vi è da aggiungere l’altra forse maggiore di deficienti mentali, anormali psichici, nevropatici ecc., che non sono ricoverati né ricoverabili.
Spontanea e logica sorge la domanda se gli infermi di malattie mentali e nervose […] siano individui pericolosi per la loro discendenza, e se nella maggioranza siano individui capaci per la procreazione. Particolarmente quest’ultima questione- che è la più importante- è valutata secondo punti di vista differenti e secondo concezioni disparate e la risposta allo stato presente è imprecisa. […] Noi riteniamo che sull’esempio di altre nazioni, anche da noi il rilevamento dovrebbe essere fatto: i dati che abbiamo sono  insufficienti […].
Il concetto moderno di eredità biologica e patologica (Pende) mette facilmente su di una via nuova l’assistenza ai discendenti  di famiglie tarate, e particolarmente a provocare provvidenze per il loro miglioramento fisico e psichico […]. Il Pende ci afferma che l’eredità morbosa, sviluppata secondo le leggi di Mendel o trasmessa solo come disposizione più o meno grave «non è dunque, almeno nella maggioranza dei casi, un destino crudele contro il quale è invano lottare !» […]. Non si tratta di affrontare una lotta contro una malattia sociale che è forse la più umiliante, ma di organizzare, perfezionare una assistenza preventiva e curativa per i figli tarati. In Italia esiste già una conveniente attrezzatura per l’assistenza medico-pedagogica per anormali psichici, ecc. (sommano ad oltre 3000 gli assistiti) escludendo l’altra assistenza per i minorenni traviati che va sviluppandosi con ritmo ammirevole. La nuova assistenza deve essere diretta a quei soggetti che portano in sé, in latenza o potenzialità, il gene di una eredità patologica.
 
Luigi Benevelli ( a cura di)
Mantova, 02 febbraio 2015

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