GALASSIA FREUD
Materiali sulla psicoanalisi apparsi sui media
di Luca Ribolini

Giugno 2015 V - Cinema, letteratura e televisione

Share this
5 luglio, 2015 - 16:58
di Luca Ribolini

INTERVISTA A LILIANA CAVANI. UN VIAGGIO DALL’INFANZIA ALL’ATTUALITÀ DELLA REGISTA. L’iniziale riserbo è diventato racconto, un fiume di parole, di ricordi, di antiche sensazioni. Una casa affollata di parenti a Carpi, l’incontro della bambina con la morte, l’amore dei nonni, l’assenza del padre. E poi l’amore della giovane donna per la storia, un amore che diventa riflessione sul Male, sulla rimozione, sulla intolleranza

di Cristiana di San Marzano, stateofmind.it, 24 giugno 2015
 
Non è facile intervistare Liliana Cavani su temi che non siano strettamente legati al suo lavoro di regista. Il suo pudore nel parlare di se stessa è contagioso, sulle prime può apparire una barriera invalicabile.
“Preferisco parlare del mio lavoro. Ma proviamoci. Registra?”. Dice con un tono perplesso.
E così ho registrato. Una conversazione lunga un intero pomeriggio nella penombra del suo salotto. L’iniziale riserbo è diventato racconto, un fiume di parole, di ricordi, di antiche sensazioni. Una casa affollata di parenti a Carpi, l’incontro della bambina con la morte, l’amore dei nonni, l’assenza del padre. E poi l’amore della giovane donna per la storia, un amore che diventa riflessione sul Male, sulla rimozione, sulla intolleranza. La banalità della somatizzazione, il piacere della risata, la necessità della solitudine. Il breve viaggio nella psicoterapia e quello più lungo nella fratellanza, concetto che muove il suo lungo percorso nella conoscenza di San Francesco. Infine la ricerca di sé attraverso la storia delle religioni, e soprattutto la convinzione che la speranza sia una virtù indispensabile per la specie umana.
Come era Liliana Cavani bambina? Testarda, paurosa, timida?
Ero molto vivace a scuola. Non stavo mai ferma nel banco, minimo dondolavo una gamba.
Un ricordo che le è rimasto impresso?
Avevo una maestra in prima elementare che mi lasciava fare. Siccome ero rapida a fare le cose, mi guardava con benevolenza e non mi stava addosso. Aveva circa 60 anni, un giorno è stata male ed è arrivata una supplente, che avrà avuto 30 anni. Io ovviamente ero sempre io, facevo le stesse cose, non stavo mai ferma. Per castigo mi ha fatto stare in piedi e io ho ubbidito, però parlavo un po’. E allora mi ha chiamato, stava alla finestra dove c’erano i termosifoni e si scaldava le mani, improvvisamente mi ha dato un ceffone. Un ceffone imprevisto, non ti fai neanche da parte perché non te lo aspetti. Arriva e basta. È stato il primo e l’unico della mia vita, ma ne ricordo sempre il risuono sulla guancia. Oltretutto non avevo mai visto una cosa del genere, in casa mia nessuno si picchiava, per me era una novità.
 
Segue qui:
http://www.stateofmind.it/2015/06/liliana-cavani-intervista-infanzia-attualita/ 

FILOSOFO LUPESCO
di Umberto Silva, ilfoglio.it, 24 giugno 2015 

Il ritorno a sé, il sich-erinnern, è il ri-velarsi della stessa trascendenza che grida nell’anima” ci informa Cacciari nel suo libro ‘L’Arcipelago’, la cui preziosa scrittura è solo di poco inferiore alla virile frase che il filosofo ha pubblicamente pronunciato qualche anno dopo: “I capi del Pd sono delle teste di cazzo”. E la Santanchè? “E’ la dimostrazione che non siamo una civiltà superiore”. E così via, in un cacciariano profluvio di filosofica sapienza mista a televisive tenzoni. Le ardite commistioni tra sacro e profano sono tipiche dei nobili veneziani capaci, nei secoli, di raffinatissime elucubrazioni mischiate a imprecazioni da stallieri. Il Cacciari che perde la bussola negli squallidi show televisivi e furente si accanisce per conquistare l’ultima parola ricorda Machiavelli che gioca ai dadi con gli osti e i carrettieri mentre scrive “Il Principe”. “Ci vogliono cose reali, basta chiacchiere!”, urla il Nostro, come se le sue chiacchiere potessero scamparla dal bituminoso oceano dei media. “Capra!” gli fa eco Vittorio Sgarbi, un altro audace che mischia improperi e cultura. “Capra, capra!”. Be’, che dire? Una bestemmia anch’io; confesso: lo sdegno virile di Cacciari, il suo sprezzo, mi commuove, così come il furore sgarbiano mi riempie di gioia. Le loro opere chissà, ma certo le loro imprecazioni vivranno in eterno. 

Segue qui: 
http://www.ilfoglio.it/la-politica-sul-lettino/2015/06/24/filosofo-lupesco___1-vr-130132-rubriche_c333.htm


IL DEBITO SCOLASTICO? UN’OCCASIONE PER RIPARTIRE

di Martina Lurani, Luigi Ballerini, avvenire.it, 24 giugno 2015
 
Sono la mamma di un ragazzo di quattordici anni che ha appena terminato il primo anno di liceo. È stato un anno durissimo per lui e per tutta la famiglia. È sempre andato volentieri a scuola, felice dei compagni e di incontrare nuovi professori ma pochissimo interessato alle materie che venivano affrontate, a detta sua tutte noiose e che non centravano con la vita. Quando gli chiedevo cosa intendesse per vita non sapeva mai darmi una risposta…
Le scuole sono finite. Per molti ragazzi è stato un anno duro, per qualcuno durissimo. Così come pure per le loro famiglie. E magari non è ancora finita, uno o più esami a settembre sembrano compromettere irrimediabilmente l’attesa di un’estate serena. Un figlio che non si impegna con lo studio mette davvero a dura prova la pazienza dei genitori, spesso chiede loro un lavoro extra di presenza non sempre efficace, anzi a volte addirittura controproducente. La lettera che abbiamo ricevuto lo testimonia con sincerità: ci viene illustrato bene come si possa arrivare a una situazione in cui a causa della scuola il figlio è esasperato, la madre distrutta e il resto della famiglia affaticato…
 
Al link il seguito della lettera e della risposta
http://www.avvenire.it/rubriche/Pagine/Giovani%20storie/Il%20debito%20scolastico%20%20br%20%20%20Un%20occasione%20per%20ripartire_20150624.aspx?rubrica=Giovani+storie

GENDER. IL PENSIERO UNICO E LE FARFALLE DI HEGEL

di Egisto Mercati, ilsussidiario.net, 25 giugno 2015            
 
Per lavoro devo occuparmi da molti anni di sesso. Non a livello umano, ma animale. Vi è un flagello delle farine e delle paste alimentari che mette spesso in seria difficoltà chi detiene e gestisce un molino. Ma anche in casa, se si lasciano scoperte confezioni di pasta o del pane raffermo o vi sono sul tavolo dei fiori secchi, ecco che arriva lei, la Plodia interpunctella, una farfalla di color crema alla base e di bruno arancio nella parte distale. È una femme fatale che attira i maschi e così si ovodepongono oltre 200 uova in ogni accoppiamento. Da qui le larve, pericolose e voraci, e poi di nuovo le splendide farfalle. Che fare per combattere la Plodia? A livello mondiale si usa un curioso ritrovato della chimica: il feromone sessuale. Sono sostanze aeree che si disperdono nell’ambiente e liberano nell’aria un elemento a forte carica attrattiva nei confronti del maschio, che viene così catturato in appositi contenitori di plastica. E’ un controllo/limitazione delle nascite adottato su vasta scala nelle industrie alimentari. Inodore per l’uomo, ecologico, silenzioso.
 
Segue qui:
http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2015/6/25/GENDER-Il-pensiero-unico-e-le-farfalle-di-Hegel/619999/

L’ATTENZIONE AMOREVOLE NEI VERSI DI GIOVANNI TURRA

di Redazione, avantionline.it, 25 giugno 2015
 
Con Giovanni Turra (Mestre, 1973) siamo alla quarta intervista ai poeti contemporanei. Veneto, Turra è poeta e studioso trai più colti e preparati delle ultime generazioni. Laureatosi a Venezia, ha conseguito nella stessa città il Dottorato di ricerca e ivi ha insegnato a contratto. Si occupa, a livello critico, di Biamonti, Cecchinel, Zanzotto. In poesia ha esordito con “Planimetrie” (Book, 1998) ed è apparso nel “IX quaderno di poesia contemporanea” con la raccolta “Condòmini e figure” (Marcos y marcos, 2007). Nel 2014 esce “Con fatica dire fame”, summa di un quindicennio poetico, per l’editore La vita felice, con cui è finalista al ‘Premio Dedalus’.
Il tuo nuovo libro di poesia, “Con fatica dire fame”, rispecchia una condizione esistenziale e civile, scevra di retoriche. Vorresti spiegare al lettore la scelta del titolo?
L’accento è da porsi ovviamente su “fatica” e “fame”. “Fatica” ha qui almeno due accezioni: quella inevitabile del labor limae, e quell’altra, anch’essa scontata, del «male di vivere»; “fame” invece è da ricondursi in qualche modo a ciò che Lacan chiama jouissance. Tento una definizione: all’idea connessa alla scarica della tensione somatica, com’era ancora in Freud a proposito del Lustprinzips, lo psichiatra francese oppone una soddisfazione connessa con il senso. Si rompe finalmente con l’idea di un animale uomo che gode da solo e senza parole. È quanto fin dal titolo ho cercato di circoscrivere: con il libro in generale, e con alcuni suoi loci in particolare.
Segue qui:
http://www.avantionline.it/2015/06/lattenzione-amorevole-nei-versi-civili-di-giovanni-turra/#.VYzphvntmko

LA RIVOLUZIONE (INCOMPLETA) DEL DIVORZIO CATTOLICO

di Ferdinando Camon, La Stampa, 26 giugno 2015
 
Avrà grande influenza sulla società, il nuovo atteggiamento della Chiesa verso i divorziati risposati. È una vera e propria rivoluzione. Inimmaginabile pochi anni fa, ma insufficiente fra pochi anni. I divorziati sono una parte consistente della popolazione. L’unione fra un uomo e una donna «finché morte non li separi» è ormai non solo difficile da sostenersi, ma anche difficile da spiegarsi. L’uomo cambia nel tempo, e con lui cambiano i sentimenti, e tra i sentimenti anche l’amore. Restare legato per vent’anni, trenta, quaranta, cinquanta, a una persona che amavi quando ne avevi venti, può portare l’uomo a vivere in contraddizione con se stesso. La Chiesa l’ha sempre saputo. Sposando un uomo e una donna, in realtà non lega lui a lei e lei a lui, ma lega ciascuno dei due a un terzo elemento, esterno alla coppia, eterno e immutabile. Per questo il matrimonio vien proclamato «indissolubile».
 
Segue qui:
http://giacomosalerno.com/2015/06/26/la-rivoluzione-incompleta-del-divorzio-cattolico-ferdinando-camon/

PIRANDELLO, PROFETA DELLA CRISI

di Carlo Ossola, avvenire.it, 28 giugno 2015
 
L’inizio del XX secolo è stato segnato dall’affiorare dell’inconscio e dalla tesi della relatività: Freud e Einstein hanno tolto al moderno ogni ‘linearità progressiva’ (propria del XIX secolo); incerto e opaco il nostro intimo, infinitamente aperto e incalcolabile l’universo: di questo smarrimento è acuto profeta (e presto testimone) Luigi Pirandello [Agrigento, 1867 – Roma, 1936], già in un lucido saggio del 1893, Arte e coscienza d’oggi: «Crollate le vecchie norme, non ancor sorte o bene stabilite le nuove; è naturale che il concetto della relatività d’ogni cosa si sia talmente allargato in noi, da farci quasi del tutto perdere l’estimativa. Il campo è libero ad ogni supposizione. L’intelletto ha acquistato una straordinaria mobilità. Nessuno più riesce a stabilirsi un punto di vista fermo e incrollabile. I termini astratti han perduto il loro valore, mancando la comune intesa, che li rendeva comprensibili. Non mai, credo, la vita nostra eticamente ed esteticamente fu più disgregata».
 
Segue qui:
http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/PIRANDELLO-.aspx

INCONSCIO DIGITALE: COSÌ IL WEB MODIFICA LE NOSTRE PERCEZIONI

di Derrick De Kerckhove, repubblica.it, 28 giugno 2015
 
Siamo entrati nell’era della trasparenza. Istantanea e onnipresente, la condizione digitale realizza una nuova forma di comunità virtuale molto particolare. I nostri smartphone ci rendono nodi di un ipertesto globale. L’essere costantemente connessi riduce il sentimento della solitudine perché tutti diventiamo sempre e ovunque raggiungibili. Siamo completamente trasparenti: un uomo connesso non è un uomo indipendente. Si tratta di un cambiamento di civiltà. Questa mutazione nasce da un nuovo matrimonio del linguaggio con l’elettricità. Ogni volta che il linguaggio umano cambia di medium cambia anche l’etica. Nell’Occidente, superando il concetto di privacy, la gente sta perdendo il controllo della sua intimità. La società in cui viviamo divide la realtà in due spazi opposti e non sa ancora bene come integrarli tra loro: lo spazio “privato” e lo spazio che potremmo definire “invaso”.
 
Segue qui:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/06/28/inconsciodigitale42.html?ref=search

RICHARD SENNETT DENTRO LA CORROSIONE DEL LEGAME SOCIALE. «L’essere umano ha una caratteristica che spesso rimuove: è un animale portato a muoversi e spostarsi per vivere insieme ai suoi simili. Chi respinge i migranti dimentica questa propensione sociale della natura umana, rimuovendo così il fatto che discende lui stesso da altri migranti». Parla il sociologo statunitense

di Riccardo Mazzeo, ilmanifesto.info, 29 giugno 2015             
 
Richard Sen­nett è stato recen­te­mente ospite del Pre­mio Heming­way, giunto alla tren­tu­ne­sima edi­zione, per la sezione “Avven­tura del Pen­siero” a Lignano Sab­bia­doro, una sorta di anti­ci­pa­zione di «Por­de­no­ne­legge». È un uomo molto gen­tile e riser­vato, que­sto socio­logo set­tan­ta­duenne carat­te­riz­zato da una schiera di ammi­ra­tori che in tutto il mondo atten­dono ogni volta con ansia che esca un suo nuovo libro. Forse per­ché cen­tel­lina i suoi volumi, visto che il terzo libro del suo pro­getto «Homo faber», una tri­lo­gia ini­ziata nel 2008 con L’uomo arti­giano e pro­se­guita nel 2012 con Insieme. Rituali, pia­ceri, poli­ti­che della col­la­bo­ra­zione (entrambi pub­bli­cati da Fel­tri­nelli), si con­clu­derà forse nel 2016 con il libro sulle città e ha avuto una sola inter­pun­zione, un pic­colo libro tito­latoLo stra­niero pub­bli­cato sem­pre da Fel­tri­nelli. O forse per­ché nei suoi libri, mai sem­plici, si ritrova l’arte dell’artigiano che rac­co­manda e di cui è mae­stro: forma e rigore rav­vi­vati da qual­che con­trap­punto di iro­nia che non scon­fina però nella bru­ta­lità o nella risata beffarda. Si per­ce­pi­sce dal suo stile un amore pro­fondo per l’«umano». E tra­spare anche dalla sua rilut­tanza a rila­sciare inter­vi­ste fret­to­lose: par­lare dei destini del mondo in due minuti è irri­spet­toso non solo per chi è chia­mato a farlo dall’alto del suo magi­stero ma anche per i lettori.
Nei suoi libri si è molto dilun­gato sulle carat­te­ri­sti­che del «nuovo capi­ta­li­smo», met­ten­done in evi­denza il loro lato oscuro…
Il nuovo capi­ta­li­smo ha sman­tel­lato le isti­tu­zioni e ha tra­sfor­mato le car­riere in meri lavori. Le car­riere di un tempo richie­de­vano un impe­gno con­ti­nua­tivo sia nella costru­zione di un cor­redo di com­pe­tenze indi­vi­duali, affi­da­bili, salde, sia nella tes­si­tura di un insieme di rela­zioni sia ver­ti­cali sia orizzontali. Negli anni Ses­santa e Set­tanta la nego­zia­zione fra diri­genti e mano­do­pera poteva anche essere ruvida ma alla fine si giun­geva comun­que a un accordo che con­sen­tisse di andare avanti. I qua­dri inter­medi erano a cono­scenza delle deci­sioni dei diri­genti, e la con­sa­pe­vo­lezza della rotta comune era tale da moti­vare tutti. Esi­steva anche una pro­pen­sione al soste­gno reci­proco dei lavo­ra­tori che, in caso di neces­sità, vuoi per un dramma fami­liare, vuoi per il sem­plice sci­vo­lone di un col­lega che magari si era ubria­cato, si aiu­ta­vano e si copri­vano affin­ché il lavoro pro­ce­desse e non ci fos­sero con­se­guenze serie per nes­suno. La potente indi­vi­dua­liz­za­zione del divide et impera odierno, il cre­scente potere dei mana­ger che non sanno ormai più nulla del lavoro che viene svolto e che hanno inter­rotto la comu­ni­ca­zione con i qua­dri che lo ese­guono ma che sono stati espunti da qua­lun­que potere deci­sio­nale con­giunto, la scom­parsa o l’estremo inde­bo­li­mento di strut­ture, cor­po­ra­zioni e asso­cia­zioni a difesa dei lavo­ra­tori, met­tono oggi l’uno con­tro l’altro, così come indu­cono spesso pro­prio le cate­go­rie di lavo­ra­tori più svan­tag­giate a guar­dare con sospetto o con odio agli immi­grati che potreb­bero rubare il posto a chi ce l’ha e non sa se e fino a quando potrà conservarlo.

Segue qui:
http://ilmanifesto.info/richard-sennett-dentro-la-corrosione-del-legame-sociale/

LE CINQUANTA SFUMATURE NON FINISCONO MAI. Il turbine di piacere, manette e frustini “raccontato” da Mr Grey: un filosofo legge il bestseller da 125 milioni di copie tra Kierkegaard, Lacan, e l’«imperativo categorico di godere»

di Diego Fusaro, lastampa.it, 29 giugno 2015
 
Considerato il successo incontenibile delle Cinquanta sfumature di grigio e dei suoi due seguiti (peraltro coronati dall’omonimo film), non poteva non arrivare un nuovo episodio della saga erotica: e, così, sempre scritto da E.L. James, esce in Italia, il 3 luglio, Grey. Il protagonista della narrazione sarà il miliardario Christian Grey, ciò che permetterà ai lettori di accedere negli angoli più remoti della sua mente. E, così, di esplorare tutti i suoi desideri più inconfessabili, le sue più viete volontà di godimento con Anastasia Steele, la donna con la quale egli intrattiene la complicata relazione sadomasochistica attorno alla quale orbita l’intera vicenda.  In Cinquanta sfumature di grigio, durante il primo bacio scambiato nella classica ambientazione dell’ascensore, Anastasia crede di non essere riuscita ad ammaliare Christian: ora, nelle pagine di Grey, Christian ci svela che, invece, la donna ha scatenato in lui un vortice incontenibile di passioni e desideri, per i quali finisce per rivelare una vera e propria assuefazione.

Segue qui:
http://www.lastampa.it/2015/06/29/cultura/tuttolibri/le-cinquanta-sfumature-non-finiscono-mai-MoNtXHEIQHClrp4Gwrkx8O/pagina.html

IL FEMMINISMO HA CASTRATO PERFINO LA LETTERATURA. E LASCIATECI DIVERTIRE. Nel delirio femminista ogni desiderio è un segno di sottomissione al maschio. Non si salvano nemmeno Emma Bovary o Anais Nin

di Massimiliano Parente, ilgiornale.it, 29 giugno 2015
 
Uno spettro si aggira per l’Europa, e non è più il comunismo ma il nuovo femminismo. Insomma, mi sono sempre chiesto quale fosse la sessualità delle femministe senza mai riuscire a immaginarla, perché un simbolo fallico dovrai pur tirarlo fuori prima o poi. Tipo: come saranno sotto le lenzuola le ragazze Zero di Santoro? Zero, forse. Tranne Giulia Innocenzi che sarà uno, perché ha fatto Anno Uno e ha scritto Meglio fottere, un librino sociale che però non c’entra niente col sesso, peccato. Finché non ho letto un saggio illuminante, Le perversioni femminili – Le tentazioni di Emma Bovary (Cortina, pagg. 346, euro 25) di Louise J. Kaplan, psicanalista statunitense morta nel 2012, e dopo oltre trecento pagine fitte fitte ho capito tutto, cioè niente, però abbastanza per capire che c’è poco da capire. Mi sembra come quando Aldo Busi, né maschilista né femminista ma busista (il più perverso e maniaco di tutti), nel suo Vacche amiche (Marsilio) scrive che la pornografia non gli interessa perché lui ambisce a «una pornografia democratica». Cioè? Le primarie genitali? La Cgil della copulazione organizzata?
 
Segue qui:
http://www.ilgiornale.it/news/femminismo-ha-castrato-perfino-letteratura-e-lasciateci-dive-1145860.html

Video

“E LASCIATEMI DIVERTIRE”: LA GOLA, CON MASSIMO RECALCATI E ALTRI OSPITI

da rai.tv, 27 giugno 2015
L’intervento di Massimo Recalcati è a 2′ 40” dall’inizio del programma.
Vai al link:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-b3126dce-4c4c-42c5-8bf9-bebf1ea2f18f.html

I più recenti pezzi apparsi sui quotidiani di Massimo Recalcati e Sarantis Thanopulos sono disponibili su questo sito rispettivamente ai link:

http://www.psychiatryonline.it/rubrica/4545
http://www.psychiatryonline.it/rubrica/4788
 
Da segnalare le seguenti rubriche: "Laicamente, Dialoghi su psichiatria, arte e cultura" di Simona Maggiorelli, al link 
http://www.psychiatryonline.it/rubrica/5673
"Mente ad arte, percorsi artistici di psicopatologia nel cinema ed oltre, di Matteo Balestrieri al link 
http://www.psychiatryonline.it/rubrica/4682
(Fonte dei pezzi della rubrica: http://rassegnaflp.wordpress.com

 

> Lascia un commento



Totale visualizzazioni: 575