Mente ad arte
Percorsi artistici di psicopatologia, nel cinema ed oltre
di Matteo Balestrieri

David Bowie – il testamento musicale di Lazarus e il confronto con Freddie Mercury

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11 gennaio, 2016 - 14:58
di Matteo Balestrieri
  E’ morto David Bowie, il “Duca bianco”, grandissimo musicista di rock, punk, musica elettronica, new wave e soul, ma anche attore (indimenticabile la sua interpretazione dell’”Uomo che cadde sulla terra” del 1976) in diversi film, nonché dandy e trasformista capace di collegare la musica al teatro e alle arti visive. Qualsiasi tentativo di descrizione della sua opera in poche righe sarebbe estremamente riduttivo e non mi cimenterò in questo, rimandando a Wikipedia per un sia pur breve approfondimento.
 
  Quello che mi spinge a scriverne qui è il brano Lazarus tratto dall’ultimo album Blackstar
E’ impressionante il messaggio del video associato al brano, appena rilasciato il giorno del suo compleanno, l’8 gennaio, pochi giorni fa. Si vede un uomo la cui faccia è coperta da fasce da cui spuntano due piccoli bulloni a rappresentare gli occhi. E’ disteso su un letto e si contorce. Sembra un moderno Lazzaro resuscitato, ma in realtà è un uomo che sta per morire.

Il testo tradotto della canzone è:

Guarda lassù, sono in paradiso
Ho cicatrici che non possono essere viste
Ho un dramma, che non può essere rubato
Mi conoscono tutti ora
Guarda qui, amico, io sono in pericolo
Non ho più niente da perdere
Sono così in alto che il mio cervello è in un vortice
Ho fatto cadere il cellulare laggiù
Non è proprio come me?
 
Quando arrivai a New York
Vivevo come un re
Poi ho finito tutti i miei soldi
Cercavo il tuo culo
In un modo o nell’altro
Sai che sarò libero
Proprio come quell’uccello azzurro
Ora non è proprio uguale a me?
Oh, sarò libero
Proprio come quell’uccello azzurro
Oh, sarò libero
Non è proprio come me?
 
  E’ evidente qui la disperazione e la necessità di comunicarla in questo momento cruciale e finale dell’esistenza.

  Mi ricorda il brano The Show Must Go On, brano cantato da Freddie Mercury con i Queen nel 1991, poche settimane prima della sua morte per AIDS. Anche se è controverso se il brano sia effettivamente un testamento di Freddie Mercury (è in realtà una poesia scritta da Brian May), è anche vero che al testo contribuì lo stesso Mercury. Il testo tradotto dice:

 
Spazi desolati, per cosa viviamo?
luoghi abbandonati
forse noi conosciamo già la partitura
avanti e ancora avanti
c’è qualcuno che sappia
cosa stiamo cercando?
 
Un altro eroe
un altro crimine inutile
dietro il sipario, nella pantomima
resistere
c’è qualcuno che ce la fa ancora?
 
Lo spettacolo deve continuare
lo spettacolo deve continuare
mi si spezza il cuore
il trucco si sta sciogliendo
ma io continuo a sorridere
 
Qualunque cosa succeda
lascerò tutto al caso
ancora dolore, un’altra storia finita
avanti e ancora avanti
qualcuno sa per cosa viviamo?
 
Credo di iniziare a capire
dovrei essere più cordiale
presto girerò l’angolo
fuori inizia ad albeggiare
ma dentro, nell’oscurità
soffro ad essere libero
 
Lo spettacolo deve continuare
lo spettacolo deve continuare
mi si spezza il cuore
il trucco si sta sciogliendo
ma io continuo a sorridere
 
La mia anima è colorata
come la ali delle farfalle
le fiabe di ieri crescono
ma non moriranno mai
posso volare, amici miei
 
Lo spettacolo deve continuare
lo spettacolo deve continuare
lo affronterò con un largo sorriso
non mi arrenderò mai
avanti con lo spettacolo
 
Sarò l’attrazione principale
sarò uno schianto
devo trovare la volontà di andare avanti
avanti con
avanti con lo spettacolo
Lo spettacolo deve continuare”.
 

  Certo il testo, comunque triste, può avere diverse chiavi di lettura, ma non può sfuggire il fatto che è denso di significati riguardanti il fatto che tutto (certamente lo spettacolo in senso stretto, ma in realtà la stessa realtà dell'esistenza) continuerà nonostante il fatto che il trucco si stia sciogliendo e lui presto girerà l’angolo.

  La domanda forte nel testo di Freddie Mercury è “Qualcuno sa per cosa viviamo?” e c’è la consapevolezza che il mondo continuerà, con la necessità da parte di tutti di rappresentare delle parti perché “lo spettacolo” vada avanti. Allo stesso tempo, Freddie Mercury ci dice che bisogna mascherare e comunque sorridere, reprimendo l’angoscia che c’è dentro nel momento in cui si abbandona tutto questo.
  Il testo, e il video, di David Bowie ci rimanda invece alla sensazione della sofferenza e della fatica della malattia, e il desiderio di liberazione dal dolore attraverso un volo liberatorio. Il dramma è la cifra del testo e la vertigine è la sensazione che dà questa fase di passaggio.

  Sono due diversi testamenti musicali, uniti dal desiderio di comunicare il proprio stato d’animo nel momento del passaggio più importante, ma mediati da una diversa sensibilità artistica e forse anche da sensazioni diverse in questo momento così cruciale.

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