CLINICA SISTEMICA
Terapia familiare, Etnoclinica, Psicoanalisi
di Pietro Barbetta

Breve storia della clinica sistemica (quarta puntata)

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10 marzo, 2016 - 19:22
di Pietro Barbetta

NDR: le puntate precedenti (che è consigliabilissimo leggere) sono recuparabili seguendo i link:

PRIMA PUNTATA

SECONDA PUNTATA

TERZA PUNTATA

(dalla puntata precedente) Si sviluppa un'idea di Bateson: che cos'è un significato? È una differenza che crea una differenza. Negli stessi anni, del tutto indipendentemente, in Francia, c'era un filosofo che aveva scritto un difficile e importante testo dal titolo Differenza e ripetizione, si chiamava Gilles Deleuze. (continua)

 

Agli inizi degli anni Novanta, grazie alla cura di Umberta Telfener, viene pubblicata in Italia una raccolta di scritti di Michael White intitolata La terapia come narrazione. A Milano, nella scuola di Boscolo e Cecchin, giravano alcune pubblicazioni in inglese del Dulwich Centre di Adelaide, in Australia, a firma Michel White e David Epston. Durante i seminari e gli incontri del Centro, Luigi Boscolo parlava delle idee cliniche di White in maniera entusiastica. Raccontava del modo in cui White conduceva le sedute familiari con bambini encopretici, esternalizzando il sintomo.

 

White creava, nel colloquio con la famiglia, un fantasma che si aggira per la casa: il signor Sneaky Poo. L'importanza dell'esperienza clinica di White consiste nel presentificare i fantasmi – come nella tradizione kleiniana – e di connettere queste presentificazioni con le matrici culturali della realtà aborigena.

 

Sneaky Poo è una sorta di Mago Sabbiolino che ha il Potere di assoggettare il bambino al suo volere, di farlo vergognare davanti a tutti; va sconfitto attraverso un'alleanza per la liberazione del soggetto infantile, una specie di rivoluzione familiare, che ha spesso l'effetto di rimettere in questione i ruoli e le dinamiche delle relazioni tra i componenti della famiglia.

 

In quegli anni, molti terapeuti sistemici erano interessati alle esperienze cliniche australiane di White ed Epston perché venivano da un altro mondo.

 

Inoltre, Espton e White introducevano un modo nuovo di fare clinica con la scrittura. Per esempio il bambino, grazie all'aiuto della sua famiglia, sconfiggeva Sneaky Poo e otteneva un riconoscimento scritto che ricordava le sue gesta e lo designava come colui che aveva liberato la casa dal fantasma.

 

L'opera curata da Telfener aveva però qualcosa di ancor più interessante: Michael White introduceva Foucault, accanto a Bateson, come punto di riferimento per la clinica sistemica.

 

Tra l'assordante confusione tra sistemica e terapie strategiche e la modernissima corsa delle terapie “post-moderne” a inventare sempre nuovi modelli da vendere sul libero mercato delle opinioni, la vera novità veniva dall'Australia. Credo che Boscolo ammirasse la proposta di White sopratutto per via del fatto che la sua “novità” affondava le radici nel passato e nella tradizione.

 

Avevo studiato Foucault durante l'università, a venticinque anni, negli anni Settanta. Nel 1977 mi era capitato di leggere Microfisica del potere, che mi aveva definitivamente disilluso rispetto agli ideali “rivoluzionari” diffusi in quegli anni, poi mi era piaciuto enormemente Sorvegliare e punire, infine lessi La storia della follia .

 

Dopo White, mi rimisi a studiare Foucault da clinico, alla luce di Gregory Bateson. Sono sempre stato lento e poco intuitivo, mi ci sono voluti molti anni. Nel 2004, portai una relazione dal titolo “Bateson e Foucault tra potere e degenerazione”, al Convegno per il Centenario della nascita di Gregory Bateson organizzato dall'Associazione Episteme di Torino.

 

Nel frattempo, tra le altre opere di Michel Foucault, mi era capitato di imbattermi in un testo intitolato Theatrum Philosophicum. Il titolo mi colpiva perché, da studente, mi era toccato cercare di capire, per un esame, il Tractatus logico-Philosophicum di Ludwig Wittgenstein. Credo che Foucault avesse scelto il titolo del suo scritto per mostrare una differenza: Theatrum, anziché Tractatus. Voleva ben dir qualcosa.

 

Si racconta che Wittgenstein ammirasse enormemente un economista italiano che insegnava, come lui, a Cambridge. Wittgenstein aveva chiesto a questo economista, che si chiamava Piero Sraffa, di leggere il suo Tractatus e poi gli aveva chiesto un parere. Sraffa sembra avergli risposto chiedendogli se il suo sistema filosofico contemplasse anche un gesto che Sraffa fece davanti a lui: sfregare il dorso della mano sotto il mento, gesto tipico di Napoli per esprimere disinteresse. Secondo l'aneddoto, Wittgenstein rimase sconcertato e cambiò radicalmente la sua filosofia. Sraffa aveva fatto un gesto teatrale.

 

Ma se la filosofia esce dalle teorie astratte per rivolgersi al teatro, ciò significa che si deve occupare del corpo, depositario dell'espressione e della gestualità, non può più partire da concetti astratti, li deve inventare, costruire in modo radicale.

 

L'opera Theatrum Philosophicum di Foucault è dedicata a Gilles Deleuze: “Devo parlare di due libri che mi sembrano grandi tra i grandi: Differenza e ripetizione, Logica del senso. Forse così grandi che è difficile parlarne, e pochi lo hanno fatto... Ma un giorno forse il secolo sarà deleuziano”. Qual è la novità dell'opera filosofica di Deleuze? Il punto di partenza. La filosofia, per la prima volta parte dalla Differenza anziché dall'Essere, dall'accidente anziché dall'essenza, dal gesto, tutto ciò che sta fuori dal Genere codificato, categorizzato.

 

La filosofia diventa clinica e letteratura e la clinica si libera dall'imperativo di dovere rispettare le categorie diagnostiche per entrare nel vivo della clinica. Si trattava di cambiare linguaggio, lasciare sullo sfondo le categorizzazioni psichiatriche, psicodiagnostiche, psicoanalitiche, tutte le teorie, compreso l'Edipo, il Nome-del-Padre, il triangolo perverso.

 

Tra i contemporanei più ammirati da Deleuze c'erano Donald Winnicott, Henry Miller e Gregory Bateson. Bateson viene citato nelle lezioni di Deleuze su Spinoza, perché, come Spinoza, metteva al principio di ogni riflessione la relazione, ma sopratutto Bateson appare in alcune tra le opere più importanti scritte da Deleuze insieme allo psicoanalista ribelle Felix Guattari: L'AntiEdipo e Mille piani.

 

Nel frattempo a Milano non si smetteva mai di leggere e rileggere Gregory Bateson. Personalmente trovavo interessante la svolta antropologica di Bateson tra Naven (1936) e Balinese Character, scritto con Margaret Mead nel 1942. Si tratta del passaggio dall'idea di “schismogenesi” - interazione cumulativa a escalation – a quella di plateu continuo d'intensità. (continua)

 

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