Riflessioni (in)attuali
Uno sguardo psicoanalitico sulla vita comune
di Sarantis Thanopulos

Vaccinazione HPV tra Aristotele e Zenone

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29 aprile, 2017 - 16:08
di Sarantis Thanopulos

La polemica sui vaccini HPV ha mancato il problema vero.
La cura medica non è mai esente da effetti indesiderati, a breve o a lungo andare. Nelle situazioni più difficili è necessaria un’attenta valutazione degli effetti positivi e di quelli negativi nonché una disponibilità ad accettare soluzioni che si basano sul danno minore.
In condizioni di grande precarietà psichica e sociale -ferita narcisistica che rende più intollerabile la sofferenza- perdiamo la capacità di elaborare il dolore e la delusione derivanti dai nostri problemi di salute. Rivolgiamo ai medici una domanda di rassicurazione, consolazione che eccede largamente le loro possibilità e competenze. Gran parte della medicina collude con questa richiesta. Crea un’ideologia che trasforma gli interrogativi scientifici in certezze fuorvianti. Si allea con il calcolo e le strumentazioni tecnologiche che affinano le modalità di diagnosi e terapia esistenti, ma non possono creare idee nuove per la medicina, rivoluzionare il suo campo conoscitivo. 
L’alleanza produce un senso artificiale di sicurezza psicologica (estraneo alla nostra salute) che fa derivare le nostre scelte culturali, affettive e erotiche, il malessere e il benessere, da fattori bio-organici fondati sulla roccia genetica, con buona pace dell’epigenetica e delle relazioni tra di noi e con il mondo.
L’arroganza che ha emarginato nella scienza la modestia, l’audacia e la meraviglia preferisce ignorare le lezioni di Aristotele e di Zenone.
Il principio logico della non contraddizione, formulato da Aristotele, afferma l’impossibilità che una qualità possa appartenere e simultaneamente non appartenere a un oggetto, che una proposizione sia vera e falsa al tempo stesso. L’affermazione è valida solo nello spazio tridimensionale (il nostro spazio percettivo) e in un tempo storico, (de)finito. Non vale nel campo dell’esperienza soggettiva pura che è a-storica, a-temporale e non tiene conto delle condizioni oggettive della sua esistenza.
La nostra prima forma di concezione del mondo è autoreferenziale, onnipotente, tesa alla totale pluripotenzialità dell’esperienza. È successivamente rimossa perché è incompatibile con la soddisfazione reale dei nostri bisogni e desideri (a cui inizialmente provvedono i genitori). Resta tuttavia inconsciamente presente dentro di noi e ispira la nostra creatività perché non si piega alla dittatura di una percezione puramente oggettiva del mondo. Grazie alla sua presenza ogni cosa del mondo con cui abbiamo a che fare è da noi creata e, al tempo stesso, trovata, la trasformiamo e ci trasforma.
Con il principio della non contraddizione, Aristotele ha sancito che non si può vedere con gli occhi chiusi del sogno ciò che si può vedere solo a occhi aperti nella luce del giorno. Invertendo la prospettiva si può dire che è ugualmente impossibile vedere con lo sguardo del giorno nel buio della notte. Il paradosso di Zenone stabilisce un limite opposto a quello di Aristotele. Sul piano del puro calcolo logico il velocissimo Achille non èin grado di raggiungere la lentissima tartaruga. Sul piano dell’esperienza reale perfino un bambino ai suoi primi passi sarebbe capace di farlo. Nel nostro rapporto con la realtà ci sono molte più cose di quelle che possono entrare nell’interpretazione puramente logica del mondo: il bersaglio vero del paradosso è la fede acritica in essa.
Il principio di Aristotele e il paradosso di Zenone definiscono il campo della conoscenza come luogo dell’incontro del ragionamento logico con il sogno, l’intuizione e la poesia. Non riusciamo a prendere buona cura di noi se dimentichiamo il loro insegnamento.
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