I DIRITTI DEI SOFFERENTI PSICHICI
Come possiamo organizzare leggi, istituzioni, associazioni e SSN per garantire l'emancipazione
di Manlio Converti

GIRO MATTO in BICI a NAPOLI

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6 maggio, 2017 - 14:06
di Manlio Converti

Il Giro Matto in Bicicletta della Città di Napoli, il Mad in Naples, il Mad Bike Pride, oppure la Ciclopasseggiata detta IL MEDICO DEI PAZZI inizia col sole alle nove del mattino.
Siamo in collina, davanti al Policlinico Nuovo, dove si studia per diventare Psichiatri o infermieri, ma citiamo Totò che nell'omonimo film (il medico dei pazzi) arrivava in un normale albergo, ma era convinto di stare in un manicomio, facendo della normalità della vita altrui una serie infinita di battute comiche basate sul detto: da vicino nessuno è normale!

Interessati a scoprire la Storia e la Realtà Contemporanea della Salute Mentale a Napoli siamo solamente in quattro, su un milione di abitanti, nonostante l'apparente sostegno del Comune, che lo ha inserito nel Maggio dei Monumenti.

A metà giro, per la fatica del saliscendi possente sulle colline partenopee, diventiamo solamente in tre, quelli della fotografia vicino al Pozzo dei Pazzi, il Pozzo di Mastrigiorgio, nel più antico ospedale della città dal nome prognostico: gli INCURABILI.

IL GIRO DEI MATTI A NAPOLI era proseguito tutto in salita, per arrivare all'ultimo "manicomio" a Napoli, una clinica convenzionata di oltre cento posti letto, dove il tempo è scandito dal caffè e dalle sigarette anche da decine di anni.

"Un albergo a cinque stelle" commenta un partecipante.

L'arrivo al Frullone, immerso nella campagna, l'ultimo Manicomio Pubblico realizzato a Napoli, oggi sede della Direzione Generale ASL, di alcune SIR geriatriche e dei servizi di Veterinaria, è stato reso molto turbolento dalla simpatica tirata del custode, sportivo per passione, ma attento a non farci entrare, perché è ancora un luogo pericoloso, a quanto pare, nonostante le strade larghe e le auto parcheggiate.

Salire e scendere dall'altro lato della città ci ha permesso di arrivare ad un CSM quello mitico dove Sergio Piro, dopo aver lavorato per chiudere il Frullone, aveva iniziato le attività di accoglienza, riabilitazione e contatto con il territorio. Qui l'accoglienza è possibile e i laboratori artistici e gli spazi vitali del Centro Diurno Gatta Blu, ancorché chiusi perché sabato, sono molto apprezzati da tutti.

Lo spostamento verso Calata Capodichino è stata un'avventura, perché per errore ci siamo immessi sulla superstrada, volando sui palazzi e gli scavi della futura metropolitana che arriverà all'Aeroporto, in opera da oltre vent'anni.

Al Leonardo Bianchi, il più antico Manicomio di Napoli, possiamo guardare solo la facciata, perché l'immenso parco posteriore è pieno di edifici fatiscenti e così il polmone verde è negato da decenni alla città. Qui erano davvero recluse persone di tutti i tipi, diabetici, epilettici, omosessuali, donne fastidiose ai mariti, qualche anarchico e qualche comunista... Qui davvero i trattamenti erano feroci, non essendo prima degli anni cinquanta neanche pensabile l'uso di farmaci efficaci...

La mia paranoia mi fa intravedere due impiegati della Digos, soprattutto perché nessuno considera folle la presenza di tre ciclisti in quel luogo disabitato di sabato mattina.

Di corsa giù verso Porta San Gennaro, saliamo appunto agli Incurabili (il Pozzo di Mastrigiorgio) e poi di nuovo giù dalle mura Greche della città risaliamo Salvator Rosa verso l'incredibile murales dell'ex-OPG di Napoli. Dei ragazzi sembrano attenderci, quelli dei centri sociali che lo hanno occupato, ma si sono dimenticati le chiavi a casa e così non possiamo entrare neanche da loro, che hanno preso un edificio abbandonato, dedicato prima alla fede per San Eframo, poi alla mancanza di fede nell'umanità, ed oggi alla speranza ed alle attività dei giovani del quartiere, Questo luogo è diventato un brand, come la mia maglietta, dal titolo "Je So' Pazzo!", che allude ovviamente alla canzone salace e politica del miglior Pino Daniele.

E mezzogiorno!

E dopo tanto pedalare su e giù per Napoli, andiamo a prendere un caffè e una pizza di scarole allo Sfizzicariello, la tavola calda interamente gestita da una Cooperativa di Familiari e Pazienti della Salute Mentale, che da otto anni, senza un euro di finanziamento pubblico, produce servizi utili alla popolazione affamata del centro storico, a Corso Vittorio Emanuele 400.

PS: se siete interessati a questo genere di iniziativa, spero che mi contattiate per organizzarlo di nuovo o che lo facciate in autonomia, pubblicando poi le foto per darmi soddisfazione!

INTANTO GODETEVI le ULTIME DUE FOTO

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