PSICOANALISI ETICA
Tra clinica, arte e contemporaneità
di Annalisa Piergallini

LA PSICOANALISI E’ SOVVERSIVA, O NON E’

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24 maggio, 2018 - 00:43
di Annalisa Piergallini
Caro Massimo Recalcati, per prima cosa, ti devo ringraziare, Lacan e Freud in tivvù. Sembra un sogno.
C’è stato un momento che la psicoanalisi non si poteva neanche nominare. Ho frequentato Psicologia alla Sapienza nei primi anni novanta. Non si chiamava nemmeno psicoanalisi, ma psicologia dinamica, che nome assurdo (tutte le altre psicologie sarebbero, quindi, statiche?)
Finalmente la psicoanalisi in televisione. Ottenuto il sogno di tutti noi, un programma su rai3 che parla di psicoanalisi. E allora? Allora che fai, rosichi? Caro Massimo, io, tutto sommato, ti sono debitrice, ti ho avuto come insegnante all’Istituto Freudiano e non mi dispiacevi, ai tempi. E’ che mi sembra che nella tua elaborazione ci sia una sorta di dispersione del nerbo rivoluzionario della psicoanalisi, la psicoanalisi è sovversiva, o non è.
“Non sanno che porto la peste” Disse Freud vedendo la grandiosa accoglienza che gli riservarono gli americani. L’io non è padrone a casa sua e niente lo riporterà al suo posto. Non si può stare dappertutto, perché stando dappertutto non si è da nessuna parte. Leggo che parli di archetipi e mi viene da piangere, perché se mi sono innamorata follemente di Lacan è stato proprio per il ciclone che ha scaraventato contro ogni catalogazione di presenze, anima animus e i sette nani. La sua riduzione dell’inconscio freudiano a un sistema di linguaggio, ossia elementi discreti collegati tra di loro. Una catena di significanti che un soggetto si è costruito, o che si deve costruire, soggettivamente, una soluzione unica. E’ la matematizzazione della psicoanalisi che rende Lacan contemporaneo, e pulito, perché il sistema è incompleto, ha un buco, una falla, strutturale.
Non è una via semplice, non è rassicurante, ma non è prefabbricata, e non è al servizio, se non della lotta anti-inconscio. Sì credo che questo sia il punto, se lo conosci, lo eviti. Ora è chiaro che non si può evitare, dunque meglio conoscerlo. Perché conoscere il proprio inconscio se c’è un modo di sbloccare le situazioni senza scoprire (o inventare) concatenazioni?
Boh a ognuno la sua via è che solo così mi sento al mio posto, come psicoanalista, uno strumento, che ognuno sceglie di usare a modo suo, durante e dopo l’analisi. Un bravo analista sa farsi lasciare cadere. Ma non può fare questo da solo. Di Ciaccia dice che un’analisi ha una porta che si apre solo da una parte. Lo stesso vale per la fine. E comunque nessuna analisi può garantire sull’etica.
Magari sembra che, centrandosi il discorso sulla tua personale elaborazione, si perda un po’ la specificità dell’avventura psicoanalitica, il debito a Freud e Lacan… forse meglio s’adatta al pubblico televisivo, glissando sul nocciolo duro, scandaloso, del godimento, seguendo le amabili tarantelle del desiderio tra epica, arte e filosofia. Sembra tutto così pieno, come le foreste degli archetipi junghiani, l’inconscio collettivo non esiste, o, se esiste, non è di pertinenza della psicoanalisi, che si occupa del soggetto. E’ tutto così pieno che non riesco a respirare, tutto così ammorbidito, cattolico-chic, così poco humor, così poca imprevedibilità… mi fa un po’ l’effetto che mi fanno le borchie punk sulle borse da signora, il ciuffo blu sulla blogger, il trap della radio, lo shabby-chic, i tatuaggi sulle braccia dei calciatori, gli orecchini sul naso col brillantino, la tecno alle feste per bambini… flashback di un’idea, oramai digerita e diventata ingranaggio di marketing. Il manierismo in Italia sembra avere ingabbiato la cultura di massa da quasi trent’anni. Così benvenuta anche alla psicoanalisi di maniera.
Ma ricordiamoci la sovversione, soprattutto, ricordiamoci la gioia. Sei così serioso… Magari invitandoci, non essendo il solo psicoanalista, ridi di più. ;-) La questione non è secondaria, visto che Lacan sostiene che un’analisi può essere ridotta a un’unica battuta, di spirito.  Senza offesa, come dicono i bambini, che sperano ancora di essere creduti. Come me.

 

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Commenti

La PsiLacanisi : secondo atto
Non le ho viste, mi sono sfuggite le puntate su RAI 3 di Massimo Recalcati e non posso quindi darne nessun giudizio; sarò anche onesto nel dire che se non mi fossero piaciute, non ne avrei scritto, cosa che invece avrei fatto nel caso contrario.
Ammetto quindi un pregiudizio favorevole al Nostro, motivato tempo fa, in una risposta all’amico (spero di sì, al di là di diversità di opinioni) Montanari, sulla nostra rivista Psychiatry on line, ma le argomentazioni che porterò a suffragio di questa pleonastica, ma sentita difesa nei confronti di chi non ne ha bisogno, ritengo che abbiano una loro intrinseca ragione e siano quindi scevre dal suddetto pregiudizio.
Come spero traspaia dalla premessa, mi sono presentato, anzi, più correttamente, ho provato a presentarmi non come a una parata, ma come a una seduta, sperando di essere stato percepito come soggetto che si disvela o ci prova e non come un Io, anche se utilizzerò il pronome Io per argomentare: (vincoli e gradi di libertà del linguaggio, a scelta).
Entrando nello specifico, scrivo questa, non per criticare chi critica Massimo Recalcati, ma per criticare ciò che di lui si critica e che ritengo incriticabile.

La questione
• Il programma potrà non piacere
• Recalcati non sarà al massimo della forma
• Recalcati è piaciuto di più altre volte
• Questa era un’occasione per portare la peste e per sovvertire coscienze e palinsesti
• La RAI e Recalcati hanno perso un’ottima occasione.

Però, spiegare a Recalcati chi sia Lacan mi sembra come Rafa Benitez che voleva insegnare a Cristiano Ronaldo come calciare il pallone: il risultato fu che Benitez venne esonerato dal Real Madrid.

È questo che non condivido o che forse ho travisato dell’articolo, e se fosse così me ne scuso: mi sembra però che, al di là delle vexata quaestio, nell’articolo ci sia anche una tensione pedagogica e didascalica verso chi ha permesso, in maniera decisiva, a decriptare Lacan e a consegnarcelo, questo sì e ci mancherebbe, secondo una sua visione, questa sì, condivisibile o meno.
Per ultimo, due considerazioni:
1. Così poca imprevedibilità e sovversività in un lacaniano, non rappresentano forse l’acme della imprevedibilità?
2. Il fatto poi che le puntate siano così “Piene di difetti”, cioè di mancanze, falle, vuoti, non le rende, proprio per questo congruenti e quindi funzionali alla psicanalisi stessa? Difatti viene detto, giustamente, nell’articolo oggetto di questa mia critica: “è la matematizzazione della psicoanalisi che rende Lacan contemporaneo, e pulito, perché il sistema è incompleto, ha un buco, una falla, strutturale”.

Il riferimento a Ronaldo, anche se per difetto, mi ha un po' montato la testa, ma, scherzi a parte, giochiamo con un pallone che non esiste, quando si tratta di psicoanalisi, i goal li possono fare solo i pazienti.

Personalmente, mi scuso d'essere andata sul personale, non ho visto neanche tutta la trasmissione per intero, e temo che non lo farò, volevo solo dare voce a un taglio particolare della critica al nostro illustre collega, che comunque ora è un personaggio pubblico e, come tale, il minimo che possa attendersi è un contraddittorio, o, ben più tagliente, un'imitazione comica, come quella di Recanati. Mi rendo conto, da analista, che essendo anche lui un analista, è delicata la questione.
Volevo dare voce a una critica particolare, quella sullo stile della cultura di massa contemporanea, spesso così 'stanca', so tired... come canta Lauryn Hill.

Parodia trita e nemmeno tanto divertente... direi a Recalcati: "Accipere quam facere praestat iniuriam".
Il commento della D.ssa Piergallini lo ritengo sinusoidale o forse asintotico.. comunque coerente con la sua Rubrica, che apprezzo. Grazie.
G. Luppi.

Grazie dell'apprezzamento.

Sarebbero da approfondire, questi due termini affascinanti. Sinusoidale, sicuro. Asintotico? Pure. La psicoanalisi è strutturalmente asintotica, mi pare; se s'intende per asintotico, ciò che tende ad avvicinarsi sempre più a qualcosa senza mai raggiungerla o coincidere con essa. Il linguaggio rispetto al piano del godimento, il sapere psicoanalitico sarebbe asintotico (quello che chiede Stefano De Luca, nel suo commento), rispetto al piano del reale, irraggiungibile.

Proprio così, l'asintoto è la retta che una certa curva, ad esempio una iperbole, può raggiungere solo

all'infinito, cioè mai.

La matematica, regina delle scienze razionali, ricorrere inoltre, per una più completa comprensione delle

cose,

- ai numeri irrazionali,

- ai numeri immaginari,

- al concetto di limite come avvicinamento indefinito,

- all'argomentazione per assurdo.

le mie aprioristiche difficoltà nell'approccio ai numeri mi hanno credo fatto perdere davvero tanto me ne rendo conto oggi con irreparabile ritardo

Caro Bollorino, sostenevo proprio una tesi che non deve farti rimpiangere alcunché: cioè non ti sei perso nulla.
Questa tesi era che anche la matematica, presunta regina delle scienze naturali, deve fare ricorso all’immaginario, alla irrazionalità, per capire in fondo le cose.
Albert Einstein ha dichiarato che la teoria della relatività è stata frutto di una intuizione immaginifica e non l’esito di un ragionamento logico.
Quindi come vedi, non hai di che rammaricartene, cioè non ti sei perso niente: se poi, caro Bollorino, questa carenza ti affligge, tu mi insegni che non è mai troppo tardi per soddisfare le proprie motivazioni: Plinio il Giovane, ad esempio, apprese il Greco a tarda età.
La tesi, seppur implicita, mi sembrava chiara e questa mia la posto per evitare ogni fraintendimento … a meno che con la tua non volessi comunicarmi altro.

Ottima critica e complimenti per la rapidità e la sicurezza con la quale si presenta. Una cortesia, ora: essendo io, prima ingegnere e poi psicologo, (andamento sinusoidale!?) la deformazione professionale mi porta a chiederle, per una migliore comprensione, a quale asse sia asintotico il commento della Piergallini.

Chapeau.

Grazie :-)


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