ZATTERE AGLI INCURABILI
Una Poesia al giorno toglie l' Analista di torno...
di Maria Ferretti

AMO BACIARE, CHI SE NE VA

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19 giugno, 2019 - 14:09
di Maria Ferretti
Se non mi stanco della psicoanalisi, è perché a
suo modo, essa e' un luogo di soggiorno nel
limbo, in quel regno di mezzo, un regno senza re.

 
J.B Pontalis
  
 
Arrivati a questo punto
dicesti
o si va oltre
o non ci si vede mai più.
Non capivi che il bello era proprio quel punto,
era rimanere
nel limbo delle cose sospese,
nella tensione di un permanente principio
nel nascondiglio di una vita nell’altra.

 
 
Michele Mari — Cento Poesie d’Amore a Ladyhakwe (2007)
 

 
Così e' come va.
Accettare la morte significa accettare la vita, la sua ingovernabilità.
Essere saggi significa riappacificarsi con questo tutto può succedere, tutto può capitare.
Proprio qui, proprio ora.
La cura e' abitudine, dolce crudeltà.
Il livello di consapevolezza degli eventi a cui si è esposti rende le nostre certezze vane.
Nulla può essere previsto.
Lo sgomento il terrore la felicità lo sbalordimento.
Non avrei mai immaginato ciò che mi sta capitando .
Tenere la vita in tempesta e' scuola di saggezza, la cura di parola.
 Essere in balia senza tenuta e' parola che si ripete senza fine.
La signora alla finestra insiste nel suo maledetto esser arrabbiata con il mondo.
E' il mondo sbagliato non lei.
Morirà sola.
L'ingovernabile e' materia del vivente.
Richiede un'educazione fin dalla nascita.
Un giorno ho sterminato un formicaio, non volevo. Ero piccola e ricordo.
Non potevo camminare a terra senza sterminare centinaia di forme viventi.
Fu il primo incontro con l'ingiustizia divina.
Nessuno mi disse che le cose stavano così.
Ansima la donna alla finestra ha il cancro.
Anche lei morirà.
Ma non capisce, non pensa, agisce.
Si alza e compie ogni giorno gli stessi gesti, non interrompe mai le sue azioni.
Impreca.
Sempre,inesorabilmente.
Agire pacifica e permette all'angoscia evasione.
L'insensato diventa patologico quando pensiamo ci sia senso.
Continua ad ansimare la donna, forse sta per morire.
Io spero che muoia. Insostenibile leggerezza di un essere agito, lei.
Cura è anche educarsi all'esistenza, alla sua tenuta affettiva .
Imprevisto e' parola imparata su gioco di dadi.
Puoi solo Pensare la mossa successiva.
Pensare con astuzia.
Pensare con eleganza.
Pensare con paura.
E poi Ascoltare e ancora pensare.
Pensare dopo l'ascolto significa restituire equità tra due razze umane, sofferente e curante.
Invece se il cuore pensasse,si fermerebbe.
Il cuore segue un principio di autosufficienza divina.
Il suo movimento e' dato all'inizio senza un perché .
Se lo pensiamo lui si arresta.
Qualche volta il cuore vacilla nella palpitazione e dobbiamo riprendere ossigeno.
Attacco di panico e' attacco di cuore.
Bisogna pensarlo il cuore.
Pensare a quanto può sopportare e tollerare. Allenarlo allo sforzo, allenarlo all' extrasistole.
Ho paura di morire, ho paura di vivere .
Ho paura della mia solitudine.
Ho paura di ciò che ho.
Ho paura che non avrò ciò che desidero.
Ho paura del buio, mamma.
Ho paura di perderti.
Ho paura di vederti.
Tra cuore e stomaco sento il brivido della libertà, la cura ha dato i suoi frutti.
Libertà dall'ingovernabile, un'impossibile.
Meta ardua,impervia .
Non ci si può liberare se non da schiavi.
Chinare il capo alla vita, inginocchiarsi davanti a questa roulette russa.
Tenere il brivido senza opporsi.
Piegarsi, riverire.
Così  è come va.
E va per tutti, inevitabilmente.
La cura  e' pregare le facoltà mentali, piegarle ogni giorno agli eventi.
Bombe fiorite le chiamasti.
Esplosioni che travolgono.
Inarrestabili.

 
 
 

Qual è allora il mio “strumento di lavoro”?
Poco fa ho avuto torto di scrivere: me stesso.
No, non si tratta di me stesso, ma di me-altro,
quell’io che cessa di essere me,
quell’altro che non è identificato.
 

Da Finestre
J. B. Pontalis

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Io sono parente della Morte,
Amo l'amore che svanisce,
Amo baciare,
Chi se ne va.
 
Amo le rose malate,
Bramose quando sfiorite, le donne,
I lucenti, i malinconici
Tempi d'autunno.
 
Amo delle ore tristi
Lo spettrale, monitorio richiamo,
Della grande Morte, della santa Morte
Il sosia giocoso.
 
Amo chi è in partenza,
Chi piange e chi si sveglia,
E nei freddi mattini brinati
I campi.
 
Amo la stanca rinuncia,
Il pianto senza lacrime e la pace,
Di saggi, poeti, malati
Il rifugio.
 
Amo chi è deluso,
Chi è invalido, chi si è fermato,
Chi non crede, chi è malinconico:
Il mondo.
 
Io sono parente della Morte,
Amo l'amore che svanisce,
Amo baciare,
Chi se ne va.

 
ADY ENDRE, dalla raccolta "Sangue e Oro", 1907
 
 

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