Pensieri, parole, opere e omissioni. L’organizzazione sanitaria davanti al CoVID.

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22 giugno, 2020 - 19:25

“E' un tempio la Natura, dove a volte parole 

escono confuse da viventi pilastri 

e che l'uomo attraversa tra foreste di simboli 

che gli lanciano occhiate familiari” 

(Charles Baudelaire, da “Corrispondenze,I fiori del male)  

 

Abstract 

Mai come nell’epidemia da coronavirus si è assistito alla proliferazione di linguaggi diversi, con differenti livelli di coscienza e conoscenza, di adesione o meno alla verità scientifica, con stili e obiettivi da raggiungere differenti.   

Linguaggi originati da dati di fatto: una epidemia, leggi limitative delle libertà, perdita del lavoro, degli affari, dei movimenti personali. Eventi e scelte operative che hanno inciso pesantemente sulle coscienze, diventando sofferenza interiore e talora vera psicopatologia. 

Cosa è successo veramente nella “testa” della sanità e come fare esperienza per evitare gli stessi errori in futuro? 

Quali sono le basi per programmare i principali interventi psichiatrici nei prossimi mesi? 

 

Never as in the coronavirus epidemic have we witnessed the proliferation of different languages, with different levels of consciousness and knowledge, of adherence or not to scientific truth, with different styles and objectives to be achieved. 

Languages originating from factual data: an epidemic, laws restricting freedoms, loss of work, business, personal movements. Events and operational choices that have heavily affected consciences, becoming inner suffering and sometimes true psychopathology. 

What has really happened in the "head" of healthcare and how can we experience it to avoid the same mistakes in the future? 

What are the foundations for planning the main psychiatric interventions in the coming months? 

 

Non ricordo, in 65 anni di vita, tra i disastri planetari che hanno determinato migliaia di vittime,  la lunghissima guerra del Vietnam e  della Cambogia,  in Italia i terremoti nel Belice, in Abruzzo e in Friuli, la diffusione del virus del HIV (vissuta in diretta, da medico, in un centro per la cure delle tossicodipendenze)la guerra nel Golfo Persico e Afganistan, l’attentato alle Twin Towers, lo tsunami in Thailandia, l’esplosione delle centrali nucleari di Chernobil e Fukushima, le scene agghiaccianti dei giustizieri del ISIS bene, non ricordo uno straordinario impiego  di parole e immagini, pari a quello profuso nel corso della pandemia da CoVID. 

E’ pur vero che i mezzi di comunicazione non sono mai stati così evoluti e largamente condivisi e utilizzati, ma forse proprio per questo, mai come in questa vicenda si è assistito alla proliferazione di linguaggi diversi, con differenti livelli di coscienza e conoscenza, di adesione o meno alla verità scientifica, con stili e obiettivi da raggiungere differenti.   

Linguaggi originati da dati di fatto: una epidemia, leggi limitative delle libertà, perdita del lavoro, degli affari, dei movimenti personali. Eventi e scelte operative che hanno inciso pesantemente sulle coscienze, diventando sofferenza interiore e talora vera psicopatologia. 

 

Passo primo: la propagazione del contagio 

  

A seguito della prima segnalazione avvenuta il 31 dicembre 2019, il 3 gennaio 2020 le autorità nazionali cinesi hanno segnalato all'OMS (1) un totale di 44 pazienti con polmonite con eziologia sconosciuta rilevata nella città di Whuan (11 milioni di abitanti). 

Il 24 febbraio sul JAMA il Centro Cinese per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie Pubbliche, fornisce un report sommario (2) sulle conseguenze della polmonite; dei 72.314 casi con sindrome respiratoria in esame, 44.672 erano positivi al coronavirus, i decessi erano 1023, di cui 5 tra il personale medico infermieristico contagiato.  

Informazioni che appaiono confortanti, che danno un numero di positivi e di decessi di poco superiore all’influenza stagionale.  

Ma le immagini cinesi, viste da tutti, nei primi due mesi dell’anno, su tutti i telegiornali, offrono un quadro opposto a tali notizie: medici bardati dalla testa ai piedi (tra i quali il Dr. Li, dapprima arrestato per aver descritto la propagazione della sindrome, quindi morto di polmonite), metropoli spettrali (non solo Whuan), popolazione spaventatissima e dotata di mascherine (così come il Presidente), , interventi violenti della polizia alla ricerca di colpevoli o disobbedienti, strade disinfettate con getti di sostanze vaporizzate, migliaia di urne funerarie accatastate.  

A peggiorare l’insieme delle informazioni, il diffondersi del dubbio che il coronavirus non sia di origine animale, pipistrello, ma creato artificialmente nei laboratori militari di Whuan e quindi dotato di straordinaria potenza e capacità di diffusione epidemica. 

In Italia e in Europa si attende e, nonostante qualche preavviso preoccupato sulla imminente pandemia, non viene adottata nessuna misura di informazione sanitaria, né alcun piano di azione preventiva. 

 

Passo secondo: #iorestoacasa 

 

Il Decreto del Governo Italiano del 9 marzo  e quello estensivo del 10 aprile (3), denominato  #iorestoacasa,  relativo alle misure di contenimento dell’epidemia di coronavirus durate  fino al 3 maggio 2020,ha riguardato  le limitazioni degli spostamenti delle persone, dei trasporti, delle attività scolastiche e universitarie, di attività industriali e agricole,   commerciali, quindi obbligo del distanziamento sociale e   alle misure anti contagio, nonché al blocco di ogni attività, urgenze escluse,  negli ospedali, ambulatori pubblici e privati e nelle delle strutture sanitarie convenzionate. 

In tale settore, con  l’inizio del lockdown e della progressione velocissima della epidemia, si evidenziano gravi e impreviste difficoltà organizzative: 

  1. nel reperire i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) e reagenti per la diagnostica 

  1. nel comprendere quali siano le situazioni di massimo rischio di esposizione al virus e quindi di diffusione epidemica; 

  1. nel comprendere il senso di protocolli e linee guida contraddittorie e in continua mutazione o sovrapposizione. 

Le conseguenze sono terribili: migliaia di morti in ospedale ed RSA o dimessi in condizioni gravi e inviati a casa, centinaia di morti tra il personale sanitario impegnato nelle cure del CoVID. 

Si assiste così ad un susseguirsi di incomprensioni sulla gestione della emergenza, tra associazioni di pazienti e operatori, tra questi e management sanitario, tra management, regioni, governo e istituzioni sanitarie, che ha portato a un escalation di ricerche di colpevoli, denunce alla magistratura, squalifiche giornalistiche, dichiarazioni rabbiose, interrogazioni parlamentari, richieste di dimissioni.  

L’intera filiera dell’organizzazione sanitaria in crisi. 

Oltretutto, in ambito scientifico, al dubbio sull’origine del virus, appaiono palesi le controversie sul reale numero di morti, i sospetti di condizionamenti dell’ OMS da parte di nazioni potenti, le critiche sull’utilizzo di istituzioni e autorevoli riviste scientifiche internazionali per pubblicare dati omissivi concernenti la diffusione, la virulenza, l’entità dei danni prodotti dal CoVID (1, 2, 4). 

La popolazione (tutti noi) costretta a casa, ha assistito ininterrottamente, tutti i giorni, per settimane, in un crescendo di paura, a notiziari, informazioni scientifiche, tabelle di raccolta dati su malati e morti, a polemiche dichiarazioni politiche, alle conseguenze economiche della serrata generale, ai camion militari con decine di morti, all’impossibilità dei funerali e dell’ultimo saluto ai propri cari, alle file al banco dei pegni e alle mense delle associazioni umanitarie, alla preghiera del Papa in una Piazza San Pietro deserta.  

Immagini struggenti, dense di angoscia, che entrano nel profondo dell’animo, dominando ogni pensiero e argomento. 

Così come, indimenticabili, giungono i video di animali selvatici, dai cervi, ai cinghiali, agli orsi, ai canguri, che si appropriano indisturbati degli spazi cittadini di solito affollati ora abbandonati, e fanno commuovere e ragionare su errori passati e prospettive future. 

 

Passo terzo: Il ripensamento 

 

Il ripensamento concerne due aspetti strettamente collegati.  

  1. Cosa è successo veramente nella “testa” della sanità e come fare esperienza per evitare gli stessi errori in futuro. 

  1. Quali sono le basi per programmare i principali interventi psichiatrici nei prossimi mesi.  

Nell’interessantissimo articolo di The Lancet, del 13/06/2020, titolato “Offline: CoVID-19, what we can expect to come” (6), Richard Horton, rifacendosi al  libro di Mark Honigsbaum “The Pandemic Century: one hundred years of panic, hysteria and hubris”(Il secolo della pandemia: cento anni di panico, isteria e tracotanza) (7),  parla di “momento Chernobil per la Cina”, ma anche di “arroganza di governi occidentali populisti” (cita solo il governo britannico) e di “esperti scientifici compiacenti” che, “non tenendo conto degli avvertimenti sul CoVID-19, hanno perso tempo e già migliaia di vite erano già perse”.  

Si spera, conclude Horton, “che dopo CoVID 19, nessuno sarà abbastanza sciocco da ripetere lo stesso errore”. 

Laura Spinney in1918. L'influenza spagnola. La pandemia che cambiò il mondo(8), sostiene che quella epidemia, che ha ucciso da 50 a 100 milioni di persone, “ha inaugurato l’assistenza sanitaria universale”. “Dato il vasto numero di morti, i governi sono stati accusati di non aver fatto abbastanza…così come gli scienziati”. Il senso di fallimento medico scientifico allora portò a una crescita nella medicina alternativa, nei movimenti di ritorno alla natura, nello spiritismo e nei nuovi profeti per un era post-influenza. Ma, al contempo, nacque una nuova era, la virologia e l’epidemiologia divennero scienze rispettabili, la salute pubblica si trasformò in medicina sociale: “La salute è diventata politica”. 

Appare pure utile, sempre nel numero di The Lancet del 13/06/2020, l’analisi operata nell’articolo The WHO we want (9), in cui si osserva che il OMS (WHO) non sia perfetto e che in questa situazione si siano manifestati i suoi limiti, disfunzioni e processi burocratici, ma che necessita di “supporto e non di abbandono”, di finanziamenti e intelligenze, dato il suo ruolo di coordinamento e cooperazione multilaterale nelle crisi sanitarie internazionali, come osservato nel corso della gestione del HIV/AIDS, della tubercolosi e della malaria, nella campagne di vaccinazione nei paesi in via di sviluppo. 

La sanità, in futuro, dovrà muoversi su diverse linee di condotta: dati certi, capacità di prevenzione, individuazione di modalità di intervento urgente, programmazione dei carichi di lavoro accumulati durante i mesi trascorsi e quelli indotti dalla chiusura sociale e malessere economico. 

La pandemia da CoVID potrebbe avere effetti profondi e di lunga durata sulla salute mentale, ma saranno necessari dati certi e di alta qualità, su forma, estensione e distribuzione dei disturbi psicopatologici su gruppi di persone fragili (10) 

La capacità di confrontare la salute mentale della popolazione prima e dopo la pandemia sarebbe compromessa se i sondaggi non utilizzassero misure standardizzate e rigorose, stabili nel tempo e se i dati di riferimento pre-pandemia della stessa popolazione non fossero disponibili. 
Informazioni affidabili e importanti per operare scelte politiche e organizzative e quindi distribuire risorse.
Bibliografia


 

 

   
  1. https;//doi.org/10.1016/S0140-6736(20)31355-6 

  1. Laura Spinney : 1918. L'influenza spagnola. La pandemia che cambiò il mondo- Feltrinelli ed.  

  1. Am J Psychiatry | Commentary, DOI:10.1176/appi.ajp.2020.20040417 

  1. The Lancet. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(20)31298-8 

10-  The Lancet Psychiatry. https://doi.org/10.1016/S2215-0366(20)30237-6

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