OLTRE IL SENTIERO DORATO
Cronache dai vicoli dell'invisibilità
di Dolores Celona

Anche i pirati possono amare

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4 ottobre, 2021 - 18:01
di Dolores Celona

“Oh, chi può dir, se non colui che ha sperimentato nel suo cuore,

in trionfo danzando sull’oceano vasto, 

il senso pieno della vita, il folle battere del polso, 

il fremito che coglie chi solca queste vie senz’orma?”

(Il corsaro, Byron 1814)

Ho conosciuto un pirata che ha occhi tristi, grandi e neri.

Solcando il mare con lo sguardo impenetrabile, scagliandosi contro le onde, brama trovare l'onda perfetta, che sia solo sua, quella da poter cavalcare, convinto che solo lei possa fargli capire il vero senso dell'essere al mondo.

Guarda le onde infrangersi sulla scogliera di un mare immaginario, lontano, che lo riporta alla sua terra, quella che non ricorda, quella in cui ha vissuto, sperando che prima o poi qualcosa cambi, e che questo mare in tempesta diventi di colpo calmo, disponibile a fargli vedere un bel tramonto, infondendogli la serenità a cui anela.

Sfidando le certezze di una vita convenzionale, porta con fierezza la bandiera di chi non teme la morte.

Mi ha chiesto se mi sono mai sentita “nulla”, gli ho detto di no.

Una lacrima scorre sul suo viso, solo una, perché “gli uomini veri” non sono abituati al pianto. 

Se poi questi uomini sono in carcere, per di più davanti a una donna, per quanto medico (se non possa essere anche peggio), il diritto al pianto è a dir poco utopico.

Ha vissuto da invisibile, dormendo sotto le stelle come dice lui, o sotto un portico come faccio notare io, perché per lui è troppo gravoso essere visto.

Non può essere fragile.

Sogna di identificarsi con un pirata, libero e trasgressivo ma con un codice d’onore, perché lui è un pirata buono, desideroso di amare e di essere amato.

Vorrebbe che gli altri lo ricordassero per fascino e successo, quando sale l’angoscia di non esserlo a sufficienza decide di sparire puntando a diventare, per l'appunto, “nulla”.

C’era un tempo in cui lui ha provato ad essere leader, ora gli piace sentirsi leader nel piccolo gruppo di amici. In realtà è facile per lui essere apprezzato anche in carcere: è educato, non da fastidio, è sempre gentile e curato.

Fuori con il suo gruppo punta ad essere quello che si vuole “prendere cura” degli altri, nella misura in cui prendersi cura è andare a rubare al posto loro, procurarsi la dose per tutti, essere amico di tutti, una spanna sopra se si può, così da ottenere sguardi di tacita ammirazione e sudditanza.

Coi servizi è sfuggente, viene ad assumere la tp silenziosamente e ritorna al suo posto in piazza senza fare rumore. 

La sua fragilità deve essere coperta dal mantello della forza che la seduttività gli regala.

Il peso di sentirsi debole lo distrugge, a lungo ha rifiutato la possibilità di usufruire dei servizi perché parlare di se stesso al di fuori delle sue possibili qualità è un onere che lo investe e lo devasta.

Gli chiedo se vuole di parlarmi delle sue qualità, dato che non avendo avuto molta possibilità di incontrarlo, si può dire che non conosco neanche quelle. Illuminandosi, porta in scena l’arte della seduzione, cercando di accattivarsi il pubblico, ricercando lo sguardo che prima sfuggiva, anche un po’ con tono di sfida, per leggere approvazione e cedimento al suo fascino.

Non gli chiedo la sua storia, in questo momento non serve che me la racconti nel dettaglio, mi bastano le informazioni che mi fornisce durante questo suo piccolo momento di gloria.

La postura cambia, la voce diventa flebile. 

Mi confessa di essere terrorizzato dall’idea che i suoi cari non lo amino più. Mi parla di un altro se stesso, che non è leader nè seduttore. 

Un sé bambino, che si è sentito abbandonato dall’amore materno e che non ha saputo accogliere l’amore della sua madre adottiva. Un sé padre, che guarda le foto della sua bambina da lontano per paura di contagiarla nel suo male di vivere. Mi parla di quanto il desiderio di avere vicino le persone che ama faccia a pugni con la necessità di allontanarsi per essere sicuro di tenerle a riparo dalla sua debolezza.

“Credo di amare tanto, ma come è possibile che io ami qualcuno se non sono capace di amare me stesso?”

Forse il punto non è l'incapacità di amarsi, ma di temere di non poter ricambiare l'amore altrui perché pensa di essere privo di un significato da dare ad un sentimento così potente.

Cercando un amore disperato e fatale, intenso, bellissimo e impossibile, il pirata riprende a solcare il mare, navigando cerca riparo nelle ombre delle altre navi, nell’attesa di riscoprire la sua .

 

 
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