NOTE SUL TRANSFERT (1955 - RIVISTA DI PSICOANALISI)

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31 luglio, 2022 - 09:39
Poiché il transfert, ben a ragione considerato un cardine fondamentale della terapia psicoanalitica, è purtroppo spesso frainteso, credo sarà utile precisarne i concetti e fare il punto su questa importante questione pubblicando queste sintetiche note, oggetto di una mia comunicazione al X Congresso degli Psicologi Italiani.

 

Il transfert, come Freud, Ferenczi e numerosi altri psicoanalisti hanno sottolineato, non è fenomeno proprio alla psicoanalisi, ma generale: pur essendo per lo più ammesso, a cominciare da Freud, che i fenomeni di transfert siano attivati ed intensificati dal trattamento psicoanalitico.

 

Il termine transfert, usato in senso generale come “operazione di trasporto da un luogo o da un soggetto ad un altro”, in psicologia generale è applicato alle percezioni, alle emozioni, alle azioni ecc. Senza entrare in dettaglio a proposito dei differenti fenomeni ai quali è applicato il termine transfert, cercheremo di precisarne il significato nella dottrina psicoanalitica.

 

Secondo la definizione di Warren (1), tipica nella maggior parte delle definizioni correnti, il transfert è “lo sviluppo di un atteggiamento emotivo da parte del paziente verso l'analista, sotto forma sia di una reazione affettuosa (positiva) sia d'una reazione ostile (negativa); l'atteggiamento deriva in un caso e nell'altro dalle relazioni anteriori del paziente verso uno dei genitori o entrambi, e non dalla situazione analitica attuale”.

 

Per rispecchiare più completamente le definizioni correnti bisogna aggiungere che l'atteggiamento di transfert è generalmente ambivalente.

 

Molti psicoanalisti hanno rimarcato che quello che è trasferito non è soltanto un affetto ma tutta una forma di comportamento, come espresso da questa definizione di Kubie (2) “in psicoanalisi la parola transfert si applica al fatto che, nell'età adulta, le nostre relazioni con gli altri si compongono di elementi coscienti e inconsci, e che gli elementi inconsci consistono largamente in atteggiamenti, bisogni, sentimenti e scopi che sono ‘riportati’ (cioè trasferiti) inconsciamente a partire da atteggiamenti, bisogni, sentimenti e scopi verso gli altri, che noi avevamo sviluppati nell'infanzia”.

 

Prima di iniziare la disamina dei concetti psicoanalitici relativi al transfert sarà utile precisare il significato delle varie espressioni nelle quali è usato questo termine, perché è necessario innanzitutto intendersi sulle parole.

 

Il termine “nevrosi di transfert” ha un significato nosografico e uno tecnico. Nel senso nosografico vuole indicare, secondo la classica distinzione di Freud, una nevrosi nella quale è possibile il transfert psicoanalitico, in opposizione alla nevrosi narcisistica nella quale il transfert psicoanalitico è impossibile o estremamente difficile.

 

Nel senso tecnico intendiamo per nevrosi di transfert la nevrosi terapeutica che rimpiazza la nevrosi clinica nella cura psicoanalitica: i sintomi della nevrosi clinica si traspongono nella relazione dell'analizzato con l'analista.

 

Il termine “resistenza di transfert”, caratterizza il transfert in quanto questo oppone la ripetizione attraverso l'agire al riconoscimento per mezzo del ricordo: cioè la tendenza del paziente a ripetere atteggiamenti passati gli impedisce di prendere coscienza della loro inadeguatezza, di sentirli come la ripetizione di situazioni passate che perciò non può ricordare come prototipi di quelle attuali.

 

La resistenza di transfert non deve essere confusa con la resistenza al transfert che è la resistenza che un analizzato oppone all'instaurarsi del normale processo di transfert degli affetti bambino-genitori sull'immagine del proprio analista. La nozione di resistenza al transfert non è priva di interesse clinico: basti pensare a molte nevrosi di carattere; ma non è teoricamente valida potendo tale resistenza essere considerata una difesa dell'Io spesso ben riconoscibile come transfert di difesa.

 

Cercheremo ora di precisare il concetto di transfert esaminando successivamente i limiti del transfert, l'estensione e infine la comprensione del concetto di transfert.

 

Limiti del transfert. Alcuni A.A. hanno criticato la tendenza ad interpretare come transfert la totalità della relazione fra l'analizzato e l'analista. Silverberg (3) ritiene che si debbano definire transferenziali solo quegli atteggiamenti che sono l'espressione di un tentativo ripetuto per modificare con l'azione una situazione che non può essere rievocata: il transfert può essere definito un tentativo di imparare attraverso una serie di prove a non rimanere indifesi e impotenti in una situazione che in origine ci trovò tali. Tali tentativi continuano ad essere fatti in varie forme durante la vita del paziente, finché questi non ha compreso la natura e lo scopo di questo comportamento e non si convince della sua inutilità. Secondo tale concetto il transfert ha lo stesso significato della compulsione alla ripetizione che si verifica nelle serie di sogni traumatici nel tentativo di controllare l'evento traumatico stesso. Se dovessimo considerare il transfert in senso lato, cioè l'intera relazione tra analista e analizzato, dovremmo reputare ogni pensiero, ogni sentimento, ogni reazione del paziente concernente l'analista come un tentativo di rettificare qualche trauma passato. Il che è da ritenere assurdo perché implicherebbe l'incapacità nel paziente di ogni genuina e obbiettiva valutazione della relazione attuale. Infatti i sentimenti di amicizia e cooperazione verso l'analista sono da considerare come genuini e appropriati alla situazione attuale: tali sentimenti possono giustamente considerarsi positivi ma non di transfert, se questo si intende nel senso stretto su esposto. Inoltre considerando ogni atteggiamento del paziente come transfert è facile che passi inosservato il vero transfert e l'analista perderebbe così l'opportunità di analizzarne il vero significato: questo è possibile solo cercando quale fu la situazione traumatica originaria e in quale modo il comportamento di transfert cerca di modificarla.

 

Estensione del transfert. L'esame dell'estensione del transfert riguarderà il contenuto di ciò che è trasferito e gli oggetti sui quali il transfert si compie.

 

Classicamente sono gli effetti amichevoli, ostili o ambivalenti che vengono considerati trasferiti. Alcuni AA. tra cui M. Klein (4) e Lagache (5) ritengono che quello che è trasferito non è solo un sentimento, ma è una situazione totale, un ciclo completo di comportamento, perché i moti affettivi rivolti verso lo psicoanalista non possono essere dissociati dal comportamento completo, il quale comprende la motivazione determinata dai bisogni e dalle emozioni, i tipi di condotte usati, cioè i mezzi coi quali la personalità cerca di ridurre la motivazione, gli scopi di soddisfazione o di difesa, per i quali le tensioni sono ridotte, e gli oggetti sui quali si realizzano questi fini.

 

Quanto agli oggetti del transfert sappiamo che gli spostamenti di affetti vengono effettuati non solo su l'analista, l'entourage psiconalitico e la tecnica psicoanalitica, ma anche sulla vita corrente.

 

L'interpretazione del transfert non si deve limitare ai riferimenti diretti allo psicoanalista ma estendersi a tutto ciò che nel materiale presentato ha il carattere di ripetizione irrazionale e inadeguata. È necessario analizzare non solo il transfert psicoanalitico e quello extra-psicoanalitico, ma soprattutto vedere se e come il transfert extra-psicoanalitico costituisce un passaggio all'atto in rapporto a motivi conflittuali nati dalla relazione psiconalitica, cioè uno spostamento su altre persone di sentimenti e atteggiamenti sorti nel rapporto con l'analista e che vengono vissuti al di fuori per il timore, inconscio, di manifestarli in analisi.

 

M. Klein (4) ha recentemente insistito sulla necessità di analizzare gli elementi inconsci della vita quotidiana dei pazienti, specialmente l'acting-out, perché questi molto spesso rivelano le difese contro le angoscie risvegliate nella situazione analitica di transfert; se non si investigassero attentamente si avrebbero scarichi di tensioni non analizzati che ostacolerebbero il trattamento (Greenacre (6)).

 

Infatti, poiché il paziente è destinato a trattare i conflitti e le angosce rivissuti nella relazione con l'analista allo stesso modo che nel passato, tenterà di distogliersi dall'analista come lo ha fatto con i primitivi oggetti: cercherà di scindere la sua relazione con l'analista, stabilizzandola sia come una buona, sia come una cattiva imago: e porterà su persone della vita quotidiana alcune delle emozioni e atteggiamenti vissuti nei riguardi dell'analista.

 

Comprensione del concetto di transfert. Il transfert è definito di solito come una “ripetizione” senza precisare generalmente in che senso bisogna intendere tale ripetizione che per lo più è considerata come un bisogno compulsivo a ripetere. S. Freud parla di clichés, di stereotipi (7), e pone l'accento sul carattere compulsivo della ripetizione (8) e (9). Ugualmente Nunberg (nel suo libro: La teoria psicoanalitica delle nevrosi) e A. Freud, per non citare tanti altri, parlano di automatismo di ripetizione. Ma, giustamente osserva Lagache (10), non basta interpretare il transfert come la ripetizione di una condotta passata (invece di aggiustarsi alla situazione presente); bisogna analizzare le motivazioni causate dai bisogni istintuali o emotivi, gli scopi e i mezzi usati. Ogni condotta ha un senso o funzione: l'interpretazione psicoanalitica ha per oggetto il senso, il significato funzionale, della condotta del paziente: perciò è necessario considerare il transfert come una ripetizione di significato funzionale, con un senso: la ripetizione perciò non è un fattore, primario, automatico, un puro bisogno di ripetizione, ma è funzionale, ha un senso. Dal punto di vista tecnico possiamo distinguere due momenti dell'interpretazione del transfert: a) il momento dinamico che mette in evidenza quello che succede attualmente nella situazione analitica; cioè la natura e la motivazione degli atteggiamenti nella situazione analitica; b) il momento genetico, nei quale l'interpretazione può mostrare quale passato si attualizza nella situazione analitica.

 

La parte dinamica dell'interpretazione permette spesso l'affiorare di ricordi sulla base dei quali è possibile formulare l'interpretazione genetica. Lo scopo dell'interpretazione di transfert è che il paziente passi dalla ripetizione di atteggiamenti e sentimenti dei quali non avverte l'inadeguatezza, a prendere coscienza del loro ripetersi senza motivi obbiettivi, fino al ricordo di quello che è avvenuto nel passato.

 

Per completare queste considerazioni sul significato del transfert è opportuno un approfondimento delle cause e degli effetti del transfert.

 

Cause del transfert. Il problema delle cause del transfert può essere diviso in tre punti: disposizione al transfert, influenza dell'ambiente psicoanalitico e interazione tra la personalità e la situazione analitica.

 

Disposizione al transfert. Il transfert è almeno in parte l'effetto di una disposizione al transfert la cui natura è stata concepita variamente: lo stesso Freud espone due teorie diverse. Nella “Dinamica del transfert (7) questo è considerato come comprensibile conseguenza della rimozione di una parte delle tendenze libidiche che si trovano allontanate sia dalla personalità cosciente che dalla realtà per cui “ogni individuo al quale la realtà non apporta la completa soddisfazione del proprio bisogno d'amore si volge inevitabilmente verso ogni nuovo personaggio che entra nella sua vita”, perciò “è normale e comprensibile vedere l'investimento libidico in stato di attesa e pronto, come lo è in coloro che sono imperfettamente soddisfatti, a portarsi sulla persona del medico”. La situazione analitica perciò, secondo un meccanismo che si verifica anche nella vita corrente, fornisce alle tendenze e alle fantasie rimosse, alla libido introvertita, un materiale sul quale può attualizzarsi. Invece in “Al di del principio del piacere” (9) Freud considera la ripetizione nel transfert come conseguenza di un bisogno specifico di ripetizione: l'automatismo di ripetizione avrebbe fondamentalmente due significati: come espressione dell'inerzia della materia vivente, della tendenza conservatrice a ripetere le esperienze intese, e come meccanismo regolatore con funzione di scaricare in forma frazionata le tensioni causate da esperienze traumatiche. Il persistere della compulsione di ripetizione traduce l'impotenza dell'Io a risolvere e annullare l'esperienza traumatica.

 

Influenza dell'ambiente psicoanalitico. La teoria classica della spontaneità del transfert attribuisce alle circostanze particolari e concrete della situazione analitica un ruolo secondario ed accessorio e non attribuisce all'ambiente psicoanalitico alcuna influenza specifica. Invece come alcuni AA. hanno sottolineato, specialmente Macalpine (12) e Nunberg (13) la tecnica analitica favorisce il transfert collocando il paziente in un ambiente di tipo infantile. Infatti nel trattamento psicoanalitico si riscontrano molti aspetti che ricordano situazioni e atteggiamenti tipici dell'infanzia: il paziente tende a considerare il medico onnipotente (come sono sentiti i genitori) e a dipendere dal suo aiuto; l'analista è una autorità che il paziente è inconsciamente portato a sentire come una figura parentale; la regola delle libere associazioni alla quale deve sottostare lo fa sentire meno responsabile. Anche il non ricevere risposta dall'analista (che cerca di analizzare ogni atteggiamento) è sentito come una ripetizione di situazioni infantili, proprio come quando il bambino viene deluso dai genitori che non appagano la sua curiosità, mentre vogliono sapere tutto. Oltre queste caratteristiche di tipo infantile anche le frustrazioni sofferte dal paziente per non essere amato come desidererebbe, tendono a favorire l'affiorare di atteggiamenti e comportamenti a livelli infantili.

 

Le osservazioni su esposte sull'influenza dell'ambiente psicoanalitico permettono di integrare i concetti classici della disposizione individuale al transfert cosicché, in maniera più completa, non univoca, è possibile concepire lo sviluppo del transfert come il prodotto dell'interazione tra la disposizione individuale del transfert e le caratteristiche della situazione psicoanalitica.

 

Effetti del transfert. Nello studio dei problemi del transfert non è in genere ben distinta la questione degli effetti del transfert nonostante sia evidente l'utilità pratica e descrittiva di tale distinzione.

 

Poiché gli effetti del transfert sono positivi o negativi è necessario porre maggiormente in luce il rapporto tra la terminologia corrente di transfert positivo e transfert negativo con il concetto di effetti positivi o negativi del transfert. Gli effetti del transfert dovrebbero essere considerati positivi o negativi secondo che il transfert renda più facile o difficile l'osservanza della regola analitica e lo sviluppo della cura. Vediamo allora che il transfert di sentimenti positivi può avere degli effetti negativi sulla produzione di libere associazioni e anche sull'evoluzione della cura. Basta pensare all'attaccamento affettivo dei pazienti che fa loro più o meno inconsciamente desiderare che la cura non finisca per non staccarsi dall'analista. Inversamente, l'espressione di sentimenti negativi può permettere un progresso della cura quanto più il loro affiorare e il parlarne è conseguenza del fatto che l'analista è sentito come immagine meno terribile. Ciò non toglie che il transfert positivo abbia effetti positivi e il transfert negativo effetti negativi.

 

Anche se il transfert positivo ad un certo momento della cura diviene un ostacolo al progredire dell'analisi, per esempio per la ricerca di soddisfazioni equivalenti a quelle che il bambino riceve dai genitori, ha però sempre degli effetti positivi, rendendo al paziente accessibili le interpretazioni e facendolo rinunciare alle resistenze. Il transfert perciò ha effetti positivi e negativi: se è un ostacolo alla cura nella misura in cui oppone “la ripetizione agita” ai ricordi, permette, però, nell'attualizzazione dei conflitti inconsci, che le tendenze rimosse vengano rivissute ed analizzate.

 

Evoluzione del transfert. La questione dell'evoluzione del transfert è tra le più vaghe e meno sistematicamente investigate nella letteratura psicoanalitica per cui mi limiterò ad esporre le opinioni più correnti e diffuse.

 

Il tipo ideale di sviluppo della cura è costituito da un periodo iniziale, un periodo di stato, e un periodo terminale.

 

Il periodo iniziale è spesso descritto come un periodo di incertezza in cui si stabilisce progressivamente il transfert (stadio del transfert fluttuante di Glover). Il periodo di stato è caratterizzato dallo stabilirsi della nevrosi di transfert in forme sempre più regressive.

Il periodo terminale è caratterizzato dalla liquidazione della nevrosi di transfert e dalla nuova evoluzione o ricostruzione della personalità verso la maturità. Infine, è opinione classica che il transfert passi successivamente per gli stadi di transfert positivo e negativo.

Per quanto riguarda la rapidità della strutturazione del transfert, in alcuni casi questa si verifica nella maniera più netta fin dalle prime sedute, in altri casi è tardiva per la debolezza relativa della capacità d'investimento oggettuale. In alcuni casi poi, anche con risultati favorevoli, il transfert conserva una forma labile e poco consistente. Molti psicoanalisti ammettono che il transfert positivo immediato è una eventualità rara e che nella maggioranza dei casi le apparenze di transfert positivo iniziale dissimulano gli effetti negativi del transfert,

 

Teoricamente l'evoluzione generale del transfert dovrebbe andare dal più recente al più antico con l'affiorare di tendenze sempre più regressive; tuttavia in molti casi la evoluzione del transfert è ben differente e tutt'altro che chiara: numerosi fattori difficili da individuare determinano un alternarsi di posizioni caratteristiche di stadi evolutivi differenti.

 

Secondo la concezione classica della cura psicoanalitica, l'ultimo stadio è principalmente consacrato alla liquidazione del transfert che deve essere intesa come liquidazione della nevrosi di transfert cioè ripetizioni “nevrotiche” inadeguate alla realtà attuale.

 

La prospettiva della fine dell'analisi, la minaccia della perdita dei benefici primario e secondario della malattia determinano regressioni quali il ritorno di sintomi scomparsi o di comportamenti infantili: la risoluzione finale del transfert e di queste reazioni permette la conquista della, maturità e dell'indipendenza.

 

 

Bibliografia

 

  1. Warren H. C.: Dictionary of psychology. Boston. Honghston Mifflin Company, 1934.

  2. Kubie L. S.: Pratical and theoretical aspects of psychoanalysis. New York, International University Press, 1950.

  3. Silverberg W. V.: The concept of Transference. Psychoanal. Q., 1948, 3

  4. Klein M.: Les origines du Transfert. Rev. Franç Psychanal, 1952, nn. 1-2.

  5. Lagache D.: Quelques aspects du Transfert. Rev. Franç Psychanal 1951, n. 3.

  6. Greenacre P.: General Problems of Acting Out. The Psychoanalytic Quaterly 1950, n. 4.

  7. Freud S.: The dynamics of the transference. Collected Papers 11.

  8. Freud S.: Further Recommandations in the thecnique of Psycho-Analysis Recollection. Repetition and Working Through.

  9. Freud S.: Al di del principio del piacere.Nuovi saggi di Psicoanalisi. O.E.T.Edizioni del Secolo. Roma.

  10. Lagache D.: Le Problème du Transfert. Rev. Franç Psychanal 1952, nn. 1-2.

  11. Freud A.: Le Moi et les mecanismes de dfjense. Paris, Presses Univ. de France, 1949.

  12. Macalpine I.: The development of the transference. The Psychoanalytic. Quarterly, 1950, 4.

  13. Nunberg H.: Transference and reality. The International Journal of Psicho-Analysis, I, v. XXXIII.

 

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