Prima scoppiano le bombe poi si fa la Storia

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28 agosto, 2023 - 09:57
La bomba che i neofascisti (eterodiretti) misero il 2 agosto di 43 anni fa alla stazione ferroviaria di Bologna fece una strage: 85 morti, 200 feriti. Ancora se ne parla, ancora si depista, ancora c’è chi ostentatamente non va alla commemorazione, se non altro in veste istituzionale. Tuttavia ha mandato il ministro di polizia (quello con il naso all’insù) e ha fatto sapere che lavora alacremente a Palazzo Chigi per il popolo italiano senza aver chiuso occhio, dopo essere rientrata dagli USA reduce dal bilaterale con Biden. Non ha ritenuto di dover aggiungere alcunché rispetto a quanto sempre dichiarato in anni precedenti, oltre al profondo cordoglio per i parenti delle vittime che cercano la verità.

 

Chiarissimo Mattarella «Le immagini della stazione di Bologna, la mattina del 2 agosto 1980, ci hanno restituito un’umanità devastata da una ferocia inimmaginabile, da un terrore che ambiva a pretendersi apocalittico. Il ricordo di quelle vittime è scolpito nella coscienza del nostro popolo. Una ferita insanabile nutre la memoria dell’assassinio commesso. Nel giorno dell’anniversario la Repubblica si stringe ai familiari e alla comunità cittadina con sentimenti di rinnovata solidarietà. Siamo con loro, con le vite innocenti che la barbarie del terrorismo ha voluto spezzare, con violenza cieca, per l’obiettivo eversivo e fallace di destabilizzare le istituzioni della democrazia. [...] La matrice neofascista della strage è stata accertata nei processi e sono venute alla luce coperture e ignobili depistaggi, cui hanno partecipato associazioni segrete e agenti infedeli di apparati dello Stato ...» (www.quirinale.it › 02/08/2023)

 

Un po’ più loquace Matteo Piantedosi, che gli uffici della prefettura li conosce benissimo, avendoli frequentati da giovane funzionario di polizia, ma le parole giuste non gli sono uscite di bocca e ha anche un po’ menato il can per l’aia. Prima nel cortile del palazzo comunale davanti a familiari e istituzioni: «Qui si deve rinnovare il patto: la strage ha colpito la democrazia e la democrazia si difende nei luoghi della rappresentanza. Bologna fu colpita da un dolore inconsolabile e per come reagì fu decorata dalla medaglia d'oro al valore civile, simbolo principale del rifiuto dell'aggressione. Per questo noi cammineremo insieme ogni due agosto [...] oggi, con mio grande onore sono qui come ministro [...] È necessaria la compartecipazione al dolore e al bisogno di giustizia a una città [...] e quindi parlo di cose che si sono sedimentate nel tempo, conoscendo bene anche l'attività dell'associazione dei familiari [con una] condivisione senza riserve, che non ammette oblio e che parte dal riconoscimento della verità giudiziaria». Poi in piazza sul luogo della strage dal palco di Piazza delle Medaglie d'Oro davanti a Rino Bolognesi, presidente della Associazione tra le vittime. «Lo Stato cammina con voi, non si sottrae alla responsabilità di coltivare la memoria, ma anche guardare al futuro con speranza »“ " (www.ansa.it › 02/08/2023 Regione Emilia Romagna)

 

Ma siccome l’attuale governo meloniano a tre punte, tutte di destra, sembra voler dimostrare a ogni piè sospinto che l’Italia è una Repubblica fondata sul “familismo amorale” (Banfield, 2010) e soprattutto sui cognati, il portavoce del presidente della Regione Lazio non ha saputo trattenersi dal fare una, a suo dire, “rivelazione” che va oltre ogni logica storica e giudiziale fin qui appurata in 43 anni di dibattimenti processuali: il cognato Luigi Ciavardini, marito della sorella Germana, ex terrorista nero condannato per la strage di Bologna, fin da quando era minorenne, “è innocente”. A Roma si dice spesso che “chi ci ripensa è cornuto”, nel senso che viene tradito dagli amici, i “camerati”, nel caso specifico. Ma c’è anche un altro detto popolare: “quanno uno pija d'aceto, s’ariconsola coll'ajetto” nel senso che quando uno si arrabbia, può stemperarla con un piatto di vermicelli ajo, ojo e peperoncino! (Bufera su frasi De Angelis www.tg24.sky.it › cronaca › 2023/08/05 › strage-bologna-de-angelis-lazio).

 

La bomba finanziaria americana scoppiata il 2 agosto 2023, al contrario, non ha causato alcuna strage, ma è il segnale più evidente del tramonto di una potenza imperiale chiamata USA. Fitch ha annunciato il declassamento della nota di credito degli Stati Uniti, che perdono la tripla A, la nota massima, per deterioramento dei conti pubblici. Il rating che ne attesa l'affidabilità come debitore scende ad AA+ con prospettive stabili. Questo per la prima volta nella loro storia finanziaria, se si escludono turbolenze precedenti, come nel 2011, quando Standard & Poor adottò il medesimo provvedimento, nel bel mezzo di un braccio di ferro per l'aumento del tetto sul debito. Lotte tra Titani del capitalismo in cui è difficilissimo districarsi e soprattutto capirci qualcosa, se non si è specialisti. Non sono mai stato a Davos, in Svizzera, per il World Economic Forum e neppure a Cernobbio, sul lago di Como, per l’Ambrosetti, anche se mi sarebbe piaciuto. Ma per quel minimo di economia che occorre conoscere, so che in America le tre principali agenzie di rating le “Big Three” sono Moody’s, Standard and Poor’s e Fitch Rating. Ce n’è anche una quarta, la DBRS Morningstar di una certa importanza, fondata a Toronto nel 1976 come DBRS e successivamente acquisita dalla Morning Inc., nel 2019. Mi sono informato anche su poche altre cose. Il “downgrade”, per esempio, è la diminuzione nel giudizio di solvibilità rispetto a una società, un governo, una persona, praticamente il declassamento del merito di credito, vale a dire la minore probabilità che un debito venga saldato. I “Treasury” sono i titoli di stato del governo federale degli Stati Uniti per rifinanziare il debito pubblico, praticamente i buoni del tesoro americani, ritenuti fino a poco tempo fa col minor rischio emittente nel mondo.

 

Da noi in Europa se ne è parlato poco e malvolentieri, a Bruxelles, per la solita deferenza verso chi comanda. Il Italia, invece, eravamo troppo distratti dalle nostre beghe estive tra le dichiarazioni della ministra delle spiagge Santanché e i 169.000 sms dell’INPS per la sospensione del Rdc, ma alla Casa Bianca è successo il finimondo. Tutti i più grossi calibri dell’amministrazione sono scattati alla carica come una molla. La portavoce Karine Jean-Pierre ha fatto sapere che Joe Biden è "profondamente in disaccordo con la decisione di Fitch", sottolineando che il downgrade "sfida la realtà in un momento in cui il Presidente ha ottenuto la ripresa più forte di qualsiasi altra grande economia”. La segretaria al Tesoro Janet Yellen ha detto "La modifica di Fitch Ratings annunciata oggi è arbitraria e basata su dati obsoleti. Il modello di rating quantitativo di Fitch è diminuito notevolmente tra il 2018 e il 2020, eppure Fitch sta annunciando il suo cambiamento ora, nonostante i progressi che vediamo in molti degli indicatori su cui Fitch fa affidamento per la sua decisione. Molte di queste misure, comprese quelle relative alla governance, hanno mostrato miglioramenti nel corso di questa amministrazione, con l'approvazione della legislazione bipartisan per affrontare il limite del debito, investire in infrastrutture e fare altri investimenti nella competitività americana". Non poteva mancare Jerome Powell presidente della Fed che dopo la doppia mossa del 6 aprile u.s. ovvero il taglio al bilancio di 95 miliardi al mese e il rialzo dei tassi da 0,50 punti percentuali, si è mantenuto prudente e ha preso tempo con un sibillino “a settembre si vedrà”.

 

Un’analisi politica più che economica su ampia scala e con molte variabili internazionali, ci è sembrata quella di Edward Fane capo ricerca EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) di Morningstar Investment Management. “Osservando il contesto in cui è avvenuto il declassamento di Fitch, a suo avviso è difficile prevedere se gli USA potranno mantenere il loro predominio. “Nell'immediato, dice, non ha molta importanza il fatto che Fitch sia stata la seconda principale agenzia di rating (dopo S&P nel 2011) a declassare gli Stati Uniti come emittente di debito sovrano ad AA+ da AAA, che è il grado massimo. “I mercati hanno accolto la notizia senza farsi prendere dal panico, continua e, realisticamente, questa decisione non costringerà molti investitori obbligazionari a disinvestire dai titoli del Tesoro americano. A suo dire, “I Treasury costituiscono la base del sistema finanziario globale, rappresentando ancora il metodo standard per regolare le transazioni internazionali e oltre la metà di tutte le riserve estere detenute dagli Stati sovrani a livello mondiale. “Sono talmente centrali, a suo avviso, che spesso gli schemi che limitano le grandi partecipazioni istituzionali agli investimenti accettabili nella fascia "più sicura" si riferiscono direttamente ai "Treasury statunitensi", piuttosto che al "debito con designazione AAA", il che significa che il cambiamento di rating non è il problema, almeno per ora. Egli pensa che “Alla fine, gli investitori continueranno a fare affidamento sui Treasury, ma il vero problema, ribadisce, è certamente politico. “Il peso dei treasury come riserve si è ridotto nel tempo da oltre il 60% a circa la metà, poiché le tensioni geopolitiche con la Cina e le sanzioni alla Russia per l'invasione dell'Ucraina hanno imposto restrizioni e provocato controreazioni nonché iniziative per ridurre o sostituire la centralità del dollaro. Ma con una Cina sempre più autoritaria e ancora chiusa e senza la prospettiva di una coesione sufficientemente forte in gruppi come i BRIC (acronimo di Brasile, Russia, India e Cina, Ndr), per ora non ci sono alternative. Dunque, la causa, secondo Edward Fane, lungi dall’essere economica in un “mondo che si è sviluppato intorno - ed è abituato alla leadership stabile degli USA nel sistema finanziario globale - l’imperscrutabilità e l’incertezza della stabilità di questo sistema - e sulla sicurezza che ne può derivare - sono corrosivi e intaccano la fiducia sull’attuale ordine finanziario globale. In conclusione, secondo l’economista americano “Questo continua a minare le fondamenta del sistema e forse avvicina il giorno in cui vedremo la fine dell'"esorbitante privilegio" [01] che gli Stati Uniti hanno assunto come pilastri del sistema finanziario globale. (www.morningstar.it › funds › snapshot Edward Fane 2023/08/04)

 

Basterebbe pensare che nel 1945 i creditori esteri detenevano solo l’1% del debito americano mentre all’inizio della guerra tra Russia e Ucraina ne controllavano il 46%. Qualcosa scricchiola al di là dell’Atlantico. Il debito pubblico della prima potenza mondiale, schizzato alle stelle in giugno 2023, è nelle mani di Cina, Giappone e Brasile. Secondo i dati del Tesoro Usa, aggiornati a febbraio 2023, il debito sovrano statunitense detenuto all’estero ammonta a 7.343,6 miliardi di dollari. (Limes “Il bluff globale” sabato 13 maggio 2023). Sicuramente il fatto è profondamente politico e le varie agenzie hanno cominciato a rivolgere critiche sostanziali alla politica dell’amministrazione Biden, troppo sbilanciata sull’appoggio a Zelensky che potrebbe farsi prendere la mano e agire di testa sua, con la macabra scusa che l’Ucraina ci mette i morti! In America, tra l’altro, i democratici soffrono terribilmente la spregiudicatezza e l'estremismo di Trump, come una continua minaccia all’economia americana oltre che alla democrazia con un strategia berlusconista copiata su misura, ora che è giunto a chiedere di ricusare la giudice e cambiare la sede del procedimento.

 

Note.

01. Con questa locuzione che ha il doppio significato, ambiguo e allo stesso tempo paranoico di “onere/privilegio” americano del secondo dopoguerra, ci si riferisce alla posizione unica e centrale che deriva agli USA dall’avere imposto il sistema del dollaro, come valuta di riserva mondiale. Il primo ad usare questa espressione economica per la prima volta fu Valery Giscard d'Estaing, negli anni Sessanta, allora ministro delle Finanze francese.

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