INTERVISTA A FILIPPO LA NOCE

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18 settembre, 2012 - 18:14

 

Filippo La Noce Filippo La Noce è responsabile dell'offerta ASP presso la Scuola Superiore Guglielmo Reiss Romoli, azienda appartenente alla struttura Learning Services del Gruppo Telecom. Autore del libro intitolato 'E-learning', edito da FrancoAngeli, nuova edizione ampliata e riveduta del 2002

 

D: Quanto la realtà italiana, allo stato attuale, in generale, le sembra pronta all’adozione dell’e-learning?

R: Decisamente difficile rispondere a questa domanda, soprattutto dopo le delusioni indotte dal fallimento del paradigma "New Economy" basato sulle Dot Company; in generale ritengo che l’e-learning avrà successo solo nei casi in cui, come descritto nel mio libro, l’approccio metodologico sarà rigoroso e basato sullo specifico progetto.

 

D: Quali sono, a suo avviso, i motivi più consistenti di resistenza all’adozione dell’e-learning? Le sembrano giustificati?

Il più consistente indice di resistenza risiede nella "paura" delle Funzioni normalmente preposte allo sviluppo delle professionalità (Responsabili Risorse Umane, Responsabili Formazione) di perdita di potere: spesso occorre un lungo lavoro di "convincimento" e l’assicurazione che quanto proposto costituisce un formidabile strumento di supporto (tipico esempio, le funzionalità di skill gap analysis, basate sulla auto-compilazione ed etero-compilazione di questionari con automatico suggerimento del percorso didattico più idoneo per colmare il gap tra competenze possedute e necessarie per un certo ruolo.

Altro motivo di resistenza risiede, e qui mi ricollego al punto precedente, allo scetticismo sulla possibilità di un adeguato funzionamento della tecnologia.

Terzo motivo l’assenza di postazioni di lavoro e collegamenti rete insufficienti.

Infine la profonda ignoranza, soprattutto per persone non più giovanissime, sull’utilizzo della rete stessa.

 

D: Quali realtà professionali pensa che possano trarre maggiori benefici dall’e-learning? Quali benefici e limiti, in modo particolare, ritiene che possano sussistere nel settore socio-sanitario?

R: Non porrei limiti sull’utilità del nuovo modo di fare Formazione! Il modello ha un valore universale, indipendente dalla realtà professionale in cui si utilizza e ciò proprio perché è possibile, anzi necessario, un adattamento del modello in ogni specifico contesto.

Forse l’unico limite risiede nel tema formativo da trattare: nel caso in cui risulti preponderante la componente esercitativa/sperimentale risulta ancora consigliabile utilizzare l’aula tradizionale, anche se il problema non si pone nel caso di adozione del modello che risulta, soprattutto sulla base delle esperienze americane, vincente: il modello "blended training" o di "formazione mista" (aula + web)

Sulla base delle esperienze e competenze personali non sono in grado di fornire una risposta puntuale sul settore socio-sanitario: per risolvere i problemi specifici di tale settore, così come abitualmente fatto, è fortemente consigliabile procedere mediante uno studio di fattibilità e analisi condotte da esperti della formazione e esperti del settore (in questo caso personale medico e paramedico).

 

D: Nel suo libro ‘E-learning’, lei parla di "ritardo culturale" e accenna a tre modi per superarlo. Potrebbe fornire qualche altra soluzione possibile, con riferimento, eventualmente, all’ambito medico, oppure a quello della scuola dell’obbligo, in cui la formazione sulla information technology, sia dei docenti, sia degli allievi, è piuttosto scarsa?

R: Mi chiede troppo! Parlare di formazione scarsa (o drammaticamente assente) a livello di scuola dell’obbligo significa entrare in un contesto di pertinenza del Governo e del Ministero dell’Educazione (forse potrebbe cercare di parlare con la Dott.ssa Moratti a tal proposito).

Ancora più specifica e complessa una risposta per l’ambito medico: occorrerebbe avviare uno studio di settore di grandi dimensioni e dedurne le giuste riflessioni.

E poi 3 modi per superare il ritardo culturale non mi sembrano poi pochi…

 

D: Quali sono, a suo avviso, i criteri di ergonomicità necessari a cui si riferisce, quando parla di Formazione a Distanza?

R: Ne ho parlato diffusamente nel libro, soprattutto nella seconda edizione (anche il Prof. Riva ha molto acutamente parlato del tema): in sintesi occorre passare da un modello di tipo pedagogico, tipico dell’aula, banalmente applicato a tanti corsi online che si limitano a funzionalità di tipo "pagina avanti" "pagina indietro", ad un modello di tipo andragogico, in cui si pone la massima attenzione appunto alle modalità di interazione, all’ergonomicità, alle "ancore" di interesse utilizzabili, … nel caso in cui si stia parlando di formazione degli adulti (per approfondimenti consiglio di dare una occhiata al sito www.brandon-hall.com).

 

D: Come ritiene che sia possibile applicare concretamente il concetto di ‘edutainement’ nell’educazione degli adulti?

R: Il tema è legato al punto precedente: perché non utilizzare anche la metafora del gioco nei processi formativi? Ciò per rendere più accattivante e piacevole la fruizione e cercare di ridurre l’attuale elevato tasso di abbandono di partecipazione a corsi online (secondo Forrester Research pari al 70%, secondo IDC nell’ordine del 50%)… ben venga anche l’edutainment se si ottiene un qualche contributo!

 

D: Lei parla di autoreferenzialità di un sito per uno studente a distanza. Non pensa che questo possa fare apparire il sito stesso come una "isola nel deserto", in netto contrasto con la natura di Internet e l’ipertestualità, escludendo così i contributi possibili che altri potrebbero fornire?

R: Se non ricordo male, in realtà parlo di "auto-regolazione", nel senso di minore o maggiore capacità del singolo studente di pieno utilizzo di quanto messo a disposizione… comunque non penso affatto che un sito possa costituire una "isola nel deserto". E’ vero il contrario! Penso che la vera forza dell’e-Learning risieda proprio nella possibilità per lo studente di accedere, anche se in modo almeno parzialmente guidato, a tutti i contributi possibili, ciò ricalcando il motivo di successo di Internet stesso: la grande facilità di comunicazione. La rete non isola, tutt’altro! (per approfondire il concetto consiglio la lettura di uno dei numerosi studi sul TeleLavoro, disponibili, guarda caso, da Internet mediante utilizzo di un qualsiasi motore di ricerca…).

 

D: Quali sono, a suo avviso, le modalità pratiche tramite le quali costruire una community online di apprendimento?

Semplicemente utilizzando le numerose formidabili funzionalità messe a disposizione dagli applicativi operativi in rete! Queste funzionalità sono: le FAQ, i Forum, le chat, i newsgroup, le sessioni di delivery sincrono (audio e videoconferenza). Per garantire il successo di creazione e sviluppo nel tempo della Community, una volta individuati i membri appartenenti (ancora, serve uno studio specifico iniziale per verificare comunanza di interessi o l’automatica estrapolazione di tale informazione da sistemi di Knowledge Management, mediante la verifica online appunto di obiettivi comuni) risulta fortemente auspicabile la presenza di "gestori" di tali funzionalità: un moderatore per i Forum, un animatore per le chat, un amministratore e "Esperto risponde" per le FAQ, uno o più docenti online, tutor, mentor per il Delivery Sincrono e così via.

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