Informazioni sulla schizofrenia

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17 gennaio, 2013 - 18:01

Bisogna sapere che non tutte le schizofrenie sono uguali, dato che di questa malattia ne esistono diverse forme. Oggi gli psichiatri distinguono cinque diversi tipi di schizofrenia:
1. Tipo disorganizzato: caratterizzato da incoerenza del pensiero che rende il paziente incomprensibile nei suoi rapporti con gli altri, nelle manifestazioni emotive e nel comportamento generale.
2. Tipo catatonico: caratterizzato da disturbi che si esprimono per lo più a livello fisico, con blocco del movimento muscolare, alle volte alternato con momenti di eccitazione e agitazione.
3. Tipo paranoide: caratterizzato da deliri, ossia falsi convincimenti di cui il paziente è fermamente convinto (per esempio l'idea che un vicino di casa ce l'abbia con lui). In genere questi pazienti sentono anche delle voci inesistenti, che il più delle volte sono minacciose. Per questo, sono molto angosciati e possono anche diventare sospettosi, polemici e aggressivi.
4. Tipo indifferenziato: questo tipo di schizofrenia viene diagnosticato quando non è possibile inserire il paziente in nessuna delle categorie precedenti.
5. Tipo residuale: in questa categoria vengono collocati quei pazienti che pur avendo avuto episodi di malattia, da un po' di tempo non hanno più sintomi di rilievo.
Questa appena riportata è la classificazione più diffusa; comunque oggi si parla anche di schizofrenia con sintomi "positivi" e schizofrenia con sintomi "negativi", come si è già detto. In breve:
1. Schizofrenia con sintomi negativi: prevalgono sintomi come l'abulia, ossia la scarsa reattività all'ambiente e una condizione di generale atteggiamento passivo; il paziente sembra anche incapace di provare piacere per le cose belle e interessanti, e privo della volontà necessaria a progettare e realizzare qualcosa; emotivamente appare spento, e il suo modo di pensare è ridotto all'essenziale.
2. Schizofrenia con sintomi positivi : prevalgono sintomi come il delirio, che può essere anche molto sviluppato, le allucinazioni, prevalentemente uditive (le "voci"), gli stati di eccitamento e di agitazione.

Alterazioni del comportamento alimentare
Chi soffre di schizofrenia può avere comportamenti alimentari che agli occhi dei familiari appaiono incomprensibili, come la tendenza a mangiare quantità di cibo esagerate, il voler seguire diete più o meno bizzarre, la tendenza a isolarsi al momento del pasto. Vediamo in dettaglio tali comportamenti cercando anche di spiegarne i motivi:
- Sovralimentazione. Chi soffre di schizofrenia tende talvolta a mangiare in maniera smisurata, per cui facilmente accumula chili di troppo. Questo comportamento può essere dovuto agli effetti collaterali di alcuni farmaci, ma non solo. Vi sono infatti anche ragioni psicologiche. Una di queste è quella sensazione di non essere mai "sazi" frequentemente provata da chi soffre di schizofrenia. Il cibo assunto voracemente diventa allora un tentativo per cercare un soddisfacimento immediato che possa tamponare questa spiacevole sensazione.
Peraltro questa voracità la si può riscontrare non solo nel comportamento alimentare, ma anche in altri comportamenti, come la continua ricerca di caffè, alcolici, sigarette, o, talvolta, di droghe. Queste sostanze hanno in comune il fatto che agiscono direttamente sul sistema nervoso con un'azione eccitante o sedativa, per cui talvolta il loro abuso corrisponde a una storta di tentativo di "autocura" del malato. Ovviamente, però, non può che trattarsi di un trattamento inefficace e inadeguato che anzi alle volte è responsabile di ulteriori peggioramenti della sintomatologia.
E' opportuno che i familiari tentino di governare questa voracità, sia regolando l'assunzione di cibo, sia cercando di intervenire sull'assunzione di caffè, sigarette e alcolici. Vale comunque sempre la regola di cercare di evitare scontri soprattutto quando le condizioni cliniche del malato non sono tali da poter sopportare troppe regole.
Diete bizzarre. Talvolta, chi soffre di schizofrenia può all'improvviso dichiarare di voler seguire una dieta rigida, di volere assumere solo certi tipi di cibo, o addirittura di voler digiunare. E' probabile che dietro comportamenti simili ci siano motivi deliranti, come ad esempio la paura di essere avvelenato. Oppure sono le "voci" che impongono scelte precise, alle quali il malato non può sottrarsi.
In tal caso è opportuno riferire al medico questi comportamenti, anche perché i trattamenti farmacologici sono notevolmente efficaci su questo tipo di sintomo.
Talvolta i familiari sono tentati di somministrare farmaci nei cibi all'insaputa del malato: attenzione, è un comportamento che può minare la fiducia del rapporto con il malato, e qualche volta può anche scatenare deliri di avvelenamento. L'eventuale rifiuto dei farmaci deve essere discusso con lo psichiatra curante.
Isolamento. Un altro tipo di comportamento frequente e la tendenza a mangiare ad orari inusuali, o a isolarsi al momento del pasto. Per capire tale comportamento bisogna ricordarsi che chi soffre di schizofrenia ha molte difficoltà nelle relazioni con gli altri, familiari compresi, mentre il pasto è tipicamente il momento in cui si sta insieme.
Anche in questo caso vale la regola secondo la quale è opportuno cercare di far sedere il malato a tavola con gli altri, ma con una certa elasticità, soprattutto nei momenti in cui è in crisi è quindi le sue capacità di rapportarsi con gli altri sono ridotte.

Alterazioni del comportamento legato alla sessualità
Un altro settore nel quale si riscontrano anomalie di comportamento in chi soffre di schizofrenia è quello della sessualità. Si tratta di un aspetto della persona che non può essere facilmente soppresso, ma nello stesso tempo i malati trovano difficoltà a condurre una vita sessuale normale, per svariati motivi.
Innanzitutto c'è da tenere presente che la sessualità è tipicamente un'attività di relazione, un settore nel quale lo schizofrenico ha molte difficoltà. Di conseguenza, così come ha problemi ad allacciare amicizie, avrà problemi anche a trovare un partner stabile con il quale avere un rapporto sessuale soddisfacente. Ne consegue che talvolta la sessualità viene vissuta in maniera promiscua, avendo rapporti occasionali con più persone, conosciute magari nel corso di un ricovero in una struttura psichiatrica, e quindi anch'esse con gli stessi problemi. In tali casi è da valutare l'eventuale necessità di un programma di prevenzione del concepimento e del rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.
Qualche volta, invece, il malato si ferma a modalità di espressione della propria sessualità più tipicamente adolescenziali, facendo ricorso alla masturbazione. Non sempre tale attività viene espletata con discrezione, e questo comportamento può diventare imbarazzante per i familiari.
Alcuni genitori o fratelli di schizofrenici hanno anche fatto presente di aver ricevuto richieste sessuali più o meno esplicite dal congiunto malato, il quale, avendo difficoltà ad allacciare normali rapporti all'esterno della famiglia, può talvolta rivolgersi al suo interno.
Esiste anche la possibilità che la malattia si associ a un disturbo dell'identità sessuale, allora possono insorgere comportamenti omosessuali o anche forme di perversione, ma non è il caso più frequente.
Infine, talora i malati lamentano una caduta delle proprie capacità sessuali. Si tratta quasi sempre di un effetto collaterale dei farmaci antipsicotici , i quali possono interferire in maniera transitoria con il normale funzionamento dell'apparato ghiandolare.
Difficile, ovviamente, dare consigli ai familiari su come comportarsi in presenza dei comportamenti sessuali descritti, dato che ciascuna famiglia ha differenti valori morali, credenze religiose e limiti di tolleranza diversi.
E' comunque indicato cercare di favorire comportamenti sessuali che consentano al malato di progredire nella sua autonomia e nella possibilità di costruire legami affettivi. Anche se le aspettative dovranno tenere conto dei disagi e delle difficoltà dovute alla presenza della malattia.

Alterazioni nella cura di sé
Raramente chi soffre di schizofrenia provvede autonomamente e in maniera adeguata alla propria igiene. Docce e shampoo non sono quasi mai frequenti quanto i familiari vorrebbero, per cui è necessario ricorrere a incoraggiamenti e sollecitazioni. Lo stesso vale per il cambio della biancheria e dei vestiti, per il mantenimento dell'ordine in camera, e per le attenzioni verso la propria salute, come la cura dei denti, l'effettuazione di esami clinici o semplicemente il farsi visitare dal proprio medico di famiglia.
A monte di questo tipo di comportamenti c'è quasi sempre la presenza di quell'apatia e mancanza d'iniziativa che avevamo incontrato fra i sintomi negativi della malattia. Non si tratta, quindi, di semplice pigrizia. Inoltre c'è da tenere presente che la mancanza di attenzioni nei confronti della propria immagine e della salute può essere anche legata al fatto che i malati hanno poca vita di relazione per cui non sono motivati a presentarsi sani, ordinati e puliti.
In quest'ambito si può ottenere molto cercando di "allenare" il malato a prendersi cura del proprio aspetto, partendo magari da impegni limitati. Può anche essere utile far ricorso a piccole ricompense per stimolare lavaggi e cambi di vestiario.

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