Relazione del prof. La Barbera: 2001 Odissea nel cyberspazio: dimensioni tecno-esistenziali delle realtà virtuali

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3 dicembre, 2012 - 12:47

 

1 - Introduzione

La caratteristica forse più saliente e ricca di implicazioni sociali e psicologiche dello sviluppo delle nuove tecnologie della comunicazione è la rapidità con la quale esse si diffondono, si evolvono, modificano sé stesse ed il nostro modo di vivere e di pensare. Ci siamo appena abituati a pensare ad Internet come una rete telematica di portata planetaria, vero e proprio supporto informatico e multimediale del villaggio globale planetario, quando veniamo ad apprendere di dovere ancora una volta cambiare le nostre scale di misura e i nostri punti di repere, già sufficientemente instabili ed aleatori: infatti grazie alla collaborazione tra la Nasa e Vinton Cerf, padre della "rete" ed inventore del protocollo TCP/IP si sta sviluppando un progetto per la diffusione di Internet a gran parte del sistema solare. La notizia, che a prima vista ha il sapore di una novella di fantascienza cyberpunk, si riferisce invece ad un progetto che coinvolge l'Internet Engineering Task Force dell'ente spaziale americano ed entrerà nella sua fase di attuazione in occasione della prossima missione su Marte; entro il 2010 sette satelliti orbitanti dovrebbero costituire la struttura portante dell'Internet planetario. L'estensione del cyberspazio al sistema solare ed allo spazio cosmico oltre che richiamarci la grande metafora del viaggio così attuale e pregnante per la comprensione degli effetti psichici dei nuovi media elettronici, può anche aiutarci a riflettere su quanto intensamente l'Information Technology stia ampliando le rappresentazioni della mente umana e la stessa idea del progresso. Nel 1969, l'anno dello sbarco dell'Apollo 11 sulla luna, l'intera umanità coltivava la certezza che le impronte degli astronauti sul suolo lunare fossero l'emblema della nuova potenza tecnologica raggiunta dall'uomo ed insieme la promessa di inimmaginabili sviluppi e avanzamenti scientifici; pochi a quel tempo riflettemmo sul fatto che non era l'avvenimento il fatto veramente straordinario ma ciò che lo rendeva evento, non lo sbarco sulla luna, per quanto straordinario, ma la sua mediatizzazione a costituire il vero segnale dello sviluppo tecnologico e dei suoi inarrestabili trend evolutivi. Non era lo shuttle, non erano le tute spaziali, non il razzo vettore, che avrebbero cambiato di lì ai decenni successivi la vita della gente ma l'apparato tecnologico che consentiva ad alcuni miliardi di persone di seguire in diretta quel fantastico avvenimento. Il futuro stava irrompendo nelle nostre esistenze non attraverso Armstrong, Aldrin e Collins nè per mezzo dei crateri e delle rocce lunari, ma grazie alle loro immagini rimbalzate in diretta nei televisori di tutto il mondo; pochi capimmo che era iniziata sì la conquista dello spazio ma ad opera dei media e non delle astronavi...
Il rapporto tra le tecnologie mediatiche avanzate e lo spazio, le varie dimensioni dello spazio, da quello esterno a quello interno, da quello reale a quello virtuale, da quello fisico a quello rappresentato, è una delle questioni cyberpsicologiche più importanti in relazione ai drammatici cambiamenti ideo-affettivi e alle rivoluzionarie trasformazioni cognitive che stanno accadendo sotto i nostri occhi sulla spinta di una grande mutazione, forse, più che psicologica, antropologica. Una mutazione che è legata essenzialmente alla relazione sempre più immersiva che la nostra mente contrae con ambienti mediatici sempre più pervasivi ed estesi, che surrogano il reale, lo ampliano, ne favoriscono l'uso ed il consumo secondo parametri spazio-temporali del tutto differenti da quelli che abbiamo strutturato per secoli di evoluzione psico-biologica.
Tutto ciò rappresenta senza alcun dubbio una sollecitazione evolutiva senza precedenti nella storia dell'uomo: tutte le altre innovazioni tecniche che ne hanno criticamente modificato l'esistenza, il fuoco, la ruota, la polvere da sparo, i caratteri di stampa di Gutenberg, la stessa elettricità, che ha costituito la premessa indispensabile per l'attuale salto evolutivo, hanno attivato cambiamenti e trasformazioni del modo di essere e di rappresentarsi la realtà che si sono gradatamente affermati attraverso più generazioni, consentendo di assorbire in un arco di tempo esteso la tensione trasformativa, l'impatto del cambiamento ed il conseguente sforzo adattivo. Ma l'informatica e la telematica hanno concretamente reso evidente il concetto di "future choc" di Alvin Toffler essendo tali tecnologie non solo fattori e vettori di cambiamento ma anche, contemporaneamente, mezzi per accelerarlo direttamente sempre più e, soprattutto, per accelerare fortemente la loro stessa evoluzione. Ogni computer contiene in sé il germe dell'innovazione futura molto di più di quanto ciò non accada per un' autovettura o per una biotecnologia; anche perché il progresso in questi rispettivi campi richiede poi comunque l'uso dell'Information technology. 

 

 

2 - Infosfera

Il mondo naturale nel quale l'uomo ha vissuto per millenni, e che negli ultimi due o tre secoli è gradualmente mutato in una tecnosfera, si va adesso molto velocemente avviando verso una infosfera, caratterizzata dalla disponibilità immensa di informazioni, dalla loro utilizzabilità in tempi rapidissimi, dalla condivisibilità globale, dalla manipolabilità pressoché infinita delle rappresentazioni del reale, e, quindi, dalla possibilità di produrne sempre di nuove e, infine, come conseguenza di tutto ciò, dalla creazione di nuove, sconfinate e incommensurabili dimensioni esperienziali. Sono questi i caratteri che, sotto questo profilo, rendono psicologicamente molto omogenei internet e la televisione digitale, la realtà virtuale ed il computer.
Nuovi scenari, nuove mappe della realtà vanno continuamente emergendo da tali prospettive ed il panorama che si va configurando non è immediatamente intellegibile. 
Pochi anni or sono il vicepresidente americano Al Gore, lanciò l'immagine delle autostrade informatiche, mito di progresso che si è in un batter d'occhio trasformato in una realtà mondiale, e anche in Italia, tra i paesi occidentali uno dei più resistenti all'innovazione telematica, ha assunto il carattere di una esigenza irrinunciabile di sviluppo e di progresso, quasi un imperativo morale e di civiltà. Internet è così anche nel nostro paese sbarcato nelle scuole, negli ospedali, nella pubblica amministrazione, recentemente anche nelle carceri, messo a disposizione dei detenuti che volessero elettronicamente emanciparsi.
Nell'infosfera digitalizzata nella quale cominciamo a vivere sempre più intensivamente ed estensivamente, con un margine di decisionalità e di autodeterminazione che appare, anche per le personalità più tecnofobiche, sempre più limitato, la nostra mente va sperimentando categorie percettive del tutto differenti rispetto a quelle pre-elettroniche e ciò modifica la natura dell'esperienza, la sua qualità, la sua fruibilità emozionale, la sua elaborazione psichica, la sua rappresentabilità, infine la sua narrabilità.
Istantaneità e immediatezza sono le parole chiave attorno alle quali si struttura la nuova realtà dell'esperienza psichica nell'era digitale e questa declinazione di un tempo, accelerato al punto da scomparire, accompagna la percezione di uno spazio che sembra non avere più confini, lo spazio virtualmente percorribile può infatti espandersi a nostro piacimento: con i nostri viaggi virtuali possiamo spostarci ovunque, ormai fino ai confini dello spazio cosmico come abbiamo visto all'inizio; o al contrario questo spazio può contrarsi, quando nella navigazione in rete sperimentiamo di spostarci subitaneamente da un sito ad un altro fisicamente distante migliaia di km. Le caratteristiche delle esperienze messeci a disposizione dai nuovi media digitali e dalle reti telematiche sono tali da consentirci di definirli tecnologie dell'emozione, ma anche, forse più adeguatamente, tecnologie della coscienza, termine che ci sembra idoneo ad alludere agli effetti più sottili della percezione di un tempo e di uno spazio modificati sulla dimensione della coscienza e come questi cambiamenti possano incidere sulla organizzazione complessiva della nostra vita mentale individuale e sociale. E' anche interessante notare che, come in un sistema a rinforzo circolare, lo psichismo dell'uomo del 2000 sembra particolarmente propenso al consumo di sensazioni e di esperienze e questo è evidente non solo negli adolescenti e nei bambini ma anche nei comportamenti e negli stili di vita di molti adulti. Quanta parte abbiano avuto i media del secolo scorso, radio, cinema, televisione, nel sensibilizzare i gusti ed i bisogni psicologici è difficile dirlo, ma indubbiamente, la restituzione mediatica della realtà e la sua reinvenzione creativa o deteriore, innovativa o distruttiva, hanno senza alcun dubbio organizzato e modulato la vita psichica di centinaia di milioni di persone e continuano a farlo in modi sempre più attivi. L'attrazione fatale tra una psiche all'incessante ricerca di nuove esperienze e di stimoli sempre diversi e gli odierni apparati mediatici digitali capaci di offrire, in un ventaglio infinito di opzioni, qualsiasi tipo di stimolazione tecnosensoriale, sembra per altro rinsaldata dalla polivalenza semantica di molti media attuali che possono indifferentemente coprire spazi ludici e di intrattenimento, lavorativi e creativi, di conoscenza, di ricerca, di informazione o, come sempre più spesso accade, spazi di ibridazione tra tutti questi vari ambiti (lavoro-creativo, intrattenimento-educativo, apprendimento-ludico). 

 

 

3 - Mediadipendenza

Così la vita della maggior parte della gente del mondo occidentale è sempre più media-dipendente e alla stessa maniera di come nel mondo naturale non si poteva fare a meno di piante ed animali e di un contatto stretto e interdipendente con i regni della natura e con i suoi elementi, così gli abitanti dell'infosfera del 3°millenio necessitano in modo sempre più vitale del flusso informativo che scorre incessante nei loro spazi abitativi, lavorativi, ludici, ma soprattutto nei loro spazi mentali e di coscienza.
Telefoni cellulari, personal computer desktop e portatili, agende elettroniche, lettori di CD, di DVD, videoregistratori, Fax, se improvvisamente gli strumenti per comunicare dell' era digitale andassero contemporaneamente in black out, non sarebbe da escludere che oltre a gravi e problematiche conseguenze sulla vita sociale, disagi psicologici rilevanti si verificherebbero in una gran parte della popolazione deprivata di una parte fondamentale della propria modalità di esistere. E d'altronde la psicosi del millennium bug, a posteriori poco motivata e forse artatamente amplificata, esprimeva questa fantasia mitica di tipo apocalittico, di un azzeramento improvviso dei presupposti mediatici della convivenza civile con una paralisi totale del funzionamento sociale. La fobia condivisa del millennium bug lasciava però intravedere in trasparenza, oltre al grande valore che attribuiamo alle tecnologie dell'informazione, anche il rapporto di dipendenza-vicinanza che si rafforza in modo evidentissimo nell'epoca delle miniaturizzazione degli apparati tecnologici; la vicinaza-aderenza degli strumenti per comunicare non è più solo simbolica e rappresentazionale, in quanto percepiti come estensioni del nostro sistema nervoso e delle funzioni psichiche, ma è diventata concretamete fisica in una sorta di processo di integrazione corpo-fisico/corpo-tecnologico verso nuove e inaspettate ibridazioni tecnobiologiche da alcuni preconizzate in una forma di cybionte tecnomutante, da altri descritte all'interno della costellazione del corpo elettronico, risultante dalla manipolazione estensiva del corpo fisico con gli apparati mediatici. Una chiara evidenza di ciò si ha nei soggetti, spesso giovanissimi, che sviluppano un forte legame psicologico con il cellulare e che lo utilizzano come un' appendice del loro corpo, una sorta di prolungamento o protesi dalla quale non riescono a staccarsi fisicamente e che hanno bisogno di tenere continuamente sotto controllo.
La perdita del contatto con lo strumento mediatico equivale quindi in fantasia ad una sorta di deprivazione/mutilazione, alla perdita di una parte significativa del proprio "Electronic Self". Non è raro che un forte utilizzatore di Internet e computer si esprima proprio nei termini di una perdita, di una mancanza, di una mutilazione, quando chiude il collegamento e si disconnette dalla rete; tale vissuto sembra per altro maggiormente correlato con le situazioni di tech abuse nelle quali si comincia a configurare già un disagio psicologico ed un disfunzionamento sociale.
Tali processi potranno ulteriormente incrementarsi con le prossime generazioni di microcomputer indossabili, al polso, come un orologio, o direttamente davanti agli occhi, come un occhiale-minivideo, o addirittura come micromonitor intraoculari. Il progressivo avvicinamento della tecnologia alla biologia ed alla psicologia dell'uomo e la sostituzione fattuale e valoriale della ecosfera con la tecno ed infosfera, degli spazi naturali con quelli tecnologici e mediatici, ci possono anche spiegare, al di là di fattori e di interessi di ordine politico ed economico, la tendenza di alcuni governi ad anteporre le esigenze della globalizzazione tecnologica alle misure per il controllo del degrado ambientale, di cui è un esempio recente la polemica sul rispetto degli accordi di Kioto, come risultato di una fantasia collettiva che porta a ritenere più vitale il mondo della tecnica piuttosto che quello della vita, il flusso informazionale più necessario del contesto naturale, e che determina una inversione prometeica molto rischiosa, ma non del tutto incomprensibile alla luce di quanto abbiamo finora considerato, delle specifiche dimensioni simboliche dei due ambiti.

 

 

4 - Tecnologie dell'informazione

Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione oggi possono in effetti essere considerate a tutti gli effetti delle tecnologie della mente e della coscienza proprio per la loro capacità di interagire con i processi mentali in modi molto sottili, oppure in maniera forte e massiccia. Esse sono in grado di produrre interi universi di esperienza, in una dimensione di interzona che ci costringe a rivedere sotto diversi punti di vista le differenze tra reale e irreale. L'ambito delle esperienze virtuali dirette o mediate, oggi tende ad allargarsi sempre di più sia per una fisiologica ed inevitabile estensione della modalità di trasferimento nelle reti digitali di una grandissima quantità di attività e transazioni umane, sia per una spiccata propensione della cultura, non solo giovanile, alla sperimentazione di condizioni psichiche a forte connotazione sensoriale ed emozionale ma prive di un definito substrato fisico; l'esperienza umana nell'era dell'informazione sembra dunque dematerializzarsi e destrutturarsi ad un livello sempre più profondo, alla ricerca di stati di coscienza, vissuti e condizioni mentali sempre più gratificanti quanto più sganciate dall'elemento naturale e dalla dimensione materiale e concreta. 
La proliferazione e la duplicazione di immagini, che l'infosfera multimediale produce senza sosta, esercita un fascino molto intenso soprattutto tra gli adolescenti, una generazione cresciuta insieme alla diffusione del computer e di Internet e che con le tecnologie della comunicazione sembra avere una speciale relazione privilegiata, immediata, diretta, spontanea ed entusiastica. L'uso che i più giovani fanno del cellulare è sotto gli occhi di noi tutti e svela una propensione a rapportarsi maggiormente allo strumento tecnologico in modo fine a se stesso, che non agli scopi per cui questo è progettato; ciò non vuol dire che i ragazzi non usino il telefonino per comunicare o per inviarsi gli short messages; ma chi almeno una volta abbia osservato un adolescente che, in una certa situazione pubblica, in mezzo alla gente, si estranea pressoché totalmente dal contesto e comincia ad armeggiare con la massima concentrazione con i tasti e i comandi per un tempo anche lungo, avrà avuto sicuramente il sospetto di una particolare erotizzazione dell'oggetto in sé piuttosto che di una valorizzazione della dimensione comunicativa alla quale esso consente di accedere. Allora vi sono sia per noi che per i nostri adolescenti una serie di cambiamenti radicali che riguardano la quantità di rapporti nei quali siamo implicati anche a distanza ma con scarso coinvolgimento affettivo: gli scambi si moltiplicano ma le relazioni rischiano di impoverirsi.
Tecnofilìa e tecnofeticismo sono le due situazioni che esprimono una relazione intensa con il mezzo tecnologico, una preoccupazione eccessiva e smodata per le sue performance, per le sue caratteristiche tecniche, per il suo funzionamento, per le sue componenti, per quello che consente di fare, in genere di gran lunga sproporzionato e sovradimensionato rispetto alle esigenze reali dell'utente. Da queste considerazioni deriva il concetto di tecnomediazione, cioè l'impiego di una dispositivo tecnologico nell'ambito della comunicazione o dell'informazione consente una determinata esperienza della realtà, ma attraverso questa relazione la realtà viene ad essere modificata, può anche diventare più desiderabile o più agibile, e, in certi casi, può persino tendere a scomparire sullo sfondo di una esperienza che a volte è dominata dallo strumento tecnico e non da ciò che questo consente di fare. Il rapporto viscerale che molti intrattengono con il proprio personal computer, l'attenzione con la quale ne scelgono la configurazione e la potenza, la cura con cui aggiornano la componentistica, appaiono spessissimo del tutto svincolati dalle modalità di utilizzo e dalle finalità operative; peraltro è su questo diffusissimo atteggiamento che le aziende produttrici fanno leva quando sfornano a ritmi serratissimi macchine sempre più potenti ed avanzate, rendendo obsolete quelle acquistate solo pochi mesi prima, ma che potrebbero comunque servire pienamente ancora per parecchio tempo agli scopi per i quali vengono abitualmente utilizzate.

 

 

5 - Informatica e vita psichica

Computer e Internet e quella avanzatissima tecnologia elettronica che è diventata la televisione consentono poi un facile accesso al mondo digitale, rapido, semplice ed economico, ma quali conseguenze ha sulla vita psichica e relazionale il grande sovraccarico culturale e informazionale che questo accesso può comportare insieme con una quantità di scelte pressoché infinita?
Possiamo considerare che i primi parametri ad essere modificati sono le concezioni stesse di tempo e spazio; il tempo è diventato un tempo mutliplo, ci si può spostare contemporaneamente e facilmente su più piani. E' un tempo che può dilatarsi massimamente, può rarefarsi, può accelerare o rallentare. Anche la modalità di rapportarsi con lo spazio, come accennato sopra, è profondamente cambiata; in uno spazio infinitesimale può trovare posto una quantità enorme di informazioni; lo spazio diventa quindi culturale, simbolico, immaginale e nella dimensione elettronica del cyberspazio, diventa anche espressione dell'annullamento della distanza, di uno spazio raggiungibile istantaneamente, in una congiunzione straordinaria tra uno spazio esteso all'infinito e un tempo che, tendendo a scomparire, ne consente una percorribilità immediata. E' questa una delle ragioni che caratterizza certe modalità psicologiche di navigazione in rete, quando la dimensione del tempo esterno sembra svanire ed il tempo interno pare totalmente assorbito dall'esperienza di navigazione, che diviene, così, atemporale e ineffabile. 
Come afferma Daniel Goleman (1992) "Rispetto agli adulti, i bambini entrano più spontaneamente in quello stato creativo per eccellenza chiamato flusso, nel quale il totale assorbimento può generare il massimo del piacere e della creatività. Nel flusso il tempo non conta, c'è solo un presente atemporale. E' uno stato più confortevole per i bambini che per gli adulti, dal momento che questi ultimi sono più consapevoli dello scorrere del tempo". Internet può determinare una dimensione atemporale nella quale anche gli adulti vivono spontaneamente un processo di flusso della coscienza, dato che la vita nei mondi virtuali, come quelli di Internet, trascende luogo, spazio e tempo. La grande rete è così un non luogo dove è facile perdersi e ritrovarsi, non solo rispetto al viaggio nel Web, e quindi in senso fisico-virtuale, ma anche rispetto alla propria realtà interiore. Allo stesso tempo centro e periferia, spazio esterno e spazio interno, evanescente eppure stabile e permanente, Internet è stata anche accostata alla dimensione onirica e ai modi dell'inconscio; e quando reti sociali virtuali, attraverso la connettività eelettronica si scambiano conoscenze ed informazioni, l'esplosione di creatività che può scaturirne testimonia del potere della rete di catalizzare energie e di attivare processi psichici di decostruzione e ricostruzione delle conoscenze. Quindi se la costruzione della realtà avviene oggi, già da oggi, in buona parte attraverso i media elettronici, Internet sta contribuendo in modo ancora più forte a ridefinire i nostri approcci al problema della conoscenza e della sua acquisizione. La costruzione del sapere si baserà sempre di più sulla ricerca elettronica se già oggi circa il 50% di tutte le informazioni che l'umanità possiede si possono avere solo su Internet. Ma queste tecnologie sono oggi anche un fattore di identità, di relazione e di socializzazione, sono una modalità di autosperimentarsi in una dimensione virtuale magmatica e fluida dove possiamo non di rado renderci conto che le tecnologie del cyberspazio sono anche tecnologie della mente, data la loro capacità di ridefinire in continuazione il vissuto e la percezione della navigazione in rete e di modellare i processi psichici per mezzo di una interazione molto intensa tra la dimensione soggettiva e quella virtuale; mentre cioè la nostra mente tende a completare gli aspetti insaturi dell'esperienza psichica degli universi virtuali in rete, con una continua attribuzione di senso, valore e prospettiva psicologica, questi universi e le loro specifiche modalità di costituirsi e di proporsi alla nostra coscienza la plasmano e la orientano, a volte anche la catturano e la condizionano, come abbiamo descritto in altri nostri precedenti lavori, nei fenomeni di trance dissociativa da videoterminale o nelle rare ma significative condizioni di Internet addiction o Information overload. 

 

 

6 - Tech-abuse

Al di là di queste condizioni estreme, le situazioni di abuso mediatico o tech- abuse con un termine da noi recentemente coniato e proposto, relative all'uso della rete, sono comunque varie e multiformi e prendono in considerazione anche i forti utilizzatori di internet che, seppure non criticamente avvinti nel net surfing, manifestano già sfumature compulsive nelle loro modalità comportamentali ed affettive di utilizzazione della rete. 
A tali soggetti Internet si propone ogni volta come una sorta di rivelazione, e l'universo telematico può essere percepito a livello profondo come una visione totalizzante che si impone alla coscienza con caratteri di forte fascinazione e di intensa partecipazione affettiva, un nuovo Golem, come è stato più volte definito che evoca in modo pregnante, dimensioni immateriali di infinito e di onnipotenza e quindi può avere un riferimento, per quanto complesso e problematico, con le esperienze del “sacro” Con le dovute differenze anche l'inquietante diffusione delle nuove droghe, di cui l'ecstasy è insieme il prototipo e la sostanza più conosciuta, e le loro modalità di assunzione, che prevedono quasi sempre la scena musicale techno o rave, più raramente la discodance, con tutto il contorno di forti sollecitazioni sensoriali, acustiche, ritmiche, luminose, sensomotorie, con il tipico effetto empatogeno della sostanza che regala momenti di chimica condivisione emozionale e suggestioni acide di comunicazione profonda e tribale, richiama alla mente una esigenza di cambiamento della coscienza, un forte desiderio di sperimentare stati alterati della mente, del cui novero fanno però anche parte gli stati mistici, le condizioni di supercoscienza, l'assorbimento totale nell'esperienza del sacro che irrompe nell'esistenza.
Inconsapevoli ricercatori dello spirito le generazioni in ecstasy ci portano a considerare come la società attuale riduca sempre più gli spazi per sperimentare su un piano reale e non come esito di un artefatto tossico e tecnologico, le condizioni più intense ed elevate della vita interiore, ma ciò che sperimentiamo nello stato ordinario della mente non potrebbe già essere un artefatto della coscienza?… 
Arrivati a questo punto delle nostre considerazioni credo che sarà più evidente il filo rosso che tende a legare tra di loro differenti esperienze di rapporto con le nuove droghe o con le nuove tecnologie della comunicazione e dell'informazione, improntate a modalità che oscillano tra la patologia e la normalità ma che, in questo continuo oscillare, lasciano intravedere qualcosa d'altro, una dimensione relativa alla nostra esperienza simbolica, che la straordinaria ricchezza della dimensione virtuale che i media oggi ci offrono è in grado di suscitare molto intensamente.
Se tanto spazio però le tecnologie riescono a prendersi dalle nostre vite, se tanta influenza sono in grado di esercitare sul nostro privato che continuamente erodono, questo però richiama un vuoto che il caleidoscopico universo mediatico tende a riempire, evoca un' assenza che la simulazione virtuale trova il modo di surrogare, con la sua continua moltiplicazione di suoni ed immagini, con la dispersione del senso e del significato.
Così, se una volta, in un passato al confine con il mito, l'uomo originario era continuamente a contatto con le voci degli dei e con la rivelazione continua del mistero del sovrannaturale, le magie dei media e i loro fingimenti, il loro potere di incantarci e stravolgerci, di gratificarci e stupirci, rappresentano una delle poche possibilità di uscita dalle limitazioni della coscienza diurna, dai legacci che la avvincono alle piccole banalità del quotidiano ed alle mille geniali trovate per renderci sempre un po' più infelici. 
"La coscienza dell'uomo contemporaneo, come afferma Carlo Formenti (1991) è tutt'altro che povera di voci; certo il verbo divino non risuona più nell'intimità della nostra mente, ma non è affatto ammutolito, ci aggredisce da fuori. Viviamo immersi nella marea di parole che il sistema dei media ci rovescia ininterrottamente addosso, senza lasciarci un attimo di respiro, senza concedere una pausa di silenzio. E la stragrande maggioranza di quelle parole non ci è meno estranea non è meno extraumana di quelle che risuonavano nella testa degli antenati, convincendoli di essere i destinatari di messaggi divini.Come le voci di dentro di un tempo le voci da fuori di oggi non ci giungono direttamente da un interlocutore noto, non nascono da un faccia a faccia con l'altro, in uno scambio che ci permette di interpretare le sue espressioni e le sue intenzioni, di valutare il senso reale di ciò che dice. Sono voci che, per la loro origine impersonale, priva di colore e di identità definite, si presentano come veicolo di una rivelazione, come portatrici di verità". 
I grandi utilizzatori di cellulari e computer non hanno in qualche maniera un bisogno profondo di calore umano, di intimità, di dialogo? Non hanno una fortissima propensione a vivere attraverso lo strumento tecnologico, quella parte rilevante delle proprie emozioni che non sono in grado di mettere in gioco nella realtà non mediata, nella vita di tutti i giorni, off line, potremmo dire? 
Abbiamo perso il contatto con la vita del sentimento e degli affetti, con la dimensione interiore del bello e del vero, con la percezione del sacro nelle nostre vite e nella realtà, ma questa nostalgia intensa, di cui siamo poco consapevoli, seppure sofferenti nella nostra pseudonormalità psichica, ci spinge a cercare ovunque possa nascere il riflesso pallido di un sentimento autentico, qualche stimolo al recupero di un piano di umanità più densa e più vera, dove circolano affetti privati ed emozioni intime che ci ricordano, anche se attraverso la denaturante filtrazione mediatica, o l'espropriazione paranoide di un occhio elettronico ipervigile, qual è la propensione di vita della nostra anima. 
Questo è forse uno dei significati possibili delle tante fughe virtuali che oggi caratterizzano il nostro rapporto con i media elettronici avanzati, fuga nel virtuale per chiudersi in una grave forma di autismo tecnologico interattivo, come in qualche caso di nostra osservazione dove l'evitamento del reale a causa di gravi disturbi di personalità, consentiva soltanto una'esperienza mediata da avanzatissimi apparati tecnologici multimediali, o quelle fughe nel virtuale molto più frequenti che sembrano potere essere spinte dal desiderio incompreso od inconsapevole di sperimentare altri mondi, di percepire delle rudimentali ierofanie tecnologiche, visioni multimediali rivelatrici di senso, onnipotenti, narcisisticamente gratificanti perché tecnomediate. 

 

 

7 - Pro della tecnologia

La tecnologia diventa una protesi del nostro apparato psichico che così integrato pur nella sua sostanziale dis-integrazione profonda, tenta di sperimentare momentanee uscite dal corpo, barlumi di trascendenza simulata e tecnoindotta, contatti con la dinamo celeste del cyberspazio profondo.
Che computer e telematica simulassero la mente, l'intelligenza, la memoria, molte facoltà psichiche, lo sapevamo già, ma, a quanto pare, essi sono in grado di evocarci anche viaggi di un tipo più spirituale, di ricordarci che c'è un bisogno di infinito nelle nostre vite, continuamente negato e disatteso, e che il desiderio di bellezza che sta alla base di tutte le umane insoddisfazioni non può essere piegato alle limitazioni imposteci dei modelli socio-culturali.
Sono allora il Sé e le sue dinamiche che sembrano direttamente coinvolti nella relazione simbolica con i potenti e pervasivi strumenti delle tecnologia contemporanea richiamando la nostra attenzione sul fatto che quella spasmodica tendenza alla comunicazione suffragata dall'invasione dei cellulari, o ancora dalla diffusione di chat ed e-mail, nerws group e mud, là dove tradisce un bisogno di contatto, e forse una drammatica impossibilità alla comunicazione autentica, evoca però anche un tentativo di integrazione possibile, una tensione al superamento delle scissioni ed una tensione verso la condivisione e la messa in sintonia, richiama quindi l'attrazione verso una dimensione di totalità, peraltro concretamente allusa dalla prospettiva olistica che le nuove tecnologie ci stanno offrendo. 
Internet ed il lavoro in rete stanno veramente introducendo uno spirito nuovo nei rapporti di lavoro e di collaborazione, non solo facilitando e promovendo i contatti, gli scambi ed il confronto, ma sviluppando anche un atteggiamento mentale di tipo "interconnettivo" che moltiplica le risorse, le mette a disposizione degli altri, stimola lo spirito collaborativo e donativo, ci spinge a condividere e ad aggregare a lavorare olisticamente non in modo scisso e frammentario, individualistico e competitivo, ma nella prospettiva di uno sviluppo comune, di un avvento possibile di quella grande cultura digitale, sintesi di tecnologia avanzata ed umanesimo, di tecnica ed arte, di differenti dimensioni scientifiche e creative.
Come Ulisse dopo un viaggio periglioso e pieno di prove e di pericoli conquistò il ritorno a Itaca ed il recupero degli affetti privati, il cybernauta del 2000, e la coscienza collettiva che egli impersona, dovrà anch'egli resistere al fascino incantatore delle sirene multimediali, passando attraverso l'esperienza, come fece l'eroe greco, senza farsi dominare da essa, allargando la propria conoscenza ma senza che questo nuovo apporto domini la sua coscienza. Ulisse non è solo l'eroe del ritorno, dell'astuzia e della curiosità di conoscere, egli impersona la centratura esistenziale che consente di superare le prove più complesse e difficili grazie ad un progetto, ad una riflessione coerente, ad un lampo creativo. Sfida il pericolo senza sottovalutarlo, trasforma con cautela il rischio in un' occasione evolutiva. Si rende infine protagonista del proprio destino, o, in una versione più vicina al mito greco, si mette in sintonia con questo, attraverso una elaborazione del valore simbolico degli eventi, una tendenza alla conciliazione degli opposti, una straordinaria apertura al presente e al futuro, senza rinunciare ad un riferimento vigile alla sua storia ed al suo passato, con i quali alla fine, il suo viaggio finirà con il riconnettersi.
Queste riflessioni si sono aperte con i viaggi spaziali, per passare a quelli in Internet e nella virtualità e per finire con i viaggi avventurosi di Ulisse.
Riusciremo adesso noi, nelle nostre avventure mentali in Internet e nel virtuale del III millennio, a sfuggire al potere dell'occhio elettronico di Polifemo, agli incantamenti mediatici della maga Circe e a viaggiare negli stati di coscienza di Calipso e dei lotofagi per ritrovarci alla fine reintegrati nella nostra Itaca interiore?

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