INTERVISTA AD ALFONSO TROISI

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28 novembre, 2012 - 17:12

Abbiamo visto il peso non indifferente dei fattori aspecifici nei confronti dell�efficacia terapeutica. E� possibile considerare, in un�ottica evoluzionistica, lo sviluppo di capacita� terapeutiche di accudimento che �educano� i membri di un gruppo sociale alla manifestazione di comportamenti adattivi funzionalmente validi dal punto di vista relazionale? 
Queste capacita� si sono evolute nell�ambito di relazioni che non erano terapeutiche, erano relazioni che appartenevano alla vita di tutti i giorni; ovviamente i comportamenti erano selettivamente indirizzati verso quegli individui con cui si aveva una relazione preferenziale capace di creare legami positivi. Cio� che e� caratteristico (non da oggi ma da quando l�uomo ha iniziato ad occuparsi del benessere fisico e psichico dei suoi simili) della figura del terapeuta e� il fatto di riuscire a tollerare le manifestazioni che invece determinano, in condizioni normali, una risposta di rifiuto. Questo e� l�elemento centrale dell�atteggiamento terapeutico. Tutto cio� e� istituzionalizzato nella nostra societa� ma anche in societa� culturalmente molto lontane da noi: l�idea del malato e del terapeuta si manifesta in modi molto diversi.
Ci sono addirittura esempi, fornitici dai gruppi dei primati, di individui emarginati poco dopo la nascita dal loro contesto sociale a causa di anomalie comportamentali (e che quindi non avevano contatti nemmeno di tipo aspecifico) che, messi a contatto con individui molto piu� piccoli in termini di eta� (che quindi avevano atteggiamenti comportamentali quasi indifferente rispetto a queste manifestazioni degli individui adulti: ad esempio richieste inadeguate di gioco), manifestavano un progressivo miglioramento. Quindi il terapeuta naturale, in un gruppo di scimmie, e� legato ad una predisposizione comportamentale che e� caratteristica degli individui di giovane eta�.
Forse, per analogia, in altri termini, il modello della pet-therapy vede proprio nel contatto con gli animali l�opportunita� di migliorare per quei pazienti che hanno problemi di interazioni con il gruppo dei simili, proprio perche� l�animale accetta quelle manifestazioni che in ambito sociale determinano ostracismo.
Se tutto questo che fa parte del nostro bagaglio implicito e naturale viene formalizzato puo� divenire uno strumento terapeutico di indubbia utilita�. Probabilmente molti terapeuti adoperano questi mezzi non consapevolmente ma come risorsa aspecifica; questo discorso rientra nell�ambito della variabilita� del rapporto paziente-terapeuta che, come sappiamo, da risultati molto differenti nelle varie diverse relazioni pur usando la medesima tecnica.
E� questo, quindi, un discorso che va approfondito. Il fatto importante e� il legame con la biologia: finalmente iniziamo ad avere prove del fatto che si riscontrano modificazioni dei sistemi fisiologici; non parliamo di due realta� terapeutiche che non devono comunicare ma di diverse e differenziate opportunita� terapeutiche che dobbiamo imparare a sfruttare al momento giusto al fine di ottenere il miglior risultato: spesso la psicoterapia ottiene ottimi risultati dopo che la farmacoterapia ci ha aiutato nella fase acuta di manifestazione del disturbo.
Si mira quindi ad una integrazione che pero� non deve essere scambiata con una sovrapposizione senza criterio. 
( a cura di Luca Adriano)

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