Prima giornata - Martedì 16 febbraio

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23 novembre, 2012 - 13:11

 

Anche se il congresso prenderà il via ufficialmente alle 18 l'attività è inizita alla mattina con l'avvio dei Corsi ECM che come ogni anno coinvolgono molti Congressisti per tutta la durata del Congresso.

Quest'anno gli spazi sono più ridotti rispetto alla scorsa edizione ma la partecipazione degli spichiatri italiani si annuncia notevole come ogni anno segno che se la "crisi ha inciso sui budgets delle bigpharma non ha scalfito l'appeal che da sempre questo evento annuale porta con sè.

 

 

SESSIONE INAUGURALE

Apertura del 14°Congresso SOPSI- M. Maj (Napoli)

A dare il via al 14° Congresso SOPSI è il Presidente, Mario Maj, che da’ il saluto ai presenti. Il titolo del congresso, No Health Without Mental Health, deriva dal fatto che è ormai ampliamente documentato da dati scientifici che le persone con disturbi mentali hanno un rischio aumentato di soffrire di patologie fisiche con un tasso maggiore di varie complicanze e mortalità. Ciò ha diversi modelli di spiegazione: al primo livello c’ è il fatto che, come ormai scientificamente provato, il paziente depresso pratica una minor attività fisica, fuma, mangia poco e in modo disordinato, tutte condizioni che aumentano il rischio di patologie cardiovascolari e diabete, portando infine ad una prognosi peggiore. Al secondo livello troviamo il modello biologico, che sta sempre piu’ emergendo con chiarezza, essendo ormai non piu’ un’ ipotesi ma una certezza. Infatti nel paziente depresso vi è una iperattivazione dell’ asse ipotalamo-ipofisi-surrene che determina insulino-resistenza, iperglicemia fino ad arrivare al diabete. Il rischio di sviluppare diabete in paziente depressi è maggiore del 65%. Inoltre studi su gemelli hanno dimostrato una maggiore incidenza di disturbi cardiovascolari nei depressi e questo è dovuto sia da componenti ambientale sia da componenti genetiche. Quindi vi è il livello dello stigma e della discriminazione, anche da parte dei medici. Esistono infatti diversi studi che documentano che la qualità delle cure fisiche ricevute dai nostri pazienti è piu’ bassa. Infine troviamo il livello dell’ impatto delle nostre terapie farmacologiche , che possono determinare patologie somatiche. Questa è una prima lettura del motto del congresso.

Una seconda lettura è quella di leggere il senso della sofferenza, che è un vissuto soggettivo, dipendente solo in parte dalla malattia fisica e rispondente solo in parte ai farmaci. Questo anche perché in 1/3 del dolore localizzato non c’ è una causa organica, e le aree attivate nel cervello sono comunque le stesse delle patologie somatiche.

La terza lettura è il ruolo della psichiatria nella salute pubblica e nella comunità: quindi il ruolo della psichiatria nella cura, nella diagnosi precoce, nel follow-up, nel trattamento delle patologie, ma anche nella promozione della salute e di stili di vita, che rendano i pazienti meno vulnerabili anche a patologie somatiche. La resilienza dipende da una predisposizione, ma puo’ anche essere migliorata, insegnata ed appresa; e la capacità di autostima ed autoregolazione possono rendere le persone meno vulnerabili.

Il messaggio politico della SOPSI è che la psichiatria non è una missione ma una professione. Non basta l’ empatia e l’ attenzione ai bisogni, delle quali se ne possono occupare altre figure professionale; la psichiatria si basa su specificità scientifiche biopsicosociali, che sono insostituibili. Infatti i nostri pazienti hanno bisogno delle nostre specifiche competenze professionali.

Il presidente conclude sottolineando l’ importanza della psicopatologia e dell’ anamnesi psicopatologica, senza la quale non vi puo’ essere diagnosi e quindi una pratica psichiatrica degna di tale nome.

Prima di lasciare la parola al relatore successivo, il Prof. Maj accenna al congresso SOPSI 2011, il cui titolo sarà: Vulnerabilità, esordi, intervento precoce. Verranno trattate diversi temi: il primo tema riguarderà appunto la vulnerabilità genetica, la fisiopatologia del neurosviluppo, i traumi precoci, il temperamento e la resilienza. Un secondo tema riguarderà i precursori e gli esordi, con particolare attenzione a schizofrenia, Alzheimer, disturbi dell’ umore e ADHD. Una terza area si occuperà dell’ importanza della prevenzione e degli interventi precoci. Ed infine si parlerò dei servizi e della salute mentale di comunità.

 

No health without mental health: noi sappiamo che è vero; perché non ci credono? S. Wessely (Londra, UK)

Noi sappiamo che la salute e il vivere bene dipende totalmente dalla nostra salute mentale. Infatti è possibile avere problemi di cuore, il cancro, l’ HIV, l’ artite reumatiode e comunque essere felici. Ma è impossibile avere la depressione ed essere felici. Inoltre abbiamo biomarkers ed esami strumentali che possono fare diagnosi e dirci lo stadio di una malattia, ma non possono dirci quando e se una persona tornerà ad esempio a lavorare. Per questo un semplice esame mentale puo’ darci delle indicazioni. Quindi non c’ è salute se non c’ è salute mentale. Noi questo lo sappiamo bene, ma perché le persone non ci credono? Il relatore parla della correlazione esistente tra le patologie psichiatriche, ad esempio la depressione, e malattie fisiche come il diabete, l’ ipertensione e problemi cardiaci. Questa correlazione è stata ampiamente documentata da sudi scientifici. Ad esempio uno studio randomizzato fatto da diabetologi ha messo ha confronto due gruppi di pazienti diabetici: uno in terapia solo con antidiabetici e l’ altro con antidiabetici piu’ CBT, e il risultato è stato che nel secondo gruppo c’ è un miglioramento significativo del diabete. Pero’ questo non deve esaltarci troppo: ad esempio uno studio di Enrichd ha dimostrato che in pazienti con problemi cardiovascolari la terapia antidepressive e la CBT hanno migliorato la depressione ma non gli outcomes dei problemi cardiaci.

Nella seconda parte dell’ intervento, il relatore parla della Sindrome da Affaticamento Cronico, della quale lui si occupa da molti anni. Circa vent’ anni fa si diceva che l’ unica terapia per tale sindrome era l’ autostima, il riposo e l’ evitare ogni attività fisica. Negli ultimi anni lui ha condotto vari trials randomizzati, nei quali ha dimostrato che la sindrome migliora con l’ esercizio graduale e la CBT, tanto che queste due indicazioni sono entrate nelle linee guida della NHS. Benchè si sia raggiunto tale risultato, nei siti di pazienti affetti da tale sindrome si dice che le linee guida sono inadatte e che non esiste alcuna terapia, rifiutando ogni terapia psicologica. Molti medici inoltre considerano tale sindrome una patologia immaginaria che deve essere curata con terapie psichiatriche: sono pazienti scomodi e percio’ i medici li espellono e li inviano dallo psichiatra. I pazienti stessi avvertono di non essere graditi dai medici che li condiderano malati immaginari, e andare dallo psichiatra è vista come una stigmatizzazione. Quindi la stigmatizzazione non deriva solo dalla gente comune, ma dai medici stessi; la conseguenza di tutto cio’ è la stigmatizzazione degli psichiatri stessi.

Simon Wessely is a British psychiatrist. He is professor of epidemiological and liaison psychiatry at the Institute of Psychiatry, King's College London and head of its department of psychological medicine, as well as Director of the King's Centre for Military Health Research. He is also honorary Consultant Psychiatrist at King's College Hospital and Maudsley Hospital, as well as Civilian Consultant Advisor in Psychiatry to the British Army.

http://en.wikipedia.org/wiki/Simon_Wessely

http://en.scientificcommons.org/s_wessely

- Stati Uniti

  

a cura di Davide Prestia

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