Clint Eastwood, Million dollar baby. L’edipo americano

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3 ottobre, 2017 - 12:37

Un anno fa vinceva l’oscar "Lost in translation" la cui trama declinava il mito di Edipo nella società post moderna americano - giapponese. Sofia Coppola nella storia ambiguamente intergenerazionale tra un maturo Bill Murray e una giovanissima Scarlett Johansson, escludeva la sessualità per una futura e possibile acquisizione di identità, creativa per lei e depressiva per lui.

Il bellissimo film di Clint Eastwood Million Dollar Baby, riprende il nodo del rapporto tra un uomo, anziano/ maestro/padre, nella accezione più ambigua e disperata dei vari ruoli e una ragazza, la figlia/allieva/amante, anche lei sofferente e alla ricerca di un riferimento affettivo, culturale sentimentale. Anche in questa storia la sessualità è esclusa.

La trama del film, tratta da un racconto della raccolta di F.X. Toole, Rope Burn — Corderoventi, narra di un allenatore di pugilato deluso dalla vita, che con riluttanza accetta di allenare una ragazza trentunenne, ai limiti di età per lo sport, ma con una tenacia e una dedizione che le permette di arrivare a successi imprevedibili. Non è una storia di pugilato, come ha affermato Clint Eastwood in una intervista, ma "un film sulle ambizioni della gente che vive alla periferia della società. Una storia d’amore".

L’allenatore, Frank Gunn (Clint Eastwood), scrive lettere alla figlia senza ottenere risposte, va a messa tutti i giorni e discute provocatoriamente con il prete per trovare un senso alla vita. Ha come unico amico un ex pugile Scrap ( Morgan Freeman), che ha perso un occhio in un incontro, senza che lui, Frank, potesse ( o volesse ) impedirlo. Legge Yeats in una sorta di monologo interiore, avulso dalla realtà della sua palestra, in cui i pugili incapaci si trattengono ad allenarsi per illusori incontri, mentre quelli bravi cercano altri manager. Scrap tende a sollevare dai sensi di colpa Frank, che invece diventa sempre più triste.

La ragazza, Maggie ( Hilary Swank), fa la cameriera in un bar, ha una famiglia che sembra un trattato di psicopatologia sul craving. Abita in uno squallido alloggio, non ha vita sentimentale e sembra avere scelto la boxe per essere stravolta dalla fatica e non pensare alla sua solitudine. Ha perso il padre, ma si porta dietro come eredità paterna l’indicazione che quando il disagio e le limitazioni sono troppo forti, è meglio morire. Per tutta la storia chiama il suo allenatore, capo e fa una carriera strepitosa, buttando a terra in pochi attimi le sue avversarie, con un soprannome (Macushla — mio cuore) di cui non sa il significato e lo conosce unicamente in punto di morte.

La storia si svolge nella cupa periferia di Los Angeles, ritratta in maniera minimale e forse per questo particolarmente angosciante. Per i due protagonisti l’incontro è l’occasione che la vita offre per emergere dall’anonimato e raggiungere una meta.

Impressiona nel film il rapporto tra Frank e Maggie, caratterizzato da una accentuazione delle caratteristiche genitoriali, senza che la sessualità e nemmeno la seduzione, entri tra di loro. Chi nota questa anomalia è la madre di Maggie, che da buona obesa, conosce le esigenze del corpo. Viene subito zittita e redarguita da Frank, che sente questa critica come un’offesa alle sue vocazioni paterne.

Ma è questo il tema portante del film:perché Frank è paterno e quali sono le conseguenze ?

Facciamo un salto indietro nella storia e vediamo che la colpa domina Frank: il rapporto con la figlia è assente per qualche errore, che non ci viene svelato nel corso del film. L’unico amico di Frank , Scrap è menomato per responsabilità del suo allenatore ed è ridotto a fare l’inserviente e a vivere nella palestra. Frank tenta di liberarsi dal senso di colpa pesantemente presente nella sua vita, senza riuscirci. Il film ha un dialogo molto scarno, quasi a significare l’impossibilità della narrazione per superare gli errori e il dolore del passato. Nell’incontro con Maggie gli viene offerta una chance, ma perde ulteriormente questa possibilità, conducendo la ragazza verso una tragica conclusione. Il rapporto di allenamento è basato sulla boxe una pedagogia del corpo da cui è esclusa, sublimata la sessualità. La tragedia aleggia sin dall’inizio della storia, come ulteriore sottolineatura dell’impossibilità a raggiungere un significato nella vita. Scrap fa da voce narrante, come il coro della tragedia greca, impotente a dare una direzione alternativa al progredire della storia verso la catastrofe finale.

La colpa e la rimozione della sessualità sono i due moventi che definiscono il rapporto tra Frank e Maggie e che conducono la ragazza a un match decisivo contro una avversaria ex prostituta, in cui la morte prevarrà o meglio per colmo della malignità del fato o per la mancanza di senso nella vita, la morte darà una breve tregua, costringendo il protagonista al gesto estremo dell’eutanasia. A differenza di Edipo, qui è il padre che uccide la figlia, accumulando colpa su colpa, senza riuscire a mitigare questo rapporto fatale, con affetto, amore o anche soltanto con la parola. E anche Maggie non riesce a migliorare il suo rapporto con la madre, che divora e vomita i suoi regali. Dal rapporto tra Frank e Maggie non nasce niente, se non un breve attimo di gloria. I precedenti lutti, la figlia di Frank e la madre di Maggie, restano irrisolti e anzi si accentuano. Questo sviluppo narrativo sembra una modello didattico sulla coazione a ripetere. Il collante emotivo che unisce i due protagonisti sembra essere costituito da una voglia di riscatto di recupero di un rapporto perso, ma utilizzando il corpo come fonte di sofferenza e fatica che impedisce una riflessione e una elaborazione della propria solitudine. Nell’Edipo l’omicidio e l’incesto sono un ponte metaforico tra due generazioni, che permette la nascita di un rapporto sublimato e l’accesso al linguaggio e a fonti di gratificazioni sostitutive. Qui la colpa porta al silenzio, a un eccesso di sublimazione e spinge alla morte.

Il tema finale è quello dell’eutanasia, presente anche nel film "Il mare dentro", ambedue vincitori dell’Oscar. Nel film di Eastwood ilo momento dell’eutanasia è trattato in maniera sbrigativa, senza enfasi e retorica, come ultimo passo dell’impossibilità a vivere una vita con i limiti. Il successo del tema dell’eutanasia non lo vedrei come una prova di civiltà, ma come motivo di riflessione dubbiosa.

Maggie racconta che il padre aveva un cane con una paralisi agli arti posteriori e a un certo punto di fronte alla sofferenza del cane ( o all’imbarazzo del padrone ) lo sopprime. Descrive questo episodio come un atto di rispetto e amore. Sarà così, ma io ricordo un bellissimo film Jugoslavo Il cerchio spezzato, in cui in nel massacro senza senso di Serajevo, a un cane lupo paralizzato alle gambe, uno psichiatra e un bambino costruivano un carrello che gli permetteva di muoversi. Era questa la prova che si poteva continuare a vivere anche in condizioni estreme. Chi decide il momento in cui l’altro ha perso il rispetto?

Il film è bello, essenziale nella scrittura, recitato benissimo e ha fatto incetta di premi Oscar e mi ha spinto a numerose riflessioni. Mi turba il finale, come mi inquieta la retorica dell’eutanasia del Mare dentro.

Non sarà pertinente, ma la conclusione mi ha fatto pensare alla guerra in Iraq, dove l’america manda ( in silenzio) a morire i suoi giovani figli ( e figlie) per un attimo di gloria. Non bisogna dimenticare che Eastwood è l’attore più rappresentativo della cinematografia americana, nel bene e nel male, come in ogni grande cultura, che non si lascia ridurre a semplificazioni.

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