VII Congresso S.O.P.S.I.: un commento

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4 marzo, 2013 - 17:19

Procedero', nel valutare il Congresso SOPSI, con la tecnica di "un parere favorevole, un parere contrario", come nel parlamento britannico. In parole latine, cerchero' di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte.

Dunque, molto ricco di contenuti programmatici, questo congresso, anzi, la gamma degli argomenti era cosi' vasta che ha creato, nella ricerca dei propri interessi, una certa confusione.

L'altro aspetto che dobbiamo citare nel nostro procedimento binario, e' quello conviviale, simile a quello della convention politica americana; e' un aspetto molto utile, fa incontrare le persone, le fa vivere in un'atmosfera, soprattutto in questo congresso, piuttosto allegra, distesa, e fa nel contempo creare trame, intese e accordi; e' vero che talvolta e' troppo chiassoso e, sotto certi aspetti, un po' comico nelle sue linee portanti, per esempio negli incontri con gli esperti: aspetti che pero' io non toccherei, perche' fanno parte dei divertimenti congressuali.

Vi sono comunque due dimensioni che ci interessano. Una e' quella del riferire. In realta' con i sistemi di oggi il riferire non e' piu' cosi' importante: oggi che non ci sono i tempi morti di pubblicazione, le cose si possono raccontare in tempo immediato.

L'altra dimensione molto importante e' quella dell'incontrarsi, che non e' utile come riporto di dati, ma per creare dei legami forse fondamentali per lo sviluppo della ricerca scientifica; soprattutto puo' essere utile per liberare la ricerca scientifica da questa oppressione, forse inevitabile, della sponsorizzazione e del legame verticale, creando una serie di legami orizzontali che potrebbero contribuire a liberarci un po' dalla schiavitu' di chi fornisce i soldi (che vanno dal piccolo gadget al congresso pagato) per fare le cose.

Vi sono poi ancora due dimensioni, per proseguire nel sistema binario, una quella della noia, l'altra quella della vivacita'.

Quella della noia sta investendo molti gruppi di congressuali e molte tavole rotonde ed e' molto evidente. Quanti interminabili grafici spesso poco comprensibili, molto spesso poco sensati, talvolta addirittura non ben visibili; c'e' di mezzo il divertimento, da gioco infantile, che e' dato dall'uso del computer, pero' sono molto noiosi, soprattutto quando trattano di ripetitivi controlled trials : farmaco A versus farmaco B, sempre cosi' monotoni e cosi' inutili sul piano clinico. Abbiamo ormai capito tutti come il controlled trial non ci dia piu' nessuna indicazione sull'utilita' clinica del farmaco, e che non ci da' degli elementi direttivi utili.

Accanto a questa noia terribile pero' c'e' anche un senso di vivacita' notevole. A volte avvengono delle discussioni, in genere difficilmente su argomenti strettamente di rilievo farmacologico, ma su argomenti piu' generali, piu' culturali, piu' antropici, che in fondo qualificano nello psichiatra un'identita' particolare, diversa da quella degli altri medici e, diciamo pure, con dei caratteri di positivita' notevole. Avvengono quindi delle discussioni vivaci di "cose dette tra noi" che possono creare prospettive notevoli, io ricordo personalmente una serie di note, piu' che altro dette in discorsi en passant, che mi sono rimasti dentro, mi hanno creato uno stimolo, che vado a ripensare molto spesso. Questo e' l'aspetto della vivacita' intellettuale, che non e' sempre collegata in maniera stretta a quello che si definisce, forse con un termine improprio, rigore scientifico.

Un'altra vivacita' e' data da un conflitto veramente grosso, quello del parassitismo. L'immagine del parassitismo nei confronti delle case farmaceutiche, in questi congressi, e' veramente enorme. Vi si trova tutta una serie di persone che vengono pagate e sovvenzionate, che sono accudite in modo quasi infantile: pranzi, raccolte in gruppi di persone che sarebbero poco adatte a funzionare in gruppi, l'intruppamento verso un tale ristorante, il gruppo della tale casa; e' veramente uno spettacolo di una dipendenza che non dovrebbe essere propria dell'identita' dello psichiatra. Non chiedetemi come altrimenti si potrebbe risolvere questo, credo che sia irrisolvibile, ma permettete perlomeno che, osservando queste cose, abbia una sensazione sgradevole di questo gruppo turistico sottosviluppato guidato, da una specie di datore di lavoro, in una sorta di gita aziendale, fatta a livello di commessi, piu' che di psichiatri.

Peraltro c'e' poi l'idea del lavoro che contrasta, l'idea che si tratta di lavorare, di capire, di vedere, di far procedere che viene stimolata da questi grandi incontri.

Ed in ultimo ancora due sentimenti che si hanno: il primo e' il sentimento di essere dei vip, perche' spesso capita che si venga presi, portati, la macchina pronta, c'e' una sottile gratificazione narcisistica che e' quella del "come sono importante!"; in realta' questa e' spesso e subito sostituita da un opposto sentimento, un profondo senso di umiliazione "come sono manipolato, come poca autonomia ho in realta' io, come tutto questo crea una limitazione della mia liberta' di movimento e anche della mia autovalutazione, che dovrebbe seguire caratteri diversi dal sorriso melenso, di quello che ha interesse a muovermi in un certo modo". E devo dire che non e' sempre cosi', il sorriso non e' sempre melenso, magari e' ammirato, sincero; in questo caso ognuno si deve scegliere la propria posizione in un bilanciamento tra questo sentimento di essere un vip e un sentimento di profonda umiliazione, di essere strumentalizzato e mosso. Ci sara' pure una via di mezzo.

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