CLINICO CONTEMPORANEO
Attualità clinico teoriche, tra psicoanalisi e psichiatria
di Maurizio Montanari

La sessualità consentita

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3 giugno, 2013 - 15:49
di Maurizio Montanari

‘Dove sono gli uomini?’ lamenta  in seduta una giovane donna che ha appena scoperto che il suo fidanzato frequenta i transessuali nelle zone di prostituzione della città.
Si domanda questo  mentre in Italia le aule giudiziarie di nuovo si occupano dello  
'scandalo ' risalente al 2009 che  travolse il  governatore di una Regione, il Lazio, costretto alle dimissioni perché ricattato  da loschi figuri i quali minacciavano di rendere pubbliche le sue frequentazioni con una donna transessuale.   Il Governatore ha dato le sue dimissioni pur essendo riconosciuto dalla Cassazione : "chiaramente la vittima predestinata" di una "imboscata organizzata ai suoi danni" da alcuni carabinieri e nei suoi confronti non è stata ravvisata   alcuna responsabilità penale. 
Più che l'uso dell'auto di servzio, è stato il rapporto  mercenario con la transessuale Brenda a travolgerlo.

La sua condanna è venuta dagli ambienti del mondo cattolico, dalla destra, dalla sinistra erede del Partito Comunista che non lo ha difeso. La sua ‘colpa’ è stata l’essere stato scoperto, aver cioè mostrato pubblicamente quel che tanti sanno: molti uomini italiani frequentano i transessuali per sesso mercenario, portando i media a dare risalto non alle loro vite, alle loro soggettività,   ma incoraggiando  quell'orrendo luogo comune che li vede dediti quasi esclusivamente alla prostituzione.

La clinica ci dice che questa ‘passione’ è trasversale: interessa  politici,  la borghesia e gli operai, gli uomini dello spettacolo. Una frequentazione che non costituisce né enigma né sofferenza fino a che è  nascosta, ma sfocia in una crisi nel momento in cui questI incontri vengono scoperti ( dai familiari, dai colleghi di lavoro, dalla stampa). Sono uomini qualunque, padri di famiglia, studenti, pensionati. In corso di analisi un'affermazione compare in modo ricorrente, ribadita come monito ad inizio seduta: ‘ io non sono omosessuale!’. Ecco la paura più grande. Declinare la sessualità facendo a meno della donna non è quasi mai una interrogazione per il soggetto,  sommerso invece dall’angoscia di vedere incrinata la sua immagine di 'sano eterosessuale' dopo che queste relazioni vengono scoperte; è in questo momento che l’individuo chiede aiuto.  Molti di essi  provengono da parti diverse dell’Italia, sia del  sud che del nord , sovente  ambienti  molto conservatori.  Terre di un Altro che non contempla l’omosessualità, nemmeno come forma di devianza accettata. In queste zone vige ancora un divieto assoluto. La forza di questo Altro si propaga attraverso i membri di questa comunità, anche se emigrati,  nei confronti dei quali persiste il divieto di infrangere il tabù. Questo Altro plasma un legame sociale tra i suoi appartenenti nel quale avere rapporti  con persone dello stesso sesso è intedetto, ma la frequentazione dei transessuali è un elemento non classificato, non previsto,   una modalità di espressione della sessualità non  codificata.  E pertanto non sanzionata. Questo convince molti di loro che si tratta di un ‘peccato’ meno grave. Si definiscono  così ‘bisessuali’, pur frequentando esclusivamente il mondo della prostituzione transessuale. Percorrendo a ritroso le loro storie raccontate in seduta, si nota che l’incontro con la donna è  sempre stato portatore inelaborato  di angoscia, non essendo mai riusciti a far fronte adeguatamente  all’engima  : “Cosa vuole da me? Quale posto devo tenere nei suoi confronti ?'. Enigma per rispondere al quale  è necessario l’uso di una strumentazione simbolica sulla quale si sentono sguarniti, poveri, inadeguati. Un mondo enigmatico, che attrae ed irretisce.  Sono le storie di uomini che scelgono di non commerciare con l'altro sesso, preferendo  il ritiro e l'ingabbiamento  della loro sessualità in una zona che gli permette da un lato di garantirsi una distanza di sicurezza dal femminile, dall’altro di non cadere in un terreno vietato dall’Altro che sanziona e stigmatizza l'omofilia.
 Frequentare i  transessuali è una zona franca, una ‘no man's land’ senza Legge, dove non ci sono donne,  ma non si corre il rischio di vedersi appiccicata l'insostenibile etichetta 'gay'. In Italia più che mai subiamo l’eclissi dell’Altro strutturale, una Legge in via di evaporazione che ha lasciato spazio al ‘godi ' generalizzato di cui parla Lacan.  Frequentare i transessuali è dunque un tabù violabile, un infrazione tollerata, purchè sia invisibile. Il messaggio è un ‘godi, ma  senza farti scoprire’.

Parti di questo articolo sono già apparsi come contributo alle  IX Jornadas Esquela Lacaniana Psicoanalisi-20 & 21 de noviembre 2010
HOMBRES Y SEMBLANTES
, Madrid,Círculo de Bellas Artes
 

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Commenti

Ti ringrazio del testo e dei commenti. Temo però manchi un discreto inquadramento storico, prima che sociologico. Vi invito a leggere e commentare il mio modesto nodo www.psychiatryonline.it/rubrica/4376

Nel merito: dobbiamo capire se vuoi parlare di prostituzione, esiste come detto dal collega commentatore, quella femminile, ma anche proprio quella gay, oltre quella trans, e perfino quella minorile, ma tutte vedono come pagante un maschio. Esiste anche una prostituzione per le donne ed anch'essa è negata due volte come quella con le trans.
Andare con le trans però, seconda questione, non è un fatto legato alla prostituzione nè alla negazione della propria omosessualità. Sebbene esista evidentemente poca chiarezza nel merito, se permettete conosco più trans che lavorano o studiano, ma anche io conosco pochissimo i relativi partners.
Il doppio tabù è specifico ed è sociale. Se il gay ha un'immagine positiva in alcuni Paesi ed eroica o da martire in quelli omofobi, la persona trans è sempre malvista, dagli stessi gay, perfino, giacché interrompe il ruolo di genere che dalla fine dell'ottocento, quindi da noi con le premesse e lo svolgimento del fascismo, pretende una correlazione maschio-gay, donna-lesbica, in realtà inesistente.
La mitologia esiste sul serio! Da noi sono stati i greci a scolpire statue cosidette di 'ermafroditi' che rappresentano una persona con seni e pene, ma senza vagina, possibile solo dopo gli anni cinquanta con l'uso di ormoni e chirurgie plastiche. Essere il partner di un soggetto mitologico e diffamato, rende socialmente impossibile sostenere il ruolo.
Terza questione è la sessualità agita. Molto variegati sono in realtà i partner delle e dei transessuali, ma qui hai parlato solo delle transessjali MtF, e siccome nella maggior parte dei casi e in gioventù il corpo è una mitologia di compromessi, spesso con l'organo originario funzionante, e siccime la 'transizione' avviene anche per pressione del partner insicuro, delle amicizie già 'transitate', della pressione sociale e giuridica per il riconoscimento dell'identità sui documenti e infine fu una moda fino agli anni ottanta in Italia, si capirà quanto più complesso sarà il rapporto identitario del-della partner, sì anche donne, con la molteplicità delle fantasie agibili!!
Tuto sarà più chiaro in senso Kantiano quando Marrazzo, Elkann e tanti e tante altre persone che amano le ed i trans verranno al gaypride.
La verità è che la trasformazione del desiderio pe talmente vasta che solo i monogami si potranno definire in un mondo sessualmente libero e 'pansessuale' di cui il fenomeno partner-trans è un elemento interessantissimo di analisi e sviluppo.

Il rapporto con la transessualità è sempre stato ambiguo, tra ripudio e tolleranza, eccitazione e condanna.
Nell’antica Grecia, a Sparta le spose vestivano abiti maschili; per le festività della dea Ero a Samo gli uomini vestivano abiti lunghi e gioielli; Dionisio veniva celebrato da donne che indossavano grossi falli. Nella mitologia come offesa alla Pizia Ercole visse presso la Regina di Lidia schiavo per tre anni, umiliato, vestito da donna intento a filare mentre la regina ne indossava gli attributi, la clava e la pelle di leone.
Giovanna D’Arco dopo aver fatto vincere diverse battaglie alle armate francesi contro gli inglesi indossando armature e abiti maschili fu accusata di eresia per avere ascoltato voci ma anche per aver avuto relazioni con altre donne.
Per Focault lo stesso concetto di omosessualità venne inventato nella seconda metà del XIX secolo a partire dalla sodomia, considerata fino ad allora temporanea aberrazione, trasformata ora in vera e propria “specie”, diversa da quella degli eterosessuali.
Tu dici che frequentare i transessuali è una zona franca, un tabù violabile, un’ infrazione tollerata. E citi il noto caso di un governatore regionale. Ma non ti sembra invece più tollerato il comportamento di un ex presidente del consiglio, considerato per certi aspetti più “normale”, proprio perché i suoi eccessi erano comunque legati al mondo dell’eterosessualità e non a quello dei trans?

L'autore non voleva confondere, credo, orientamento con identità o con ruolo.
Ercole ebbe numerose relazioni, anch'esse mitologiche, non dimentichiamolo, con uomini, secondo il rituale invece reale degli opliti. Il mito del teavestimento presso Onfale, lei vestita con la sua pelle di leone, ripete il mito di Attis e Cibele sotto altra veste. Il carro di Cibele è portato da leoni.

Il mito di Giasone include Atalanta, un oplita donna, che come le atlete donna di Sparta e le donne dedicate a Era-Ero, era.no appunto lesbiche, come la ninfa Cinzia.

Ho già detto del mito di Attis, effettivamente castrato ed effeminato e delle statue greche di ermafroditi.
Tutto questo però è mito.

Diverso è il piano dei sacerdoti effeminati o castrati della Dea Madre, giunti prima nella Magna Grecia, come residua dai miti matriarcali ad esempio a Montevergine, poi a Roma nel duecento a.c.

Le donne atlete-oplite di Sparta erano reali, ma la donna greca era o madre censurata nel gineceo, coperta dal velo, o nuda 'etera' o 'ballerina' a scopi sessuali espliciti d'alto o basso borgo.

Quella romana era matrona, padrona soprattutto attraverso i figli, cui concupì spesso anche il ruolo di imperatore, oppure prostituta comune nel lupanare.

La storia la scrivono i vincitori e la censura cristiana e già sessuofoba dei romani non dona altri dettagli.

Il femminiello persiste, non solo a Napoli, tra ambiguità, ruoli da cantore o da ministro perfino in Vaticano, prostituzione e integrazione sociale come badante, baby-sitter o sacro per la lettura del futuro come con la tombola.

Le due condanne a morte di Giovanna d'Arco e i numerosi processi a carico di lesbiche, prima imprigionate, poi al rogo o alla gogna, erano per 'uso di abiti maschili', quelle dei gay per 'sodomia', reato applicabile anche alle donne eterosessuali condannate per stregoneria.

Nel 1860 il fermento mitteleuropeo, creatore del Grand Tour attraverso i romanzi, quasi tutti omosessuali, e quindi del turismo moderno, Ulrichs, prussiano, oggi sepolto all'Aquila, una delle poche tombe antiche sopravvissute al terremoto, costruì il concetto di 'terzo sesso', fondò il primo movimento di lberazione e coniò il termine poco fortunato di 'uranista'.
Nel 1869 Kertenby, austro-ungarico, coniò il termine 'omosessuale' riferendolo esclusivamente ai gay di aspetto e ruolo virile, secondo le teorie poi nazi.fasciste di estetica create sulle statue greco.romane di Pompei ed Ercolano da un altro omosessuale un secolo prima, Winkelmann.
Il termine omosessuale fu usato da Krafft-Ebing per indicare una patologia, già condannata giuridicamente dal codice prussiano, sulla base di quello vittoriano, che riguardavano, curiosamente solo gli uomini.
Himmler usò la parola omosessuale per giustificare la notte dei lungh coltelli in un lungo discorso in cui condannava le SA di Rhom, notoriamente gay.
I gay effeminati erano già da prima rinchiusi da entrambi nei campi di concentramento...

Nel 1930 un omosessule medico tedesco, Hirshfeld, seguendo queste teorie gay=maschio coniò la parola 'travestito' per indicare i gay effeminati e poi operò un pittore danese, trasformando i genitali. Solo negli anni 50 gli ormoni, le operazioni estetiche al seno e il nome 'transessuale' permetteranno la nascita delle teorie nel merito, ancora difettive, fino al caso Elkann e Marrazzo, perchè lasciano ancora oggi in ombra la figura dei partners delle perone transessuali.

Foucault, omosessuale, studia, come solo Mario Mieli seppe fare in Italia, i rapporti sessualità potere.

Bisogna citare anche Emilio Gadda, omosessuale o 'pera marcia' secondo una sua auto-definizione denigratoria, nel celebre e divertentissimo libro Eros e Priapo, che disamina il legame femmina italica-maschio italico-Kuce-kuce, oggi sostituibile con Papi-papi.

La scuola, sessuofoba, misogina e omofoba, strumento di potere Foucaultiano ma anche Kafkiano, tutto questo non lo insegna, demanda a pochi coraggiosi autodidatti, oggi più fortunati grazie a internet, riproducendo un sistema sociale di censure, negazioni, violenze,, ma anche di 'libertinaggio' che non può essere confuso con la lbertà, visto che non riceve pari dignità alla visibilità sociale, pari diritti giuridici e soprattutto viene censurato e auto.censurato perfino da persone con garanzie e responsabilità sociali come i Medici omosessuali o amanti de* transessuali.

Molti gay e lesbiche rivendicano con orgoglio la 'libertà' di nascondersi, orgoglio mal riposto e stortura ideologica tipicamente italiana, Kuce-kucita addosso dal popolo dell libertà di commettere reati.
Approfonendo le motivazioni si scopre però il terrore delle conseguenze sul lavoro e a casa. La dignità professionale dei medici ne verrebbe meno se tutti i medici omosessuali e partner di transessuali lo dicessero liberamente invece di vivere una doppia-libera?-vita di libertinaggio?
Scusate se sono pedante e didascalico.
Vi prego di darmene conto e risposta anche sul mio nodo www.psychiatryonline.it/rubrica/4376

Caro Stefano,

per chi ha alle spalle un Altro così fortemente censorio verso l'omosessualità, il sesso con uomini e donne transessuali è , sovente, un lugo che il soggetto sente 'tollerabile'.
Purchè nascosto. Sulla questione relativa alla neo ondata di vanto delle conquiste femminili come esibizione di virilità, sicuramente l'opinione pubblica non si è scandalizzata, proprio perchè affonda le radici in una sorta di 'benevolenza' generalizzata verso chi riesce a farlo.
Questo apre un discorso più ampio, sulla perversione generalizzata e sull'isolamento di chi è portatore di costumi 'morigerati', sui quali sto cercando di scrvere qualcosa.


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