LE MANI IN PASTA
Psicologie, Psichiatrie e dintorni. Informazione, divulgazione, orientamento e anche disinformazione, errori, dabbenaggini.
di Rolando Ciofi

DIFFERENZE TRA COUNSELOR, COACH, PSICOLOGO E PSICOTERAPEUTA

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20 ottobre, 2013 - 09:05
di Rolando Ciofi

Tratto da STC Change Strategies

L'articolo che segue è tratto dal sito diretto dall'amico e collega Giorgio Nardone, psicoterapeuta noto a livello sia nazionale che internazionale.

Personalmente condivido le posizioni espresse nell'articolo che, come noto a chi ha avuto modo di seguire il mio lavoro politico professionale nel corso dell'ultimo ventennio, ben si sposano con quanto da me ripetutamente sostenuto.

Ma pubblicare oggi questo testo ha un significato che va oltre la semplice divulgazione. Infatti le recenti modifiche apportate al codice deontologico degli psicologi italiani ed il  recentissimo documento redatto dal Gruppo di Lavoro “Atti Tipici” del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi sembrano prospettare con grande decisione una diversa visione di queste tematiche da parte delle Istituzioni che governano la comunità professionale degli psicologi. 

Per quanto mi riguarda osservo solo che è in atto un duro confronto circa la "vision" della professione e del suo ruolo sociale e che trovo encomiabili le prese di posizione chiare e trasparenti come, appunto, quella che segue.

Ed ecco l'articolo:

STC srl CHANGE STRATEGIESC’è molta confusione in giro e, a dire il vero, proprio a partire dagli stessi counselor, coach, psicologi o psicoterapeuti, molti fanno ciò non che non dovrebbero, come spesso succede quando si sente odore di business, purtroppo anche chi organizza corsi come noi fa la sua parte per creare un gran fumo. Da parte nostra vorremo contribuire a dare qualche chiarimento utile.
C’è molta confusione in giro e, a dire il vero, proprio a partire dagli stessi counselor, coach, psicologi o psicoterapeuti, molti fanno ciò non che non dovrebbero, come spesso succede quando si sente odore di business, purtroppo anche chi organizza corsi come noi fa la sua parte per creare un gran fumo. Da parte nostra vorremo contribuire a dare qualche chiarimento utile.

Cominciamo con il Counselor

COUNSELOR: il Counselling è una “relazione d’aiuto”, professione disciplinata dalla Legge n°4 del 14 gennaio 2013. Essa consiste nell’applicazione da parte del professionista di un insieme di tecniche, abilità e competenze tese a facilitare il Cliente nell’uso delle sue risorse personali, affinché questi possa trovare la soluzione per un problema che crea disagio esistenziale e per migliorare complessivamente la qualità della sua vita.

Lo scopo del Counselling è quello di offrire al Cliente l’opportunità di esplorare e riconoscere i propri schemi d’azione e di pensiero e aumentare il livello di consapevolezza, così da saper utilizzare al meglio le proprie risorse personali per gestirsi in  modo efficace e raggiungere un maggiore benessere.

Il Counsellor opera nel campo della prevenzione della malattia e in quello della promozione della salute, così come intesa e definita dalla Carta di Ottawa nel 1986. Il Counsellor possiede competenze specifiche per la promozione del benessere dell’individuo e non esercita attività sanitarie.

Per il suo specifico settore di intervento il counselor non va confuso con altre figure professionali, quali lo psicologo, lo psicoterapeuta, etc. . Infatti l’attività di counseling non prevede l’utilizzo di tecniche e metodologie di intervento proprie delle figure professionali citate, come: la somministrazione o prescrizione di farmaci, l’utilizzo di test psicodiagnostici e quelle attività che nel dettaglio sono proprie della figura dello psicologo o dello psicoterapeuta.

I Counselor si occupano di persone sostanzialmente sane che hanno bisogno di colloqui di sostegno o di aiuto per affrontare problemi relazionali o decisionali senza la necessità di una cura di tipo psicoterapeutico o farmacologico che richiede competenze e specializzazioni diverse.

<Quando stai vivendo un momento ingarbugliato e hai bisogno di rimettere le cose a posto, un counselor, attraverso l'ascolto e specifiche tecniche di colloquio, (nel nostro caso attraverso il dialogo strategico) ti sostiene nel ritrovare le tue energie interiori per ripartire. Ad ognuno di noi può capitare di attraversare momenti difficili e confusi in cui capiamo di avere bisogno di un sostegno più efficace del semplice “momento di sfogo con l'amico del cuore”. Un counselor, dunque, ti aiuta a scegliere senza scegliere al posto tuo. Ti aiuta a ripartire lasciandoti la responsabilità dei tuoi passi. Ti sostiene nel cambiamento e nel recupero delle tue “energie sopite” nei momenti chiave della tua vita. Il percorso di counseling è quindi per definizione legato ad un obiettivo di cambiamento specifico e può essere applicato alle diverse dimensioni della vita: relazioni familiari e/o di coppia, vita professionale, ecc.>

Quello che comunque ci preme sottolineare è che aiutare le persone, in qualunque modo venga fatto e in qualunque contesto, è un’attività difficile e delicata, in cui la buona volontà, l’altruismo e la pazienza non bastano. A volte con le migliori intenzioni si creano gli effetti peggiori.

CHI È COACH E COSA È COACHING ?

Come per il counseling in Italia non è una professione regolamentata: lo Stato non indica cioè i requisiti minimi necessari per fare il Coach. Non esiste alcuna normativa di riferimento, nessun percorso formativo obbligatorio, né tanto meno l’obbligo per il professionista di iscrizione ad un albo professionale. In tale quadro normativo “chiunque può definirsi coach” .

La parola “coaching” è apparsa per la prima volta sul finire del ‘900 negli Stati Uniti per indicare quell'attività specifica che vede un allenatore impegnato a sostenere, guidare e motivare una squadra o un singolo atleta per migliorarne le prestazioni in vista delle future competizioni. Da circa una decina di anni, però, questo termine si è esteso e generalizzato al di fuori dell'ambito sportivo in cui era nato, venendosi a configurare come un intervento indirizzato a un individuo o a un gruppo, con lo scopo di aiutarlo a ottenere risultati ottimali in ambito sia lavorativo che personale.  

Diffusosi ultimamente soprattutto in ambito manageriale, il coaching si differenzia dagli interventi di psicoterapia e consulenza poiché non è orientato alla cura di disturbi psicologici o alla risoluzione di specifici problemi, bensì allo sviluppo dei talenti, nella direzione di fare emergere a pieno le potenzialità degli individui a vantaggio di una competenza da sviluppare o di un risultato da migliorare. Professione in rapida e crescente espansione, il coaching trova applicazione nei più diversi ambiti personali e professionali. 

In ambito imprenditoriale - dai businesstradizionali all’e-commerce; da imprese consolidate a imprese in fase di lancio – il coach focalizza il proprio intervento nell’aiutare l’imprenditore a sviluppare business plan specifici e personalizzati. In situazioni come coppie, famiglie, team (sportivi o di lavoro) e comunità, il coach è invece chiamato per migliorare la qualità dell’interazione e dei risultati attraverso la rilevazione delle forze e delle debolezze del contesto e il conseguente sviluppo di piani adeguati per produrre i cambiamenti necessari.

Il coaching individuale - il più noto e frequente (chiamato anche “life coaching”) – si caratterizza per un rapporto esclusivo tra due persone - il coach e il “coachee” (manager, atleta, personaggio dello spettacolo…) -, in cui il primo aiuta il secondo a focalizzare i propri obiettivi e priorità e lo supporta, in termini prevalentemente motivazionali, nel mantenere e portare a termine il programma stabilito. 
E la lista delle diverse tipologie di coaching potrebbe allungarsi a dismisura. Il termine coaching, infatti,ha raggiunto in pochissimo tempo una molteplicità di significati ed applicazioni che, secondo le leggi mediatiche più tipiche della nostra epoca, ha visto anche un contemporaneo proliferare di dissertazioni teoriche ed estese bibliografie sul tema. 

Un'ampia schiera di professionisti, provenienti dalle più diverse discipline, ha trovato la possibilità di proporsi e proporre la propria idea al riguardo. Una sorta di “corsa verso l’ovest”, alla conquista di territori inesplorati e suggestivi per la possibilità di interventi e per le opportunità percepite. Una corsa velocissima, ognuno con la propria bandiera da conficcare e tutti diversi l’uno dall’altro per le risorse, i mezzi, gli strumenti, le conoscenze e le esperienze da mettere in gioco. Ma a differenza della vecchia corsa all’oro, prevalentemente individuale, questa è una corsa in cui i partecipanti  sono costretti ad interagire e a collaborare l’uno con l’altro nel creare questa nuova professionalità, prevedendo il rispetto di alcune regole fondamentali.

La prima è quella per cui ogni intervento di coaching trova significato e valore solo attraverso il riscontro oggettivo degli obiettivi e dei traguardi progressivamente raggiunti. In altri termini, non esiste un intervento di coaching se non ci sono successi. Il coaching, dunque, è innanzitutto l’espressione di una professionalità assolutamente pragmatica e come tale impone, ai coach e ai loro interlocutori , l’assunzione di responsabilità precise e a volte impegnative. 

Un buon coach deve sapere guidare il cliente a sviluppare i propri talenti in vista del raggiungimento di specifici obiettivi, e lo deve fare nel modo il più possibile rapido ed efficace. Ecco quindi che i criteri pragmatici di efficacia ed efficienza si configurano come elementi fondamentali nella scelta del modello di coaching da utilizzare. 

Un secondo elemento distintivo, che accomuna tra loro anche i più diversi modelli di coaching, è l'estrema enfasi posta nel sottolineare la diversità teorica e metodologica del coaching rispetto ad altre forme di intervento, come le attività terapeutiche o di consulenza. 

Dalle prime il coaching si vuole distinguere evidenziando il suo essere rivolto a persone libere da disturbi psicologici invalidanti, ovvero persone sostanzialmente indipendenti ed autonome che desiderano migliorare le proprie prestazioni (personali o lavorative) e ricercano quindi un aiuto esterno che possa facilitare questo processo di miglioramento.

Dall’attività di consulenza, invece, il coaching tende a distinguersi non presupponendo come necessario per il coach il possedere competenze specifiche sul contesto aziendale (o sportivo) d’intervento. Certo, tali competenze se presenti possono facilitare il processo di coaching, ma dal coach stesso non vengono usate per fini diagnostici o valutativi.

In quest’ottica la natura e lo scopo del coaching più tradizionale tendono a concretizzarsi in una sorta di partnership tra coach e cliente, mirata al raggiungimento di obiettivi, condivisi e misurabili, generalmente inerenti l’incremento delle conoscenze, del livello di performance e della qualità della vita delle persone coinvolte. Processo che, nel suo evolversi, ha come caratteristiche distintive l'essere orientato sul presente e sul futuro e il focalizzarsi prevalentemente sullo sviluppo delle risorse del cliente, evitando di affrontare la risoluzione diretta di eventuali problematiche emotive o cognitive. 

CHI È LO PSICOLOGO E COSA FA ?

PSICOLOGO: è necessaria una laurea in Psicologia legalmente conseguita presso un’Università Italiana, un Tirocinio Formativo della durata di un anno effettuato con la supervisione di un tutor professionista iscritto all’Ordine Nazionale degli Psicologi Italiani e il superamento dell’Esame di Stato che consente l’iscrizione all’Albo degli Psicologi della Regione di appartenenza, obbligatoria per esercitare.

Tale qualifica gli permette di intervenire su problematiche affettive, relazionali e sociali, sia in età evolutiva (infanzia e adolescenza), sia in età adulta (individuale, coppia, gruppo o famiglia).

Lo psicologo può fare diagnosi, valutazioni, interventi di prevenzione, ma non "cura", non prescrive farmaci, ma utilizza la relazione, l’ascolto, l’empatia, la parola, come strumenti, naturalmente utilizzandoli secondo specifiche tecniche basate sulle teorie fondamentali alle quali fa riferimento il professionista. 

CHI È E COSA FA LO PSICOTERAPEUTA ?

PSICOTERAPEUTA: è un laureato in psicologia o in medicina con una specializzazione di almeno quattro anni in una scuola riconosciuta ufficialmente dallo stato italiano. Questo consente l’iscrizione all’elenco degli psicoterapeuti dell’Ordine degli Psicologi. Lo Psicoterapeuta è colui che "cura" la patologia, e aiuta la persona a tornare ad una condizione di benessere, magari migliore di quello precedente come problemi di origine esistenziale (fobie, traumi, lutti, separazioni, timidezza, complessi, ecc.) o psicopatologie(disturbi d’ansia, attacchi di panico, depressione, disturbo ossessivo compulsivo, ipocondria, ecc.).  

Non utilizza farmaci, benché possa prevedere la combinazione di psicoterapia e psicofarmacologia.

La differenza tra gli psicoterapeuti sta nella loro formazione a Modelli diversi di terapia,  esistono diverse Scuole di specializzazione che propongo percorsi riferiti ad approcci teorici e metodologici anche molto differenti tra loro, come per esempio il modello di terapia breve strategica, di terapia psicoanalitica, psicodinamico, sistemica, cognitiva, comportamentale, etc. etc. 

Per questo i Modelli di riferimento seguiti dallo psicoterapeuta possono condurre a terapie con tempi ed esiti estremamente diversi.  

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Commenti

Gentili Signori vorrei esprimere su questa incresciosa faccenda.
La legge che regola le professioni 4/01(2013 afferma specificatamente all'art. 1 che tali professionisti che compiono lavoro intellettuale non possono svolgere "attivita' riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell'art. 2229 del codice civile".
Dunque I Couselor NON POSSONO SVOLGERE ATTIVITA' DI TIPO PSICOLOGICO USANDO TECNICHE E STRUMENTI DELLA PSICOLOGIA come recita l'art. 1 della legge 56 dell'1989.
Le attività descritte in questo articolo sotto la voce di Counselor non sono FINI che puo raggiungere un COUNSELOR perché sono FINI che deve raggiungere uno PSICOLOGO.
I Counselor usano impropriamente metodi e tecniche utilizzate dalla psicologia e che sempre in virtù dell'art. 1 della legge 56 dell'1989 spettano solo ED ESCLUSIVAMENTE allo Psicologo.
Dunque tutto quanto espresso sotto la voce Counselor in questo articolo è di PERTINENZA DELLO PSICOLOGO insieme a quanto si esprime nella voce PSICOLOGO del presente articolo.

SIAMO SERI E ONESTI CON NOI STESSI E CON I NOSTRI PAZIENTI E NON FACCIAMOCI PRENDERE DAL DESIDERIO DI SVOLGER EUNA PROFESISONE AMBITA PERCHE' ALTRIMENTI FACCIAMO DANNI ALLE PERSONE E RIDICOLIZZIAMO ANCORA DI PIUì IL TERZO SETTORE CON SPECULAZIONI.

GRAZIE !!!!!!!!!!

Dopo aver letto differenti definizioni sulle varie professioni d'aiuto,così come vengono riportate nell'articolo, trovo davvero che quelle utilizzate nel medesimo pezzo possano essere considerate definitive ,nella annosa e spesso controversa disputa tra le competenze dei professionisti della mente. Per quanto riguarda la formazione dei Counselor è assolutamente doveroso fare dei distinguo essenziali,nel senso che le Scuole d'eccellenza in questo campo ( mi permetto di citare quella dell'A.S.P.I.C. su tutte), offrono una didattica ed una metodologia esperienziale che consente all'operatore formato in esse di sapere come muoversi nel proprio spazio di trattamento del cliente/paziente conoscendo molto bene i confini etici e pratici che lo distinguono e lo tutelano nel pieno rispetto delle altre professioni "più mediche" o "più psicologiche". Peraltro l'auspicio massimo è quello, a mio modesto avviso, che vi sia una visione strettamente orizzontale tra le varie professioni indicate, dunque una collaborazione proficua e tangibile tra i professionisti, a tutto favore della persona che soffre il disagio. Per ultimo, vorrei ricordare che Carl Rogers, co-fondatore della psicologia umanistica e del Counselling , sceglieva, all'inizio della sua costruzione teorica, tra i futuri counsellors, studenti o persone non laureate,ma con talenti "speciali". Grazie.

C'è stato un acceso confronto, anche su facebook, attorno a questo post... Credo che si rischi di sovrapporre, nella discussione, livelli diversi che rischiano di generare fraintendimenti.... Come dicevo in altro articolo al quale allego link, la lingua italiana utilizza una sola parola per denotare due aree ben distinte, per le quali la lingua inglese utilizza due parole diverse: cure e care. La cure è un trattamento di tipo medico, che consiste nel diagnosticare un disturbo e trattarlo con procedure di cui la ricerca empirica ha mostrato l’efficacia per il trattamento di quel disturbo. La care è una cura del sé, della persona, del soggetto o dell'anima, una pratica che è inseparabile dall'esistenza stessa dell'uomo, dalla nascita in avanti. L'essere umano non potrebbe sopravvivere senza cure materne e paterne, né potrebbe crescere culturalmente senza le cure di insegnanti, filosofi, sciamani, sacerdoti che provvedono al suo sviluppo sociale ed esistenziale. Tutto questo è care. Da questi concetti ne derivano altri sul piano dell'organizzazione delle professioni... http://rolandociofi.blogspot.it/2013/08/cure-e-care-da-psicoterapia-coun...

Caro rolando.. tutto chiarissimo in teoria nella pratica io vedo molta confusione e soprattutto molta spesso fraudolenta sovrapposizione di ruoli.
Da un lato vi e' la richiesta di aiuto psicologico di CURE e non di CARE dall'atra vi e' un'offerta variegata di interventi sulal carta diversi ma non cosi' chiaramente comprensibili dal lato utente.
Va pure detto che essite un problema economico e di costi che puo' e deve essere considerato.
Ma resta il fatto che spesso il piaziente va per psicoterapia da psicologo psichiatra counselor coach senza sapere la differenza e soprattutto senza che il professionista spesso la dichiari.
Io non sono CONTRO NESSUNO ma ho fame di regole chiare che non si sono

Utile articolo per andar oltre una confusione perdurante; già nel 2008 abbiamo dedicato un convegno - Dalla Majeutica al Transfert - al fenomeno della Consulenza Filosofica, cercando di differenziare ambiti e competenze. Già da tempo auspichiamo confini chiari e netti seppur attraversabili: nello specifico, la Consulenza Filosofica può configurare per l'utente-paziente un ponte transitabile verso la Psicoterapia... Per chi è interessato ad approfondire, segnalo: 'Dalla Majeutica al Transfert. Psicoterapia e Consulenza Filosofica a confronto', in Giornale Storico del Centro Studi Psicologia e letteratura, vol.4- aprile 2008, fascicolo 6, Giovanni Fioriti Editore

Che ci sia gran confusione è vero, è vero che l'utente-paziente non sà a chi fare riferimento nei momenti di bisogno,
è anche vero che chi dovrebbe effettuare l'invio spesso non è informato delle differenze e crede nella differenza solo tra psicologico e farmacologico.
Io posso dire che da Neurologo, psichiatra, formatomi in psicoterapia ho cercato da sempre di utilizzare gli studi e la formazione personale per poter comprendere le differenze, valutarle e pesarle per poter dare un contributo olistico
personale e dove ciò non è stato possbile ho sempre indirizzato conoscendo le differenti branche delle professioni di aiuto. A volte ho indirizzato a Psicologopedisti, a volte a Psicoteraputi famigliaristi, altre volte a Cognitivisti, a mediatori famigliari ecc. Ma spesso il paziente mi è tornato indietro non soddisfatto .
Ciò credo non perchè il collega non sia stato capace, ma perchè credo che un intervento più che parcellare debba essere integrato ed i diversi operatori del sapere mentale pur differenti nel metodo dovrebbero essere accomunati da una unica epistemiologia comunicativa che farebbe comprendere al paziente lo sforzo comune dei singoli operatori per risolvere il suo problema e ciò SAREBBE CURATIVO.

ANTONIO LA DAGA

io continuo a pensare che il problema risieda sul versante paziente.
Mi spiego.. a fronte di un bisogno occorrebbe specie da parte del medico di medicina generale che spesso e' il primo terminale di uan richiesta di aiuto in terminia volte nascosti per un disagio mentale avere la capacita' di inquadramento e conseguentemente invio mirato.
Dall'altro essite il problema della formazione.. mi domando se non varrebbe la pena per TUTTE le professioni di aiuto (psichiatra e psicologo compresi sia chiaro) istituire una sorta di "certificazione" attraverso un accreditamento con SSN che ne garantisca le capacita' almeno teoriche e i limiti di intevento.
Troppo spesso i persorsi terapeutici "fai da te" o per "passa parola" finiscono in mai incompetenti.
Per altro il florilegio di "professioni" ingenerano una evidente confusione che certo non aiuta nell'individuare la strada giusta

io credo che il VERO tema scottante non sia quello della chiarezza evidente dei ruoli e dei compiti anche definiti da norma ma LA CONFUSIONE che può ingenerarsi a livello dei pazienti per i quali le differenze non sono spesso chiare o a volte vengono sottaciute.
Quante volte mi è capitato di sentirmi dire in ambulatorio che il paziente va "dallo psicoanalista" che in realtà è SOLO colui il quale ha fatto uno specifico percorso formativo per poter avere tale titolo.

Mi pare davvero importante e chiaro il contributo di Rolando ma credo che una analisi lato paziente sia necessaria.. troppi guai si possono fare spacciando per psicoterapia ciò che non è e soprattutto praticando la psicoterapia senza averne i requisiti a livello di formazione

Argomento scottante e molto delicato, poichè se le differenze teoriche e di approccio sono molto chiare la realtà è uno zibaldone. Non so voi, ma io ho visto di tutto: ho visto counselor spacciarsi per psicologi, appoggiati dai responsabili di turno, ho visto tirocinanti psicologi affiancare couselor, ho visto pazienti arrivare in terapia dopo essere stati per anni da counselor, ho anche saputo di medici di base che fanno consulenza psicologica presso i loro ambulatori........questa è stato il mio punto di osservazione. All'inizio, circa 10 anni fa quando per la prima volta mi imbattei in questa confusione o malafede che dir si voglia, mi rivolsi immediatamente all'Albo degli Psicologi per confrontarmi. Mi risposero di portare le fatture del counseler, laureato in Pedagogia, come prova.....ma dai!!! Penso che ci sia una atavica forma di collusione probabilmente nata nelle stesse scuole di psicoterapia, quando per riempire le loro casse, decisero di attivare corsi di counselling. Nardone dice ciò chiaramente nell'articolo. Alcuni colleghi mi hanno raccontato che "insegnano nei corsi per counselor, affinchè gli allievi sappiano cosa non devono fare", altri che i corsi sono aperti anche ai diplomati e che sono pieni di estetiste e parrucchiere (con tutto il rispetto per questo tipo di mestiere). Andrebbe detto chiaramente che il counselling consta di un massino di 10 incontri, affinchè le persone siano debitamente informate e poi inviati a psicoterapeuti (sia psichiatri che psicologi specializzati). A questo riguardo sappiamo tutti come gli invii siano un momento delicato e, se mal gestiti inducono un drop out....... In tutto ciò c'è anche un lato positivo che è quello della diffusione della cultura psicologica, nel senso che tutto questo proliferare di coach, counselor, consulenza filosofica, etc in qualche modo divulga cultura o psedotale. Trovo che mantenere vivo il dibattito sia importante dichiarando coraggiosamente sia le differenze sia le somiglianze, sia le possibilità che i vincoli. Mi vengono in mente a questo proposito i gruppi AMA, quelli di auto-mutuo-aiuto, che non sono gestiti da professionisti della cura (leggi psichiatri o psicoterapeuti) ma che hanno dimostrato la loro validità in aree come l'alcolismo, le dipendenze, etc. o la terapia comunitaria, o tanti altri esempi di psicologia sociale (che non è psicoterapia ma bensi supporto ai cittadini). Quando mi imbatto in queste situazioni confusive penso sempre che una buona e chiara epistemologia sia indispensabile....