Mente ad arte
Percorsi artistici di psicopatologia, nel cinema ed oltre
di Matteo Balestrieri

Le insonnie (ri)prodotte al Cinema

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9 ottobre, 2014 - 14:42
di Matteo Balestrieri

  L'insonnia può essere presente a qualsiasi età come conseguenza di cause diverse, di natura biologica, psicologica o ambientale. Essa rappresenta un sintomo soggettivo d’incapacità a dormire o nel dormire in modo insoddisfacente. Può manifestarsi come difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti durante la notte, risveglio precoce al mattino o con la coesistenza dei tre sintomi nello stesso individuo. Inoltre può presentarsi nella forma di un sonno che, nonostante una durata adeguata, risulta poco ristoratore. Quest’ultima situazione è dovuta alla scarsa presenza delle fasi più profonde del sonno, oppure alla maggiore frequenza di microrisvegli nel corso della notte. I microrisvegli sono presenti fisiologicamente nel sonno non disturbato, dove insorgono spontaneamente durante la notte in un numero variabile da un centinaio a quasi il doppio e tendono a crescere con l’età. L’alternanza di sonno a onde lente e di microrisvegli definisce un pattern alternante ciclico (indicato come CAP). Si ritiene che in un sonno normale la quota di CAP sia compresa tra il 20% e il 60%. Al di sotto o al di sopra di queste percentuali il sonno risulta poco ristoratore, indipendentemente dalla sua durata effettiva. Non è pertanto la “quantità” del sonno che definisce o caratterizza l’insonnia ma la sua “qualità”.
 
  Nel cinema sono rilevabili diverse scene che esemplificano alterazioni del sonno, e vi sono anche alcuni specifici film in cui un sonno disturbato è un elemento centrale della trama. Qui propongo alcuni esempi.
 
  Lost in Translation è un film statunitense del 2003, scritto, diretto e prodotto da Sofia Coppola con protagonisti Bill Murray e Scarlett Johansson. Il film ruota intorno al particolare rapporto tra l'attore in declino Bob Harris e la neolaureata Charlotte, nato in un grande hotel di Tokyo. In questo film sono rilevabili diversi tipi di problemi legati al sonno. In una scena i personaggi di Bill Murray e di Scarlett Johansson hanno difficoltà ad addormentarsi e guardano prima la televisione e poi si trovano al bar per bere un whisky. In un’altra scena Scarlett non riesce ad addormentarsi a causa del russamento del marito, in un’altra scena ancora il personaggio di Bill Murray è sbarcato dall’aereo a Tokyo e presenta tutti i sintomi tipici del jet-lag.


 
  Insomnia (2002) è un thriller diretto da Christopher Nolan con la partecipazione di Al Pacino e Robin Williams. Un’indagine difficile. Un detective di Los Angeles incapace di dormire che si trova in Alaska. Un omicidio che sembra un incidente, in un film dove niente alla fine sarà quello che sembra. Nel film, come dice anche il titolo, l’insonnia è protagonista. Il detective giunge assonnato ed è incapace di dormire per tanti motivi, tra i quali i sensi di colpa e la condizione di luce perenne dell’Alaska in primis. In una scena, in particolare, cerca di tappare la tapparella per impedire alla luce di entrare nella stanza. In un’altra, alla guida di un’auto sente improvvisamente il clacson di un camion e blocca la macchina. Lo stato di sonnolenza in realtà lo ha ingannato: non c’è niente e nessuno attorno a sé.
 
  Ci sono poi diversi film che mettono in scena un’insonnia da malattia o dolore fisico. Uno tra i tanti è Son frère, film del 2003 diretto dal regista Patrice Chéreau. Narra dell’incontro tra due fratelli, uno dei quali è affetto da una leucemia irreversibile.
 
  L’intreccio tra insonnia e disturbi psichiatrici lo troviamo rappresentato in diverse pellicole. Divertente è tutto il film Maledetto il giorno che t'ho incontrato di Carlo Verdone (1992), i cui ansiosissimi e plurifobici protagonisti sono Margherita Buy e lo stesso Verdone. In particolare si ricorda la scena nella quale i due si incontrano su un lettone in un tripudio di farmaci ansiolitici, con lo scopo di contrastare l’insonnia che li attanaglia. Su un livello completamente diverso, il film Another Year (2010) scritto e diretto da Mike Leigh presenta la vita di una coppia di anziani coniugi durante le quattro stagioni dell'anno. Nel film si susseguono gioie e dolori, nascita e morte, fraternità e solitudine che ruotano attorno a questa coppia serena. Segnalo in particolare la scena in cui nessuno dei protagonisti è presente, ma nella quale una dottoressa incontra una paziente evidentemente depressa e angosciata. Questa paziente vuole però solo qualcosa per dormire, cercando di evitare in tutti i modi di giungere al nucleo delle difficoltà familiari. E’ una scena che trovo didatticamente di grande significato.
 
  Ricordo qui altri due film, di significato simile, per la loro attinenza con gli sviluppi psicotici di una insonnia protratta. Il primo è il mitico Taxi Driver, diretto da Martin Scorsese nel 1976 e vincitore della Palma d'oro al 29º Festival di Cannes. Questo film ha il carattere del dramma esistenziale e può avvicinarsi ai romanzi di Dostoevskij, come Memorie dal sottosuolo e Delitto e castigo. Il film ha reso celebri entrambi i suoi attori protagonisti, Robert De Niro e Jodie Foster, solo tredicenne quando il film fu distribuito. Il protagonista di Robert De Niro presenta un’insonnia incoercibile che lo accompagnerà in uno sviluppo delirante di onnipotenza salvifica, con l’autocostruzione di un vendicatore delle ingiustizie, figura dalla quale miracolosamente potrà fare ritorno, grazie al fatto che la stessa società in fondo è alla ricerca di un salvatore.

 

  Il secondo film è Fight Club diretto da David Fincher. Questa pellicola offre una visione altamente critica del consumismo e dell'alienazione dell'uomo moderno e nel 2008 è stata inserita al decimo posto nella classifica "500 Greatest Movies of All Time" stilata dalla rivista britannica Empire. L’insonnia del protagonista lo porta progressivamente ad allucinare un personaggio, che diventa la sua guida in un percorso autodistruttivo.
 
  Simile il percorso di The Machinist (in italiano L'uomo senza sonno), film del 2004 diretto da Brad Anderson, con Christian Bale. L'operaio di fabbrica Trevor Reznik non riesce a dormire da un anno a causa di un imprecisato shock. Il suo fisico, stremato dalla mancanza di riposo e di energie, ha un aspetto ormai cadaverico e la sua mente comincia a giocargli brutti scherzi: vede un po' ovunque, infatti, un certo uomo di nome Ivan, il quale, apparentemente, comincia a perseguitarlo facendogli perdere lavoro, ragazza e sanità mentale.
 
  Ricordo ancora due film interessanti sul tema del sonno. In Ti ricordi di me?, film recente di Rolando Ravello con Ambra Angiolini e Edoardo Leo, si narra la storia d'amore tra un cleptomane e una narcolettica con crisi di amnesia, quella tra Robi e Bea. I due s’incontrano sul portone del loro analista e iniziano una storia irta di ostacoli a causa del problema di Bea, che dopo ogni attacco di cataplessia perde la memoria. Robi farà molta fatica a conquistarla.


  Effetti collaterali è invece un film del 2013 diretto da Steven Soderbergh e interpretato tra gli altri da Jude Law e Catherine Zeta-Jones. Per affrontare il rientro del marito dopo un periodo di detenzione, Emily Taylor decide di combattere la sua depressione affidandosi alle cure di uno specialista. Prova quindi una serie di farmaci, dei quale l'ultimo, l'Ablixa (nome inventato!) è determinante. In stato di sonnambulismo e sotto l’effetto del farmaco, uccide il marito. Sarà stata colpa del farmaco o c’è dietro un’altra verità? Lo spettatore lo saprà nel corso del film.
 
  In conclusione, se è ben noto che il cinema può produrre stati d’insonnia, in particolare quando mette in scena contenuti terrifici o angoscianti, abbiamo visto che è in grado di fornirci alcuni esempi di sonno disturbato. Ciò non può meravigliare, se consideriamo che la nostra esistenza è attraversata dal sonno per una grande parte. Anche dagli esempi proposti si evince comunque che non esiste una dicotomia sonno-veglia, quanto piuttosto stati diversi di veglia. Una riflessione non banale che anche il cinema è in grado di stimolare.

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