GALASSIA FREUD
Materiali sulla psicoanalisi apparsi sui media
di Luca Ribolini

Aprile 2015 IV - Professioni, confessioni

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6 maggio, 2015 - 18:43
di Luca Ribolini

LA STANZA DELLA MADRE. Inconciliabilità di cinema e vita in Nanni Moretti 
di Roy Menarini, mymovies.it, 19 aprile 2015

Chissà che cosa pensa Jasmine Trinca del fatto che tutti stiano plaudendo alla figura della regista donna interpretata da Margherita Buy in Mia madre immemori della sua figura di regista in Il caimano, di cui ritornano alcune strutture (sogni mescolati a visioni, montaggio narrativo libero e quasi a flusso di coscienza) e sequenze (il set notturno e altre storie di cinema nel cinema).
Non ci sembra inoltre che Margherita, in questo ultimo film di Nanni Moretti, possa essere considerata un alter ego dell’autore. Certo, mostra forme di controllo e di pratica registica non dissimili da quelle di Moretti, fragilità e autocritiche riconoscibili, ma anche tutta l’inadeguatezza, nevrosi e debolezze di carattere tipiche del personaggio-Buy tante volte messo in scena in questi anni. Sarà per questo che nel film, la protagonista chiede ai suoi attori di non annullarsi nel personaggio, ma di stargli a fianco. È Giovanni, invece, ad essere ancora una volta Moretti “himself”, sia pure nascosto dietro un mestiere insolito – forse con qualche reminiscenza (l’interruzione del lavoro, le panchine su cui meditare) di Caos calmo, pellicola di cui non era solamente interprete ma demiurgo dissimulato. Fin da Io sono un autarchico Moretti ha messo in scena due mestieri più di altri: lo psicanalista e il regista. Sogni d’oro è l’opera che più sembra ispirare Mia madre. Lì un regista doveva girare un film su Freud, mentre un suo collega girava una pellicola politica.
 
Segue qui:
http://www.mymovies.it/film/2015/miamadre/news/lastanzadellamadre/
 

MOSTRE. BRANDT JUNCEAU NELLA CASA DI SIGMUND FREUD, UN INCONTRO RIUSCITO 
di Virginia Zullo, daringtodo, 21 aprile 2015

Per la prima volta in Austria saranno visibili le opere dell’artista newyorkese Brandt Junceau. La mostra si svolge in un luogo eccezionale ed è questo che la rende ancor più speciale e unica: la casa museo di Sigmund Freud, in Bergasse 19 a Vienna, dove il padre della psicoanalisi ha vissuto e esercitato la sua professione di psicoanalista per gran parte della sua vita. È un’esperienza incredibile quella di ritrovarsi nell’appartamento di Freud contornati da tanti dei suoi oggetti, fotografie e libri, ma anche dalle straordinarie ed inquietanti sculture di Brandt Junceau. C’è come un’interferenza e un cortocircuito stano e a tratti infernale tra l’inconscio esposto dell’artista e il luogo dove l’inconscio è stato per la prima volta scoperto.
 
Segue qui:
http://www.daringtodo.com/lang/it/2015/04/21/mostre-brandt-junceau-nella-casa-di-sigmund-freud-un-incontro-riusciuto-di-virginia-zullo/
 

UN GODIMENTO IN CERCA DI LIBERTÀ
di Loris Narda, il manifesto, 21 aprile 2015
 
Il volume Legge, Desiderio, Capitalismo (Bruno Mondadori 2015) è il frutto di un seminario organizzato da Federico Chicchi a Bologna nell’ottobre del 2012, di discussione per i quarant’anni dalla pubblicazione dell’Anti-edipo di Gilles Deleuze e Felix Guattari, al quale par­te­ci­pa­rono, tra gli altri, Franco Berardi, Ubaldo Fadini, Mas­simo Recal­cati, Pino Pitasi e Paolo Godani. L’Anti-edipo è un testo complesso e allo stesso tempo precursore e chiarificatore di traiettorie del pensiero contemporaneo a cavallo tra psicoanalisi, filosofia, pratica psicoterapeutica e pratiche politiche legate agli anni ’60-’70 e al ciclo globale di lotte che si era espresso anche in Francia con grande forza, un testo che riverbera nell’oggi la sua influenza e l’importanza di studiarlo.
Legge, Desiderio, Capitalismo si divide in tre sezioni (“Al di là di ogni legge”, “Il desiderio è rivoluzionario”, “Il capitalismo non ha limite esterno”) e raccoglie sedici saggi con una notevole ricchezza di spunti, per le diverse angolature che si riescono a cogliere dei vari ambiti di dibattito dentro i quali si muove il volume: dal rapporto tra le categorie di desiderio e godimento, a quello tra pratica analitica e società psicoanalitiche, fino al confronto tra “complesso di Edipo” e scenari post-edipici, il tutto sotteso in un incrocio fecondo tra le figure di Jacques Lacan e del duo Deleuze-Guattari.
Il volume si apre con un saggio di Patrick Landman, che ricorda come il libro sia il frutto di uno psichiatra (Guattari) e un filosofo (Deleuze), che già di per sé implica uno sguardo transdisciplinare sulla psicoanalisi e più in generale sui processi di soggettivazione. Landaman mette in luce come l’Anti-edipo si scagliasse contro una casta di psicoanalisti conservatori e reazionari in quegli anni, che si era spinta a essere contraria a togliere l’omosessualità come disturbo dal manuale diagnostico DSM-III, contrariamente agli aspetti più rivoluzionari degli scritti freudiani, fra i quali ci sono i “Tre saggi sulla sessualità” dove viene formandosi la categoria di “libido” che ricomprende nella sessualità anche gesti apparentemente lontani come l’allattamento materno (per una storia articolata globalmente del movimento psicoanalitico e del rapporto fra teorie e pratica clinica vedi J. Safran, Psicoanalisi e psicoterapie psicodinamiche, Raffaello Cortina editore).
 
Segue qui:
http://www.commonware.org/index.php/neetwork/573-un-godimento-in-cerca-di-liberta
http://ilmanifesto.info/un-godimento-in-cerca-di-liberta/


L’ISLAM MODERATO E LE “SVISTE” DI KAREEM ABDUL JABBAR 
di Luigi Campagner, ilsussidiario.net, 22 aprile 2015

Dopo l’attentato parigino a Charlie, le uccisioni di Copenaghen e l’attentato di Tunisi, c’è chi guarda ai convertiti americani degli anni 70 per ottenere rassicurazioni che islam e terrorismo non siano la stessa cosa. “L’Islam non c’entra nulla”. “Aspetto il giorno in cui questi atti organizzati da musulmani autoproclamati saranno visti come attacchi politici”. Ferdinand Lewis Alcindor Jr. scende in campo dalle pagine del Time a favore dell’islam, la religione che ha abbracciato nel 1964, a diciassette anni, dopo la lettura dell’autobiografia di Malcom X, cambiando il suo nome in Kareem Abdul Jabbar, una delle stelle fisse del basket Nba. Campione di stile e di tecnica, e insuperato recordman di realizzazioni, Kareem, come lo chiamano i suoi fans in tutto il mondo, è l’emblema, oppure il miraggio, a seconda dei punti di vista, di un islam moderato, di cui i più non sanno dire se sia una chimera o trovi una sua “incarnazione” da qualche parte nel mondo.
 
Segue qui:
http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2015/4/22/LETTURE-L-islam-moderato-e-le-sviste-di-Kareem-Abdul-Jabbar/601918/

MALA EDUCACIÓN. Cosa fare per abituare i ragazzi a evitare il turpiloquio, la violenza verbale, i comportamenti inaccettabili? Con l’esempio, solo con l’esempio

di Giuseppe Maiolo, ladigetto.it, 25 aprile 2015
 
Mi capita spesso di incontrare genitori che si lamentano dei figli adolescenti, ma non solo, che usano parolacce ad ogni piè sospinto. Sono realmente disturbati da quel turpiloquio che i bambini e i ragazzi usano quotidianamente e mi chiedono cosa fare, come risponderei e pretendere che in casa non si usi quel linguaggio da postribolo. Di solito sorrido e dico senza mezzi termini: «È una battaglia persa, non c’è niente da fare!». Mi guardano con sorpresa, increduli, mentre il loro pargolo, spesso presente, nasconde a malapena un sorriso di compiacimento. Non lo dico ovviamente per guadagnarmi la simpatia del figliolo che mi vogliono convincere a redarguire, ma perché non serve spendere energie su questo versante.
 
Segue qui:
http://www.ladigetto.it/permalink/43250.html

SARÀ UN FESTIVAL DI TOTEM E TABÙ. Udine. Vicino/lontano a Udine da giovedì 7 a domenica 10 maggio esplorerà i “Totem e tabú” del nostro tempo: 100 incontri per leggere il mondo reale e quello virtuale attraverso alcune parole chiave…

di Redazione, messaggeroveneto.gelocal.it, 27 aprile 2015
 
Vicino/lontano a Udine da giovedì 7 a domenica 10 maggio esplorerà i “Totem e tabú” del nostro tempo: 100 incontri per leggere il mondo reale e quello virtuale attraverso alcune parole chiave: sesso, cibo, terrorismo, guerra, democrazia, immigrazione, povertà, America, Europa.
 
Segue qui:
http://messaggeroveneto.gelocal.it/tempo-libero/2015/04/27/news/sara-un-festival-di-totem-e-tabu-1.11320339
 
 

​IL TORMENTO DEI COMPITI: SIA DELLA MAESTRA, NON DEI GENITORI 
di Elisabetta Birondi, Luigi Ballerini, avvenire.it, 29 aprile 2015

Con mio figlio di II elementare sta comin­ciando un nuovo calvario con i compiti a casa. Partito entusiasta della scuola e per­fino dei compiti a casa, ora stanno diventando un ostacolo insormontabile; il problema non è far­li, ma mettere in atto la volontà e iniziarli a fare con cura. Non è mai l’ora, non c’è mai la voglia, men che meno il senso del dovere. Le pochissime volte in cui ciò è successo ho cer­cato di fargli notare la soddisfazione e il rispar­mio di tempo che ne derivava. Ma non basta. Si riparte ogni pomeriggio con parole gentili che in­vitano alla convenienza dell’impegno e all’inte­resse, per arrivare a ricatti, minacce, castighi, e­sasperazioni e arrabbiature. C’è una ‘ricetta’, u­na ‘cura’ della volontà? Cosa mette in moto la responsabilità? Elisabetta Birondi
I compiti sono spesso il tormentone delle gior­nate di molte famiglie. Il tempo speso a par­larne a volte è superiore a quello effettivamente impiegato per svolgerli. Fai i compiti diviene un mantra pronunciato subito dopo l’arrivo a casa dei figli, e ripetuto fino a sera. Tra l’altro, tanto più si accendono i riflettori sui compiti, tanto più ri­schiano di diventare un problema. Come uscirne, allora? Iniziamo con il dire che i compiti non sono affa­re nostro. Di noi genitori, intendo. Sono consa­pevole che può sorgere una certa resistenza di fronte a questa affermazione.
 
Segue qui:
 
http://www.avvenire.it/rubriche/Pagine/Bench%C3%A9%20giovani/Il%20tormento%20dei%20compiti%20%20sia%20della%20maestra%20%20non%20dei%20genitori_20150429.aspx?rubrica=Bench%C3%A9%20giovani

 

COS’HA A CHE FARE LA PSICOANALISI CON LA FEDE? Un testo di Julia Kristeva, pubblicato dal Mulino nel 1987 e riedito quest’anno: “In principio era l’amore”, è tornato in auge. La sua tesi accosta la psicoanalisi e la fede per dire come sia importante far dialogare l’umanesimo illuminista con l’umanesimo cristiano e superare i fondamentalismi che minacciano di distruggerci  

di Gaetanina Sicari Ruffo, altritaliani.net, 29 aprile 2015
 
Julia Kristeva è una filosofa d’ origine bulgara, che vive ed opera in Francia dal ’64. È la redattrice della rivista d’avanguardia Tel Quel. Dopo aver seguito i corsi di Jacques Lacan, è divenuta anche lei psicanalista ed ha stabilito una profonda relazione tra semiologia, la scienza che studia i segni, e la psicanalisi. La insegna a New York ed a Parigi. Dirige pure il Centro Roland Barthes che si occupa di linguaggi. È una studiosa del nostro tempo che s’interroga sui problemi più assillanti: l’io, l’amore, la depressione, l’esilio, il dolore, cercando nel contempo di scavare nell’animo femminile (Santa Teresa, e la trilogia Hannah HarendtMelanie KleinColette) per avere delle risposte efficaci in merito agli itinerari di vita. Nel far questo ha avuto un’intuizione veramente sorprendente che espone nel testo: In principio era l’amore. Potrebbe sembrare che non si sia allontanata dal pensiero di Freud che concepisce l’amore come l’ancoraggio più forte della vita individuale, il rifugio della coscienza in un altro essere che rappresenta la sintesi del mondo, mentre tutt’attorno infuriano i venti della realtà non sempre bene identificata.
 
Segue qui:
http://www.altritaliani.net/spip.php?page=article&id_article=2240
 

COSA VUOL DIRE SEGUIRE PIETRO? 
di Antonio Tombolini, ilsussidiario.net, 30 aprile 2015

L’immedesimazione di fronte a un testo letterario è, secondo taluni studiosi, un’evasione dal peso spesso opprimente del reale, dalla disillusione a cui tutto sembra richiamarci, oppure, nell’ambito della psicanalisi, essa è intesa come un «meccanismo di difesa contro il dissolvimento provocato dai fattori soggettivi interni» (Jung). Ma può esistere un’immedesimazione che travalichi i confini puramente psicologici e intellettuali della persona umana, per abbracciarne l’intera consistenza? Agostino di Ippona, nel IV secolo, aveva parlato di una presenza intimior intimo mei (cfr. Confessioni 3, 6, 11) per indicare in certo modo un’immedesimazione dell’uomo in Dio e di Dio nell’uomo. Oppure nel XII secolo l’abate Bernardo di Chiaravalle, finissimo scrittore, aveva amato identificarsi per esempio con i pastori della notte di Natale, che non furono condotti in presenza di Dio da una dottrina o da una spiritualità, ma dall’avvenimento inconcepibile dell’Incarnazione, in cui si erano immediatamente immedesimati.
 
Segue qui:
http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2015/4/30/LETTURE-Cosa-vuol-dire-seguire-Pietro-/604561/
 
I più recenti pezzi apparsi sui quotidiani di Massimo Recalcati e Sarantis Thanopulos sono disponibili su questo sito rispettivamente ai link:
 
http://www.psychiatryonline.it/rubrica/4545
 
http://www.psychiatryonline.it/rubrica/4788 
 
(Fonte: http://rassegnaflp.wordpress.com
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