PSICHIATRIA E RAZZISMI
Storie e documenti
di Luigi Benevelli

De Sanctis- ancora sull'alienista pedagogo

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30 giugno, 2016 - 09:02
di Luigi Benevelli

 

Angelo Celli e Augusto Tamburini  diressero agli inizi del XX secolo il Trattato di medicina sociale edito da Vallardi e Tamburini curò la sezione della Sanità psichica.
Fra le monografie in cui si suddivideva la stessa,  Patologia e profilassi mentale fu affidata a Sante De Sanctis (1862-1935), fra i protagonisti della scena psicologica e psichiatrica italiane del suo tempo, titolare della cattedra di “Psicologia sperimentale” e dal 1930 di “Clinica delle malattie nervose e mentali” dell’Università di Roma. Sante De Sanctis  curò la voce “Psichiatria” della Sezione Medica dell’Enciclopedia italiana di Giovanni Gentile  uscita in 36 volumi tra il 1925 e il 1937.
Nella sua trattazione De Sanctis fa riferimento alle funzioni di un nuovo medico che definisce ”alienista pedagogo”, capace di intervenire nell’educazione dei bambini e degli adolescenti, soprattutto di quelli a rischio: “il medico deve assumere il compito di educatore, pur non allontanandosi mai dalle basi biologiche e mai posando a teologo  a moralista di scuola”.
 Nel capitolo  IV,  Profilassi psichica[1], rimarca l’importanza dell’assistenza educativa del bambino e del fanciullo, perché “capace di modificare istinti inveterati e di creare abitudini nuove che, a loro volta, potranno trasmettersi per eredità”. L’educazione, modificatore esterno di disposizioni native nei figli, diviene a sua volta modificatore interno e creatore di disposizioni  ereditabili o trasmissibili per via materna nei figli divenuti procreatori. La sua  finalità è quella di “ correggere le predisposizioni: preparare consensi e difese contro le cause morbigene esterne”:  spetta per questo al medico, non al maestro o al pedagogo, di dirigere la famiglia nell’assistenza e nell’educazione dei figli che abbiano tara neuropatica; e l’assistenza deve cominciare “ fin dal momento della nascita”. Per i bambini a tara neuropatica sono consigliate la ricerca di una nutrice, una grande attenzione a slattamento, dentizione, vermi intestinali; sottolineato il pericolo delle convulsioni.
Per i soggetti dai 7 ai 13 anni è raccomandato ai genitori di mantenere uno stile fermo, autorevole: consigliati esercizi del corpo, ginnastica e sport regolari, moderati.
 
Quanto all’educazione degli adolescenti a rischio, si raccomanda ai genitori dei “giovinetti “nervosi”  di
-  evitare ogni sorta di intossicazione (alcool, tabacco, intossicazioni intestinali, ecc.);
-         dedicare ogni giorno qualche ora agli esercizi fisici, a qualche sport all’aria aperta;
-         abituarsi all’idroterapia fresca (bagno, doccia o spugnatura ogni mattina);
-         evitare la “fatica scolastica” (non il lavoro) e le grandi emozioni (nelle giovanette specialmente hanno un effetto disastroso);
-         fuggire ad ogni costo i piaceri sessuali di qualunque specie, ed esercitarsi a mantenere nelle occasioni la padronanza e il rispetto di se stesso.
Sono preferibili l’ assistenza e l’istruzione in famiglia, sotto la direzione del medico, perché nelle collettività scolastiche si può avere facilmente il contagio psichico (balbuzie, ticchi, forme isteriche, disturbi del carattere, abitudini masturbatorie, tendenza ai tossici). Alla domanda se sia utile il collegio e in generale l’internato, De Sanctis risponde che l’internato s’impone se l’ambiente famigliare non è adatto all’educazione e alla correzione.
Fra i 15 e i 18 anni, la colonia agricola o la vita militare, da escludere per “epilettici, epilettoidi veri e gli ebefrenici”, possono invece “salvare il ragazzo o la ragazza dalla rovina mentale e morale”. Sicuro invece il vantaggio per isterici, psicastenici, insufficienti mentali di lieve grado, corrotti sessuali, i cosiddetti “incorreggibili” per abbandono morale.
Per gli epilettici (non gravi e non pericolosi) è indicato il collocamento in campagna (colonia agricola, scuole agrarie, presso famiglie di contadini o in fattoria).
Considerando che alcune categorie (immorali, anestetici morali, ciechi-morali) possono divenire pericolosi sociali, pazzi veri, specie se con avvelenamento alcoolico cronico, in particolare per gli amorali attivi e di sufficiente intelligenza gioverebbe quasi sempre l’emigrazione, cioè il lavoro in ambiente tutto nuovo, ovvero l’arruolamento nella marina mercantile. Il collocamento nell’esercito o in marina, può avvenire solo su consiglio medico.
De Sanctis  esplicitamente raccomanda di evitare la dolcezza, la tenerezza: “fanno meno danno i trattamenti severi delle “soverchie carezze”. Fra le ragioni porta  una singolare notazione carica di impliciti pregiudizi razzisti:
 “la dolcezza è la norma che usano gli animali e anche le razze umane inferiori nell’educazione dei loro piccoli”.
 

 



[1] pp. 197-232

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