Il Poppante Saggio
Blog ferencziano
di Gianni Guasto

FREUD E IL NIBBIO DI LEONARDO

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31 gennaio, 2016 - 13:23
di Gianni Guasto
Se poi bastano due dita in gola per far vomitare una ragazzina anoressica, che dovrebbe fare la coda, repellente al gusto, di un uccello infilata a forza nella bocca di un lattante? Quale soddisfazione erotica ne dovrebbe trarre, al punto di appassionarsi, in anni a venire, al pene dei maschi? Non dovrebbe piuttosto sviluppare una “no-entry syndrome”?

Non cessa di colpire la mia immaginazione quell’effetto di movimento improvviso che si nota nel quadro “Sant’Anna, la Vergine e il Bambino” di Leonardo, che mi verrebbe spontaneo definire “il primo disegno animato della Storia”. Sant’Anna e Maria, quasi sosia e certamente coetanee, nonostante i trent’anni di sterilità trascorsi tra il matrimonio di Gioachino e Anna e la tardiva nascita della Primogenita, sono sedute l’una (Maria) in braccio all’altra, e il chinarsi verso il bambino della seconda ha come un effetto d’immagine che si anima all’improvviso, simile a quella che uscirebbe dalla matita di un disegnatore della Disney che intendesse raffigurare una donna seduta che si piega in avanti.
Nel suo famoso saggio, Freud si sofferma a lungo nell’osservare come la sorprendente giovinezza di Anna non alluda tanto alla nonna materna quanto a Caterina, madre naturale di Leonardo, soppiantata in seguito da Donna Albiera, moglie legittima del padre, che prese con sé il bambino prima che egli compisse cinque anni.
Nella lettura di Freud, forse più preoccupata di far “tornare i conti” rispetto a un paradigma edipico che fosse in grado di spiegare il successivo sviluppo omosessuale dell’Artista, troppo poco è detto di quell’esperienza scompaginante che è, nella mente di un bambino, il “cambiare madre”.
Né forse Freud, se avesse avuto a disposizione il concetto di “oggetto transizionale”, avrebbe potuto fare a meno di notare quell’aggrapparsi del bambino all’agnello con espressione incerta e forse confusa forse per di sottrarsi al sentirsi “ghermito” da una seconda donna, improvvisamente diversa dalla madre.
Vista in questa prospettiva, la coda del nibbio appare come un “corpo estraneo” (un concetto che fu di Freud –negli Studi sull’Isteria- prima ancora che di Ferenczi), la cui pulsione appropriata sarebbe lo sputarlo; mentre il nibbio, anche se non è il Geier (avvoltoio) equivocato dalla traduzione cui aveva attinto Freud e successivamente “scoperto” da Pfister (e, in seguito, anche da Jung) fra le pieghe di un drappeggio, è pur sempre un uccello rapace.
E così mi chiedo: l’enigmaticità di un sorriso, esploso prepotentemente sul viso della Gioconda e da allora ripetuto quasi ossessivamente su quello dei Santi, trova certamente, come osserva Freud, una spiegazione nel sovrapporsi di immagini diverse, di due volti differenti. Ma quanto di questo effetto di dispercezione ottica deriva dal desiderio fusionale di un figlio che vuole imprimere per sempre i lineamenti della madre nei propri, e quanto deriva dal ricordo di una percezione straniante, quella del volto di una madre che all’improvviso ne sostituisce un’altra? O sono vere entrambe le cose?
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Commenti

Forse bisognerebbe rettificare il proverbio: "mater incerta", perché per il maschietto edipico di madri ce ne sono almeno due: l'angelo, senza sesso, e la prostituta, con troppo sesso. Qual è quella vera? Bisogna stare attenti a farsi delle convinzioni, rischiando di delirare. Diceva Nietzsche in "Umano, troppo umano": "Per la verità le convinzioni sono più pericolose degli errori" (circa).
Antonello Sciacchitano

Poi, bisognerebbe capire anche quanto l'attribuzione di desideri sessuali di qualità e di intensità adulta non sia una proiezione di osservatori adulti, sia pure di eccelsa autorevolezza. Penso allo sconcerto del bambino, nel vedersi sostituire la madre, più come un attacco alla bowlbyana "base sicura", la cui conoscenza non sarebbe stata possibile se prima di Bowlby non ci fosse stato Freud (e Ferenczi come anello di passaggio).