Il fascismo sul lettino dell’analista

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30 ottobre, 2017 - 05:35
Autore: Rita Corsa
Editore: Alpes
Anno: 2017
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Recensione di “Vanda Shrenger Weiss, la prima psicoanalista in Italia. La psicoanalisi a Roma in epoca fascista” (Alpes, Roma, 2017)

Nel suo precedente libro, Edoardo Weiss a Trieste con Freud. Alle origini della psicoanalisi italiana (2013), Rita Corsa raccontava dei primi passi mossi dalla psicoanalisi nel nostro Paese e dell’impegno di Edoardo Weiss nell’introdurre la novella scienza, misurandosi sin dagli inizi con l’ostilità degli ambienti medico-scientifici, religiosi e politici. A Weiss spetta lo straordinario merito di aver voluto e saputo perseguire con fermezza il progetto per lui imprescindibile di diffondere le idee freudiane e di riorganizzare la Società Psicoanalitica Italiana, fondata nel lontano 1925 da Marco Levi Bianchini. Un traguardo realizzato fronteggiando la durezza dei tempi e le proprie personali fragilità. Al suo fianco, sempre, Vanda Shrenger, la compagna di una vita e la madre dei suoi due figli, Emilio e Guido.
In questo nuovo, importante saggio, dove il rigore scientifico si accompagna a uno stile scorrevole e avvincente, l’Autrice esamina gli ultimi anni trascorsi in Italia dai coniugi Weiss, prima di dover migrare negli Stati Uniti in seguito alle leggi razziali (1938). Un periodo molto fecondo ma assai tribolato, trascorso a Roma tra gli entusiasmi per le iniziali, rilevanti affermazioni della psicoanalisi nel “Bel Paese” – come amava appellarlo Freud - e le insidie e gli ostacoli posti dal drammatico clima politico di allora.
Rita Corsa ha sviluppato la narrazione da una prospettiva inusuale per gli studiosi impegnati a ricostruire le originarie vicissitudini nostrane della disciplina freudiana. Ha assunto il punto d’osservazione di Vanda Shrenger Weiss, a sua volta medico, pediatra e psicoanalista: la prima psicoanalista in Italia. L’Autrice ricostruisce la vicenda umana e scientifica di questa straordinaria pioniera, totalmente dimenticata dalla storia del movimento psicoanalitico. Vanda fu una coraggiosa antesignana, in continuo transito tra due mondi: fra la Croazia, sua terra natale e l’Italia, dove visse per circa vent’anni con Edoardo e i loro figli e dove partecipò alla riorganizzazione della Società Psicoanalitica Italiana e all’espansione della scienza freudiana; fra l’amata Europa e l’America, dove riparò alla fine degli anni Trenta; fra il movimento freudiano e quello junghiano, cui poi aderì e per il quale si adoperò attivamente negli Stati Uniti.  
Nella sua accurata e appassionata ricostruzione storica, la Corsa si è avvalsa di documenti inediti, esaminati in decenni di ricerche negli archivi italiani, austriaci e oltreoceano, e delle testimonianze dirette dei discendenti ancora viventi dei coniugi Weiss. Al termine di questo impegnativo lavoro di restauro, l’Autrice ritiene di aver raccolto validi elementi per poter asserire, senza tema di smentita, che Vanda Shrenger Weiss è stata l’unica donna a far parte dell’originario gruppo di psicoanalisti italiani e la prima a praticare la psicoanalisi nel nostro Paese - dove si era formata con Margarete Ruben, un’analista della Società psicoanalitica berlinese migrata in Italia nella prima metà degli anni Trenta, e con Ernst Bernhard, il medico tedesco, che dopo aver svolto un training “ortodosso” con Ràdo e Fenichel, si sottopose a diverse tranche analitiche junghiane e divenne analista junghiano. Vanda è stata, inoltre, la prima psicoanalista a pubblicare un proprio articolo sulla Rivista Italiana di Psicoanalisi e a discutere un suo lavoro nelle serate scientifiche della Società Psicoanalitica Italiana (1932). E ancora, questa studiosa è stata la prima pediatra nella penisola a rivolgere uno sguardo analitico ai pazienti in età evolutiva. Infine, dopo la trasferta forzata negli Stati Uniti è stata una dei primi membri dell’Istituto junghiano di San Francisco, in California. Insomma, un’assoluta antesignana della novella scienza dell’inconscio.
     Il volume è arricchito da un’ampia sezione clinica, che raccoglie tutti gli articoli italiani di Vanda Shrenger, pubblicati sulla Rivista Italiana di Psicoanalisi, e un interessante elaborato inedito (Un esempio di individuazione) da lei scritto negli anni statunitensi, e qui tradotto per la prima volta. 
     In Appendice, Giuseppe Zanda dedica un saggio a delineare la figura di Ernst Bernhard, il medico e intellettuale berlinese, padre della psicoanalisi junghiana in Italia, che nella seconda metà degli anni Trenta analizzò nella capitale non solo Vanda Weiss, ma pure lo stesso Edoardo Weiss.
 
Il libro presenta, tuttavia, un altro piano di lettura, che cattura il lettore con la stessa intensità del progressivo disvelamento della sua protagonista, Vanda Shrenger. L’aver attinto direttamente alle fonti ha consentito a Rita Corsa di tratteggiare un vivace affresco - in certi passaggi del tutto inedito - della costituzione e dei primi sviluppi della Società Psicoanalitica Italiana e della Rivista Italiana di Psicoanalisi. Vengono narrate le vicende dell’adesione e i contributi scientifici dei soci originari, tra i quali si scoprono nomi poco noti - come quelli di Giovanni Dalma, Ettore Rieti, Ferruccio Banissoni - e altri decisamente più illustri, quali quelli di Cesare Musatti, Nicola Perrotti, Emilio Servadio, che hanno fatto la storia del movimento psicoanalitico nel secondo dopoguerra.  Fra tutte, sono delineate le figure di Dalma, un medico ebreo istriano, originario di Fiume (l’odierna Rijeka, in Croazia), precursore della lettura psicoanalitica di testi letterari e, soprattutto, quella di Banissoni. Quest’ultimo, uno dei pochi pionieri a effettuare nella capitale un’analisi didattica con Edoardo Weiss, avrebbe percorso una brillante carriera accademica, senza dubbio favorita da una totale fedeltà al fascismo, tale da indurlo a sostenerne pubblicamente la svolta razzista e a farsi sodale di Padre Agostino Gemelli, un nemico giurato della scienza freudiana. Aspetti oscuri, accantonati e obliati come tanti altri nelle dinamiche di rimozione che segnarono la società italiana del dopoguerra. Ma è proprio su certe zone grigie, sdrucciolevoli e ambigue, che la certosina investigazione storica condotta da Rita Corsa riesce a fare nuova luce.  
     Infatti lo scenario in cui si svolge l’audace e febbrile attività propagandistica del pensiero freudiano è la Roma del periodo fascista, alla vigilia del secondo conflitto mondiale.
     Molto è già stato scritto dei rapporti tra la psicoanalisi e il regime mussoliniano, un tema che non di rado si preferisce eludere. Il libro, oltre a ripercorrere il già conosciuto, si concede di sviluppare la questione da un’angolatura inedita, grazie specialmente alla lettura della corrispondenza tra Edoardo Weiss e il suo ex analista viennese, Paul Federn, poi divenuto un caro collega e amico.
Edoardo Weiss ebbe in analisi per lunghi anni Concetta, la figlia di Giovacchino Forzano, giornalista, editorialista e scrittore di straordinaria fama e d’importantissime entrature culturali e politiche durante il ventennio. Cantore ufficiale del regime e drammaturgo di corte, Forzano scrisse per e con Mussolini la trilogia "eroica": Campo di maggio (1930), Villafranca (1932) e Giulio Cesare (1939).
Nell’aprile del 1933, Edoardo Weiss, Concetta e il padre di lei, Giovacchino Forzano, fecero visita a Freud, al fine d’ottenere un consulto sulla giovane. Ma in questa occasione accadde un fatto del tutto estraneo alla clinica, destinato a far discutere a lungo gli storici della psicoanalisi. Forzano recò in omaggio al maestro viennese una copia tradotta in tedesco di Campo di maggio, con una dedica altisonante a firma sua e di Mussolini. Al momento della consegna del libro, il drammaturgo italiano chiese a Freud di ricambiare il dono, offrendo un suo volume da portare al Duce e di aggiungervi una dedica. Ben si sa che allora il padre della psicoanalisi scelse Warum Krieg? (Perché la guerra?), l’edizione in tedesco del carteggio con Einstein, appena pubblicato, su cui appose una dedica destinata al dittatore. Le parole celebrative riservate a Mussolini dettero adito a molteplici interpretazioni da parte di storici, psicoanalisti e intellettuali. Nel suo testo, Rita Corsa non si dilunga sulle controversie originate dal gesto freudiano, bensì indugia sulla vicenda clinica di Concetta, descritta dettagliatamente nei carteggi intrattenuti da Edoardo Weiss con Federn e con lo stesso Freud, e teorizzata in diversi saggi weissiani sull’agorafobia e l’isteria. L’Autrice si sofferma, inoltre, a rimarcare il cruciale significato politico di tale analisi per il giovane movimento psicoanalitico italiano: Concetta era una paziente molto impegnativa, ma era anche un’importante intermediaria tra Weiss e il padre di lei, uomo di grande ascendenza sul Duce. Forzano intervenne ripetutamente a sostegno della causa psicoanalitica e, grazie alla sua intercessione, nel giugno 1935 Edoardo Weiss riuscì a essere ricevuto da Galeazzo Ciano, da pochi giorni nominato Ministro della Stampa e Propaganda. L’incontro con Galeazzo Ciano ebbe invero delle immediate ricadute positive sull’editoria psicoanalitica, tanto che il periodico Biblioteca Psicoanalitica Internazionale. Serie Italiana continuò a pubblicare saggi di psicoanalisi sino al 1936, quando dovette comunque interrompere le attività. I tempi erano funesti. Già nel 1934, in seguito ai durissimi attacchi dell’élite culturale gentiliana e crociana e, specialmente, della censura della chiesa cattolica, la Rivista Italiana di Psicoanalisi dovette chiudere i battenti. In effetti, come emerge dall’analisi dell’Autrice, furono queste le forze che agirono in modo decisivo, mentre le gerarchie fasciste – come del resto era tipico del loro confuso e ondivago apparato ideologico - almeno sino a un certo punto non manifestarono pregiudiziale ostilità verso la Società Psicoanalitica riorganizzata da Edoardo Weiss, né il regime dimostrò particolare efficienza nella farraginosa sorveglianza sulle attività dei suoi pochi componenti.
Il clima mutò drammaticamente, mentre le minacce di guerra si facevano più concrete. Con la promulgazione delle leggi razziali del 1938, che privavano dei diritti civili i cittadini di ascendenza giudaica, gli psicoanalisti italiani, quasi tutti ebrei, furono costretti a nascondersi o a espatriare. E così si dissolse la giovane scuola psicoanalitica italiana.
Vi è ancora un passaggio del libro che va segnalato: è il capitolo (Fantasmi a Roma), scritto in collaborazione con Pierpaolo Martucci, che rievoca in godibili pagine le sperimentazioni condotte a Roma da Edoardo Weiss con l’allora celebre medium Erto nella primavera del 1932, nel corso di una serie di sedute realizzate con il contributo decisivo di Emilio Servadio. Se è ben nota l’attenzione che per tutta la vita quest’ultimo riservò al paranormale, meno conosciuto è il fortissimo interesse di Weiss per i fenomeni psichici, che peraltro era stato frequente fra gli scienziati tardo positivisti (celebre in Italia il caso di Cesare Lombroso, il padre della criminologia).
Weiss fu profondamente colpito e impressionato da quanto avveniva nelle sedute con Erto e ne fece accurati resoconti nelle lettere scritte a Paul Federn, di cui sperava di vincere l’ostinato scetticismo. A tale scopo tentò più volte di organizzare una trasferta viennese del sensitivo napoletano, per consentire a Federn - e magari allo stesso Freud - di constatarne le straordinarie doti. Ma non fu possibile e ciò fu sempre rimpianto dallo psicoanalista triestino che, come scrisse, se avesse avuto tempo e modo di dedicarsi a quelle ricerche non si sarebbe “fatto fermare da nessuno”.
Nel 1962, trasferitasi ormai da tempo in California, Vanda Weiss tenne una conferenza presso l’Analytical Psychology Club di San Francisco, dal titolo Commentary on Federico Fellini’s “La dolce vita”. Il grande maestro riminese, subito dopo la realizzazione del capolavoro (1960), aveva conosciuto Ernst Bernhard, incontro da cui era nata una fascinazione profonda per il pensiero di Jung. Chissà se a Vanda, commentando la pellicola del magico, insuperato regista dei sogni e delle visioni, tornarono i ricordi delle sedute medianiche organizzate dal marito, di quei fantasmi romani di tanti, tanti anni prima.

 

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