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di Sabino Nanni

Saba e il valore delle piccole cose: il terremotato, il bambino dato in affidamento

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3 febbraio, 2018 - 09:48
di Sabino Nanni

Come vive un terremotato la perdita improvvisa della sua abitazione, degli oggetti familiari, spesso anche il distacco dalle persone care? Cosa prova un bambino strappato alla famiglia, alla casa in cui è cresciuto, e dato in affidamento ad estranei? La necessità di comprendere empaticamente queste persone non riguarda solo, com’è ovvio, i terapeuti che dovessero curarle, ma anche le autorità cui spetta il compito di prendere provvedimenti nei loro confronti. Spesso non si riesce a comprendere fino in fondo la drammaticità (e talora il potenziale patogeno) della perdita improvvisa di cose e rapporti che, alle persone più fortunate, appaiono indifferenti.

Umberto Saba ci aiuta a coglierne il significato in “Meditazione”:
 
“Poco invero tu stimi, uomo, le cose.
Il tuo lume, il tuo letto, la tua casa
Sembrano poco a te, sembrano cose
Da nulla, poi che tu nascevi e già
Era il fuoco, la coltre era e la cuna
Per dormire, per addormirti il canto.
Ma che strazio sofferto fu, e per quanto
Tempo dagli avi tuoi, prima che una
Sorgesse, tra le belve, una capanna;
che il suono divenisse ninna-nanna
per il bimbo, parola pel compagno”

 
Il terremotato, il bambino dato in affidamento (lo sfrattato, il deportato, ecc.) è come se ripiombassero bruscamente “tra le belve” dei nostri avi. È vero che l’affidamento rappresenta spesso la soluzione “meno peggiore” quando la famiglia d’origine è inadeguata. Tuttavia, per valutare quanto effettivamente questo grave provvedimento sia il “meno peggiore”, occorre non solo andare oltre la pura considerazione dei fattori oggettivi, ma comprendere anche in profondità il significato soggettivo dei cambiamenti. Talora le difficoltà del bambino (o anche dell’adulto traumatizzato) si manifestano con disturbi del linguaggio. Quel processo che, come ben ci descrive Saba, conferisce all’elemento sensoriale (“il suono”) il calore di un affetto (la “ninna-nanna”), e poi un valore logico (“la parola”) subisce un brusco arresto, o una regressione. Solo il rapido ripristino delle condizioni affettive originarie può restituire a queste persone la parola e la salute. Solo un’adeguata e rapida sostituzione di tali condizioni con altre simili può ottenere, in parte, lo stesso risultato.

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