ZATTERE AGLI INCURABILI
Una Poesia al giorno toglie l' Analista di torno...
di Maria Ferretti

AMEN Un Uomo e Una Donna e l'umana ostinazione

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11 marzo, 2018 - 10:04
di Maria Ferretti
Come vivono i morti / senza amore?
Ritsos
 
 
"Alekos, cosa significa essere un uomo?"
"Significa avere coraggio, avere dignità. Significa credere nell'umanità. Significa amare senza permettere a un amore di diventare un’ancora. Significa lottare. E vincere.”
Da Intervista con la storia di Oriana Fallaci.
 
 
 
COME ANDAVANO I POETI
 
Come andavano girando nel passato
I poeti
E come declamavano la loro verità
Verità vestite di belle parole
Dai racconti battezzate
Così andavo girando anch'io
In luoghi sconosciuti
Ma belli al pari dei nostri
E volevo credere che
Non voltavo le spalle al mondo
Non viaggio io
Parlo a me...
Alekos Panagulis
 
 

 
Quando sei approdato all'oggetto amato ti senti ad un punto "osceno" della relazione, non c'è più niente da dire se non "Ti amo". E poi?
Quale parola può rappresentare questo approdo?
Io vorrei semplicemente il No, ma proferire la parola Ti amo significa ormai "un non più tornare indietro".
E allora che dire Dottori? Amen! E così sia, sia fatta la tua volontà Amore. Affondiamo.
E si scioglie il sangue nelle vene, caldo e tiepido il sapore della perdita.
È un po' a destra un po' a sinistra appena sotto lo stomaco.
Le viscere e i visceri.
La perdita è viscerale tra cuore e intestino.
Arriva ad ondate ti assale, poi se ne va. Sembra tutto normale ma non lo è.
Immobile. Non ti muovi. Aspetti.
Tachicardia molta. Il cuore reggerà la passione?
La musica allevia poi riverbera, come un pugno ancora.
Combatto o mi arrendo?
L'altalena delle emozioni si fa sempre più lenta.
Il cervello si spegne.
Cos'è il lutto?
Pensavo di saperlo, di morti ne ho avuti davanti a me, mia madre la prima, mio padre il secondo. Pensavo di averlo fatto il lutto.
Ma il lutto ha a che fare con l'oggetto d'amore. Con qualcuno che si è amato e da cui si è stati amati.
Lo scambio è il peso specifico del lutto. Più hai amato e più sei stato ri-amato e più il buco sarà immenso.
Mi è sembrato incredibile e un po' sciocco quando piansi per la perdita di una scrittrice che mi ha insegnato che cosa è un Uomo.
La mia consegna sull'amore è arrivata dalle lettere su quelle pagine di quel libro, inaspettato e non particolarmente cercato se non per approfondire un viaggio faticoso nella penisola calcidica.

E poi trovi "Un uomo" e la sua cella a Boiati (un paesino vicino  ad Atene) e Una donna. Quell'uomo per me sarà sempre l'Uomo nella sua infinita bellezza.
Se ho amato l'uomo lo devo a delle parole scritte, non orali. Mi è stato trasmesso, trascritto un uomo che ho amato alla follia.
Mi è stato trasmesso con gli occhi di una donna difficile spigolosa ma Una Donna.
Lei mi ha insegnato un amore grande e unico. Lui, attraverso di lei, mi ha mostrato quanto un uomo possa essere un grand’uomo.
Panagulis uomo di resistenza, un piccolo indomabile uomo che proprio per questo verrà ucciso da un regime totalitarista.
Ma ne vale veramente la pena combattere nella nostra vita?
Molti di noi e chi si prende cura sa che sotto sotto non se ne vuole mai uscire totalmente, si vuol rimanere ancorati ad un pezzettino. Poi che c'è?
Una quota di dolore non può esser digerita ed ecco allora la sublimazione (freudiana e post freudiana), la torsione (lacaniana) la conversione delle nostre indomabili pulsioni (neo-post lacaniana).
Ognuno la racconta o "se la racconta" a suo modo perché c'è un punto o una punta di dolore insopportabile.
Questo è il termine giusto "insopportabile ". Ti viene da dire basta ! Troppo.
Ma che c'è oltre quel dolore insopportabile per cui si retrocede o si va avanti raccontandosela un po' .
Nessuno o pochi vanno fino in fondo perché come ci insegna Panagulis se non muori ti fanno fuori.
Lui riuscì a sopravvivere a delle torture disumane, lui riuscì a vivere oltre il trauma.
Lui riuscì ad amare!
Questo il suo miracolo : esser riuscito ad amare e farsi amare. Insopportabile per gli altri, pericoloso e sovversivo.
Si perché se sei diverso e sopravvivi e poi vivi sei rarità e sei rivoluzionario, non eroico ma veramente sovversivo nella tua umana possibilità .
Elaborare un lutto significa radere al suolo tutto. Una vera bomba.
Ma i veri inizi partono da lì, dalle ceneri.
Perdita totale è consegnarsi allo zero.
Quanti di noi accettano la perdita totale?
Siamo in grado di sopportarla?
Siamo in grado di andare avanti?
Julian Barnes lo descrive in modo eccelso il suo lutto (Livelli di vita), la descrizione del grande buco che rimane dopo la perdita della moglie, ma io sono più preoccupata di non provarlo quel grande sentimento d'amore che provoca il buco, che sentirne la perdita.
Pochi son disposti a rischiare perché li c'è un buco una voragine un'esperienza unica come unico è l'amore che lo può provocare.
Per accedere ad un amore grande bisogna esser disposti a cadere nel buco.
Sublimare e i suoi livelli sono la misura della nostra riluttanza a vivere pienamente la nostra caducità, il nostro essere perennemente soli di fronte a quel buco.
Boiati era un buco, una cella dalle dimensioni di una bara.
Panagulis ci ha insegnato che si vive dopo il buco. Lui è riuscito ad amare !
La sua storia mi ha donato le coordinate della ricerca umana.
L'amore nella stanza  d'analisi per Freud può esser una resistenza, e in effetti lo è!
Si resiste per non morire dopo che si è caduti nel buco.
Come si esce da un grande amore?
Se ne esce come si è entrati ovvero vivendo-lo. Amen, così sia.
Non ricercando lo stesso, ma  Altro e Altrove.
Se sull'oggetto transferale cade la tua nascita, l'esperienza dell'analisi sarà molto profonda, poco incline al non sentire. Sarà esperienza di intensità insopportabile come un effetto Larsen, un effetto di retroazione del suono.
L'effetto Larsen  è il tipico fischio stridente che si sviluppa quando i suoni emessi da un altoparlante ritornano ad essere captati con sufficiente "potenza di innesco" da un microfono e da questo rimandato al medesimo altoparlante, in un circuito chiuso.
L'effetto di retroazione di un atto terapeutico è pari ad un fischio insopportabile, devi allontanarti un attimo per riprendere a sentire.
È solo questione di distanza e si torna a sentire, a sentirsi a sentirci.
"Non capisco" , "son confuso", "non mi piace questa seduta" ci diciamo in quella stanza.
 Poi man a mano che il tempo ci distanzia sentiamo la giusta intensità del momento, niente dolore al nostro orecchio.
Prima però  il timpano vibra.
Acuto il dolore poi via via più morbido.
Con una sintesi senza aggettivi, un grande critico letterario è stato capace di descrivere «lo stile Oriana, lo stile di una donna: Vedo, Vivo, Rifletto, Scrivo».
Lo stile è l'uomo mi disse il Dottore un giorno, ora dico da Dottore che lo stile è la Donna e l'Uomo.
Lo stile analitico è vedo, vivo, rifletto e scrivo. Per alcuni è riscrivere, per altri è proprio scrivere da zero.

La storia di Panagulis è storia incarnata, di una vera analisi, di un attraversamento della solitudine umana, torturata, abbandonata, annientata. Un uomo raso al suolo.
Alekos ne esce attraversando con tutto il  corpo le sue angosce  e quando esce ama. Ma per me non è sufficiente questo perché la storia di Alekos narra anche l'esser riamato.
La storia è straordinaria proprio in questo punto. Lui fa entrare lei.
Narra il transfert ed il controtransfert . Flussi pulsionali, alchimie di forze che ristabiliscono le parti scisse di entrambe i soggetti di un'analisi.
E come chiamiamo Dottori tutto questo se non una crescita dentro l'altro di germogli di nuovo amore.
Boiati è la storia di un lutto, un vero lutto  e dopo il lutto ecco lo attende Amore : Una Donna.
Un uomo e una donna grande obiettivo di un'analisi. Ritrovare l'oggetto perduto in certi casi oppure costruire totalmente l'oggetto.
In questo caso l'analista è il primo oggetto d'amore, unica matrice da cui partiamo.
Allora qui l'amore non è un "come se" semplicemente "è ".
Mi disse un supervisore un giorno: "guardi dottoressa qui i casi sono due o il paziente si aggancia a lei o si innamora là fuori.”
“Non ho capito Dottore a me si deve agganciare e la fuori innamorare?
No! Caro Dottore il nostro lavoro è poter ricostruire anche i file mancanti qui dentro!”
Certo è un lavoro molto duro si sudano sette camice ma i "nostri" neuroni sono plastici ovvero hanno quella immensa capacità di creare nuove sinapsi nei modi più creativi.
Plasticità ecco! oltre al desiderio, al "vedere oltre" l'altra qualità di un vero analista.
Plasticità che il nostro cervello possiede profondamente. Là in fondo al nostro cervello, la più antica.
La in fondo dobbiamo andare, dobbiamo affondare dottori con i nostri pazienti, scendere, aver paura  tanta ma è li in fondo che dobbiamo pescar sinapsi.
Immergersi anima e corpo e affondare nelle viscere della nostra psiche insieme, oppure uno scende e l'altro aspetta pazientemente vegliando, garantendo una possibilità di salvezza in caso estremo, ma sempre "insieme".
Una volta mi fu proposta la cosa più oscena che potessi fare nella mia vita scendere dentro la terra in cordata. Ero scesa da montagne, salita su mongolfiere, calata da rocce a picco sul mare ma andare là sotto ... mi venne molta angoscia poi un amico mi disse: " fai un gran respiro, abituati alle viscere". Mi prese per mano e mi disse "ora "possiamo scendere. Lo vidi tranquillo ed io feci una cosa per me fino ad allora inaudita: ero nella terra in uno spazio non più grande della cella di Panagulis. Lui mi chiese: vuoi scendere ancora?  Si ! scendiamo. E li uno spazio si aprì era accogliente, caldo umido una pace infinita. Una montagna al contrario.
Poi arrivò l'ora di uscire e dovevo passare da un buco molto stretto. Avevo metà busto fuori spinsi con tutte le mie forze. L'adrenalina era alle stelle. Uscii sporca di fango tremante e dissi : ma è come nascere! Dovetti ubriacarmi all'uscita quasi un festeggiamento per la mia nascita.
Scendiamo Dottore scendiamo che poi nasco!
 
Alekos: Σ 'αγαπώ και πάντα θα σε αγαπώ
Oriana:Cosa significa?
Alekos:Significa ti amo e ti amerò sempre.
Oriana:Ripetilo! E se non fosse così ?
Alekos:Sarà così.
Oriana :Tento l'ultima vana difesa,  niente dura per sempre, Alekos
Quando tu sarai vecchio e...
Alekos: No, io non sarò mai vecchio
No , morirò molto prima. E allora si che dovrai amarmi per sempre!
 
 
BLOCCO
 
Mare calmo con crepe impercettibili; una luce simulata
spalma le nuvole basse. Non ricordare,
non dimenticare. Il presente – dice; – quale presente? La notte
giunsero messaggeri muti, sedettero sulla scala di pietra,
tirarono fuori i fazzoletti, se li stesero sulle ginocchia,
poi li piegarono di nuovo. Partirono. Uno
aveva una cicatrice dalla tempia fino al mento. S’arrestò,
indicò in direzione del mare e si strinse la corda alla vita.
Allora posammo a terra le lampade a olio e vedemmo la nostra ombra
inerpicarsi pelosa, immensa, senza ossa, sopra il muro bianco.
da «Pietre, ripetizioni, sbarre» Ritsos

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