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CROLLO PONTE MORANDI: COSA PUO’ INSEGNARCI LA RETE. di Francesco Bollorino

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10 settembre, 2018 - 10:58
di Redazione POL.it
Non so in quanti, tra chi mi legge, sanno che la Rete, Internet e tutto quello che ne consegue in termini di mutamenti tecnologici e sociali, si basa su una geniale intuizione di due esperti di informatica americani, Robert Kahn e Vinton Cerf, vecchia ormai di 45 anni e immutata da allora anche se il suo uso è evoluto nel tempo finendo in qualche modo per “nasconderla” agli occhi di tutti noi, immersi dentro una rivoluzione tecnologica la cui portata e il cui peso sociale stiamo pian piano riconoscendo ma soprattutto volenti o nolenti vivendo.


 
Sto parlando del Protocollo TCP/IP (Transmission Control Protocol / Internet Protocol) che “sottostà” a tutti i trasferimenti di dati che avvengono in rete qualunque sia la tipologia di tali dati (testo, immagini, video) e qualunque sia l’apparecchio che usiamo per connetterci.
 
Ecco cosa dice Wikipedia riguardo a tale Protocollo:
La commutazione di pacchetto, ora base dominante della tecnologia usata per il trasferimento di voce e dati in tutto il mondo, era un concetto nuovo e importante nelle telecomunicazioni. Mediante questa tecnica, i messaggi e le informazioni vengono suddivisi in pacchetti dati di lunghezza fissa e ogni singolo pacchetto diventa un'unità a sé stante, capace di viaggiare sulla rete in modo completamente autonomo. Non è importante che tutti i pacchetti che compongono un determinato messaggio rimangano uniti durante il percorso o arrivino nella sequenza giusta. Le informazioni che essi convogliano al loro interno sono sufficienti per ricostruire, una volta arrivati a destinazione, l'esatto messaggio originale.”
 
Geniale non trovate?
Ebbene io credo che al “problema dei problemi” che attanaglia oggi Genova e i Genovesi ovvero la ricostruzione sicura e rapida del Ponte Morandi sarebbe opportuno provare ad applicare il protocollo TCP/IP allo scopo di efficientare davvero il processo.


 
Per farlo credo occorrerebbe spacchettare il “problema” e vedere come far si che i singoli pacchetti (azioni da fare) possano arrivare al posto giusto, nel momento giusto, senza necessariamente essere messi in fila o senza ostacolarsi reciprocamente.
 
Proviamo a spacchettare le cose in prospettiva di avere il ponte di nuovo in piedi nel minor tempo possibile: abbiamo le azioni ovvero abbattere il ponte attuale, progettare il ponte nuovo, costruirlo.
Io credo che queste azioni non siano da porre in termini linearmente susseguenti ma possano raggiungere l’obiettivo per strade diverse e parallele proprio come i pacchetti del Protocollo TCP/IP.
 
Provo a spiegarmi meglio: nell’attesa di abbattere il ponte (magari anche per le necessità della Magistratura in termini d’inchiesta visto che le responsabilità ci sono di certo e nessuno credo voglia non siano accertate) si può e si deve procedere alla progettazione e alla costruzione. Se il ponte sarà come si spera in acciaio e sarà fatto secondo il modello semplice ed evocativo proposto da Renzo Piano cosa vieta al buon senso di iniziare la costruzione? Ovviamente per spacchettare va capito dove e come saranno costruiti i pezzi, come saranno suddivisi per renderli trasportabili (stiamo parlando più a meno, solo per quanto riguarda la parte carrabile, di un manufatto largo più di venti metri e alto più di 4, lungo più di un chilometro giusto per dare l’idea delle dimensioni degli oggetti da far arrivare in loco, trattandosi di acciaio che non può essere fuso nell’alveo del Polcevera), che logistica occorre attivare per creare un sistema realmente rapido. Tutte queste cose possono avvenire da oggi senza attendere la demolizione, anche essa da spacchettare come tempi e modi ovviamente in funzione della rapidità, del minor impatto possibile e della sicurezza.
 
Ecco io vorrei, come genovese, che tutta la catena decisionale fosse veramente alla luce del sole e non a post su Facebook o Twitter (per altro veicolati dal Protocollo TCP/IP), per capire cosa si sta facendo e come.
 
A volte guardare al passato può essere utile e le suggestioni che ne derivano essere degne di attenzione.
Saprà la politica urlata di questi tempi farlo?
Spero di non dovere essere tra un anno a ripetere queste cose…

PS La rete non dorme mai e mi domando perchè sempre seguendo il suo "esempio" le opere di urbanizzazione in cantiere o già avviate non possano seguire turni di lavoro H24 come il buon senso e la decenza imporrebbero....


 

 

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