DI DIRITTO E DI ROVESCIO
Legge e Giustizia dalla parte dei più fragili
di Emilio Robotti

Vite parallele: Matteo Salvini e Cédric Herrou.

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9 febbraio, 2019 - 16:06
di Emilio Robotti
Che cosa hanno in comune il Ministro dell’Interno italiano, leader della Lega, e Cédric Herrou, un contadino francese della Val Roja?
Entrambi pensano che la gestione dei migranti sia una questione attuale, importante, da affrontare secondo la propria opinione in materia; entrambi, avendo una ben precisa (ed opposta) idea su come vada affrontata la situazione dei migranti, hanno pubblicamente dichiarato di essere disposti a farsi giudicare e condannare da un tribunale pur di essere coerenti con sé stessi e con le proprie idee e soprattutto azioni.

E così, Cédric ha sfidato le istituzioni ed ha ospitato e salvato, insieme ad altri volontari, senza guadagnare nulla se non di essere processato in più gradi di giudizio, migliaia di migranti che cercavano di passare il confine francese e che venivano respinti dalla polizia francese.
Matteo (insieme ai propri alleati e colleghi di governo) ha chiuso i porti, dichiarato che la “pacchia” era finita, lasciato per giorni e settimane decine di persone – comprese donne incinta e minori non accompagnati, raccolti dopo essere naufragate -  sulle navi che li avevano salvati. Ha sgomberato il mare dalle navi delle ONG che salvavano i migranti in difficoltà. E ne sono conseguiti naufragi e morti.

Certo, Matteo non è un semplice contadino: è un vicepresidente del consiglio italiano oltre che ministro, queste cose le ha fatte fare da altri gerarchicamente sotto ordinati. Mica lui in persona.
Però, Matteo ha sempre dichiarato di essere disposto ad essere anche processato per le sue azioni e anche di fronte al procedimento penale per il caso diciotti ha confermato di essere disposto ad affrontare un giudizio, ritenendo di essere nel giusto. Si è assunto le sue responsabilità-
Cédric è stato condannato per la sua attività. Ha affrontato tutti i gradi del processo. Lui e gli altri hanno però ottenuto, essendo alla sbarra, dalla Corte Costituzionale, l’affermazione che il principio di fraternité si applica alla legge francese; che ogni cittadino ha la libertà di aiutare gli altri, a scopo umanitario, senza tener conto della regolarità del soggiorno sul territorio nazionale di chi sta aiutando.
E così, la Corte di Cassazione ha annullato la condanna di Cédric e quella di un altro volontario che avevano aiutato i migranti, sulla base del principio della fraternitè, rinviandoli per un nuovo giudizio alla Corte di Appello. Forse, Cédric verrà condannato per aver aiutato i migranti a varcare la frontiera; ma certamente non per averli aiutati, ospitati, rifocillati in territorio francese.
Matteo, quando il Pubblico Ministero ha chiesto l’archiviazione per il caso Diciotti, ha ribadito la propria determinazione a fare quello che riteneva giusto e a farsi anche processare. Di infamia in infamia, di annegato in annegato, dopo la richiesta di archiviazione, siamo arrivati al caso sea watch 3 con identica situazione di trattenimento a bordo di naufraghi, compresi minori non accompagnati. Contro tutto e tutti, compreso il diritto internazionale. Contro i Diritti Umani, come sempre.
Ma quando il Tribunale dei Ministri ha rigettato la richiesta di archiviazione per il caso Diciotti ed è stata richiesta l’autorizzazione a procedere al Senato, come sappiamo, Matteo non ha più voluto essere processato. Si rischia una crisi di governo, sulla possibilità che l’operato di Matteo venga esaminato, in un regolare processo e con possibilità di difendersi, davanti ad un Giudice terzo.
Giudicate voi dove stia la coerenza, dove l’etica, dove il coraggio, dove la codardia, dove l’infamia nelle scelte e nelle azioni di questi due uomini del nostro tempo: il contadino, ed il ministro.

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