GALINA E LE REGOLE DI UNA PERFETTA AMMINISTRAZIONE PUBBLICA

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23 agosto, 2020 - 08:09

Sul tavolo dell'assistente sociale Galina Cocimelova arriva alle 17.30 di un freddissimo venerdì d'inverno un dispaccio: nel kolchoz di Derigrad le scorte di grano stanno per esaurirsi e i contadini rischiano  di morire di fame. Manca mezz'ora alla chiusura dell'ufficio, che riaprirà il lunedì successivo.  

Galina legge con sgomento e sincera partecipazione la lettera, interrompendo per un attimo la solita procedura standardizzata che conclude la giornata di lavoro. 

Il pensiero dei contadini in pericolo la colpisce profondamente e si affretta senza indugio a posare la lettera al centro della scrivania, in bella evidenza in modo da averla davanti agli occhi lunedì all'apertura del servizio. 

Dovete sapere che Galina ha votato la sua vita al servizio dei cittadini, che si rivolgono a lei per i problemi più disparati. Piccola come uno scricciolo, ma forte come una giumenta. Questa è la definizione che ha dato di lei un funzionario del partito, suo diretto superiore. 

Galina è sempre disponibile. Non si limita a fare il suo dovere, ma  spiega all'utente in modo circostanziato le procedure che deve seguire. Per timore di non essere abbastanza chiara, scandisce le parole, semplifica addirittura la costruzione della frase, evitando vocaboli difficili e soprattutto alza di molto il tono della voce. Si aiuta anche con i gesti, tanto che si ha l'impressione che gli interlocutori siano tutti sordi o tutti scemi. 

Al preciso scoccare delle 18 Galina timbra il cartellino e si appresta a trascorrere il sacrosanto riposo settimanale. 


 

Alle 8 in punto di lunedì è già operativa e non vede l'ora di comunicare al compagno collega il dramma che sta vivendo il kolchoz di Derigrad. "Buongiorno, compagno Vlad. Timbra che ti dico una cosa". Per Galina timbrare è un gesto sacro, che sancisce con precisione assoluta il momento in cui un privato cittadino si trasforma in un soldato al servizio della comunità. 

Seduta alla scrivania, inforcati gli occhiali, esamina con la massima attenzione il dispaccio e si affretta, solerte, a compilare una lettera dettagliata con la procedura per la richiesta eccezionale di grano a causa di eventi imprevedibili. 

Purtroppo il corriere che si occupa della corrispondenza e che passa soltanto al lunedì in prima mattinata è già partito. Non le resta che aspettare la settimana successiva, come prevedono le regole dell’amministrazione. D’altra parte nel caso di specie non è prevista alcuna deroga  ai tempi stabiliti dalla normativa vigente. Lo verifica dopo un’attenta lettura del protocollo d’intesa firmato dal Comitato Centrale delle Politiche Sociali. 

I giorni passano e Galina svolge con diligenza il proprio lavoro, anche se il pensiero dei contadini di Derigrad ogni tanto fa capolino nella sua mente laboriosa. 

Finalmente la lettera la settimana dopo viene consegnata al corriere e a Galina non resta che attendere la risposta. Si augura con tutto il cuore che i tempi siano rapidi, compatibilmente con gli adempimenti tecnici e i problemi legati alla vastità della grande Patria Russa. 

Non potete immaginare la sua emozione quando, circa quindici giorni dopo, riceve dalle mani del corriere una lettera che porta il timbro postale della città di Derigrad. 

Interrompe immediatamente, cosa per lei inaudita, ciò che stava facendo e apre  la busta, immergendosi nella lettura. 

La lettera contiene il modulo di richiesta per il grano. La esamina con estrema attenzione e resta sgomenta nel verificare che il modulo utilizzato (XP37/14) è obsoleto, essendo stato di recente sostituito dal modulo XP37/15. Per scrupolo controlla che la circolare con l’aggiornamento sia stata recapitata a tutti i kolchoz delle Repubbliche sovietiche. Tutto è assolutamente in regola e non le resta che preparare un’altra lettera per il kolchoz di Derigrad nella quale spiega, andando addirittura oltre ai suoi obblighi istituzionali, quale sia la procedura che i compagni contadini devono utilizzare per richiedere all’Ufficio Centrale l’invio del modulo corrente.   

E’ inutile dilungarsi a descrivere per filo e per segno tutte le vicissitudini della questione. L’encomiabile tenacia di Galina finisce per averla vinta e nel giro di meno di tre mesi la richiesta di grano che viene recapitata dal corriere è assolutamente corretta e risponde a tutti i criteri previsti dall’Amministrazione Centrale. 

Galina a quel punto, dimostrando ancora una volta la sua abnegazione, si reca personalmente a Derigrad con il nulla osta per la consegna del grano al kolchoz in difficoltà. 

Non potete nemmeno immaginare il suo turbamento quando, all’arrivo a Derigrad, scopre che tutti i contadini e il bestiame sono morti. Solo una cosa la conforta, il fatto di aver compiuto fino in fondo il suo dovere. È con questa consolazione nel cuore che fa ritorno a casa, pronta a riprendere con  solerzia il suo lavoro al servizio della comunità.


 

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