PENSIERI SPARSI
Tra psichiatria, impegno civile e suggestioni culturali
di Paolo F. Peloso

“RITORNO A BASAGLIA?” 1. L’ultima notte da file word

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2 aprile, 2022 - 10:35
di Paolo F. Peloso
Un mese e mezzo di sospensione. Credo che questa rubrica, di solito a cadenza quindicinale, non avesse conosciuto finora una pausa così lunga. È stata necessaria per concentrare ogni momento che non fosse lavoro sugli ultimi ritocchi a qualcosa alla cui realizzazione lavoro da tre anni, e di cui due anni fa avevo dato qui notizia la prima volta (vai al link). Tre anni passati a chiedere a me stesso tutti i giorni: chi è stato Franco Basaglia? E cosa possiamo ancora farcene noi?
Una figura poliedrica: è stato il nuovo direttore che, appena entrato in un ospedale psichiatrico all’inizio degli anni ’60, ha sentito che stare lì faceva male agli internati, e anche ai medici e agli infermieri, e ha pensato per primo che lo si dovesse distruggere; per questo, la Legge 180 che ha chiuso nel 1978 gli ospedali psichiatrici in Italia porta il suo nome. Ed è stato una delle figure di riferimento del ’68 italiano, che ha condiviso con tanti il progetto di una società più inclusiva, più libera, più giusta. Ma io credo che sia stato prima di tutto uno psichiatra, che ha fatto e scritto cose importanti per la psichiatria; o almeno, come ebbe a dire lui in una famosa intervista, abbia cercato di esserlo, come tutti noi. Uno psichiatra, un operatore della psichiatria come lo sono anch’io, come lo sono molti tra coloro che stanno leggendo. Senza negare l’importanza delle sue altre dimensioni, ho sentito che era su questo che occorreva concentrarsi: sul modo nel quale faceva il suo lavoro, il mio, gli ostacoli che ha incontrato e come altri lo avevano fatto prima e cosa gli avevano insegnato, e anche come adesso continuiamo a farlo, questo lavoro che ci porta così vicino al nucleo di verità più profondo della persona, provando a indovinare cosa ne penserebbe lui, di quello che facciamo.




Stanotte non riesco a dormire. Finora il libro mi apparteneva, potevo  togliere, aggiungere, cambiare. L’ho fatto fino all’ultimo. Sembrava potesse andare avanti così tra noi, alla ricerca del contenuto e della forma migliori, all’infinito. Ma ora avverto che il mio rapporto con il libro sta cambiando. Dalla familiare e casereccia vitalità del word – togli, cambia, aggiungi, soprattutto aggiungi – all’algida rigida bellezza del PDF. Ciò che è scritto, è scritto, e cambiarlo diventerà più complicato. Le pagine non scorreranno più liberamente. Benedette queste cose che scrivo per Pol. it, dove anche tra dieci anni potrò sempre rimettere le mani. Scripta volant: magie del web.
Adesso bisognerà pensare soprattutto a dargli forma; le parole stanno quasi per perdere significato, diventare oggettini da scambiare tutt’al più tra loro per non fare scorrere giù le pagine. Le telefonate sempre più concitate con Angela, il gentile e simpatico angelo custode alle cui cure l’editore mi ha affidato, divertita più che infastidita (o almeno, gentilmente così mostra) dei miei ripensamenti. I bruschi sbalzi dell’umore tra me e me: è venuto bellissimo, è tutto da rifare. Cosa ne dirà questo, quello, quell’altro. .. Le altre volte è stato diverso. Scrivere della medicina del Seicento, della psichiatria dell’Ottocento, di fascismo e resistenza è storia, fatti loro. Qui è diverso: scrivere degli ultimi settant’anni di storia è scrivere di me, di noi
Cosa mi è venuto in mente di scriverlo, mi chiedo. Non ne avevo nessuna necessità, non ce n’era nessuna necessità. Laze biosas, vivi nascostamente; si vive più tranquilli. È venuto grande come tutti mi avevano consigliato di non farlo, perché i libri troppo grandi nessuno ha tempo per leggerli. E pesano troppo, occupano spazio. Eppure nonostante tutto questo spazio che mi sono preso, tutto questo tempo che pretendo dal proverbiale unico lettore, continua a venirmi in mente qualcosa che dovrebbe esserci, e non c’è. Guardando la libereria, nei prossimi giorni, scoprirò sempre qualcosa che avrebbe dovuto essere citato, persino dopo che il libro sarà in stampa; ormai, sarà tardi.
Poi è bastata la pressione su un tasto; se n’è andato.
Adesso è un individuo autonomo, e devo guardarlo da fuori con rispetto. Solo un po’ d’amor proprio mi costringe a non chiedere ancora l’ultima modifica (poi, in realtà ne ho chiesto per qualche giorno ancora ben più di una). E poi guai a infilarci, per l’ultimo pignolo ritocco, il refuso gigante dell’ultimo momento, quello per il quale non c’è rimedio. Mi è capitato spesso;  questa volta m’impegno con me stesso a non farlo. Non manterrò l’impegno.
Finché verrà un momento che non sarà più possibile; avverto da qualche giorno in modo che sento un po’ persecutorio la fretta di chiudere dell’editore, che mi richiama al cronoprogramma… la tirannia del tempo. Sento che d’ora in poi il libro non mi apparterrà più, sarà in altre mani, di altri: impaginare, stampare, rilegare…
Ho scritto tanto in questi anni, da solo, con altri. Ma per questo libro mi pare diverso; qui mi pare di averci messo più di tutte le altre volte, quando magari facevo solo capolino qua e là nel testo, molto di me. Quello che da trent’anni faccio tutti i giorni feriali, il mio lavoro. Devo sforzarmi di staccarmi da lui, mettergli le corna e cominciare a pensare al prossimo libro che ho già in mente, al prossimo articolo per Pol. it (questo che stai leggendo).
Credo che quando me lo daranno finito, forse non ci riconosceremo, avrà cessato del tutto di appartenermi. Gli cercherò un posto, e sarà come gli altri in fila nella libreria, scritto da me, da un altro, non importa. Lo accompagnerò ancora per qualche presentazione, poi viaggerà solo. Uno in più tra tutti i libri della biblioteca di Babele, quelli che da millenni gli uomini e le donne scrivono e leggono, quelli che tutti i giorni vengono sfornati a centinaia, a migliaia (e come vorrei averli tutti, leggerli tutti). Quelli che vivono in mezzo a noi, di vita propria; a volte capita che ci sopravvivano.  

 
 

La presentazione in anteprima per la Liguria (l’uscita ufficiale è per il 15 maggio) di Ritorno a Basaglia? La deistituzionalizzazione nella psichiatria di ogni giorno, Genova, Erga edizioni, 2022 è prevista per giovedì 28 aprile alle ore 18 alla libreria Feltrinelli di via Ceccardo Roccatagliata Ceccardi a Genova. Introduce Lucio Ghio e intervengono Natale Calderaro, Luigi Ferrannini, Antonio Maria Ferro. Avrei voluto anche altri; spero che ci saranno altre occasioni. C’incontreremo lì: quelli tra voi che potranno e vorranno, io. E poi lui, il protagonista.
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