PERCHE' IL GIOCO D'AZZARDO PUO' INTERESSARE GLI STUDIOSI DELLE TOSSICOMANIE

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10 dicembre, 2012 - 20:02

 

Diverse sono le ragioni che ritengo possano motivare e giustificare l'interesse di studiosi ed operatori delle tossicodipendenze nei confronti del gioco d'azzardo. Come é noto, il gioco d'azzardo compulsivo, l'abuso di sostanze ed il vasto -e poco investigato - campo relativo a forme di relazione con situazioni o oggetti che per alcune persone possono diventare problematiche,patologiche o di vera e propria dipendenza (quali ad es. il computer, la violenza, il pericolo, il sesso,etc, ), presentano tra loro elementi di similitudine ed elementi di differenziazione. Tuttavia la maggior parte degli studi e delle ricerche hanno considerato i diversi fenomeni in maniera indipendente. Questa compartimentazione ha permesso l'approfondimento di analisi e trattamenti specifici, ma la mancanza di una analisi comparata non ha favorito la possibilità di cogliere interessanti analogie e di approcciarsi a questi fenomeni da diverse angolature di prospettiva teorica ed operativa. In questa dimensione, ritengo ad esempio che, il ritrovare nei giocatori d'azzardo una vera e propria sindrome di astinenza (con sintomi simili alla astinenza da oppiacei , Custer 1982 ), possa aiutare a comprendere meglio anche certi fenomeni relativi all'uso di sostanze. Il considerare infatti come l'esclusione di una variabile di tale importanza quale l'uso di sostanze oppiacee, non modifichi il quadro della situazione, credo possa offrire occasione di riflessione non trascurabile. Il fatto inoltre che, la carriera del giocatore d'azzardo segua per alcuni versi percorsi simili alla carriera di molti tossicomani costituisce occasione di interesse. Come é noto infatti molte delle interpretazioni presentate da tossicomani (e da tecnici), sottolineano fortemente il potere di attrazione e gli effetti farmacologici delle sostanze. Potere di attrazione e di ingabbiamento farmacologico certamente potente ed innegabile, la cui assenza tutttavia non impedisce al giocatore patologico le escalation,le ricadute, e molte delle fasi tipiche della vita del tossicomane. Probabilmente nel giocatore esistono, o si costruiscono - nel corso della progressione delle fasi di coinvolgimento - bisogni di ordine simbolico,culturale,ed affettivo che forse nel tossicomane sono oscurati,relativizzati o coperti dalla sostanza il cui uso diventa necessità e giustificazione. D'altro canto non bisogna correre il rischio, quando si parla di gioco d'azzardo( così come di tossicodipendenza) di centrarsi sugli aspetti più evidenti e stereotipati di alcuni soggetti dimenticando o mettendo in secondo piano innumerevoli diverse modalità, significati e coinvolgimenti in questa attività. I due comportamenti (mi riferisco solo al gioco ed all'uso di sostanze essendo difficilmente confrontabili i dati sugli altri comportamenti descritti) non sono nemmeno separati sul piano epidemiologico dove per certi aspetti risultano sovrapposti. Tra i tossicodipendenti e forti consumatori di sostanze la percentuale di giocatori d'azzardo infatti non solo é superiore rispetto al resto della popolazione, ma la maggior parte dei giocatori durante le fasi del gioco eccede nell'abuso di sostanze (psicofarmaci,alcol, cocaina,anfetamine etc) e la clinica evidenzia come non siano infrequenti i casi di soggetti che sostituiscono, integrano oppure alternano l'essere tossicodipendenti con il gioco d'azzardo, attraverso un tentativo di autoterapia, di equilibrio, di compensazione. Sarebbe interessante inoltre riuscire a verificare -quella che allo stato attuale é poco più che una ipotesi -se soggetti che hanno una maggiore vulnerabilità alla tossicodipendenza presentIno tale vulnerabilità anche con le situazioni sopradescritte e viceversa. Altri elementi di interesse ci possono giungere da una comparazione tra le politiche sociali nei confronti dei due diversi comportamenti. In questa prospettiva si possono trovare curiose e forse inattese analogie e paradossi. Mentre elementi altrettanto importanti ci possono giungere dall'analisi dei diversi e simili meccanismi psicologici -individuali e gruppali -messi in atto dal giocatore e dal tossicomane ed i trattamenti terapeutici proposti.Una comparazione tra i due campi permetterebbe inoltre di valorizzare elementi di efficacia e trasferibilità di modelli terapeutici da un contesto all'altro ed anche di utilizzare in contesti meno investigati e “trattati” il patrimonio di esperienze, di intuizioni, di storia , del trattamento delle tossicodipendenze : evitando altresì il ripetere di errori e di facili riduzionismi che molte posizioni in tale settore hanno presentato e per alcuni aspetti purtroppo ancora presentano.

 

Problemi di metodo e di prospettiva teorica nello studio del gioco d'azzardo

Diversi sono i metodi attraverso i quali il gioco d'azzardo é stato analizzato dagli studiosi. Accanto a ricerche basate sul metodo dell'osservazione partecipante o a studi epidemiologici su più larga scala, peraltro difficili da oggettivare causa la difficoltà nel cogliere e circoscrivere l'oggetto di studio (soprattutto se si vuole comprendere considerevole volume di gioco clandestino quale il totonero, le scommesse non ufficiali, bische etc) ,possiamo riscontrare una poca significatività numerica che riguarda le osservazioni cliniche intorno ai giocatori. Contrariamente infatti a quanto avviene per uso di droga, ci troviamo di fronte a numeri sostanzialmente esigui di persone che chiedono aiuto a servizi od a singoli professionisti : un numero certamente basso rispetto alle persone che presentano un'alta frequenza di gioco. Tanto basso da non permetterci di tracciare profili generali della personalità dei giocatori patologici come categoria nosografica - così come alcuni studi farebbero intendere - in considerazione del fatto che coloro che richiedono aiuto potrebbero non essere un campione rappresentativo dei giocatori patologici, ma forse un campione rappresentativo dei giocatori più vulnerabili dal punto di vista psicosociale. Un tentativo di porre ordine e chiarezza a questi problemi potrebbe venire dal DSMIV che, come é noto, definisce, all'interno dei disturbi del controllo degli impulsi non classificati altrove, il gioco d'azzardo patologico come comportamento persistente, ricorrente e maladattativo di gioco d'azzardo (criterio A) tale da compromettere le attività personali, familiari e lavorative, distinguendo però se tale comportamento é attribuibile ad un episodio maniacale (criterio B) e precisando che problemi di gioco d'azzardo possono manifestarsi in soggetti con Disturbo Antisociale di personalità. Tuttavia Valleur e Buchner (1997) evidenziano i pericoli cui questi strumenti potrebbero portare nel costruire una una entità :quella del giocatore patologico.Ma la distinzione stessa tra gioco patologico e gioco sociale risulta tuttaltro che semplice ed univocamente accettata dagli autori , ed il confine tra tra gioco sociale e gioco patologico, tra normalità e disturbo appare tuttaltro che chiaro nella letteratura. Se è indiscutibile l' affermazione che la maggior parte delle persone con problemi di tipo psichiatrico non ricorre al gioco o alla tossicomania, è possibile ipotizzare che non tutti i giocatori (compresi quelli compulsivi) ed i consumatori di sostanze (compresi i tossicomani) presentino alla base e come causa del loro comportamento problematiche di interesse psichiatrico. Un ulteriore limite delle ricerche è costituito dalla apparentemente difficile, ma di fatto poco tentata, conciliabilità e dalla scarsa interazione tra gli studi concentrati nel cogliere gli elementi di deficit, di distrurbo o di deprivazione (individuale e/o sociale) e gli studi centrati invece intorno al cogliere i meccanismi di ricerca e costruzione dell'identità, della carriera, dell'azione collettiva e del significato che i soggetti attribuiscono al loro mondo esperienziale. Una prospettiva che tenti di comparare comportamenti d'azzardo e di uso di sostanze attraverso elementi di lettura che tengano conto di entrambi i modelli, credo possa offrire elementi di integrazione e di arricchimento, limitando i rischi ed i riduzionismi presenti in entrambi i modelli e valorizzandone le potenzialità.

 

Il gioco : problema di patologia o innocua e funzionale attivita' sociale?

Giocare denaro, attraverso varie forme, costituisce un comportamento tuttaltro che raro. Si ritiene infatti che circa l' l'80-90% della popolazione adulta partecipi a forme di gioco d'azzardo, sebbene per circa due terzi di queste persone, il coinvolgimento si limiti a saltuarie partecipazioni a lotterie, estrazioni o scommesse con amici o colleghi di lavoro. Il 3°% circa invece gioca al totocalcio,alla lotteria o alle slot-machines quasi ogni settimana , ed il 5% gioca regolarmente due o tre volte alla settimana. La prevalenza di genere riguarda i maschi ma per alcuni tipi di gioco quali le slot machines e probabimente il lotto,le donne che giocano superano gli uomini. Il gioco d'azzardo presenta quindi all'osservatore ed alla ricerca quantitativa un primo dato di grande diffusione e di sostanziale innocuità sul piano individuale e sociale. Tuttavia accanto a questa dimensione esiste il dato relativo a quelle persone che secondo (Clark, 1966), sarebbero poco meno dell'1% e secondo il DSMIV attorno all'1-3 % della popolazione adulta, (ma a queste vanno aggiunte molte situazioni individuali non così estreme e totalizzanti ma per questo meno problematiche e trascurabili ), per le quali il gioco diventa una vera e propria forma di dipendenza patologica, con costi individuali e sociali molto pesanti in relazione al passaggio ad un gioco sempre più economicamente pesante e calamitante il soggetto che da una parte progressivamente tende a trascurare o mettere a repentaglio il proprio impegno lavorativo,la propria famiglia, la propria salute e dall'altro ad entrare in contatto con organizzazioni criminali che offrono prestiti illegali ad altissimo tasso. Da queste breve osservazioni si può considerare come si possa osservareil gioco d'azzardo da due diverse angolature :una che vede prevalentemente gli aspetti patologici del gioco ed i danni che questo può comportare, ed una invece che ne evidenzia gli aspetti di sostanziale innocuità. Per molti autori infatti il gioco risponde ad un bisogno di socializzazione e di antidoto alle ingiustizie sociali attraverso la la funzione simbolica di abolire le differenze e le ingiustizie. Ma anche a bisogni di sfida al pericolo , di avventura,di ordalia, ,di ruolo ed identità ,di determinazione, di coraggio, di disprezzo per la vita di routine etc (Downes,1976,Goffman1971). Inoltre può costituire una forma di devianza istituzionalizzata (Devereux 1968), ed offrire l'illusione di determinare il proprio destino. Zola (1964), suggerisce invece come lo scommettere , pur non producendo in realtà né svago né guadagno di denaro, non per questo costituisca un'attività sterile, non produttiva o addirittura disfunzionale. Al contrario ,secondo l'autore americano, che basa le sue osservazioni su una esperienza di osservazione partecipante in un locale malfamato, il gioco rappresenterebbe non solo un modo per imbrigliare e incanalare molte delle frustrazioni che altrimenti potrebbero essere distruttive, ma anche un modo per condividere le mete di successo ed i valori della classe media altrimenti, per volontà o incapacità, irraggiungibili. Mentre nella società allargata il successo o il fallimento di una persona ne altera e ne coinvolge l'intero modo di vivere, nel gruppo preso in esame successo e fallimento venivano attribuiti ad un evento fortuito e circoscritto. Non quindi una fuga, un sottrarsi o fuggire dalla realtà, ma una possibilità di essere qualcuno in una microcultura dove i processi di significazione sono basati sulle gratificazioni e sulle ricompense più che sulle punizioni, sui guadagni più che sulle perdite. Ne emerge quindi per molti una visione del gioco quale luogo simbolico e compensativo di accettazione di un'altra esistenza che non si può,non si riesce o non si vuole cambiare. E forse anche in questa chiave si possono cogliere alcune similitudini tra il giocatore patologico ed il tossicomane dove il gioco (o il “gioco con la sostanza”) diventa la passione,l'occupazione,la preoccupazione e la centralità della propria esperienza. Diversamente da altre forme di gioco anche pesante o di abuso di sostanze che tuttavia riescono a rimanere “controllate e confinate”, seppur con molta fatica, entro “luoghi e bisogni” circoscritti.

Osservazioni sui trattamenti e le politiche sociali nei confronti del gioco d'azzardo.

Se si osservano le politiche sociali nei confronti del gioco d'azzardo e della tossicodipendenza si evidenziano curiose analogie e curiosità. Non credo possa infatti sfuggire il fatto che così come come esistono sostanze (farmaci) legali e sostanze (droghe) illegali , esistae una forte attività di gioco d'azzardo “pulito”, (promosso, incentivato e gestito dallo stato), parallelamente ad un mondo di gioco considerato illegale e spesso gestito dalla criminalità organizzata alla quale peraltro lo statosembra aver attuato una vera e propria “concorrenza “attraverso l'adozione di nuovi sistemi di gioco,di maggiore diffusione delle ricevitorie,di snellimento delle procedure. Anche i temi, le analisi, le posizioni addotte a favore di una liberalizzazione, di una maggiore repressione o controllo da parte dello stato sono presenti in entrambe le attività . Tuttavia in entrambi gli ambiti il dibattito slle politiche poco ascolta le ragioni ed i bisogni della clinica. Si pensi ad esempio alla difficoltà di muoversi all'interno di una polarizzazione che vede da una parte una retorica di tipo moralistico (incentrata ad enfatizzante i danni individuali e sociali ed a sollecitare interventi di controllo sociale) e da un'altra parte da una retorica di tipo liberalista che richiama la libertà dell'individuo, gli aspetti di socializzazione e la sostanziale innocuità sociale della pratica del gioco d'azzardo.

Rispetto alle politiche di intervento si può osservare tuttavia una ulteriore e curiosa analogia che ha graduelmente portato a definire obiettivi di trattamento non esclusivamente monocentrati all'astinenza, ma diversamente articolati e che prevedono obiettivi mirati ai diversi pazienti e fasi di trattamento finalizzate alla moderazione, al controllo del sintomo alla riduzione dei danni. Matura é infatti in entrambi i settori la consapevolezza che non esiste uno stesso trattamento valido per tutti i soggetti ma risulta necessaria l' adozione di trattamenti multimodali e multifasici. Trattamenti cioé che possano prevedere e comprendere aspetti diversi del problema (individuale,familiare,economico,etc) e fasi diverse di trattamento a seconda delle evoluzioni cliniche del soggetto. Obiettivi quindi apparentemente di minore impegno ma più raggiungibili da molte persone implicate nel problema (interventi a bassa soglia di accesso) . Si pensi ad esempio a programmi “di tipo sostituivo”, che prevedono l'arruolamento di giocatori “pesanti” in tipi di gioco che sembrano non creare alcuna (o minore o meno rischiosa o più controllabile) dipendenza, come il totocalcio e la lotteria, promuovendo altresì strategie che aiutano a mantenere il controllo in quegli ambienti, come i casinò e le ricevitorie, che potenzialmente creano dipendenza. Questa posizione tuttavia raramente é accettata da parte dei gruppi di auto-aiuto storici (alcolisti anonimi,gamblers anonymous,narcotici anonimi) o di molte comunità terapeutiche che restano invece rigidamente fedeli al concetto di non possibile autocontrollo, di astinenza completa e di più o meno esplicito rifiuto di modelli alternativi.

Per quanto riguarda invece l'analisi del problema a livello scientifico si evidenziano due posizioni di fondo. Chi ritiene vi sia una icategoria specifica di persone affette da gioco d'azzardo patologico e che come tali necessitano di un trattamento specifico e specialistico, chi ritieneinvece che tale problema debba essere trattato non come sindrome specifica, ma considerando la persona nella sua globalità e non isolandone alcuni tratti facendone categoria. Secondo questa posizione, quella del giocatore compulsivo non é una categoria psichiatrica sostenuta da sufficenti riscontri empirici ( De Leo) e pertanto chi richiede aiuto anche in relazione ai problemi legati al gioco andrebbe aiutato facendo riferimento basilare condizione di persona in difficoltà piuttosto che agli specifici aspetti di giocatori coartati. Da una parte quindi studiosi attenti a cogliere ed isolare comportamenti di gioco problematici ed ad elaborare trattamenti specifici per trattare ed eliminare o quantomeno ridurre tali comportamenti, dall'altro invece studiosi attenti a collegare e trattare tali comportamenti all'interno di trattamenti terapeutici non specifici.Alcuni autori si spingono alcora oltre nel evidenziare i rischi del considerare i giocatori etichettati come patologici come categoria a sé, e quindi della possibilità di considerare tutti i problemi legati al gioco in generale come delle forme minori, di esordio,larvate, di gioco patologico utilizzando la nozione di giocatore sociale per designare le persone che pur presentando difficoltà legate al gioco non ripondono ai criteri del dsmiv, e trasformando di fatto “l'intervento in aggiustamento normativo dei comportamenti”.

Non sono semplici ed inessenziali posizioni teoriche.L'aderire ad una o all'altra posizione infatti non solo sottintende un diverso modo di leggere il fenomeno, ma significa anche una diversa organizzazione di servizi, di atttività ed anche di identità per i clienti.

 

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Glencoe

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