INTERVISTA A R. TATARELLI

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30 novembre, 2012 - 14:07

Nel suo intervento ha definito l'originario ruolo dello “Stigma” quale marchio identificativo posto sul bestiame e sugli schiavi, che voleva ben differenziare le due opposte condizioni di proprietà e di schiavitù ed il non riconoscimento della dignità umana, a costituire una sorta di ferita e di contrasto all'interno della specie. Il Cristianesimo avrebbe trovato una sorta di soluzione, sfruttando il prezioso aspetto spirituale insito nello stigma, con il riconoscimento di Dio come unico padrone ed il conferimento delle stigmate ai Santi…

L'aspetto caratteristico, che poi è proprio caratteristico del Cattolicesimo, è l'invenzione dell'individualità, della categoria dell'individualità, quindi non più semplicemente l'importanza di una persona che dipende dal gruppo di appartenenza, ma l'importanza della persona di per sé e quindi il suo riferimento come individuo a qualcosa di trascendente. L'idea d'individuo è un'idea che si sviluppa nella cultura occidentale: dove trova maggiore sostegno è proprio nell'ambito della psicoterapia, e soprattutto nella psicoterapia individuale. Lì uno stigma viene considerato come una sorta di autoterapia fallita: vale a dire l'individuo si sforza in qualche modo di riuscire ad affermarsi di fronte ad un senso comune che non lo riconosce, non ci riesce, si crea una sorta di area intermedia sintomatica che appunto è un tentativo di autoterapia. Per questa ragione, quando si fa la psicoterapia non si tende a sopprimere il sintomo – ed in ciò è differente dal trattamento farmacologico – si tende a cercare di decifrare il sintomo, in modo da far sì che si possa
restituire una possibilità di individuazione all'individuo come terapia. 

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