Intervista a Caterina Vecchiato

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28 novembre, 2012 - 16:05

 

Gentile prof.ssa Vecchiato, stamattina nella prima sessione di apertura del congresso "Artistica-Mente" si e’ parlato soprattutto dell’arte intesa come terapia,ma cos’e’ esattamente l’arte terapia secondo lei?

 

Stamattina abbiamo avuto una visione generale dell’arte-terapia nel senso che si sono viste le piu’ importanti interrelazioni di questa dimensione terapeutica: la poesia, la pittura e nel primo pomeriggio la musicoterapia.

I diversi relatori hanno affrontato il tema di queste discipline,pero’ tutti mettendo in rilevanza un aspetto che riguarda l’elemento piu’ creativo ,piu’ ludico, emotivamente piu’ significativo,ossia di ritrovare un tramite relazionale attraverso questo tipo di espressioni.

Tra le due facce, quelle dell’espressione artistica e invece quello che può essere l’aspetto della creativita’ che è insita in ogni persona umana,al di la’ del livello che può raggiungere un’opera,anche da un punto di vista estetico,mi sembra che vi sia in qualche modo la possibilita’ di usare queste tecniche,queste modalita’,queste espressioni per ritrovare una dimensione relazionale piu’ autentica ;non la vedrei pero’ come una definizione in termini codificati ,la mia e’ piuttosto un insieme di suggestioni che mi sono scaturite nel corso della mattinata.

 

Infatti nel corso della mattinata si e’ parlato di come l’arte-terapia possa essere sia un lavoro,una fatica,un impegno,sia ,come diceva il prof.Conforto qualcosa che ha a che fare col "meraviglioso" o gioia del vivere come lei lo ha definito,per cui noi ci chiediamo,in termini di futuri terapeuti, che cos’e’ esattamente l’arte come terapia? E’ un lavoro, una fatica,un qualcosa in cui confrontarsi per tollerare le proprie frustrazioni e guardarle o e’ quel "meraviglioso"che, come diceva il prof.Conforto, puo’ talora dare un’eccessiva immedesimazione e quindi scaturire quasi in una dimensione delirante? Quanto puo’ essere importante valutare questo rischio?

 

Devo dire che io ho un po’ di difficolta’ a fare un discorso molto concreto legto a questi aspetti di utilizzo dell’arte, della creativita’,rispetto alle cure ,alle terapie;questa e’ una mia difficolta’ personale, come dire, so che non e’ il mio ambito e non me la sento correttamente di dare una risposta proprio in termini esaustivi riguardo questa questione.

Penso senz’altro che questo tipo di tecniche siano delle modalita’ per entrare in contatto,in comunicazione col paziente molto preziose,anche con tutti i rischi che ne possono derivare.

Infatti questo rischio c’e’ comunque quando veniamo in contatto con queste persone che hanno delle malattie mentali, per cui si richiede una certa competenza,un trening per cosi’ dire.

 

Un ultima domanda: in base alla sua esperienza lavorativa:come vengono utilizzate poi nella pratica le esperienze di arte-terapia? Sono incentivate?Ci sono difficolta’?

 

Io ho un’esperienza adesso molto importante rispetto all’ S.P.D.C. che dirigo; sono arrivata in questa unita’ operativa che e’ l’ospedale S.Croce e Carle.

Qui utilizzano gia’ da tempo delle tecniche che hanno a che fare con l’arte-terapia,musico-terapie,poi di recente c’e’ anche la pet-therapy.

E’ un’esperienza molto particolare, nel senso che con il tipo di pazienti che trattiamo ,pazienti in fase acuta, ci sono dei problemi specifici per cui la possibilita’ di usare questi strumenti ci offre dei vantaggi importanti che riguardano soprattutto un contatto piu’ vicino e sentito della loro dimensione interna.

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