La comunicazione nelle liste di discussione online

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19 novembre, 2012 - 19:06

"In psychoanalytic terms, computers and cyberspace may become a type of 'transitional space' ...
the intermediate zone between the Self and the other which is a part of Self and a part of the other"

(John Suller)

 

 

Che cos'e' una mailing-list

 

Il mio intervento di oggi ha per oggetto i forum di discussione on line, le cosiddette mailing- list. S'intende per mailing-list (credo occorra non dare per scontato che tutti conoscano, allo stato attuale, il significato di questi termini che sono invece di uso comune per chi frequenta la rete) un gruppo di discussione, aperto a quanti vi si iscrivono, che puo' essere di tipo generalista (avere, cioe', un tema allargato come, nel nostro caso, la psichiatria) o specifico (a tema circostanziato come, sempre nel nostro caso, settori della psichiatria quali la psicoterapia, le Comunita' Terapeutiche, le droghe, e cosi' via).

Dal punto di vista meccanico, si tratta di un sitema automatizzato di distribuzione dei messaggi, inviati dai membri, a tutti gli iscritti. Le liste sono in genere coordinate da un conduttore, l'owner, il quale ha il compito di leggere tutti i messaggi che arrivano, a volte sollecitare argomenti, fornire informazioni, moderare le discussioni, sul tipo dei moderatori dei dibattitti televisi, a tutti noti. La maggior parte delle liste sono ad accesso libero, cioe' non moderate, per cui chiunque sia iscritto puo' inviare il messaggio che vuole e l'owner puo' semmai limitarsi a commentarlo, ma non puo' filtrarlo; esistono pero' anche listemoderate, in cui, in genere per problemi di netiquette si ha la possiblita' di filtrare messaggi ritenuti impropri rispetto all'uso della lista stessa.

Dal 1996, il Dipartimento di Scienze Psichiatriche dell'Universita' di Genova, primo in Italia in ambito accademico, ha messo a disposizione di tutti gli operatori psichiatrici italiani alcune mailing-list tematiche. Una appartiene al tipo generalista, psic-ita; altre due al tipo specifico: psic-com (che ha per tema la psichiatria di Comunita' terapeutica) e dipendenze (che ha per tema il lavoro dei Sert e la tossicodipendenza); e' recentemente sorta una lista moderata, "Casi nei servizi". (DIAPO 1)

Da poco meno di un anno, mi occupo congiuntamente della coordinazione di psic-com (nata nel '97) e della comunicazione Internet Fenascop. E' chiaro che le due attivita', visto il ruolo chiave che la Fenascop ha nel mondo delle Comunita' Terapeutiche, non solo vanno insieme ma rappresentano l'una il complemento ottimale dell'altra. Mentre la Fenascop e' dotata, come molte associazioni, di una sua mailing-list interna ad uso dei soci per comunicazioni soprattutto informative, psic-com ne dovrebbe rappresentare il parallelo, diciamo cosi', culturale, in quanto serbatoio a cui sono iscritti colleghi di varia provenienza, che si occupano di C.T. a vario titolo ma non solo (l'esperienza ha infatti finora evidenziato che sono iscritti alle liste specifiche molti degli stessi iscritti a psic-ita, cioe' alla lista generalista). Direi che la presenza della Fenascop in rete, fortifica l'esistenza di psic-com e ne rende possibile un'eventuale cornice. L'obiettivo complessivo di questo lavoro congiunto - gestione internet delle pagine Fenascop e di psic-com - va, nelle nostre intenzioni, nella direzione di favorire e di creare quella cultura di Comunita' e di rete di cui tanto si parla in psichiatria ma che non sempre riesce nella realta' a decollare.Ci sembra che Internet, ed in particolare l'uso delle mailing-list (va ricordato che la posta elettronica, piu' del web, e' la vera rivoluzione telematica, e' lo strumento in assoluto piu' utlizzato e di cui la mailing-list rappresenta l'utilizzo piu' evoluto) possa andare di pari passo col radicarsi di una vera cultura di rete, una rete di persone e di servizi, in cui avvengano scambi, conoscenze, dialoghi, informazioni, e contatti finalmente possibili con tutto il mondo in tempi assai rapidi.

Quanto detto finora e' un tentativo di definire cos'e' una mailing list, ma e' ben lungi dal descriverne la natura. I forum di discussione on line, ormai numerossimi nel mondo e soprattutto negli USA (se ne contano piu' di 24.000, su ogni tema dello scibile umano), sono un fenomeno del tutto nuovo nella storia dell'uomo, rappresentano cioe' un tipo di agglomerato umano definito mediatico, vale a dire veicolato da un mass-media (allo stesso modo della radio e la televisione), ma nel contempo virtuale, cioe' esistente esclusivamente on line. Possiamo dare a questa peculiare forma di gruppalita' il nome di gruppalita' virtuale.

 

 

La gruppalita' virtuale

 

Come psichiatra di Comunita', i gruppi rappresentano il mio pane quotidiano. Mi sono dunque trovata, in tempi brevi, sufficientemente a mio agio una volta catapultata nel complesso universo delle mailing-list (fenomeno di cui non avevo alcuna conoscenza, ma dove l'aspettopropriamente tecnico si impara, a mio avviso, rapidamente).

La sensazione immediata e' stata quella di trovarmi all'interno di un grande gruppo, quello che si chiama il large group , o gruppo allargato (che conta, per quanto siano limiti arbitrari, piu' di trenta membri). La lista psic-com, piu' o meno come le altre, ha circa duecento iscritti, di ogni parte d'Italia, in continua crescita A chi frequenta le mailing-list con assiduita', come e' il mio caso, e abbia nel contempo esperienza di gruppi di lavoro (di cui, credo, la Comunita' terapeutica e' luogo di osservazione privilegiato, benche' non unico, trattandosi di dinamiche che riguardano tutti i gruppi istituzionali) non puo' sfuggire la sensazione di trovarsi all'interno di fenomeni analoghi: sono cioe' attive, all'interno delle mailing-list, quelle stesse dinamiche che si attivano nei grandi gruppi, spesso bizzarre e inconscie, da cui veniamo facilmente travolti e che possiamo, in senso lato, definire 'psicotiche', cioe' causa di un momentaneo e/o parziale distacco dalla realta'.

Questa e' stata la prima senzazione forte. La gruppalita' virtuale e' intrisa di fantasie ancor piu' di quella reale, e' teatro di aspetti fantasmatici e inconsci che qui, date le peciliarita' del mezzo, vengono rapidamente proiettate e scisse, in un caleidoscopio multiforme e continuo di cui la rete e' il grande palcoscenico.

Possiamo cosi' puntualizzare alcune caratteristiche fenomeniche delle mailing-list, comuni a tutte le m-l nel mondo. Alcuni di questi aspetti si ritrovano analoghi nel gruppo reale, altri sembrano invece specifici :

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • alta presenza di "membri silenziosi" (c.d. lurker) coloro che leggono la posta ma non inviano mai messaggi (e neanche si ritirano, tanto che qualcuno parla di "voyierismo"), e comparsa a volte di "recitatori di monologhi" ( mi sembra qui appropriata la terminologia di Hinshelwood, 1987)
  • alta frequenza di rapidi ed intensi fenomeni emotivi e relazionali tra gli iscritti, come i c.d. "flames", brevi litigi che in seguito svaniscono e dopo i quali ci si rappacifica, ma che lasciano, nella veloce vita del net, delle 'ferite virtuali'. Virtuale non e', pertanto, assenza di emozioni.
  • assenza di fisicita', di limiti fisici e sensoriali, di contatto visivo. Maggiore rischio di essere trascinati nei fenomeni gruppali piu' regressivi. Questo, secondo la maggior parte degli AA, e' il fattore specifico del cyberspazio, distintivo rispetto a tutte le altre forme di aggregazione umana. Scrive R. Young: "La rete e' in grande misura senza contenitore (uncontanied): non ha confini, ne' pelle, ne' densita'. E' un mezzo ideale per indulgere in relazioni tra parti di oggetti. Sembra offire accesso illimitato, permettere a ciascuno di credere di conoscere tutto, di essere onniscente, persino onnipotente" (corsivo e trad. mia)
  • uso esclusivo della parola scritta come veicolo della comunicazione. Manca la coloritura affettiva con cui le parole si accompagnano (ad es. al telefono), tanto che per ovviare a questo sono nate, dapprima negli Stati Uniti, le c.d. "emoticons" (faccette), tentativi grafici di rendere visiva l'emozionalita' del contenuto (che puo' essere ironico, o scherzoso, o adirato, ecc). Non e' tuttavia neppure sovrapponibile allo scambio epistolare ( puo' essere a volte una sorta di epistolarismo virtuale tra due membri della lista, ma che avviene davanti a tutti). L'effetto della parola scritta, che tutti i membri leggono, puo' risultare del tutto o in parte diversa dallo spirito con cui l'inviante l'aveva pensata, dando luogo a fraintendimenti, interpretazioni, e via dicendo. In altri termini, lo spazio lasciato all'elaborazione personale di ciascun membro circa i comunicati e' altissimo e ricco, si suppone, delle proiezioni di ciascuno.
  • Necessita' di essere sintetici (che complica ulteriormente il punto di cui sopra, cioe' la ricchezza della comunicazione)
  • Movimenti oscillanti, senza apparente motivo (periodi di grande fermento in lista, a fronte di altri in cui ogni tema, anche oggettiamente interessante, cade nel silenzio)
  • Partecipazione personale. E' il singolo operatore che invia il suo messaggio, anche quando l'istituzione da cui proviene e' iscritta a sua volta, ma non necessariamente e' attivamente partecipe. Avviene cioe' un'assunzione di responsabilita' personale da parte di chi scrive, che nulla puo' avere a che vedere con l'ente, la struttura o il gruppo di cui fa parte.
  • Presenza dei "bassi utilizzatori', cioe' coloro che, a differenza del lurker, possono anche non leggere la posta che ritengono 'eccessiva' (frequente lamentela), e finiscono col nutrire un'avversione alla lista
  • Possiblita' di dare voce a operatori di ogni livello, le c.d; "professionalita' deboli" (Charmet), quali infermieri ed educatori (molto presenti in psic-com) che sono usualmente emarginati dai consueti circuiti dell'inforamzione scientifica. Possibilita' di creare, nella comunicazione tra operatori impegnati negli stessi problemi, forme spontanee di attvita' che potremo definire genericamente di auto-aiuto (come avvenuto per la lista 'dipendenze', in occasione di una problematica emersa in rete e poi discussa di persona a Bologna). Questi due ultimi punti sono, ovviamente, risorse del net.

Queste, sommariamente, le principali caratteristiche che da piu' parti vengono segnalate come rintracciabili in tutte le mailing-list.

Ma possiamo addentrarci piu' in profondita'. Abbiamo detto che la gruppalita' virtuale sprigiona le stesse potenti fantasie, gli stessi assunti di base bioniani, riscontrabili come motori inconsapevoli, e talvolta distruttivi, dei gruppi umani quando raccolti attorno ad un compito. Tanto che, se l'assunto di base e' piu' forte e piu' duratoro del rispetto per la realta', il perseguimento del compito che un gruppo si e' dato diventa impossibile.

Un'interessante filone di ricerca si sta occupando, gia' da tempo, del tentativo di analisi profonda dei meccanismi psichici che l'individuo mette in atto quando si trova in un gruppo virtuale. Si e' visto che la gruppalita' virtuale, come detto, ha in se' le caratteristiche del gruppo reale ma, dobbiamo ipotizzare, anche qualcosa in piu', qualche peculiarita' sua propria che il mezzo on line - mai esistito prima nella storia dell'umanita' - trascina con se'.

Queste ricerche fanno capo, tra gli altri, ai lavori di Robert Young, all'ormai storico articolo di Normad Holland 'Internet regression', a Sherry Turkle, a Sandler, John Suller, solo per citarne alcuni. Rispetto alle riflessioni sulla gruppalita', un filone di studio a latere e' quello portato avanti dalla Turkle, e che ha per oggetto soprattutto l'identita'. Che cosa avviene al senso di identita' dell'individuo immerso in queste dinamiche? L'uomo puo' cambiare attraverso l'uso della rete? Questa autrice mette in parallelo l'uso del computer e la postmodernita', in quanto "postmodernismo e i moderni computers sono entrambi parte di una cultura della simulazione (….) Internet e' diventato un significativo laboratorio sociale per fare esperienza di quelle costruzioni e ricostruzioni del Se' che caratterizzano la vita postmoderna". E si domanda " E' sempre il Se' reale quello che comunemente si incontra?". Con un certo ottimismo, Turkle ritiene che l'individuo, ora come mai in precendenza, ha l'opportunita' di eplorare nuove dimensioni di se', attraverso la molteplicita' di identita' che la frequentazione del virtuale puo' offrire ("virtual personae are objects-to-think-with).

 

 

Ipotesi di analisi sul gruppo virtuale. Il IV e il V assunto di base.

 

Come in tutti i gruppi allargati, sono in opera nelle mailing-list fenomeni assai intensi, che derivano dalla partecipazione di aspetti della personalita' dei suoi membri spesso inconsapevoli. Secondo la maggior parte degli AA, sarebbe proprio la mancanza di fisicita', di confini concreti e sensoriali che forniscano contenimento e limiti, a rendere del tutto nuova e originale la gruppalita' on line. Si attivano qui moltecipli fantasie:

 

 

 

 

 

 

  • la fantasia inconscia di parlare al mondo ( e non ad un forum di individui, per quanto numeroso)e di poter dire qualunque cosa, in totale liberta'. Il rischio qui, ovvio, e' l'onnipotenza, fino alla crudelta' e ad una sorta di 'mancanza di coscienza'. Come scrive Young: "internet pone nuovi problemi circa il rapporto tra relazioni oggettuali e moralita'- non, forse, una moralita' virtuale ma una moralita' del virtuale - in quanto l'assenza di fisicita' ci lascia pericolosamente e primitivamente dentro il dominio delle fantasie inconscie che sempre appartengono ai gruppi" (corsivo mio)
  • la fantasia di essere assorbiti, risucchiati, invasi dal gruppo, con le ansie paranoidi che ne conseguono (motivo questo, verosimilmente, di molte delle avversita' viste sopra)
  • la possibilita' di proiettare, in questo infinito mondo " invisibile, inconoscibile" che e' la massa mediatica (massa che, come dice John Carey, "e' una metafora", nessuno la vede, nessuno la conosce, e' l'anonimato assoluto), alcuni aspetti di Se' che possono non rappresentare affatto come si e' in realta e per intero. Trovo questo un punto di grande interesse che, sebbene presente in ogni gruppo, mi pare qui assuma un'intensita' diversa. Ancora Young "le persone possono essere coinvolte in un intricato controllo su cosa esporre o celare di Se' alla rete. Puo' essere una parte di Se' altamente selezionata. Puo' essere un Se' falso, deviante o idealizzato (….) Cosa e' notevole e' l'illusione che compaia in rete il Se' reale, quando e' ovvio che si tratta di un'altamente selezionata versione del Se' (hightly selected versione of the self) (corsivo mio). E' chiaro che tutte queste fantasie, e rischi di regressione, sono piu' forti nella liste generaliste, laddove il compito primario, che e' importante fattore di coagulo sulla realta', e' piu' vasto e indefinito.

Torquet (1974) ha ipotizzato che nei grandi gruppi configurati come masse, sia attivo quello che, un po' arbitrariamente, chiama IV assunto di base: l'ONE-NESS, il sentirsi tut'uno col gruppo. Come avviene nell'individuo trascinato in folle religiose, ad esempio, lo stato mentale che qui si attiva e' di totale perdita del senso della propria soggettivita' e del proprio Se', a favore di una totale fusionalita' di esso con la massa. E' tipica dell'ONE-NESS la partecipazione passiva.

In totale contrapposizione al ONE-NESS, altri hanno recentemente ipotizzato l'esistenza di uno specifico stato mentale dell'uomo del nostro tempo, il ME-NESS (Lawrence, Bain e Gould, 1997). Qui siamo invece nell'impero della pura soggettivita', dell'individualismo e di quella particolare forma di egosimo e indifferenza al gruppo che viene oggi in taluni contesti approvata e persino incentivata. "L'individuo e' compresso sempre piu' nella sua realta' interna, che puo' escludere e negare la realta' dell'ambiente esterno percepita come disturbante. Il mondo interno diventa cosi' un mondo confortevole che offre aiuto". E ancora "il gruppo basato su questo assunto diventa un mondo di autodidatti autosufficienti che selezionano cio' che vogliono sapere da coloreo che essi scelgono". Non vi e' quindi vera appartenenza al gruppo (il gruppo, anzi, e' temuto), non vi e' contatto con altri membri ne' col conduttore. Questi e' in posizione difficile: "Come conduttori si e' portati a pensare di non essere in contatto con nessun membro del gruppo; ci si sente isolati, estraniati, alienati. Nei fatti il conduttore e' sentito o come non presente da parte dei membri del gruppo in una cultura basata su questo assunto, o come una minaccia alla sopravvivenza individuale, ad esempio al mantenimento del Me-Ness" (ib.)

Entro certi limiti, lo stato mentale che questo assunto comporta e', se temporaneo, evolutivo, in quanto favorisce l'insight, la meditazione e il ritirarsi dentro di Se' per cercare nuove soluzioni.

Questi due assunti, osservati dagli AA nei grandi gruppi e considerati peculiari dell'individuo contemporaneo, non sono applicabili tout court alla virtualita', se non in via ipotetica. Sembra cioe' di grande interesse ipotizzare che il gruppo virtuale si arricchisca, e si complichi, anche di queste carattersitcihe (per continuita' con Bion chiamati IV e V assunto di base), che aprono un nuovo e fertile campo di indagini per chi si occupa di gruppi e volgia rintracciare al'interno dei gruppi, le espressioni piu' potenti delle fantasie inconscie dell'umo (dalla famiglia allla metafora della massa).

 

 

Conclusioni

 

Concluderei lasciando aperto questo spunto.

L'individuo che si affaccia alla rete, e in particolare a una mailing list, porta con se' la sua solitudine (il me-ness) e nel contempo la fantasia di perdersi in una moltitudine (l'one-ness). Se pensiamo all'uomo contemporaneo, vediamo un soggetto che non e' forse mai stato cosi' isolato, e tuttavia cosi' dotato di mezzi di comunicazione.

E' ipotizzabile, e anche affascinante, pensare allo spazio virtuale come ad uno spazio, che John Suller ha definito "eminentemente psicologico", sorta di estensione della mente e della personalita' di colui che si collega, dal proprio monitor, alla rete e quindi a tutti coloro che, al pari suo, vi sono collegati. "In termini psicoanalitici -scrive - computer e cyberspazio possono diventare un tipo di spazio transizionale, cioe' un'estensione del mondo intrapsichico dell'individuo. Puo' essere percepito come una zona intermedia tra Se' e l'altro che e' in parte( Se' e in parte altro" (trad; e corsivo mio).

All'interno di questo spazio, di cui le mailing-list sono un settore elettivo e specifico che si da' un compito di lavoro, vengono gettate le aspettative, le fantasie, le contraddizioni che gli iscritti, o parti del loro Se', a volte inconsapevolmente portano nel loro intimo. Gettandole su questo palcoscenico, invisibile ed invisitabile, c'e' forse la speranza di liberarsene, di condividerle, di comunicarle, di metterle in mostra, e chissa' cos'altro ancora. Come nel gruppo reale, se si vuole preservare la comunicazione scientifica all'interno delle mailing-list (cosi' come se si vuole proteggere un gruppo di lavoro nel perseguire il compito che si e' dato) occorre difenderle dall'intrusione eccessiva dell'assunto di base, da quei meccanismi profondi, sfuggenti, a volte impazziti che portano alla deriva la vita dei gruppi e a volte degli individui che ne fanno parte, come nell'esperienza limite di Netdynamics. Essi vanno compresi, raccolti, e incanalati nel lavoro e nella realta'

Quindi a me pare grande, in questa ricerca, il compito e lo spazio per l'operatore psichiatrico che se ne voglia occupare, in quanto e' nostro compito elettivo accogliere le contraddizioni e le ambiguita' che minano, con la corrosivita' inconsapevole, ogni occasione di contatto con la conoscenza.

  • Suller J.: "Cyberspace as Psychological Space" inhttp://www.rider.edu/users/suler/psycyber/psychspace.html
  • Hinshelwood R. (1987): "Cosa accade nei gruppi", Cortina ed.
  • Young R.: "Netdynamics. Some parameters of virtual reality" e "Primitive processes on the Internet" inhttp://www.shef.ac.uk/~psysc/staff/rmyoung/papers/
  • Lawrence G; Bain A., Gould L. (1997): "Il quinto assunto di base" trad. it. In Psicoterapia e Scienze Umane, n.1, 1999, 35-63
  • Turquet P.M. (1974) citato in : "Il quinto assunto di base"
  • Carey J. (1992) citato in "Il quinto assunto di base"
  • Turkle S. (1996): " Life on the screen"" (trad. it. "La vita sullo schermo", Apogeo, Milano, 1997).
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