LA BATTAGLIA DI MAX SCHUR, IL MEDICO DI SIGMUND FREUD

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8 ottobre, 2012 - 11:55

Nel 1972 la Signora Helen Schur pubblicò, postuma, la biografia che suo marito aveva scritto su Sigmund Freud (Schur 1972). Da questa opera abbiamo appreso gran parte degli eventi che abbiamo cercato di studiare nel nostro lavoro. 
Se non l'avesse già fatto, invitiamo chiunque a leggere un testo così personale, oltre che interessante. Max Schur nacque nel 1897 a Stanislaw, all'epoca parte dell'impero Austro-Ungarico ed attualmente dell'Ucraina. Studiò a Vienna dove si laureò in Medicina e chirurgia dopo avere seguito, tra l'altro, le lezioni di Sigmund Freud. Successivamente si specializzò in Medicina Interna.
Nella capitale austriaca esercitò la professione medica per quasi vent'anni. Pubblicò 16 articoli originali di patologia medica. Dal 1925 al 1932 si sottopose a Psicoanalisi, mentre dal 1928 era divenuto il medico generico di Freud. Al fondatore della Psicoanalisi era stato segnalato da Marie Bonaparte, che ne aveva caldeggiato vivamente la candidatura dopo essere stata curata lei stessa. Già nel 1910 Freud aveva fatto una complicata riflessione sulle incognite legate al sopravvenire delle malattie e della morte. Nella lettera del 6 Marzo a Pfister aveva citato una battuta di Macbeth: <<At least we'll die with harness on hour back>> (Freud 1909-1939).
Il primo incontro tra il medico ed il professore avvenne nello studio del secondo sulla Bergasse. Dopo avere chiesto affermazioni veritiere sul suo stato di salute, Freud continuò così: <<Versprechen Sie mir auch noch: Wenn es mal so weit ist, werden Sie mich nicht unnötig quälen lassen>> (<<Mi prometta ancora una cosa: quando sarà venuto il momento, non mi lasci soffrire inutilmente>>).Il paziente esprimeva così direttamente la sua paura di dovere soffrire, restare solo e morire. Sembrava volere dire: <<Lei dovrà gestire tutto questo. Spero che ne sia in grado>>. 
Il dottor Schur si trovò ben presto alle prese con la più grave delle malattie del paziente, una complicata malattia neoplastica del cavo orale. In una prima fase il pessimismo prevalse in Freud. Successivamente egli elogiò i progressi della chirurgia che gli arrecarono un miglioramento, quasi si trattasse della guarigione (Freud 1925). Schur fu sempre solerte e tempestivo nel lavoro. Ogni tanto medico e paziente facevano una pausa. Freud, appassionato ai sigari, era solito offrire uno di questi al suo dottore perché gli facesse compagnia a fumare. 
Avendo notato che Schur non sembrava molto avvezzo al fumo, gliene chiese conferma. Schur rispose che effettivamente il fumo non gli era abituale. Freud commentò: <<E Lei fuma i miei preziosi sigari?>>. Bisognava apprezzare i sigari del professore, od almeno sapere fingere bene. Nel 1930 Schur si sposò con Helen ma Freud, invitato a nozze, si trovava in vacanza in campagna. Nell'occasione fu scritto un biglietto di, addirittura, potenti auguri di felicità. Evidentemente, servivano. Nella missiva l'invitato faceva anche cenno alle sue malattie, perché il novello sposo non si dimenticasse di avere dei pazienti. Freud aveva promosso l'attività professionale di Schur ma vi erano altre cose. Il medico aveva trovato spazio in un ambiente stimolante sul piano culturale oltre che su quello sociale. Il professore trascinava i suoi accoliti in una ricerca continua di idee ed azioni. L'antico interesse che Schur aveva nutrito per la psicoanalisi, poi subordinato a quello per la medicina interna, si ripresentava e trovava appagamento. 
Il professor Freud condivideva intensamente la vita di tutti quelli che lo frequentavano e si interessava continuamente della vita di tutti, oltre che della propria. Vi erano relazioni internazionali e queste giovavano ad un circolo che rischiava di diventare ristretto, oltre che esclusivo. Freud fu un paziente educato e cortese, simpatico come sempre quando si sentiva benvoluto. Esprimeva una richiesta di cure con signorilità ed eleganza. Ebbe atteggiamenti ostili, ma erano rivolti all'incerto avvenire o determinati dalla sfiducia per le risorse del suo fisico. Egli collaborava alle cure con pazienza e metodicità. Erano più i suoi curanti a mostrare iniziativa e baldanza operativa che il diretto interessato. Il paziente raccontava diligentemente i suoi disturbi ma poi non sollecitava né orientava le cure: le subiva.
La figlia Anna vi era spesso coinvolta ed era sempre partecipe. Talvolta Freud si lamentava del fatto che i suoi medici gli presentassero parcelle troppo basse. Tra il medico generico ed il paziente vi era un divario di età di 40 anni. Il rapporto non fu mai conflittuale. Schur era adulto e Freud si avviava a diventare vecchio: i due interpretavano i loro ruoli senza risultarne prigionieri. 
Il 6 Maggio 1936 era il giorno dell'ottantesimo compleanno del professore ed il dottore andò a fargli visita con la moglie, il figlio di 3 anni e la figlia di 6 mesi. Il bambino portava un mazzo di fiori da offrire, ci verrebbe da dire, al nonno. Egli ringraziò con un biglietto personale che riportava un messaggio, comune per tutti i bambini che lo avevano ricordato con doni: <<Commosso da tanta gentilezza a così tenera età>>. Peccato ci fosse così poca tenerezza nei tempi che si vivevano in Austria ed in Germania. Schur evitava di prescrivere farmaci di produzione tedesca, per protesta contro le persecuzioni naziste agli Ebrei. Due giorni dopo il compleanno del quale s'è detto, Schur incontrò Thomas Mann che aveva appena tenuto un discorso in onore di Freud. 
Il dottore manifestò allo scrittore il rincrescimento perché il diretto interessato, oramai piuttosto malato, non aveva potuto essere presente. Gli chiese inoltre se era possibile una nuova lettura a casa del professore, con la viva voce del grande letterato.

Il 14 Giugno fu celebrato l'evento, tra la commozione generale. Apollo in persona si era recato da Atena ed Hermes aveva svolto il suo compito. Altri compiti attendevano il dottor Schur. Nel 1939 le famiglie del dottore e del paziente si ritrovarono insieme a Londra, dove avevano dovuto emigrare. Schur li raggiunse con leggero ritardo perché aveva dovuto essere operato per appendicite. Da Londra il dottore dovette ben presto accompagnare la famiglia a New York perché era stata accolta la richiesta di asilo in America, che era stata presentata da anni. Dopo avere provveduto a sistemare la famiglia anche nella nuova residenza, Schur ritornò a Londra perché il Leibarzt non aveva dimenticato un suo paziente. Freud affrontava la fase terminale della sua malattia.
Il 21 Settembre 1939 le sue condizioni precipitarono, con forte dolore anche fisico. C'era l'indicazione a praticare gli analgesici stupefacenti, come lo stesso Freud ricordò a Schur. Poi, dopo un momento di esitazione, aggiunse: <<Sagen Sie es der Anna>> (<<Lo dica ad Anna>>). 
Enea aveva raccolto l'ultimo respiro del padre Anchise. Un nuovo mondo attendeva l'eroe, che poteva raggiungerlo anche grazie all'eredità paterna. Schur si ricongiunse con la famiglia a New York, dove visse praticando sia la medicina generale che la psicoanalisi (Wittenberg 2002).
Con il mese di Aprile 1945 scomparivano nel nulla tutti quei malfattori che, con il loro comportamento, avevano determinato l'esodo dei nostri protagonisti. Si chiudeva un'epoca della storia che tanta parte aveva avuto nella vita delle meritevoli persone sulle quali abbiamo cercato di dire qualcosa. Dal 1957 Schur iniziò a pubblicare i suoi 16 lavori originali in materia psicoanalitica.
Fu iscritto, nonché presidente, dell'American Psychoanalytic Association. In gioventù aveva appartenuto alla Società Psicoanalitica d Vienna. Morì nella sua città Americana nel 1969. Chi lo ha conosciuto , ricorda che Max Schur aveva "vitality and sense of humour" (Colp 2002). Forse non aveva dimenticato gli insegnamenti del maestro, riassumibili in alcune delle sue ultime parole: "The struggle is not yet over". 
L'allievo possedeva ormai i mezzi per continuare una lotta pacifica ed umana in un mondo trasformato.

 

Colp. 2002. Remembering Max Schur. American Journal of Psychiatry, 159: 1443.

Freud. 1925. Selbstdarstellung. Nella traduzione italiana: La Mia Vita, la Psicoanalisi. Milano: Mursia, 1987.

Freud, Pfister. 1909-1939. Psicoanalisi e Fede: Lettere tra Freud ed il pastore Pfister. Torino: Bollati Boringhieri, 1990.

Schur. 1972. Freud: Living and Dying. New York: International Universities Press. Nella traduzione italiana: Freud in Vita e in Morte.Torino: Bollati Boringhieri, 2006.

Wittenberg, Cohen. 2002. Max Schur, M.D., 1897-1969. American Journal of Psychiatry, 159: 216.

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