PSICHIATRIA E RAZZISMI
Storie e documenti
di Luigi Benevelli

Il "neuro-psicoplasma ereditario famigliare" secondo Giuseppe Pellacani

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1 luglio, 2019 - 16:39
di Luigi Benevelli
Giuseppe Pellacani, medico, Libero Docente in Neuropatologia e Psichiatria,  fu direttore del manicomio provinciale “Roncati” di Bologna dal 1933 al 1951. Egli pubblicò nel 1925 un saggio in cui passò in rassegna le posizioni predenti nel dibattito europeo del tempo in tema di trasmissione delle malattie mentali per via ereditaria[1].
Premesso che “L’eredità patologica può definirsi: la continuazione della materia vivente modificata negli ascendenti per condizioni patogene”, Pellacani polemizza contro “quegli psicologi spiritualisti che, secondo la tradizione filosofica scolastica, seguitano a concepire l’attività mentale come un quid astratto, esistente da sé e per sé, indipendente dall’organismo vivente, non come aspetto introspettivo, cosciente, psichico di funzioni nervose. […] Appare impossibile […] di poter prescindere dagli organi trasportatori nei discendenti dei caratteri normali e patologici, quali alla loro volta erano stati ereditati ed acquisiti dai genitori”. Di qui la necessità di “ fissare quanto la biologia e l’embriologia comparata ha ben stabilito. […] Le cellule somatiche muoiono a ciascuna generazione; le cellule gametiche si continuano di generazione in generazione. Sono queste che continuano e trasmettono i caratteri (normali od anormali) propri della stirpe; ma tale trasmissione non è solo di forma e di struttura, […] statica, come il vitalismo supponeva e suppone: bensì è insieme cinetico […]. Dunque dinamica bio-chimica-fisica; non miracolismo; non astratta, meravigliosa, imponderabile direttiva vitale. […]
L’eredità non è di sola forma e di strutture, ma insieme di attività. […] I caratteri e le modificazioni acquisite dalle cellule somatiche […] non proseguono nella stirpe se non sono tali da influenzare i gameti. […] Per quanto riguarda l’importanza della eredità in psicologia, appare ci si avvii ora ad un periodo di reazione a quell’altra reazione negativista che, negli ultimi decenni del secolo scorso, era succeduta all’esagerato sviluppo della teori degenerativa (Morel). […] Oggi, invece, tanto nel campo normale che in quello patologico, l’importanza delle’eredità in psicologia non solo è riconosciuta e ammessa, ma forma il nucleo essenziale di molteplici indagini e teorie interpretative”. E  qui cita le scuole di Bleuler e Kraepelin.
“La particolarità delle manifestazioni psicopatiche vengono determinate non in modo decisivo dalle cause morbigene, ma essenzialmente dalle organizzazioni preformate”. (Kraepelin, 1920)”. […] La costituzione del malato è “causa patogena e condizione patoplastica”, fondamentale concetto informatore delle teorie di Kretschmer le quali “da tre anni hanno largo favore e diffusione in psichiatria, e considerano i caratteri umani normali, ovvero sub-normali, quali bio-psicotipi fondamentali, e modi e gradi attenuati di caratteri e tipi nettamente morbosi (schizofrenico, ciclofrenico). […]
Le malattie familiari, in stretto senso, sono definite dalle seguenti peculiarità:
  1. Colpiscono parecchi soggetti di una stessa famiglia, e si ripetono per parecchie generazioni;
  2. Offrono, nella famiglia, sintomatologia ed evoluzione similare;
  3. Si producono come conseguenza di una tara germinale, che può manifestarsi anche a molti anni di distanza dalla nascita, indipendentemente da ogni azione dell’ambiente; ma per il solo progredire dello sviluppo individuale. Ovvero, la malattia, predisposta, può svilupparsi per il concorso e l’influsso delle condizioni ambientali;
  4. Nelle malattie famigliari si tratta di alterazioni morfo-funzionali di sviluppo di organi evolventesi secondo un tipo anomalo; esse non hanno i caratteri flogistici delle infezioni ed intossicazioni […]
  5. Non vi è distinzione essenziale fra malattie familiari che si svolgono prima e dopo la nascita. Nella stessa famiglia, la malattia può divenire manifesta in diverse età della vita. […]
La medicina e la neurologia, dopo il periodo organicista anatomo-patologico wirchowiano, stanno accordando i risultati scientifici definitivamente acquisiti da questo, con un neo-ippocratismo umorale (ormonico). […] Le costituzioni neuropsichiche normali o patologiche sono fondamentalmente legate a caratteri organici, trofico-funzionali degli elementi nervosi”.
Pellacani cita le dottrine dei temperamenti secondo Ippocrate e Galeno che sono state riprese dalla Scuola costituzionalista italiana ad indirizzo organicista (De Giovanni, Viola, Pende) e da quella tedesca ad indirizzo psicologistico (Kraepelin e Bleuler), con adattamenti somatici (Kretschmer).
Seguono la descrizione e la discussione circa:
  • i tipi megalosplancnico e microsplancnico con i tratti psichici loro correlati;
  • i 7 tipi costituzionali secondo Kraepelin (eccitabili, instabili, impulsivi, bizzarri, bugiardi e ciurmatori, antisociali, rissosi);
  • i tipi ipotiroideo, ipertuitarico, ipergenitale, ipogenitale, iposurrenale, ipersurrenale, ipoparatiroideo secondo Pende.
Pellacani si sofferma in particolare sulle classificazioni di Bleuler e di Kretschmer, “le più usufruite in psicopatologia”,  che “considerano principalmente i rapporti fra costituzione somatica (non solo grossolanamente morfologica, ma anche neuroendocrina) e carattere”. Qui compare una nota polemica sulla “unilateralità” di Freud per il quale le malattie mentali “vengono astratte dall’organismo dei malati, né tengono conto del substrato neuropatico e organopatico che sta alla base delle psicopatie”. (p. 15)
Kretschmer è importante anche perché “allarga l’equazione conformazione somatico-endocrino-mentale comprendendovi il fattore razza: ammettendo nell’homo nordicus (dolicocefalo biondo) un prevalente abito lungilineo (leptosomo) con temperamento fondamentale schizotimico; nell’homo alpinus (brachicefalo bvbruno)  un tipo di costituzione picnica e temperamento ciclotimico; nell’homo mediterraneus (dolicocefalo bruno) pure prevalente il biotipo leptosomo-schizotimico”.
Pellacani giudica tuttavia “arbitrarie e sempliciste”  queste classificazioni psicologiche  delle razze umane, soprattutto perché  “tengono più conto di grossolane misure e aspetti morfologici, di quelli che sono essenzialmente gli intimi caratteri neuro-fisiopatologici delle singole individualità neuropsichiche”. Pellacani non critica però “l’indirizzo e lo studio del costuzionalismo” perché “la causa e l’essenza di un disturbo psichico non sono insite nell’aspetto psicologico che è proprio dei processi nervosi corticali; ma sono insite proprio in questi, e negli altri subcorticali che costituiscono obiettivamente l’incosciente”. (p. 17)
In psicopatologia, l’osservazione clinica mostra che la trasmissione mendelica delle specifiche costituzioni ciclotimiche e schizotimiche […] avviene in modo molto impreciso ed irregolare: elementi imponderabili esistono e sopravvengono  sovente a produrre variazioni agli schemi mendelici, talvolta profonde tanto da annullarli. […] La discussione nel merito è molto vivace e Pellacani riporta la posizione di Ernst Rüdin[2] (lo ritroveremo nella legislazione per la sterilizzazione forzata dei disabili papzienti psichiatrici) del Servizio genealogico dell’Istituto Germanico che,  “nella relazione alla riunione della Società Svizzera di Psichiatria, nel novembre 1924, ritenne erroneo pensare che le leggi di Mendel non abbiano applicazione in psichiatria, ed illustrò la necessità di istituire generali coordinate ricerche genealogiche nei malati di mente, anche per stabilire il dato di fatto fondamentale se sono i singoli sintomi, o le vere e proprie malattie, che possono essere trasmessi ereditariamente; o se non è una semplice predisposizione quella che si eredita”, tesi quest’ultima che Pellacani fa propria.
Segue la presentazione delle ricerche condotte in Europa e Nord America sul “neuro-psicoplasma ereditario famigliare” (cioè l’insieme dei caratteri ereditari normali e patologici) circa la ereditarietà  della demenza precoce, della psicosi maniaco-depressiva, dell’epilessia, della paranoia, dell’imbecillità recessiva (idiozia amaurotica e mongoloide) e dominante; delle costituzioni psicopatiche; del genio ereditario.
Pellacani conclude affermando che c’è ancora molta strada da fare e solo in un futuro molto lontano si potrà arrivare alla “conoscenza concreta dei caratteri delle organizzazioni costituzionali e del loro valore in psicopatologia.
 
 
 
P.S. Che la questione sia ancora di attualità nel “mondo civile e progredito” lo evidenzia la notizia che riporto dalla rivista settimanale «Internazionale» del 31 maggio 2019, p. 3, che riferisce che  il Tribunale di Sendai (Giappone) ha dichiarato incostituzionale la legge che autorizzava il governo a far sterilizzare le persone con disabilità intellettive e malattie genetiche, ma ha respinto le richieste di risarcimento di due donne tra i sessanta e i settant’anni perché erano trascorsi più di vent’anni dal fatto. Circa 25mila persone sono state sterilizzate in base alla legge di Protezione genetica in vigore dal 1948 al 1996.
 

[1] Giuseppe Pellacani, Il valore delle costituzioni ereditarie in psicopatologia, «Rivista sperimentale di freniatria», 1925, fasc. 1, pp. 3-40.
 
[2] Ernst Rüdin (1874-1952) , svizzero, allievo di Kraepelin, fu tra i principali artefici delle leggi naziste sulla sterilizzazione coatta dei disabili e dei malati di mente.

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