La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT)
Recenti tendenze, prove di efficacia, utilità e limiti
di Gabriele Melli, Eleonora Stopani, Claudia Carraresi, Francesco Bulli

CBT e trattamento dell'emicrania cronica in bambini e adolescenti

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21 febbraio, 2014 - 15:37
di Gabriele Melli, Eleonora Stopani, Claudia Carraresi, Francesco Bulli

La terapia cognitivo comportamentale si sta dimostrando estremamente efficace, anche in forme brevi e strutturate, nell’ambito dei disturbi psicosomatici e, in generale, di tutte quelle condizioni mediche nelle quali i fattori psicologici assumono un ruolo importante. In base a uno studio pubblicato recentemente sul JAMA, ad esempio, un protocollo di 10 sedute di terapia cognitivo comportamentale, associato all’assunzione di amitriptilina, può aumentare significativamente l’efficacia di quest’ultima nel trattamento dell’emicrania cronica in bambini e adolescenti. Nello studio sono stati messi a confronto i risultati di un trattamento con amitriptilina + CBT (gruppo CBT) con quelli di un trattamento amitriptilina + educazione sull’emicrania (gruppo education). 135 soggetti tra i 10 e i 17 anni sono stati assegnati in modo randomizzato ai due gruppi e valutati prima e dopo il trattamento, nonché a un follow-up 12 mesi dopo. Al termine del trattamento il 66% dei soggetti del gruppo CBT, rispetto al 36% di quelli nel gruppo education, hanno riportato una riduzione di almeno il 50% degli episodi di mal di testa acuto. Al follow-up ben l’89% dei soggetti del gruppo CBT rispetto al 69% di quelli del gruppo education hanno riportato una riduzione di almeno il 50% di giorni dell’anno in cui hanno avuto mal di testa. Questi dati supportano indubbiamente l’efficacia di un trattamento breve di psicoterapia cognitivo comportamentale nel ridurre gli episodi di emicrania nei giovani pazienti, e come tali, visti i costi sociali di tale condizione medica, sarebbe logico immaginare che i centri cefalee e tutte le strutture che si occupano di tali problematiche in Italia prendessero in considerazione l’opportunità di offrire programmi di questo tipo nei propri servizi. Ma quanti lo faranno?

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24368463

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