DOPO IL DELITTO
Il supporto psicologico alle famiglie delle vittime
di Rossana Putignano

UN CAVALLINO PER MATTEO di Aida Francomacaro

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21 dicembre, 2017 - 20:25
di Rossana Putignano

Da tre anni mi occupo di “Ascolto dei Minori” vittime o testimoni di violenza. Secondo la Convenzione dei diritti del fanciullo (New York , 6 settembre 2000; L. 11 marzo 2002 n.46) viene riconosciuto ai minori il diritto di essere protetti nelle misure dirette dell’accertamento dei reati.
L’ascolto dei minori  avviene in un luogo protetto, una stanza accogliente ed idonea ad ospitare e far sentire a proprio agio, bambini o bambine, ragazzi o ragazze minori di 18 anni.
La storia che vi racconterò riguarda Matteo (nome di fantasia) ascoltato in audizione protetta presso la Compagnia dei Carabinieri di Roma Tor di Quinto. La Compagnia di Tor di Quinto è un luogo molto bello, immerso nel verde, con ampi spazi. Qui troviamo la migliore scuderia dell’Arma dei Carabinieri, che ci regala ogni anno la meravigliosa manifestazione di Piazza di Siena.
La giornata è bella. Quando devi incontrare un bambino o bambina con possibile  esperienze di violenza, non sai mai chi ti troverai di fronte, forse un bimbo spaventato, pieno di ansia, forse non vorrà parlarmi, o guardarmi. Matteo arriva sorridente, gli è stato detto dalla mamma e il papà che  lì potrà vedere i cavalli, che a lui piacciono tanto. Che dovrà parlare con una dottoressa di quello che gli è accaduto e dopo potrà visitare le scuderie e vedere i cavallini.
La stanza per l’ascolto è molto ampia, luminosa, piena di giochi, c’è una porta che da all’esterno e si sente l’odore delle scuderie che sono proprio vicine. Matteo viene subito attratto dalla stanza, dai giochi, dai colori. Non riesce a stare seduto, fatico molto per attirare la sua attenzione. Ci sono troppi stimoli. Non riesce a stare fermo, di sedersi non se ne parla.
Matteo dovrebbe raccontarmi di una abuso che avrebbe subito da parte di una persona adulta che si prendeva cura di lui. Qualcuno di non appartenente alla sua famiglia, ma vicino al bambino. Inizio a parlare con Matteo, a chiedergli cosa gli piace fare con gli amichetti, o a casa. Mi parla dei suoi giochi, della squadra del cuore, della mamma, del papà e della sorellina più grande.
Continua a muoversi per la stanza, vuole uscire fuori all’aria aperta, ma non possiamo, la stanza ha telecamere, dobbiamo registrare tutto, è importante. Provo a spiegarlo  a Matteo perché è molto importante dire ai bambini e alle bambine cosa c’è nella stanza dell’ascolto, cosa facciamo e chi ci ascolta e ci osserva. Gli chiedo esplicitamente di fermarsi perché è importante che lui mi racconti quella storia che ha raccontato al suo papà, di quelle cose brutte che Michele (nome di fantasia) gli ha fatto. Matteo diventa più triste, dice di vergognarsi, che non vuole dire quelle cose.
Sembra che non voglia proprio parlare e continua a distrarsi, a prendere giochi, mi chiede di colorare, di giocare con delle formine.
Solitamente nella tecnica dell’ascolto protetto, chiediamo al minore di raccontarci liberamente l’accaduto.
 Se ciò non avviene è opportuno fare delle domande più specifiche. Provare con delicatezza ad avvicinarci al fatto di cui è stato vittima il minore, senza suggestioni né giudizi.
Matteo continua a dirmi che si vergogna, che non vuole raccontare, sono cose brutte.
Ma poi accade qualcosa di strano. Dopo circa un’ora di colloquio, Matteo mi chiede di andare in bagno, deve fare la pipì. Questo è un momento fondamentale, poiché nella storia raccontata dal bambino, il fatto sembra essere accaduto proprio in un bagno. Matteo sarebbe stato avvicinato da questa persona, che avrebbe toccato le sue parti intime. Dopo tale gesto il piccolo avrebbe poi voluto lavare le mani, continuando incessantemente questo gesto di lavarsi le mani anche nei giorni successivi a casa tanto da stimolare preoccupazione nella mamma e nel papà.
Quando rientra, Matteo ha un tovagliolo in mano e si sta asciugando le mani. Ha riprodotto esattamente il gesto del racconto. Lui mi sta parlando, capisco che non riesce a raccontare, ma vuole mostrarmi cosa è accaduto.
Chiedo a Matteo cosa abbia fatto in bagno e se è quello che accade anche nel bagno a casa o a scuola, e a quel punto Matteo inizia a raccontare la sua storia, di come Michele si sia avvicinato a lui chiedendogli se avesse bisogno di aiuto, di come avesse giocato con il suo pisellino e di come gli avesse chiesto di non dire a nessuno del loro incontro.
Matteo è consapevole che quello che ha fatto Michele è sbagliato. Che quel senso di vergogna che lui prova è sbagliato, che l’ha fatto stare male.
Alla fine del nostro colloquio usciamo fuori e come promesso, portiamo Matteo a vedere i cavalli dei Carabinieri. Matteo ritorna a sorridere, quel momento di disagio è passato, è di nuovo il bambino sereno che ho visto al nostro incontro.
I cavalli sono bellissimi, uno in particolare, alto, nero, attira l’attenzione di Matteo che sembra ancora più piccolo vicino a lui. Lo accarezza, guarda ammirato il Carabiniere che si prende cura del cavallo, e dice che da grande vuole fare il Carabiniere.
                        
                                                                 Aida Francomacaro
                                                    psicologa giuridica, psicoterapeuta

 
Bibliografia
Carta di Noto – III Linee Guida per l’esame del minore in caso di abuso sessuale
Ordine degli Psicologi Del Lazio, Linee Guida per le perizie in caso di abuso sui minori
Castellazzi, L’abuso sessuale all’infanzia
K. C. Faller, Interrogare il bambino sull’abuso sessuale

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