LUCE DEI MIEI OCCHI (Giuseppe Piccioni, Italia 2001)

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2 ottobre, 2012 - 17:42

Morgan è un terrestre in missione in un pianeta alieno. È inesperto e non conosce ancora a sufficienza i modi di vivere della popolazione che lo abita. Le sue avventure sono raccontate in un libro di fantascienza della raccolta Urania che Antonio (Luigi Lo Cascio) colleziona sin da bambino. Antonio si rispecchia in lui. La sua voce fuori campo racconta le sue paure e le sue emozioni.

Ha scelto questo mestiere per evitare di pretendere "qualcosa di speciale" da se stesso.

È solo e silenzioso, guarda il mondo dallo specchietto retrovisore. Inosservato coglie piccoli segreti degli (altri) umani: i clienti sono di passaggio e vengono trasportati, senza una precisa meta, per le strade livide di una Roma, quanto mai inospitale ed avvilente.

Per caso la sua esistenza è scossa da Maria (Sandra Ceccarelli), anche lei sola. Madre di Lisa (Barbara Valente), la donna è proprietaria di un negozio di surgelati in una periferia schiacciata da i grandi supermercati. La sua vita è apparentemente più problematica di quella di Antonio, ha infatti grandi problemi economici, tali da essersi rivolta a uno strozzino per avere il denaro necessario per aprire la sua attività.

Lisa è il suo unico punto fermo, la ama moltissimo, nonostante si renda conto di non fare abbastanza, di non essere una buona madre. L’affidamento della bambina è conteso con i nonni paterni. Dai lunghi colloqui con l’assistente sociale emerge quanto sia vitale per lei la presenza di Lisa, che è l’unica in grado di far trasparire un po’ di dolcezza

dalla fredda Maria.

Quello tra Antonio e Maria non è amore.

L’uomo (come Morgan) sembra essere attratto nell’orbita di un pianeta sconosciuto, quello di Maria. Una volta entrato nella sua vita ne diventa schiavo, sempre pronto a soddisfare ogni sua "richiesta non richiesta". Sa di non essere ricambiato eppure per Maria si mette al servizio del suo strozzino (Saverio, impersonato da Silvio Orlando) pur di sollevarla dai debiti.

Ora un altro pianeta appare agli occhi di Antonio: una realtà illegale e sotterranea, dove non è possibile fidarsi di nessuno, dove conosce l’intimidazione e il ricatto. Antonio invece si fida di tutti e ben presto capisce quanto questo mondo sia lontano da lui.

È completamente assorbito dalla vita di Maria tanto da perdere il lavoro.

Persevera ad amare la donna fino a quando non si accorge che portare avanti la sua missione non significa più salvare la vita del pianeta ma la sua. Allora lentamente si distacca da lei fino a lasciarla andare alla deriva di se stessa.

Ma quanto può durare questa lontananza? Forse solo alla fine della pellicola avrà inizio il loro amore.

L’atmosfera che avvolge il film è pesante e rarefatta come il grigiore di una metropoli che non lascia speranze. Non c’è spazio per la luce. L’unico che ne può vedere una è proprio il protagonista che comunque rimane deluso. Solo le profonde voci che raccontano la storia di Morgan riescono, in parte, a scaldare gli anonimi scenari della periferia.

I personaggi (persone comuni) vengono dipinti nella loro solitudine popolata di ricordi a cui aggrapparsi. È evidente lo sforzo del regista e degli attori (entrambi i protagonisti vengono premiati con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione al Festival di Venezia del 2001) nel raccontare storie ordinarie nella loro drammatica verità. I loro volti esprimono con intensità il dolore che si prova quando si ha paura della vita e dell’amore.

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