Lo stato dell'arte della tecnica psicoanalitica

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12 ottobre, 2012 - 12:01

L'esperienza mi ha portato a tenere in speciale considerazione analitica le percezioni extrasensoriali (telepatia). Le percezioni extrasensoriali (ESP) - mi riferisco in particolare a quelle del paziente nei riguardi dell'analista - sono assai sorprendenti, non soltanto perché inspiegabili in base agli abituali parametri cognitivi, ma perché focalizzano, direttamente e manifestamente oppure indirettamente e allusivamente, qualche intima disarmonia dell'analista. Ne deriva che questi può essere indotto a tacerne con il paziente e con i colleghi. Alcune norme tecniche che raccomandano la massima riservatezza dell'analista circa la propria persona, indispensabile per mantenere integra la funzione di specchio, sostengono tale comportamento. L'esperienza mi ha suggerito di non adottare questo atteggiamento tecnico in maniera rigida, perché i fenomeni ESP, opportunamente trattati, offrono le migliori occasioni per il conseguimento di risultati terapeutici.

Ritengo molto importante l'indagine del contesto analitico in cui i fenomeni ESP si manifestano. Infatti se è vero che le ESP sono un segno inequivocabile dell'avvenuto superamento dei confini individuali, indicando i momenti della massima fusione fra analista e paziente che può avvenire soltanto per coinvolgimento vero e profondo nella coppia analitica, ne deriva che l'indagine del contesto analitico in cui le ESP si sono manifestate evidenzia le dinamiche del vero e profondo coinvolgimento fra analista e paziente e il loro funzionamento nella terapia analitica: cioè gli aspetti essenziali della relazione analitica. L'indagine riguarda, in particolare, i sogni con ESP: nella pratica le ESP compaiono quasi sempre in sogni, costituendone una parte, mentre le parti restanti di tali sogni costituiscono il contesto analitico della ESP.

Per motivi di spazio non posso riferire dettagliatamente sulle mie esperienze; mi limito a indicarne, per grandi linee, i risultati (maggiori dettagli si trovano nel mio lavoro: La relazione analitica ed i suoi fattori terapeutici studiati con l'approccio parapsicologico. Contributi teorico-clinici alla psicosomatica, alla prima formazione del Sé, alla metapsicologia. Rivista di psicoanalisi, 1980, 2: 210-233).

Gli aspetti della massima potenzialità comunicativa, efficacemente interagenti nelle dinamiche analitiche, appaiono costituiti da corrispondenze profonde nel paziente e nell'analista, all'insegna del similia similibus. Si tratta di esperienze similari e delle relative fantasie, della compartecipazione a sofferenze strutturanti similari, della reciproca attivazione dei relativi contenuti, della reciproca spinta evolutiva verso una nuova sistemazione strutturale. La relazione analitica nei suoi aspetti dinamici appare basata sulle "parti" formatesi con sofferenze strutturanti similari, del paziente e dell'analista: sono quelle "parti" che hanno sperimentato - e possono quindi risperimentare insieme - eventi formativi corrispondenti. Tra le strutturazioni similari dell'analista e del paziente si stabilisce una relazione che promuove, su entrambi i versanti, possibilità mutative in una rielaborazione delle esperienze stesse; rielaborazione nella quale per l'uno è vantaggioso che l'altro si ponga non più come patogeno, secondo l'esperienza relazionale originale (soggetto-madre e soggetto-familiari), ma come terapeutico o mutativo.

Se le "parti" di maggiore potenzialità comunicativa dell'analista e del paziente tendono a incontrarsi e interagire con la massima capacità mutativa, il buon funzionamento della relazione analitica dipenderà dalla effettiva possibilità del loro incontro. All'incontro delle "parti" di maggiore potenzialità comunicativa contribuiscono indubbiamente le attitudini del paziente di andare a reperire nell'analista le opportune corrispondenze. L'ESP evidenzia che le attitudini del paziente hanno raggiunto lo scopo. A tali livelli la conoscenza che il paziente ha dell'analista non va respinta come intrusione inopportuna e ostile, ma utilizzata terapeuticamente. Pertanto informo il paziente dell'avvenuta ESP se il contesto (nel senso in cui scrivevo all'inizio) contiene materiale da indagare analiticamente (il che avviene molto spesso); allora l'informazione serve proprio a incentivare l'analisi del materiale contestuale. Per evitare distrazioni dalle finalità analitiche tendo a scoraggiare l'enfatizzazione del fenomeno ESP come meraviglioso in sé e per sé.

Se il contesto dell'ESP scarseggia di materiale analitico, mi limito, in un primo tempo, a promuovere associazioni utili ad arricchirlo; soltanto se tale scopo viene raggiunto comunico al paziente l'avvenuta ESP. Con questa tecnica viene comunicata l'importanza analitica del momento; la comunicazione viene regolarmente percepita e utilizzata perché il paziente, a quel punto, è realmente giunto a un risultato importante della elaborazione analitica ed è quindi preparato alle migliori intuizioni.

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