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PTSD Stress Post-Traumatico: che fare?
di Raffaele Avico

GENEALOGIA DEL PTSD, MEMORIE DI ATTACCAMENTO E DEFAULT MODE NETWORK. DA UN RECENTE ARTICOLO DI M.ADENZATO ET AL.

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15 luglio, 2019 - 20:09
di Raffaele Avico

In questo articolo gli autori indagano, attraverso l'uso di EEG, la qualità dell'attività cerebrale relativa al Default Mode Network, a seguito della somministrazione della scala AAI, in una campione non clinico.

La AAI è un questionario che esplora a fondo la qualità dell'attaccamento intrattenuto dal soggetto con le figure primarie di riferimento. E' molto potente e in grado di suscitare profonde reazioni emotive, dato che riporta il soggetto, attraverso le sue domande, a quelle che furono le prime relazioni emotivamente intense della vita, al fine di indagare appunto lo “stile” di attaccamento.

La domada a cui cerca di rispondere lo studio, è:

è possibile che il ricordo di esperienze emotivamente difficili, maturate in seno a un attaccamento insicuro, possa alterare la qualità dell'attività cerebrale nello stato definito Default Mode?

Lo studio si chiede cioè se il normale stato di riposo o di “libero fluttuare” della mente in condizioni di assenza di compiti cognitivi (Default Mode), non possa essere turbato, per i soggetti provenienti da una storia traumatica di sviluppo, da memorie profonde e “primarie” a riguardo dello stesso rapporto con i caregiver. Ci si aspetta, ovviamente, di sì, nell'idea che le memorie relazionali primitive immagazzinate dall'individuo, siano in grado di turbare il suo stato mentale anche nella vita adulta.

Abbiamo qui diverse volte scritto che le memorie traumatiche, quando triggerate/innescate, sono in grado di alterare lo stato di corpo/stato di coscienza/memoria dell'individuo; questo studio tenta di mostrare la cosa per mezzo di un esperimento tramite EEG.

Quali sono risultati dello studio?

Gli autori osservano una minor funzionalità associativa cerebrale a seguito della rievocazione, ottenuta a seguito di somministrazione di AAI, di memorie avverse. Il che va a corroborare e confermare l'ipotesi iniziale.

Questo cosa ci dice?

Sappiamo che attraversare periodi di forte avversità in termini di sviluppo, in particolare nei primi 1000 giorni di vita (per esempio crescere a contatto con genitori sofferenti in senso psichiatrico, o violenti -sviluppare un attaccamento di tipo disorganizzato/D) possa depositare sul “fondo” dell'individuo una serie di memorie di attaccamento di tipo traumatico. Queste memorie, come sappiamo, rimangono silenti fino a che non vengano triggerate/attivate.

Per esempio, è possibile che una relazione sentimentale inaugurata all'età di 25 anni, vissuta in modo molto intenso in senso emotivo, in grado insomma di riaccendere il sistema di attaccamento, abbia il potere di rievocare quelle antiche memorie, creando una serie di problemi che andranno a ricadere sia sullo stato mentale dell'individuo (che ne verrà in qualche modo “scompensato”), sia sullo stato della coppia in sé. Le memorie traumatiche inerenti lo sviluppo e l'attaccamento, sono quindi memorie che verranno attivate a seguito di particolari inneschi. L'AAI, questo studio ci indica, sa farlo (visto che, come dicevamo, indaga a fondo, in modo ragionato, queste prime relazioni intrattenute).

Se pensiamo al Default Mode come a uno stato cerebrale di "quiete” vissuto dalla persona in un determinato frangente del suo vissuto quotidiano, possiamo ben immaginare come il rievocare memorie così profonde e antiche possa avere il potere di alterare lo stato di quello stato di quiete, inducendo uno scompenso in termini neurofisiologici (come su questa rubrica più volte sottolineato). Lo studio in questione, esamina in termini neuroscientifici questo stesso “segno neurofisiologico” dell'evocazione delle memorie traumatiche, con diverse ricadute in termini di teoria clinica:

  • in termini di stato della coscienza e forma del pensiero, per un paziente proveniente da un storia traumatica di sviluppo potrebbe essere più complicato “fluttuare” e associare, mentalmente, quando non fosse impegnato in un compito specifico
  • quello stesso paziente potrebbe ricordare le cose, associarle, in modo diverso, maggiormente limitato, visto che lo stato mentale che gli permetterebbe di fare queste cose (il Default Mode, appunto) sarebbe perturbato dall'evocazione delle memorie traumatiche
  • alterazioni dello stato di coscienza e sintomi dissociativi, potrebbero essere quindi connesse alla rievocazione di memorie inerenti l'attaccamento,come in questo studio indagato
  • le "funzioni mentali superiori” rese possibili dal Default Mode Network (le abbiamo specificate qui) potrebbero, come abbiamo visto, essere rese difficoltose dal sopraggiungere di queste memorie profonde inerenti l'attaccamento (rappresentazione integrata di sé, possibilità di percepirsi in modo unitario entro una narrazione, etc.)

Gli autori concludono:

In conclusion, our results seem to support the

hypothesis according to which the activation of attachment memories

in individuals exposed to dysfunctional parenting and other forms of

early relational adverse experiences could lead to a transitory failure of

functional brain connectivity and consequent disturbance of high in-

tegrative mental functions. These transitory alterations might explain,

even partially, the emergence of some typical psychopathological

symptoms such as emotional dysregulation, dissociative symptoms,

inhibitory control and executive functions disturbances, self identity

and self agency and mentalization impairments

Come si nota, queste ricerche danno manforte alle teorie, antiche, inerenti il ritorno del “rimosso” -per dirla in modo freudiano-, al tempo parallelamente sviluppate in modo esemplare e seminale da Pierre Janet.

La differenza, come altrove specificato, è che, sostanzialmente, l'accento va qui posto sul tema delle prime memorie relazionali, a fare da vero, fondativo “inconscio”. Il che in termini teorici equivale a dire che tutto questo filone che al momento chiamiamo psicotraumatologia, affonda i suoi principi teorici nella Teoria dell'Attaccamento di Bowlby, più che non nelle teorie freudiane (alle quali va riconosciuto, tuttavia, un enorme portato intellettuale in termini di intuizioni e osservazioni cliniche). L'attuale teorizzazione inerente il trauma (e in particolar modo laddove si parli di trauma complesso, come in precedenza approfondito su questa rubrica), si fonda sull'idea che l'uomo reagisca in modo fisiologico a ciò che, del suo passato, abbia introiettato; come dire, l'uomo tenderebbe in modo naturale a una calma e a un'organizzazione di pensiero "ideale": reazioni dissociative, reazioni forti di apparente blocco del pensiero, confusione e difficoltà nell'orientamento, sarebbero da considerarsi normali reazioni a contenuti di pensiero di difficile gestione, come quando si reagisce a un film dell'orrore, in questo caso proiettato all'interno di sè. Questo il pregio delle teorie inerenti il trauma: raccontano di una normalità psicologica storicamente o -meglio, genealogicamente- giustificata nelle sue derive psicopatologiche.

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