ZATTERE AGLI INCURABILI
Una Poesia al giorno toglie l' Analista di torno...
di Maria Ferretti

Da fondamenta degli incurabili a fondamenta del remedio: Iosif Aleksandrovič Brodskij

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20 giugno, 2017 - 15:17
di Maria Ferretti
L'Ex Ospedale degli Incurabili è un massiccio edificio cinquecentesco di Venezia, ubicato presso le Fondamenta delle Zattere allo Spirito Santo nel sestiere di Dorsoduro.
Oggi è sede principale dell'Accademia di Belle Arti di Venezia.
Fu fondato nel 1517 da San Gaetano da Thiene per dare accoglienza a uomini e donne affetti da quello che veniva allora chiamato "il mal francese", quindi i malati di sifilide.
A quel tempo mancavano i mezzi terapeutici adeguati per combattere questa terribile malattia venerea quindi, di fatto, l'edificio accoglieva degli incurabili.
A quel tempo come in qualsiasi tempo l'ospedale era il luogo dell'accoglienza e non dell'efficienza.
Il luogo degli incurabili rimanda al stare con, accanto a.
 
A Venezia vado una volta al mese per dar forma al mio sintomo il disorientamento perenne, la non appartenenza, l'esilio .
Brodskij arriva attraverso un altro libro che narra le peripezie di un paziente che va in analisi finché trova uno da cui arrestarsi. 
Scopro, casualmente, che questo analista citato nel libro fu il mio primo professore di psicologia dinamica.
Il primo psicoanalista della mia vita, in carne e ossa, anzi ,più ossa che carne.
Puzzava di tabacco ed era di Padova il Prof Fara anche lui magro esile ma spesso.
In questo libro "La malattia chiamata uomo " di Ferdinando Camon io incontro Josif.
Il mio sintomo mi riporta in Veneto e questa volta tra le braccia di un secondo Padre ma primo della psicoanalisi in Italia.
Un Padre che prima di accettarmi mi  "accetta" a dovere, mi fa a fettine, con una logica spaventosa e meravigliosa allo stesso tempo.
Io resisto e accetto.
Lui abita in Fondamenta del remedio e, alla fine di una supervisione, gli dico che avevo appena letto "Fondamenta degli incurabili" e andavo in via del rimedio e mi disse: "in effetti non c'è nulla in comune" ed io: " ci pe
nsi dottore: c'è continuità" sorride e dice: "già!"
La cura e il rimedio e la logica.
Sempre alle prese con le nostre fondamenta incurabili.

Brodskij risuona di tutto  questo.
Uomo bellissimo esiliato, rinchiuso in carcere, rinchiuso in ospedale psichiatrico e poi espulso dalla Russia.
Premio Nobel per la letteratura.
Non è un libro di poesie ma il libro tutto lo è: "Fondamenta degli incurabili" dove emerge la bellezza anche della decadenza ma bellezza che ha regole come la poesia .
La poesia come Venezia sta su "nonostante tutto" .
In Fondamenta degli incurabili, risalta l'estetica che per Josif precede l'etica.
La bellezza come l'amore è etico ti spinge sempre  verso qualche azione profonda un cambiamento..
L’Incurabile è la pazzia, l’incapacità di sostenere il confronto con la bellezza e con il tempo che passa.
Ecco così che, forse, la cura è possibile questa volta attraverso una bellezza incarnata fatta di una logica estetica, una logica che ha regole che possono sostenere la struttura. La bellezza ha sempre a che fare con una separazione, un lutto, una perdita.
La bellezza è separazione!
 

 
Il pezzo che propongo è tratto da Fondamenta degli incurabili di Josif Brodskij capitolo 42.
 
"In questa città si può versare una lacrima in diverse occasioni.
Posto che la bellezza sia una particolare distribuzione della luce,
quella più congeniale alla retina-come la lacrima stessa- ammette la propria incapacità di trattenere la bellezza.
In generale l'amore arriva con la velocità della luce; la separazione,con quella del suono.
Ciò che inumidisce l'occhio è questo deterioramento, questo passaggio da una velocità superiore a una inferiore. Poiché siamo esseri finiti, una partenza da questa città sembra ogni volta definitiva; lasciarla è un lasciarla per sempre. Perché con la partenza l'occhio viene esiliato nelle province degli altri sensi: nel migliore dei casi, nelle crepe e nei crepacci del cervello. Perché l'occhio non si identifica col corpo, ma con l'oggetto della propria attenzione. E per l'occhio la partenza e' un processo speciale, legato a ragioni puramente ottiche: non è l'occhio a lasciare la città, è la città ad abbandonare la pupilla.
Allo stesso modo il commiato della persona amata provoca dolore, e soprattutto un commiato graduale, chiunque sia a partire e per qualsiasi motivo. Nel mondo in cui viviamo, questa città è il grande amore dell'occhio. Dopo, tutto è delusione. Una lacrima anticipa quello che sarà il futuro dell'occhio."

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